giovedì 30 ottobre 2014

Sformatini ricotta e Grana con cipolline all'aceto balsamico di Modena IGP

Ho una strana, bella sensazione in questi giorni.
Mi sembra come se stessi lentamente, quasi incoscientemente, ritornando a i miei ritmi..
Non che si parli di ritmi slow, sia ben chiaro ;)
Ma qualcosa di più simile alla quotidianità. Ufficio e trantran quotidiano, realizzare che Roma è bellissima e che passeggiare per le strade del centro uscita dal lavoro è meraviglioso, soprattutto se vai a trovare un'amica, nottate a scrivere post e avvicinarsi al finesettimana pensando: "cosa posso cucinare per il week end???" (salvo poi pensare a qualcosa come una dozzina di ricette preferite da infilare nella to do list cucinereccia di cui almeno tre a lenta lievitazione, il tutto da fare, nella mia testolina piena di energie e di entusiasmo, in circa 48 h compresa la spesa).

Bello, il trantran quotidiano. ;-)
Quello di oggi, di trantran quotidiano, comprende un cibo comodo, buono, autunnale, "saporoso", fatto di ingredienti di qualità.





_____
Sformatini al Grana Padano stagionato oltre 20 mesi, con la ricotta e le cipolline appena sbollentate e poi caramellate.
Perfetti da preparare in anticipo, perché sono buoni tiepidi, ma strepitosi a temperatura ambiente, quando i sapori si distinguono ad uno ad uno.
Proprio come piace a me.  ;-)


Sformatini con ricotta e Grana Padano e cipolline all'Aceto Balsamico di Modena IGP

ingredienti per 12 sformatini
100 g di Grana Padano stagionato oltre 20 mesi
160 g di latte fresco intero
240 g di ricotta di mucca
3 uova
40 g di farina
sale, pepe, olio
un barattolo di cipolline sott'aceto (320 g, 180 circa sgocciolato)
1 cucchiaio di zucchero di canna in cristalli
2 cucchiai di aceto balsamico di Modena IGP

Preriscaldare il forno a 180 °C con già all'interno la teglia a bordi alti quasi* piena di acqua.
Oliare leggermente una teglia da 12 muffin*.

In un tegame a fondo spesso, fondere dolcemente il Grana grattugiato con il latte. Tenere da parte.
In un piatto capiente, sbattere leggermente le uova ed amalgamarle alla ricotta.
Aiutandosi con una forchetta o con una frusta a mano aggiungere a filo e mescolando continuamente il composto di latte e Grana a quello di ricotta e uova.
Versarvi ed amalgamarvi la farina, poi aggiungere poco sale e pepe a piacere, poi versare il composto a cucchiaiate negli stampi.

Adagiare nella teglia da forno colma d'acqua e far cuocere a bagnomaria per 25-30 minuti.

Nel frattempo far bollire in abbondante acqua le cipolline ben scolate per una decina di minuti, poi scolarle e trasferirle in una padella antiaderente con un cucchiaio di olio d'oliva.
Far dorare un paio di minuti a fuori moderato, poi aggiungere un cucchiaio di zucchero di canna in cristalli e proseguire la cottura per ancora qualche minuto fino a che le cipolline non sono caramellate.
Togliere dal fuoco e lasciar intiepidire un minuto.
Solo a questo punto aggiungere due cucchiai di aceto balsamico e mescolare bene.

Sfornare ed estrarre gli sformati dagli stampi aiutandosi con un cucchiaio.
Servire tiepido. Freddo anche meglio. I sapori si distinguono meglio.

L'aceto balsamico così buono che anche una cucchiaiata sugli sformatini è assolutamente consigliabile.


