sabato 13 maggio 2017

La cucina dei mercati in Toscana. Giulia Scarpaleggia.

E' il secondo sabato di maggio, l'aria sembra cominciare a scaldarsi e la luce è tornata ad essere la costante di queste giornate e la mia (finalmente duratura) riserva di energia quotidiana.
Gli uccellini "cantano da matti", come mi piace ripetere in questi ultimi giorni, e i rumori della strada arrivano attutiti.

Insonnolita mi preparo l'ultimo tè allo zenzero della stagione e faccio la spola tra forno e computer.
Lentamente però, al ritmo della luce della mattina, solo per "controllare" alcune ricette di un nuovo lavoro, di cui dopo tanta fatica finalmente comincio a vedere la fine.

Intanto ascolto ascolto una vecchia canzone di Meat Loaf, e mi rendo conto che è il primo finesettimana negli ultimi tre mesi in cui seguo un ritmo quasi normale.

Confesso che mi piace proprio l'idea di soffermarmi pensierosa e quasi distratta tra una cosa e l'altra, e mentre e soffio sul tè bollente penso a quanto sono cambiate le cose negli ultimi 4 anni.

A quanto ho cucinato e scattato e quanto ho scritto, e imparato nel fare tutto questo.

Penso in particolare alla persona che in tempi non sospetti aveva "previsto tutto", e che ad oggi ancora mi sostiene strenuamente (come amica, e come collega), e mente cucino sorrido tra me e me.

Giulia.

Ho sempre avuto per Giulia un'ammirazione e una stima senza pari, e nonostante la passione comune per cucina, fotografia e scrittura, e la "coetaneità" dei nostri blog, io ho sempre visto (e vedo ancora) Giulia, come un faro, una specie di musa, un vero e proprio "treno" nel nostro "settore".

Quello che mi piace di lei, è che è lei e basta.
Ha una voce solo sua di cui io so riconoscere distintamente il timbro. Scrive, studia, fotografa e soprattutto cucina.

Giulia sa cucinare. Ce lo ha nelle dita delle mani, oltre che nel dna.
Lo fa con facilità, con leggerezza, con perizia e cognizione di causa ;).

Vedere Giulia cucinare per me è un piacere per gli occhi, prima ancora che per il palato, ma è soprattutto un balsamo per la mente.

Ti avvicina alla cucina, ma senza la presunzione di farlo. Giulia non "ti insegna" (eppure tenere corsi di cucina è proprio, anche, il suo lavoro!), ma ti fa amare la cucina, te la fa possedere...

Questo succede (non è la prima volta, in verità, ma qui si è proprio superata) anche e soprattutto nel suo ultimo libro, edito da Guido Tommasi Editore: "La cucina dei mercati in Toscana".

Io non sono golosa. E in alcuni periodi dell'anno in particolare, per lavoro, sono davvero sovraccarica "di cucina", eppure niente, aprire questo suo ultimo libro, in qualsiasi momento, mi mette fame e voglia di cucinare (e vi ribadisco che ormai ho grossi anticorpi in merito ;)).



La cucina dei mercati in Toscana è una raccolta di ricette tradizionali e di stagione e una guida ai migliori mercati alimentari della Toscana.

Io sono rimasta davvero colpita, fin dall'inizio, ovvero fin da quando lei mi ha parlato del progetto, della complessità della ricerca che questo avrebbe comportato.

Trovare, studiare, visitare le zone e i mercati della Toscana, dalle strade cittadine di Firenze a quelle piene di fascino e mistero di Volterra, dalla Garfagnana alla selvaggia Lunigiana, dalle colline di velluto della Val d’Orcia a quelle coperte di vigne e olivi nel Chianti.

Confrontarsi con i luoghi anche attraverso le persone che li abitano e li rendono vivi, i loro prodotti tipici e le ricette, parlare, intervistare, sorridere, condividere, chiedere nei mercati storici, come San Lorenzo e Sant’Ambrogio a Firenze, i mercati settimanali, appuntamenti fissi attesi da tutti nei piccoli borghi della regione, e i mercati biologici dei produttori locali fino ai mercati del pesce della costa e i casottini di frutta e verdura che si incontrano lungo la strada in Maremma.
Da ogni mercato e da ogni incontro con produttori e gente del luogo nascono storie che si riallacciano a ricordi e ricette di stagione che riportano tutti a casa.

La casa è la sua voce, l'inconfondibile voce di Giulia che ti suggerisce, ti (di)mostra, che quel piatto (e quel viaggio) puoi farlo anche tu, fino ad approdare alle lasagne di (tua, sua, nostra) nonna.


Il libro è suddiviso in 12 capitoli, e propone i piatti caratteristici di ogni zona, dai classici come la pappa al pomodoro e la panzanella alle ricette di stagione ispirate dal mercato, come gli gnocchi ai funghi porcini o la torta di semolino e cioccolato con le pere.

Io, finalmente, dopo averla conosciuta bene di persona, letta nel suo blog e nei suoi libri da anni, ho messo a fuoco, tra tutte le sue ricette che amo, quelle che proprio mi fanno impazzire: i primi piatti.

