martedì 9 febbraio 2016

V.V.V: Venere Vaniglia (San) Valentino cercasi


Buongiorno tutti!

Lo so che oggi è martedì grasso, e confesso che nonostante il bonus fritti (ehm, già usato) sia di non più di uno o due l'anno, e che tali bonus si consumino rispettivamente a carnevale e una tantum sparsa nell'anno (tipo giugno o luglio, ovvero quando il fritto assume tutt'altra connotazione, rimandandoci un po' al finger food da spiaggia, magari accompagnato da una birretta ghiacciata), a me sarebbe tanto piaciuto quest'anno bissare, ovvero schiaffarvi per oggi qualche altra cosina magari un po' più tradizionale delle ciambelle americane (per di più al cacaoooo!!!).

Però (e c'è un però), fra poco sarebbe anche San Valentino, ed io quest'anno morivo dalla voglia di postarvi qualcosa a tema perché (stai a senti' i giri eh? :)) a Natale mia sorellina mi ha regalato una tegliettina a forma di cuore. <3
Diciamo l'equivalente di un 18 cm, qualcosa di perfetto per una bella torta da due (ok, anche da quattro o da sei, ma per una festa degli innamorati, se poi per amore si intende anche quello TOTALE, tra sorelle, tra figli e genitori, tra marito e moglie o tra compagni di una vita, con gli zii, coi nonni, tra amiche... allora la teglietta a cuore regalo di Natale della sorella non è davvero perfettissimaaaa?????).

Dunque elemento numero uno: la teglia a cuore, o meglio la fissa della teglia a cuore.

Elemento numero due invece un'altra mia vecchia "fissa" culinaria: la farina di riso Venere.

Ora, siccome la farina di riso Venere (che è un riso nero, e quindi anche la farina stessa lo è) non è proprio comunissima e all'ordine del giorno, la sottoscritta era addirittura arrivata a pensare di comprarsi un aggeggio macinagranaglie da attaccare come accessorio all'impastatrice, ma poi pensa e ripensa, dubbi e controdubbi, nel frattempo si è imbattuta in un pacco di farina bella e pronta, quando (purtroppo) Eat's era ancora in quel di Via Cola di Rienzo Roma (mentre ora a Roma non c'è più... :-/ ).

Accaparrato (stupidamente solo un) pacco, da lì all'idea di farne un cake semplicissimo a base di farina di riso e yogurt greco che mettesse in evidenza il sapore particolare del riso Venere e la texture veramente speciale di questa farina che io amo alla follìa (mo' l'ho detto), è stato un attimo.
E nell'attimo successivo è arrivata la vaniglia, che ci sta come una ciliegina sulla torta, ma di una torta rustica e raffinata quanto basta per essere da me eletto come dolce per eccellenza per una "colazione innamorata": caffè (o latte, o tè!!!) e torta speciale tra sorelle, amiche, amici, fidanzati, coppie genitori zii nipotine e chi più ne ha più ne metta.

Ahhhh e poi cosa importantissima da dire!!!
Il riso è naturalmente privo di glutine, quindi questa tortina strepitosa è anche gluten free.
E se interessa, presa da una sorta di furor creativo sempre al riso dedicato, ho pensato di usare per questa preparazione olio di riso, così, ton sur ton, per provare a togliere (una volta tanto) il mio amato burro ma mantenere il più possibile il spore integro del riso Venere (pensavo infatti che l'olio d'oliva connotasse troppo "lato suo" il risultato finale..): sono così contenta di come è venuta che l'ho già fatta due volte!!!

Ora sono di nuovo senza farina: voi la conoscevate? Altre dritte per trovarla in commercio???



Cake farina di riso Venere e vaniglia
dosi per una teglia da 18 cm
200g di farina di riso venere
50g di maizena
i semini estratti da un baccello di vaniglia
120 g di zucchero di canna chiaro
125 g di yogurt greco
70 ml di olio di riso
2 uova
1/2 bustina di lievito + 1 punta di bicarbonato

Riscaldare il forno a 180 °C.
Mescolare la farina di riso Venere con la maizena e il lievito, montare leggermente le uova con lo zucchero, poi aggiungete l’olio e lo yogurt e amalgamate bene il tutto.
Aggiungere la farina e amalgamare il tutto. Aggiungere i semini di vaniglia e mescolare bene.
Versare il composto in una teglia da 18-20 cm spennellata di olio di riso e infarinata con la stessa farina di riso Venere.
Cuocere in forno 180° per 20/25 minuti e per i restanti 30 circa abbassare la temperatura a 170 °C. Verificare la cottura con la lama di un coltello
Far intiepidire il dolce per 5-10 minuti, poi sformare.