*Non del tutto perché poi la teglia da muffin occupa il suo volume l'acqua potrebbe così uscire dalla teglia.
**Si possono usare anche dei ramequins di ceramica. In questo caso a seconda della capienza di questi ultimi gli sformati potrebbero diventare 10, o 8.




lunedì 27 ottobre 2014

Tagliatelle alla zucca caramellata, con pancetta croccante, Grana Padano e salvia

Buongiorno!
(detto con voce da sopravvissuta ;))
Come vanno le cose lì da voi?
Qui tutto bene. Scombussolatina ma bene.
La settimana scorsa è passata in giro per l'Italia per trasferte di lavoro, e il finesettimana lo abbiamo consumato a revisionar bozze, tanto che ero quasi convinta che non avremmo nemmeno mangiato!
Ed invece, che cosa ti tira fuori dal freezer la Vaniglia?
Avete presente quando comprate un'intera zucca presi da tanto autunnale entusiasmo, e poi, dopo un doveroso risotto e qualche dolcetto non sapete più che farvene dei restanti "du'chili"?
Bene, a me succede sempre, e siccome non altrettanto spesso ho il tempo di cucinare i miei adorati paninetti dolci alla zucca, con le relative lente lievitazioni (giuro, un paio di settimane fa ho addirittura accennato al mio capo che in effetti, potrei anche farli, i rinfreschi del lievito madre, in sala riunioni, "dato che il bollitore lo abbiamo"... per fortuna qui sono già tutti a conoscenza della mia follia e si regolano di conseguenza...), può essere utile cuocere la zucca e poi schiaffarla, ben porzionata, in freezer, per utilizzi al volo di grande soddisfazione.




Nel mio caso avevo giusto in freezer "un avanzo di libro", così chiamo quei "semilavorati" che mi illuminano e che mi ispirano ricette che mi salvano il pranzo della domenica quando ho zero tempo per cucinare, o la colazione quando ho pochissimo tempo per coccolare la famiglia.
In più, mi fanno sentire tanto brava nell'ottimizzare e non sprecare gli ingredienti (cosa a volte difficile, quando per lavoro fai anche quella che cucina e fotografa, e hai dei ritmi e delle consegne e la dispensa e il frigo non sono utilizzati in modo del tutto regolare).

Ad ogni modo, io avevo della bella zucca caramellata nel congelatore perfetta per fare una purea adattissimissima a due tagliatelline con pancetta croccante.

Per farla e stoccarla si fa così:

Zucca caramellata al forno (le dosi sono per circa 600 g di partenza, ma si possono adattare ad una intera zucca da conservare o congelate una volta divisa in porzioni)
Lavare bene circa 600 g circa di zucca, poi tagliarla a fettine spesse un cm o poco più.
In un pentolino mescolare con 20 g di olio, 20 g di miele di castagno e un cucchiaino di zucchero di canna in cristalli, poi far appena intiepidire a fuoco dolce.
Togliere dal fuoco, aggiungere un pizzico di sale, mescolare e irrorarvi le fette di zucca (utilizzando le mani per condirle bene su entrambi i lati).
Disporre le fette di zucca in un unico strato su una teglia rivestita di carta da forno, aggiungere ancora poco sale, e lasciar cuocere 20 - 30 minuti a 180 °C o finché la zucca non risulta cedevole (non deve tuttavia essere sfatta).
Togliere la buccia alla zucca, far freddare e poi congelarla, oppure utilizzarla subito per la pasta a seguire.

Tagliatelle alla zucca caramellata, pancetta croccante e salvia
ingredienti (per 4 persone)
300 g circa di zucca già cotta al forno come appena descritto (Butternut, Violina o Mantovana)
1 scalogno
olio extravergine d'oliva, sale, pepe
300 g di tagliatelle
100 g di pancetta tesa tagliata sottile
salvia
Grana Padano stagionato oltre 20 mesi