"Di Giulia amo la pasta", i primi in generale per essere più precisa, e poi il pane, le focacce, i dolci rustici, la verdura cotta, ma devo dire che i piatti di pasta di questo libro mi hanno fatta letteralmente innamorare.

Con il suo permesso vi lascio qui qualche strepitosa immagine a seguire, mentre per una vera e propria anteprima potete vedere qui sul sito di Guido Tommasi Editore, e per ulteriori info potere leggere anche QUI, direttamente dalle parole dell'autrice! ;-)

Giulietta mia, ti abbraccio forte. Grazie, per tutto.
E mille di questi libri...


La cucina dei mercati in Toscana




L'odore di pane la mattina ci inseguiva dalle porte aperte dei forni, mentre correvamo a lezione. La sera guardavamo con un briciolo di invidia i turisti che si godevano l'ultimo sole di settembre, seduti ai tavolini in piazza con un aperitivo o un tagliere di formaggi.





giovedì 4 maggio 2017

Volta la carta: insalata di farro e primosale con erbe e fragole


... Pilota biondo camicie di seta
cappello di volpe sorriso da atleta

Angiolina seduta in cucina che piange, che mangia insalata di more.
Ragazzo straniero ha un disco d'orchestra che gira veloce che parla d'amore
Ragazzo straniero ha un disco d'orchestra che gira che gira che parla d'amore..

(Fabrizio de Andre, Massimo Bubola, Volta la carta, 1978 - album Rimini - )


Questa ricetta, semplice, semplice come sto cercando di rendere le cose il più possibile in questo periodo della mia vita (anche se è un discreto putiferio come al solito ah-ah), me l'ha suggerita Fabrizio de Andrè con una delle canzoni che più amo tra le sue, Volta la carta.

Il tema del mio servizio di questo mese per Fiorfiore in Cucina è fragole e asparagi, quindi non direttamente di more si tratta, ma per me è lei, nel senso che quello che la canzone mi suggeriva era un'insalata di frutta, e questa che vedere può andare benissimo sia con fragole che con more, bellamente intercambiabili e, che ve lo dico a fare, molto ma molto romantiche entrambe.

A proposito di romanticherie e di De Andrè posso anche confessarvi che io in questa Angelina che "cammina cammina sulle sue scarpette blu", e "... alle sei di mattina s'intreccia i capelli con foglie d'ortica, ha una collana di ossi di pesca la gira tre volte in mezzo alle dita, ha una collana di ossi di pesca la conta tre volte intorno alle dita..." mi ci ritrovo assai.

E in questa carta, che un po' mi fa pensare alle cose che si susseguono, o che cambiano, o che siamo capaci di far cambiare...

La ricetta, dicevamo, piccola icona di semplicità, è davvero un attimo, e buona e sana.
Fatela con le fragole, con le more, anche le ciliegie ci stan bene da matti secondo me!

Insalata di farro e primosale con erbe e fragole
ingredienti per 4
200 g di farro perlato
200 g di primosale
250 g di fragole
5 rametti di timo
3 rametti di menta
10 foglie di basilico
5 rametti di prezzemolo
olio d’oliva
sale

Lessare al dente il farro in abbondante acqua poco salata per 20-25 minuti, poi disporlo in una ciotola e condirlo con un filo d’olio e sale
Nel frattempo lavare, asciugare e tritare tutte le erbe aromatiche, tagliare il primosale a dadini e le fragole in quarti.
Aggiungere al farro le erbe, il formaggio, le fragole e mescolare bene.
Condire con sale e olio e servire l’insalata tiepida o fredda.


E una volta che avete finito di piangere, voltate la carta ;-)



mercoledì 26 aprile 2017

Piccolo esperimento vegano (riuscito ;)): muffin integrali al cioccolato con "uovo di lino"

Ciao a tutti!
Oggi un post estemporaneo, di quelli che arrivano senza alcuna programmazione, ma spinti da tanto entusiasmo che a "tenerseli buoni per dopo" non ce la si fa...

In effetti ho parecchie cose indietro a cui dare una sistematina e pubblicare, e da un paio di settimane medito di "postare salato", e insomma oggi in verità avremmo dovuto avere un qualcosa come baccalà mantecato, figuriamoci! ;)

Solo che ieri mi sono decisa a provare una ricetta che mi riproponevo da mesi, ovvero dei muffin vegani in cui al posto della uova usare i semi di lino...

Io sono onnivora e chi mi conosce lo sa, amo il burro e le uova, ma da qualche tempo a seguito sia di richieste di lettori che per motivi vari (scelte etiche, dieta, intolleranze alimentari o altro) non possono mangiare alcuni ingredienti in particolare, sia della mia conseguente inguaribile curiosità in cucina, qui sul blog hanno iniziato a fare capolino ricette senza glutine, o senza zuccheri raffinati o senza uova o lattosio.