E viva l'Amore. ;-)






giovedì 4 febbraio 2016

vellutata di fagioli neri e pere (nashi)

Ok, va bene, visto che faccio la brava?
Lunedì la bomba calorica (ma che vogliamo fa', è carnevale!), ed oggi (che tra l'altro sarebbe anche giovedì grasso!) vi propino la vellutata supersana.

Il tutto perché noi siam genti equibrate, e per una volta pure un tantinello organizzate (la sottoscritta è infatti superorgogliosa di essere - una volta tanto - riuscita a postare per tempo le ciambelle utili per il carnevale, in modo che i volenterosi di turno avessero tutto il tempo per fare spesa e procedere... :)).

Quindi ecco il mio calendario degli ultimi giorni: sabato ho corso, domenica ho fritto (e mangiato ciambelle), lunedì ho ri-corso (e postato ciambelle), martedì ho mangiato la vellutata, che oggi arriva anche per voi, ovvero una ricetta "castigatina" e abbottonata per farmi "perdonare" della ricetta abbondante dello scorso post.
Che poi, castigata fino ad un certo punto, dato che è stata eletta dalla sottoscritta la vellutata preferita per l'inverno 2015-16.. ;-P

La fanno in un posticino vicino l'ufficio dove mi incontro spesso con la mia amica Barbara per la pausa pranzo, e mi è stata subito simpatica per la mia predilezione nell'utilizzo di pomi nelle zuppe (ricordate quella di mela bietta e agretti di una paio di primavere fa???? Ah, ecco, manco a farlo apposta, le ho fotografate nella stessa coppetta :)), poi, vi giuro, è stato amore a prima vista (o meglio primo assaggio), e l'ho presa praticamente per tutto l'inverno!

E intanto pensavo tra me e me "questa la rifaccio e la posto, la rifaccio e la posto, la rifaccio, la rifaccio, la rifaccio...", fino a che l'ho cucinata davvero!

Insomma questa a seguire è la mia "riproduzione in casa": si può fare sia con le pere Nashi che con le pere "normali", e posso assicurarvi che è buo-ni-ssi-ma e decisamente sana!

Si possono usare sia i fagioli (neri) in barattolo che quelli già secchi, io li compro entrambi nel negozio bio vicino casa, ma credo che si possano trovare in commercio piuttosto facilmente in tutti i negozi biologici o ben forniti.

I fagioli neri sono presenti soprattutto nella tradizione culinaria delle Americhe (America centrale, sud degli Stati Uniti d’America e Brasile), sono un cibo ricchissimo di antiossidanti (importanti nella prevenzione di varie malattie degenerative), e hanno un elevato valore nutritivo.
Contengono un alto contenuto di proteine vegetali e moltissime sostanze nutritive come fibre, enzimi e antociani.

Hanno inoltre un alto contenuto di ferro, calcio, vitamina B e acido folico, sali minerali e magnesio, fosforo e manganese.

Aiutano a tenere basso il livello del colesterolo nel sangue, stabilizzare i livelli di zucchero nel sangue e ridurre il rischio di diabete e malattie cardiache.
Insomma, prima friggete i donuts, e poi di corsa zuppetta ;-)



Se usate i fagioli secchi, questi necessitano di stare a bagno un'intera notte, e poi vanno bolliti per un'ora. Con quelli in barattolo potete procedere direttamente alla preparazione della vellutata.

Vellutata di fagioli neri e pere Nashi
ingredienti per 2-3 persone
un barattolo di conserva di fagioli neri al naturale più la loro acqua di conservazione
1 pera (+ 1 pera per la decorazione)
1 o 2 scalogni (o 1 o 2 cipollotti)
brodo vegetale caldo
2 cucchiai di panna acida (facoltativa)
prezzemolo
1 cucchiaio di zucchero di canna in cristalli
olio extravergine d'oliva
sale

Sbucciare la pera, poi tagliarla a tocchetti. Tenere da parte.
In una casseruola far dorare lo scalogno in poco olio d'oliva, poi versarvi le pere a tocchetti, lasciar insaporire qualche minuto mescolando, poi aggiungere i fagioli con la loro acqua di conservazione (o 150 grammi di acqua di cottura), salare un poco e mescolare.
Aggiungere poco brodo e cuocere ancora 10 minuti.
Nel frattempo preparare le pere: tagliarle a pezzetti e caramellarle in un padellino antiaderente con lo zucchero.
Una volta cotta la zuppa, frullarla col frullatore ad immersione, trasferirla nei piatti e mantecarla a piacere con la panna acida.
Servire con le pere caramellate e il prezzemolo tritato grossolanamente al coltello.