In una padella antiaderente e senza l'aggiunta di grassi, scaldare le singole fette di pancetta fino a renderle croccanti e un po' "arricciate". Tenere da parte in un piatto su un foglio di carta dea cucina per assorbire il grasso in eccesso.
Tritare lo scalogno, poi farlo imbiondire in un padellino antiaderente con poco olio.
Schiacciare la zucca con una forchetta, o ancora maglio frullarla per renderla più fluida rompendone i filamenti (nella foto grande qua sopra vedete la versione non frullata, ancora un po' "compatta", e con i filamenti in evidenza, regolatevi secondo i vostri gusti considerando che la fluidità della zucca facilita la mantecatura ;)).
Aggiungere la zucca nella padella con lo scalogno, lasciar in saporire a fuoco basso per qualche minuto, aggiustare di sale.
Cuocere al dente la pasta in abbondante acqua salata, poi alzarla ancora grondante e dalla pentola e trasferirla nella padella con lo scalogno e la zucca. Mantecare bene,
Servire calda con la pancetta croccante, la salvia lavata e tagliata sottile (o a foglie piccole), il Grana a scaglie.
Pepare a piacere.

giovedì 23 ottobre 2014

Milano profuma di biscotti?

(i racconti, le chiacchiere, le foto degli amici...)

Milano sabato scorso è stata buona con me.

Mi ha accolta con quell’aria che a volte hanno le grandi città nei sabati pomeriggio, quasi dei grossi paesi, quando c’è il sole basso e dorato dei primi pomeriggi di autunno, meno traffico del resto della settimana, poco garbato disordine di quando si sbaracca il mercato ortofrutticolo della mattina, un silenzio a cui non ero abituata e che faceva sì che potessi sentire il rumore dei miei passi…

In questo periodo sono stanca, piena di cose da fare e a cui pensare (cose belle, per fortuna! cose di lavoro e cose belle..), un libro da chiudere, trasmissioni radio a cui partecipare e live-cooking mai fatti in vita mia…
Sabato scorso alla Coin di piazza Cinque Giornate proprio questo è avvenuto, il mio primo show-cooking.



Io, sicura nella mia cucina e lontana dagli sguardi degli altri, timidissima in pubblico anche se nessuno lo sa a causa della mia estenuante chiacchiera, ero nel corner Eat’s in occasione dell’evento milanese di Food Joy, e cucinavo i biscotti di copertina del mio primo libro Profumo di biscotti.
Ero agitata.

Inutile negarlo.

Una che cucina i biscotti integrali ripieni DI PERA che ha fatto e rifatto, cucinato, fotografato, scelto insieme all’editore per la copertina, una che per sicurezza li ha pure riprovati che non si sa mai, e che conosce comunque come le proprie tasche, che attacca e dice “ora cucineremo queste letterine ALLA MELA” è agitata, non c’è che dire.

Sono scesa alla Stazione Centrale che non riuscivo poi così bene ad orientarmi eh?
E non è che ultimamente non mi capiti di andare a Milano…
Ad ogni modo ero abbastanza agitata, sì.



Così ho deciso di fare quello che il mio istinto mi dice di fare, sempre, ogni volta che ho bisogno di avere chiari riferimenti: camminare.
E insieme a questo ho deciso di fare ciò che il mio istinto mi dice di fare, sempre, ogni volta che ho bisogno di stabilire un contatto diretto con la realtà, di riappropriarmi di me stessa: fotografare.

Cammino e mi metto la macchina fotografica al collo.
Fare quel gesto di sfilare dall’obiettivo il paraluce e rimontarlo “al dritto”, provoca in me una cosa molto simile a quando Silvester Stallone in “Over the top” cambia la presa e diventa “forte” nelle sue sfide a braccio di ferro.
Non che io al momento mi sia sentita una specie di muscoloso guidatore di tir, ma, passatemi l’esempio un po’ Pop, quella cosa che pare che un gesto possa provocare in te una specie di “passaggio di stato”, un cambio di natura, a me in un certo qual modo succede, ogni volta che “indosso” una macchina fotografica.

Quindi insomma metto la macchina fotografica e comincio a camminare.
Strada dritta, sole in faccia, rumore dell’otturatore che si apre e si chiude, che mi fa compagnia, che mi dice “io ci sono, siici anche tu”.
Sto bene.