*o 125 gr di fagioli neri secchi ammollati un'intera notte e poi lessati per almeno un'ora, più la loro acqua di cottura


lunedì 1 febbraio 2016

C'è solo una cosa più buona dei donuts: i donuts al cacao glassati al dulce de leche

C'è solo una cosa più buona dei donuts: i donuts al cacao glassati al dulce de leche.

E per chi è abituato a trovare in questo blog ricette di lievitati con pasta madre o farine integrali, e soprattutto, cotte al forno, beh, diciamo che per questa volta, e in occasione del carnevale, si deroga alla grande. ;-P
Oggi infatti abbiamo:
a. Lievito di birra, quindi lievitazione piuttosto breve, rispetto agli standard da queste parti, anzi, non solo lievito di birra, ma lievito di birra attivo disidratato. Quello a pallette e in bustina, per capirci
b. Farina "normale", di forza, un misto tra una W400 e una manitoba biologica
c. Cottura in padella, nella fattispecie in un litro di olio di arachidi, ovvero dicesi FRITTURA :D
d. Ah, c'è una d. il cacao. Presto vi spiego questa insana mia recente attitudine per cioccolato e cacao, prometto, che sarà insana ma devo dire quanto buoooonaa!!!




E quindi ecco, dopo il pandoro al cacao sfogliato al burro al sale rosa dell'Himalaya e glassato al cioccolato di Natale, per questo carnevale vi propino un "frittino scuro", ovvero i donuts (à propos, donuts o doughnuts??? Qualcuno più scafato di me col cibo americano lo sa?).
Donuts al cacao, solo che stavolta invece del ton sur ton col cioccolato, per la glassa non ho potuto fare a meno di provare il dulce de leche, la crema dolce nazionale argentina, di cui in questo blog vi ho già parlato qualche volta, e in particolare qui e qui.
La cosa in casa mia è stata vista (dalla sottoscritta) come una genialata, mentre dall'argentino quasi come un insulto (ok, va bene, come dargli torto? In effetti mescolare le Americhe è sempre un filino azzardato), solo che poi il tipo le ciambelle le ha mangiate, quindi anche a 'sto giro ce la siamo cavata strabene, e nonostante appena cotte fosse praticamente notte (e ieri a Roma il tempo non fosse dei migliori, con conseguente cielo scuro e grigio...), io mi sono incaponita a fotografare, perché questa ricetta ve la volevo proprio scrivere oggi, e alla fine ne ho scattate così tante, che nonostante il rumore di fondo e il fatto che siano apparentemente tutte uguali ;-), ve ne metto più di una, per l'entusiasmo...

Ah, e, pensavo, dato che fra poco è anche San Valentino, se ci sono in zona amori che amano il genere, fate come me, ci schiaffate sopra qualche piccolo cuore al cioccolato bianco e il gioco è fatto!

Se invece siete tradizionalisti, vi indico qui di seguito tre ricette da me (che sono una che in effetti frigge poco) molto amate per i dolci di carnevale, ovvero:

le castagnole al miele come si fanno da me nelle Marche (o nel mio pezzetto di Marche :))
le chiacchiere
le frittelle di riso, dalla ricetta rielaborata da Pellegrino Artusi e da Giovanni Righi Parenti dalla mia amica Giulia

Ed ora, finalmente, la ricetta di oggi!