Arrivo allo store Coin e mi fermo fuori, guardando l’insegna di Eat’s e pensando “vabè, mo’ vado e cucino e via, che ci vuole”, allora mi faccio forza ed entro.
Parte un antifurto a palla e un tizio della sicurezza mi si pone molto elegantemente alle calcagna mentre scendo al piano -1.
Appena scesa cerco Arianna, che ha organizzato il mio ma anche gli altri eventi di presentazione di libri, donne e cibo di cui vi avevo accennato allo scorso post.
La trovo e parlo con lei.
Decido di andare in bagno a darmi una pittatina.
Vedo che il tizio della sicurezza è ancora in zona e mi monitora ad una distanza di sicurezza.



Vado in bagno e mentre mi metto il rimmel e rifletto sull’opportunità di autodenunciare alla sicurezza la MIA spatola di 40 cm che ha fatto il viaggio con me, che ho in borsa e che probabilmente ha fatto scattare l’allarme, non mi accorgo che la lastra di granito o chi per lui su cui è appoggiato il lavello è fradicia e grondante d’acqua.

Esco leggiadra dalle toilettes verso la sicurezza e mi rendo conto che ho una macchia sulla maglia almeno 20 x 15 cm, fradicia all’altezza della pancia, forse un po’ più bassa. Pare che abbia fatto addosso pipì, ma a pruzzo.

Torno indietro e genialmente penso di utilizzare quelle lame di calore che si usano molto ora per asciugare le mani (le avrete viste appunto nei grandi magazzini, negli aeroporti, etc…) anche per la mia maglietta, che è una t-shirt ampia e lunga e che passo ripetutamente su suddetta lama di calore per rimediare al danno.

Il risultato finale è che la trama in quel punto è diventata grossa il doppio di quella non bagnata, quindi la mia t-shirt è tutta deformata a forma di mongolfiera sulla pancia.

E vabè.





Nel frattempo quello della sicurezza è sparito, mi avranno passata dal settore cleptomane a quello psicopatici, mi dico, e mi staranno seguendo dai monitor.

A questo punto la psyco-Vaniglia torna al suo posto e cerca di ripassare mentalmente la ricetta.
Parla con una signora gentile che la tiene in chiacchiera forse un po’ oltre il dovuto e lei, affetta da ipereducazione (colpa dei genitori, questo, ricordarsi di far presente ;-)), continua a conversare e intanto cerca di pensare alla ricetta ottenendo come unico risultato di agitarsi ancora un po’.

Poi cominciano ad arrivare gli amici.
Cosa saremmo senza amici.

Arriva Francesca che c’è da sempre, qui su questo blog, per e-mail, via Instagram, via lettere e pacchi di riviste di cucina versus pallette di pasta madre, via lavori di maglia tramite Etsy, lei c’è sempre e da sempre. E c’è anche ora che io devo cucinare, ed è la prima volta che ci vediamo di persona. E mi salva.

Come mi salva Sandra Longinotti, che è una giornalista vera e lei ha un aplomb che io avrei voluto osmoticamente assorbire non solo al momento, ma anche per serbarne memoria all’infinito!
Calma, pacata, professionale, altro che “i fagottini alla MELA” ;-P

Come mi salva Marcello. Il mio amico di sempre Marcello. A cui affido la macchina fotografica e che ha scattato le foto che vedete in bianco e nero in questo post, e l'ultima a colori che vedete qua sopra (come da me indegnamente postprodotte) e che era lì. Per me.













Io parlavo e ogni tanto magari scivolavo, mi perdevo, ma giusto poco. Sandra ricuciva tutto bene, Francesca mi guardava dal pubblico e assentiva (allora io pensavo sì, che potevo andare avanti), e Marcello era lì, proprio lì accanto a me, io lo vedevo appena, con la coda dell’occhio, ma sentivo quel rumore, di nuovo l’aprirsi e il chiudersi dell’otturatore, costante, accanto, con gli occhi de mio amico e fotografo acuto geniale e sensibile dietro. Sentivo Marcello che mi dava il ritmo con la macchina fotografica e che tutto andava bene, tutto filava più o meno liscio,e che forse alla fine ero stata anche troppo veloce? ;-)

Tutte le facce strane che ho fatto, il saltello all’indietro a braccia conserte prima dell’inizio, l’errore nientepopodimenoche sul titolo della ricetta, i visi degli astanti, potete vederli in questo video, mentre per il resto, per qualsiasi istante che per me è stato davvero di rilievo, come lo avesse saputo, c’è stato lui con le sue foto attraverso la mia macchina.

Grazie amici,

A presto, giuro torno presto!







giovedì 16 ottobre 2014

Profumodibiscotti-Tour a Milano e appuntamenti del finesettimana... ;-)

Ehehehh.

Ora penserete la Vaniglia è sciroccata tutta. Impazzita completa. Andata senza possibilità di ritorno.

Cioè, non ci stava parlando di mandorle?
Del libro nuovo?

Sì. In effetti.
Ma in effetti è vera pure un'altra cosa, pensavo ieri in una pausa lavando i piatti (ultimo baluardo di resistenza mentale al pensiero fisso della check list perennemente zoppa, oltre che zeppa), e domandandomi cosa scriverò fra poco qui accanto, nella pagina del blog, in alto a destra, dove ora campeggia la copertina del mio adorato libretto sui biscotti, che presto sarà accompagnato da una specie di fratello maggiore.

Mi dicevo "ecco, vedi che vuol dire fare due libri nell'arco temporale di un anno (domandandomi nel mentre se sta davvero accadendo tutto ciò)?
Che esce il secondo e tu il primo non hai avuto nemmeno il tempo di metabolizzarlo, che ti pare ieri di aver aperto il primo scatolone arrivato dalla casa editrice, e che lui nella categoria "vecchio" proprio non sei in grado di metterlo, anzi, ti sembra ancora nuovo di pacca, e che quindi come ce lo schiaffi lì in cima col fratellone smagliante in arrivo? Che ci scrivi, "il nuovissimo" e "il nuovo"?.

Poi, sempre in quei magici momenti in cui sembra che la tua mente abbia fulminei scintillanti barlumi di ritrovata lucidità (come appunto lavando i piatti, o lavandosi i denti, o, credo che non dovrei nemmeno dirlo che qui siamo decisamente in pubblico, facendo la pipì), pensi che in fondo "il piccolo" non ha ancora quasi nemmeno un anno e che tu lo hai buttato in giro per a camminare con le proprie gambe, che lo hai accompagnato al momento solo un paio di volte, che tra una corsa e l'altra sarà forse il caso di portarlo a zonzo ancora un po'?

E pensi anche che da Milano non si può proprio prescindere, soprattutto se si tratta di raccontare non solo i miei biscotti ma di fare una chiacchierata più ampia sul cibo e i progetti introno ad esso, e se la presentazione del libro, la terza tappa del "ProfumodibiscottiTour", è compresa in un progetto che si chiama Food Joy, che in occasione dell'inaugurazione del quarto punto vendita di Eat's Food Market, darà spazio a tre giornate di libri e cultura del cibo.

Quindi questo è quanto: dal 16 al 18 ottobre, scrittrici, giornaliste e food blogger si alterneranno nel nuovo spazio Eat’s con presentazioni e show cooking, e, ehm, una di queste sono io.

Ora, voi tutti sapete che io amo cucinare e cucino tanto, amo fotografare e fotografo tanto, amo scrivere e vi riempio continumente di chiacchiere, ma che se questo avviene in ambito "domestico", tutto mi viene facile, ma poco-poco mi metti davanti ad una platea, allora lì il panico.

Detto questo, se qualcuno di voi in zona Milano, riuscisse a fare un salto:

sabato 18 ottobre 
alle ore 17.00
in Piazza V Giornate, 1 
Coin, Piano -1

e soprattutto in tale circostanza, volesse palesarsi, fare cenni vistosi dal pubblico, accennare due chiacchiere di incoraggiamento (prima) e di consolazione (poi), beh ecco io vi sarei eternamente grata.