Doughnuts al cacao glassati al dulce de leche
ingredienti
7 g di lievito  di birra in polvere
450 g di farina tipo manitoba
40 g di cacao in polvere
250 g di latte appena tiepido
60 g di burro morbido
3 tuorli
50 g di zucchero
1 litri di olio di semi d’arachide per friggere
dulche de leche**

*più uno o due cucchiai solo se occorre "aggiustare" l'impasto
** si può acquistare o anche preparare a casa seguendo la ricetta qui

Sciogliere il lievito con due cucchiai di acqua tiepida e lasciar riposare per 5 minuti.
Impastare la farina e il cacao con il latte, unendo manmano il lievito sciolto nell’acqua, poi il burro, i tuorli, lo zucchero e infine il sale.
Lavorare l’impasto fino ad ottenere un composto elastico, morbido ed omogeneo, quindi trasferirlo in una ciotola leggermente unta.
Coprire con pellicola trasparente e lasciar lievitare al caldo finché l’impasto sarà raddoppiato di volume (circa 1 ora abbondante).
Trascorso questo tempo trasferire l’impasto su un piano di lavoro infarinato, e stenderlo con il matterello ad uno spessore di 1,5 cm.
Ritagliare a questo punto dei dischetti con un tagliapasta di 8 cm di diametro, e con un tagliapasta più piccolo (circa 3 cm di diametro, o anche meno) ricavare un foro in ogni dischetto.
Coprire con un canovaccio pulito e lasciate lievitare al caldo ancora per circa 40 minuti, un'ora, finché i doughnut saranno raddoppiati di volume.
Scaldare l’olio in un’ampia padella fino a 175 °C e friggere i dounuts, due o tre alla volta, rigirandoli su entrambi i lati, per circa 2 minuti finché non saranno croccanti.
Scolare e posare su carta da cucina per eliminare l’olio in eccesso.
Glassare passando un lato dei donuts nel dulce de leche, poi decorare con codeste di cioccolato, a piacere.








venerdì 29 gennaio 2016

Una colazione rustica per un finesettimana lento: pane dolce di Belluno al mais

Il finesettimana, quando c'è, ovvero quando non è impiegato in cucine elaborate o in cucine "concentrate" (ovvero quelle di cose che poi vanno fotografate e consegnate, quindi un po' meno rilassate della cucinaterapeuticaconlatestaperaria, come piace tanto a me), e qualcosa di meraviglioso.
Lo sto riscoprendo di recente, perchè di fatto dallo scorso febbraio ho lavorato tipo drugstore, ovvero un 7 giorni su 7, incastrando il lavoro sui libri, quello sulle riviste, alcuni scatti di puro piacere per il blog, le presentazioni e le degustazioni di mandorle, e quel po' di PR a cui anche una specie di porcospino come me decide di cedere, e il lavoro di architetto, in ufficio, ogni giorno.

Tutte cose meravigliose, ma molto, molto stancanti se reiterate in 12 mesi consecutivi con brevissime pause, e se non si riesce ad alternarle con qualche sana dormita senza pensieri e qualche vero week end in cui, tazza di caffè fumante alla mano, ancora insonnolita, a mattina inoltrata del sabato, ancora non sai cosa fare, sfogli libri e riviste di cucina e ti lasci guidare da "cosa mi ca di cucinare oggi".
Se poi il tempo è benevolo e il sole filtra dai rami degli alberi fuori fin dentro la cucina, allora a quel punto tutto rasenta davvero la perfezione.
I profumi, i gesti, la lentezza, e il poter mettere le cose da fare una dietro l'altra quasi casualmente, senza organizzarsi, senza incastri e senza nessuna scadenza.
Quindi ecco, per questo week end vi auguro di cucinare lentamente qualcosa che vi è balenato per la testa lìpperlì.
Ed io intanto vi propino una ricetta speciale, una di quelle che più mi rappresentano.

Mi sono imbattuta in questo "pane" un paio di mesi fa. Ero in una trasferta di lavoro sulle Dolomiti Bellunesi, e rientrando la sera dopo una lunga e bellissima giornata in montagna, facendo un giretto per il centro di Belluno (giro davvero piccolo, era già tardi: ridotto all'osso, ovvero libreria + forno, un paio di posticini che ti danno subito il polso del luogo in cui ti trovi ;-)), ho scoperto questo pane.
Si tratta di una sorta di "frolla" a base di farina di mais, non troppo dolce e leggermente lievitata. Rustica. Arricchita di nocciole e di semi di papavero. E' uno di quei pani-non pani e dolci-non dolci dei quali se mi chiedessero "che piatto sei?", sarebbe certamente nella Top Ten ;-)
Perchè è rustico ma diretto.
E anche piuttosto gentile (se gli gira bene ;-))