Io cucinerò dal vivo (aiuto) "la copertina" del libro Profumo di biscotti , e lo presenterò insieme alla giornalista Sandra Longinotti, quindi chi di voi lo ha e lo vuole anche un po' scarabocchiato (nonché impataccato, se davvero siete vicini-vicini al live cooking ;)), può portarlo con sé, chi invece non lo ha, potrà un po' conoscerlo e sentirlo raccontare (oltre che vederlo cucinare...).

Ovviamente siete tutti invitati a tutte e tre le giornate, la programmazione è intensa ed interessante, e soprattutto la compagnia è stratosferica! ;-)

Ecco a voi i nomi e il programma:




Per non far mancare nulla a noi timide che tanto chiacchieriamo ma che stringi-stringi ce ne staremmo sempre accoccolate sul divano a scrivere ricette col gatto sulle ginocchia, domani la sottoscritta sarà ospite della

Trasmissione radio "Cacio&Pepe"
condotta da Anna Lombardi

Venerdì 17 ottobre
alle ore 16.45

Ecco, in radio io sono davvero "un tronco", tantopiù se il mio apporto è in diretta e al telefono, ma pure lì, anche se non vedrò mani che si agitano e sorrisi amici, nel caso qualcuno sia in ascolto, so che sarete magnanimi con la sottoscritta... ;-P

Auguro a tutti un meraviglioso finesettimana, e vi prego pensatemi, che a chiudere ultime fatiche editoriali, parlare in radio e buttarsi farina addosso dal vivo, io ho sempre bisogno del vostro supporto, esattamente come fossimo tutti qui a parlare e commentare su questo blog...

E chi volesse vedermi, o ascoltarmi, per questo finesettimana, io vi aspetto a Milano o in radio... ;-)

ciao!


lunedì 13 ottobre 2014

focaccia istantanea con pomodorini, origano e ricotta secca

Vi avevo promesso mandorle e invece ecco una specie di pagnotta...
Ma le mandorle arrivano, arrivano e pure presto, ed io, che sto sul limite della sussistenza del postaggio, oggi ho voluto mettervi una ricetta che a me è arrivata come per caso, qualche giorno fa insieme ad uno scatolone di ingredienti inviatomi da testare da una conosciuta azienda produttrice di farine.
Non si tratta al momento di una collaborazione come magari è capitato in altri casi, ma una vera e propria richiesta di conoscenza reciproca, che abbiamo deciso di fare attraverso una prova prodotti senza nessunissimo impegno (mi sono infatti permessa di mettere il link, ma per dare a voi riferimenti maggiori sulla questione, per raccontarvi...).
Insomma fatto sta che mi arriva questo scatolone di farine (cioè, come si fa a dire di no a delle farine? ;-P), che ad un primo sguardo, aperto, mi atterrisce, perché la metà sono farine e la metà preparati.
Quindi appunto prima reazione panico e sgomento: guardo la farina, guardo il frigo (chiuso, ma che nella mia mente vedo aperto e contenente l'amato lievito madre), riguardo la farina, riguardo i pacchi contenenti i preparati (quelli da panificazione, in sostanza), riguardo e ripenso al frigo e penso "e come faccio?", "come faccio a testarla, io son mica capace?".

Sì perché in effetti io non ho mai usato dei preparati, quindi immaginate come potevo sentirmi a pensare di impastare un pane aggiungendo acqua e farina ed ottenendo una cosa lievitata ed alveolata!
La cosa quindi è stata in un primo momento fatta decantare usando le altre meravigliose farine del pacco (cose semplici, chessò, una 00, farine tradizionali), e buttando un occhietto intanto al preparato al kamut che un po' mi ammiccava e un po' mi terrorizzava.
Poi, un giorno, all'improvviso, l'illuminazione, che come spesso accade viene da una teglia (come spesso accade ai matti, direte voi). Guardo 'sta teglia a ciambella ma un po' "rustica", diciamo, e penso "l'ho comprata, questa, ma mica mai usata ancora, avrà forse ragione Monsieur Patou?".