Va bene, a parte i riferimenti autobiografici, c'è da dire che io lo adoro PROPRIO e dopo averlo, ho deciso di salvarne un pezzetto, e di provare a trovarne la ricetta. Devo dire che "ci assomiglia assai" (a quello assaggiato, poi, immagino, come spesso capita per ricette tradizionali, esisteranno varie versioni "originarie" ;)), e che tra i vari pregi di questo dolce, velocissimo e semplicissimo da fare e ottimo per le colazioni rustiche del finesettimana (e non solo), per le merende, per i picnic e il tè del pomeriggio, c'è che si conserva bene e si incarta facilmente: io ci ho fatto i regali di natale, quest'anno! :))


Insomma, che fate, lo provate??? :)

Pan de Belun
Ingredienti per due piccole pagnotte tonde
200 g di farina 0 (o 250)
200 g di farina di mais (o 150)
100 g di zucchero
150 g di burro
3 uova
120 g nocciole tritate
20 g di semi di papavero
8 gr di lievito in polvere per dolci
1 punta di cucchiaino di bicarbonato

In una ampia ciotola unire le farine, lo zucchero, le nocciole, il lievito e i semi di papavero, poi mescolare bene.
Far fondere il burro e poi unirlo, intiepidito, alle uova leggermente sbattute.
Continuare a mescolare, poi unire a questo composto quello con le farine.
Mescolare ancora e una volta che l'impasto comincia a stare insieme, trasferirlo su una spianatoia infarinata e lavorarlo con le mani fino ad ottenere una pagnotta omogenea.
Dividerla in due e dare ad entrambe una forma tonda e leggermente schiacciata*.
Cuocere in forno già caldo a 180° per 30 minuti circa.
Sfornare e lasciar raffreddare su una gratella.

*io ho usato stampi in legno usa e getta ma l'impasto è piuttosto sodo da poterlo cuocere tranquillamente anche solo appoggiato su una teglia rivestita di carta da forno.

lunedì 25 gennaio 2016

Blanquette di salmone affumicato e porri

Dunque dunque.
La blanquette.
Avete presente quelle cose di cui conoscete suppergiù il significato senza saper benebene come definirlo a vostra volta nel caso ve lo chiedessero?
Beh, ecco, la blanquette è una di quelle cose... :)

Si tratta di una preparazione della tradizione casalinga francese (ricetta-terroir, anche se non è chiarissima l'origine geografica, c'è chi dice Borgognona, c'è chi dice Normandia) e c'entra il bianco. E vabè.
Prima pensavo che fosse per via del fondo della zuppetta, poi, leggendo qua e là, mi è venuto in mente che forse l'origine vera del nome era legata anche al tipo di carne che veniva impiegata in questo tipo di preparazione, ovvero carne cosiddetta bianca, come quella di pollo, lepri e conigli, e poi, nel tempo, anche vitello.
Io tanto per saltare a piè pari qualche passaggio, e perchè folgorata da una versione al saumon, adocchiata tempo fa su un numero di Saveur, vi proprino qui una deliziosa quanto velocissima mia interpretazione al salmone affumicato.




Blanquette di filetto di salmone affumicato e porri.
ingredienti per 4 persone
250 g di filetto di salmone affumicato (nel mio caso due cuori di filetto)
2 piccoli porri
brodo di pesce o di verdura, leggero
250 ml di panna fresca
50 g di burro
sale (facoltativo, dipende dalla sapidità del brodo e del salmone)
pepe

Mondare e lavare bene i porri, poi tagliare la parte bianca e la prima parte della parte verde in pezzi da 1/1,5 cm.
Tagliare i filetti di salmone a fettine di circa 1 cm.
Far rosolare il porro nel burro appena fuso in un'ampia padella a bordi alti o in una sauteuse, poi farvi ammorbidire i porri per 5-10 minuti, poi scottarvi uno o due minuti per lato le fette di salmone.
Nel frattempo portare il brodo a bollore e versarvi la panna, far ridurre per 5-10 minuti, poi versare delicatamente nella padella contenente il salmone.
Far amalgamere ancora qualche istante, poi togliere dal fuoco e servire calda.