L'istinto di volerla avere io, la "ragione", la consapevolezza di essere senza cena, la penuria di ingredienti freschi in casa se non questi pomodorini qua sotto, la velocità con cui sono portata a prendere le decisioni ultimamente e soprattutto la drammatica mancanza di tempo hanno di fatto scavalcato qualsiasi mio timore nell'utilizzo degli ingredienti nuovi appena arrivati e mi sono ritrovata come telecomandata con il pacco di preparato per pizza al kamut in mano, la ciotola per impastare davanti, il bricchetto graduato dell'acqua e la mia vocina (quella che a volte è incoraggiante, altre è, come dire, imponente ( ? nel senso che impone)) che diceva "Daje Rosse', e metti st'acqua e impasta senza farla tanto lunga, no?".
Alla fine della fiera, incredula di tanta facilità, seguo le istruzioni riportate nel retro aggiungo acqua impasto e cerco di non guardare cosa succede per mezz'ora un'ora.
Poi lavo i pomodorini e accendo il forno.
Caccio fuori il mitico origano di nonna, e l'olio buono e con quest'ultimo e poca acqua (in parti uguali), preparo sbattendo con una forchetta un'emulsione.
Tiro fuori l'impasto lievitato e ci formo una ciambella, la adagio nella teglia oliata, spennello il tutto con l'emulsione di olio e acqua, aggiungo un pizzico di sale e generoso origano, pigio tutti i pomodorini che il frigo è stato in grado di offrire nella pasta, schiaffo tutto in forno sui 200 °C o alla temperatura indicata sulla confezione.
Continuo a non avere il coraggio di guardare, eppure, dopo una mezz'oretta, esce dal forno quello che vedete, dorata, fragrante.

Annuso, incredula, cospargo ancora calda di ricotta secca grattugiata e qualche fogliolina verde (va bene la maggiorata, va bene il basilico, va bene anche nulla a dire il vero), vado raggiante da Monsieur Patou: Ho fatto la focaccia al Kamut con il preparato! (io, che due giorni prima spennellavo di Grand Marnier i panettoni "di prova" del libro nuovo lievitati in totale un paio di giorni e mezzo!).

Ho scoperto che so anche fare le focacce istantanee, ho scoperto, e che in cucina bisogna lanciarsi, che può essere divertente, utile, salvifico avere un aiutino.
Che è bello un giorno fare le cose in un attimo e il giorno dopo decidere per un lievitato che impiega ore e ore e ore.

Che possiamo scegliere. Sempre.

lunedì 6 ottobre 2014

la non ricetta (delle vacanze?) del lunedì: il caffè leccese


Ohhhh, il titolo di oggi meriterebbe di essere postato senza post!
(e più o meno stiamo lì, stiamo... ;))
Meriterebbe di essere postato senza post perché è una summa del mio stato:

  1. è ottobre ancora parlo di vacanze perché evidentemente non sono stata in ferie (se non per 4 giorni che al netto dei viaggi contano 2,5);
  2. vivo delle vacanze altrui perché continuo a postare ricette con cadeaux gastronomici di amici e parenti (che non finirò mai di ringraziare perché assaggiare il cibo di alcuni luoghi è un po' come andarci;
  3. pubblico una non ricetta di lunedì d'autunno, ovvero momento dell'anno in cui dovrei essere al massimo della mia attività culinaria mentre invece sto proprio ai minimi termini ;-P
  4. continuo a pubblicare robe di mandorle!!!! Nonostante questa non sia una ricetta vera e propria, infatti, le mandorle ci stanno e pure in forma concentrata... :D


Rimanendo calmi, penso ad ogni modo che la situazione non sia così tragica, ovvero, sarà normale no, che io stia passando una fase in cui NON DEVO più cucinare mandorle e invece sembra che questa escano fuori sotto qualsiasi forma nella mia mente e nella mia cucina, VEEEEERO???