lunedì 18 gennaio 2016

brioche parisienne integrale e crema di cioccolato e castagne

Buon giornooooooo!!!!
Buon giorno, buona colazione e buona settimana!
Sono super-contenta di iniziare la settimana con un lievitato integrale.
Mi sa di coccola sana e rustica insieme. E impastare mi rilassa.. Ohh, come mi rilassa impastare... Mi pare di riappriopriarmi di me stessa :)
E' una cosa che riesco a fare in genere il week-end e questa a seguire è la tipica brioche del finesettimana, che se la impastate il sabato ve la ritrovate la domenica mattina soffice e perfetta.
Si tratta di una versione semplificata (come forma) della brioche parisienne monoporzione, che però nelle boulangerie si può trovare anche cotta nello stampo lungo, e a me piace tanto farla anche così, facile facile, e tagliarla a fette.
Dopo averla provata in versione lievito di birra, ve la propino qui integrale e lievitata con pasta madre, con aggiunta una cremina buona buona a base di cioccolata, latte di mandorle e farina di castagne, ma vi confesso che io l'ho amata alla follia spalmata di burro (le fette appena tostate) con un velo di sciroppo d'agave sopra...
piattino Dishesonly serie "vecchi pizzi

Tazza Dishesonly serie Buongiorno



Brioche parisienne integrale
Ingredienti
200 g burro morbido a pezzetti
150 g di pasta madre
3 uova
50 g di latte
200 g di farina integrale
150 g di farina forte (io ho usato manitoba) + 30 g
60 g zucchero integrale
1 pizzico di sale di sale

I giorno
Diluire il lievito madre a temperatura ambiente nel latte appena tiepido.
Aggiungere cominciando ad impastare le farine con lo zucchero, poi le uova, impastando finchè la pasta si stacca dalle pareti del recipiente (se state lavorando in una ciotola), o fino a che non sta insieme e si presenta omogenea ed elastica.
A questo punto aggiungere il burro e il sale e continuare a impastare finchè questa non diventa ancora più elastica ed omogenea.
Ricoprire con un telo pulito e far riposare in un luogo tiepido per 4-6 ore o fino al raddoppio.
A questo punto rompere la pasta, reimpastandola, e dividerla in quattro parti uguali.
Formare con ciascuna di queste una pallina e disporre le quattro palle di pasta così ottenute affiancate a riempire uno stampo da plum cake da 28-30 cm di lunghezza.
Far lievitare a temperatura ambirne e al riparo dalle correnti per almeno un'ora e poi riporre in frigo a riposare per tutta la notte*.

II giorno
La mattina dopo tirare fuori lo stampo dal frigo e completare la lievitazione per ancora una o due ore.
Spennellare con poco latte e  cuocere per circa 30' in forno caldo a 180 °C per i primi 10', e 170 °C per i restanti.

*io procedo con questa lievitazione in frigo perché mi capita di avviare l'impasto il primo pomeriggio del sabato o della domenica, e di riuscire con questi temi a cuocere la mattina presto della domenica o del lunedì, ma se avete tempo, o volete iniziare ad impastare la mattina presto, e chiudere la brioche in giornata, sicuramente la lenta lievitazione che io faccio in frigo si può sostituire con un 6 ora circa a temperatura ambiente o in un luogo caldo, senza passare dal frigo.
Ad avere tempo si può procedere anche d un secondo impasto e una lievitazione intermedia prima di formare le quattro palle: si rompe l'impasto e si reimpasta, poi si fa lievitare altre 4 ore o fino al raddoppio, poi si formano le palle e si dispongono nello stampo per la terza e ultima lievitazione.




crema di cioccolato e castagne
ingredienti
20 g di farina di castagne
200 g di latte di mandorla o riso
1 cucchiaio di olio di riso
50 g di cioccolato fondente

In un pentolino, a fuoco spento, diluire in poco latte la farina di castagne, poi accendere il fornello a fiamma medio bassa e aggiungere il restante latte. Quando la crema comincia ad addensarsi togliere dal fuoco e aggiungere il cioccolato tagliato a scaglie.
Mescolare fino a che il cioccolato non si è perfettamente amalgamato al resto.


Per chi come me ama i lieviti e le coccole del finesettimana:
briochine ai fiori d'arancio (con lievito di birra)
brioches siciliane col tuppo (con pasta madre)
pane latte avena e miele (con pasta madre)
pancarrè allo zucchero (con pasta madre)
panini al latte per la colazione del sabato mattina (con pasta madre)
briochine alla zucca (con pasta madre)
fougasse à l'eau de fleur d'oranger (con pasta madre)

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