Vero che è normale?

Vero che nell'attesa che il libro esca (ehm cioè che io faccia in modo che esca, finendo di consegnare i testi :)), che le mie facoltà mentali tornino a me, che magari io riesca (un dì) a rosicchiare qualche giorno di riposo da qualche parte del mondo (anche vicino eh?, tipo fuggire dalle mie sorelle sarebbe magnifico ora, sì ok, non ora ma fra un po'), che la mia cucina ritorni "normale" o almeno non paia sempre un campo di battaglia, che abbia finalmente il dominio della dispensa, vero che nell'attesa di normalizzazione e anche nel desiderio di comunicare con voi NEL MENTRE, io posso, chessò, intrattenervi con un caffè alle mandorle????

Vi intrattengo anzi con un caffè di cui qualcuno di voi avrà pazientemente modo di dire a me più di quanto io possa al momento dire a voi, dato che a me è stato solo raccontato, mentre i pugliesi che sull'argomento se la comandano, sapranno dirci il come e il cosa in tutte le salse.

Si tratta infatti di un caffè che molti di voi avranno avuto modo di assaggiare in vacanza, nel salentino, e che si fa mescolando caffè bollente, ghiaccio e latte (o sciroppo) di mandorla.

Io diciamo che sul latte, ultimamente, ho sviluppato una certa dimestichezza e forse anche un po' di (meravigliosa) assuefazione, mentre con lo sciroppo ho avuto un incontro ravvicinato solo al ritorno dalle vacanze, che, da come diligentemente riportato per punti all'inizio dei questo post, sarebbe più corretto dire "al ritorno in ufficio", dove, però mi è arrivato da una collega e amica questo regalo meraviglioso che io ho immantinenti trasformato come da indicazioni della stessa (che è pugliese, e quindi io da brava scolara arraffavo bottiglia e appizzavo le recchie).

La ricetta mette insieme in me ricordi dei nonni, mescolando le Marche alla Basilicata: è stato mio nonno materno, Ruggero, il nonno di cui sarò sempre follemente innamorata nonostante lo abbia conosciuto per solo un quarto della mia vita) ad insegnarmi a fare la cremina al caffè, mentre la nonna ormai famosa, la nonna Pasqualina di Melfi, la nostra ormai istituzione culinaria per quello che attiene alle ricette del Sud Italia, usa congelare il caffè una volta (ben) zuccherato.

Ricordo questi miei due nonni, queste due regioni della mia vita, nella ricetta brevemente descritta a seguire, e che apparentemente (ma solo all'inizio) sembra non entrarci un granché.


Nella mia versione "senza sopralluogo", diciamo, io ho proceduto preparando un bel caffè con la mia adorata moka, usando le prime gocce, le più dense, come mi aveva insegnato nonno, per letteralmente "impastare" qualche cucchiaino di zucchero semolato (il composto deve assomigliare a quello che dalle parti si chiama "ovetto sbattuto", per capirci) ed ottenere così "la cremina".

Nel frattempo avevo preparato due bicchieri di vetro a fondo spesso e vi avevo disposto un bel po' di ghiaccio in ciascuno (con un cucchiaino di metallo vistomai vi faccio spaccare i bicchieri buoni va'), e uno strato di sciroppo di mandorle.

Appena pronto il caffè, vi si aggiunge al volo la cremina e si fa un po' "schiumare", poi si versa tutto nei bicchieri. Si mescola, si beve.



Uhmmamma, da come ho scritto questo post sembra che io me ne sia appena bevuta una tanica.

Ma giuro, solo tisana alla melissa, chevvoletefa'! ;)

Buona settimana a tutti, e a presto proprio su questi schermi.

Ah ma che volete, per la prossima, ancora mandorle o facciamo una pausa???

baci

r.
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