In realtà alcune c'erano già da prima, quasi per caso, o "naturalmente", altre invece sono arrivate a seguito di una specifica ricerca, e alcune invece, in particolare, dopo avere collaborato l'anno scorso con Lena Tritto nella realizzazione del nostro libro Free cucinare senza glutine, latte, uova, zucchero
Insomma questa storia del cucinare senza è diventata per me una sorta di arricchimento del bagaglio alimentare, e anche un modo per studiare ed interrogarmi sul "funzionamento" di alcune ricette e come queste possano essere adattate (senza forzature), o meglio ancora sviluppate ex novo, bypassando l'utilizzo di alcuni ingredienti.

Ho iniziato così ad "invertire il pensiero", ovvero cercare di immaginare di non togliere ingredienti, ma di fatto partire dalle proprietà di questi affinché la ricetta "regga" a partire da loro, o comunque cercare di valorizzarli in modo da fare in modo che non costituiscano "toppe" di quelli "sfilati" dalla ricetta, ma semplicemente ingredienti usati perché secondo me ci stanno bene.

Questo (spero di non essere stata troppo contorta nell'esposizione! ;-P) mi ha aiutata molto, per dire, col discorso "senza uova".

Sì perché esistono molti metodi per sostituire le uova.
Parliamo per esempio di pasticceria.
Con la banana, con l'avocado, con la purea di mela, con la maizena, con le proteine di cui è ricca la soia, o con quelle di cui sono ricchi i ceci, aumentando di un po' il lievito, con i semi di chia e con i semi di lino, e spesso con la combinazione di alcuni (o altri!) di questi sostituti.


Tutto questo è vero e valido, ma non funziona diciamo "per qualsiasi verso le si prenda", come con le uova!
Per dire, uova nella frolla, non è che puoi metterci magari, che so, pari peso di banana e stai a posto (o almeno non l'ho ancora provato, certo ci si può lavorare ;)), albumi in una meringa, non è che uno ci schiaffa l'avocado in purea e vai, oppure uova in un impasto soffice, non è che a occhi chiusi uno mette ceci in qualche forma e sta tranquillo, e così via.
Tutto va  provato, soppesato, ma soprattutto, almeno secondo me, calato nella ricetta.

Insomma, diciamolo, 'ste uova sono una bella comodità, e chi si è già cimentato sa cosa intendo, però pian pianino, facendo un po' di pratica e cominciando a ragionare in termini di "cioè che è meglio fare per una ricetta", le cose iniziano a viaggiare, e le ricette, almeno a mio parere, a somigliare a se stesse e non ad altre che stanno scimmiottando.

Ecco perché oggi arrivano questi muffin: perché a me sono piaciuti da matti e perché sono nati come qualcosa che doveva essere così e basta.

Una ricetta che "somiglia a se stessa", e che io, io amante di uova e burro, a rifarli per me e per casa mia, li rifarei esattamente così!

Per chi ama l'accoppiata cioccolato-farine e zuccheri integrali io direi che sono proprio l'ideale :)
Mi sentivo che "l'uovo di lino" poteva starci e infatti "ce canta", è il suo!!



Ecco, ora veniamo a questo fatidico e fantomatico "uovo di lino" (non imparerò mai a scrivere per il web, dato che oltre alle millemima battute, sempiternamente sconsigliate da tutti, credo che la frase in arrivo sia quella che qualsiasi webmaster o specialista SEO intimerebbe a chiunque di scrivere in testa all'articolo, E NON QUI ;)).

Ma torniamo al dunque: questo Uovo di lino?

Si tratta di un composto che si può facilmente ottenere anche in casa mescolando i semi di lino a acqua calda in determinate proporzioni in modo da formare una sorta di gel o composto un po' colloidale con delle proprietà leganti e anche leggermente lievitanti ed emulsionanti; insomma un composto che poteva fare al caso mio nella realizzazione dei muffin che vedete oggi.

Esistono vari modi per ottenere questo gel, io preferisco quello che comporta l'utilizzo integrale del seme, perché il più veloce e anche perché in questo caso si adatta bene alla natura della ricetta (di per sé piuttosto rustica e integrale già di suo!), ma esistono anche dei metodi che permettono di ottenere solo il gel separandolo dal seme una volta formato...

Nel mio caso, dicevamo, niente di più facile: con un piccolo robot da cucina o un macinino si tritano molto finemente i semi di lino e si mescolano ad acqua tiepida.

Le dosi sono:

UN UOVO DI GALLINA = 1 CUCCHIAIO DI SEMI DI LINO TRITATI + 3 CUCCHIAI DI ACQUA TIEPIDA (fatti riposare circa 5 minuti)

Eccoli mia ricetta di muffin :)

Muffin integrali al cioccolato con "uovo di lino"
(per 10-12 muffin)

ingredienti secchi
180 g di farina tipo 2
140 g di farina di avena integrale
14 g lievito in polvere
100 g di gocce di cioccolato
i semini estratti da un baccello di vaniglia inciso longitudunalmente
ingredienti liquidi
30 g di semi di lino tritati finemente mescolati a 60 g di acqua tiepida
80 g di olio di semi di girasole
230 g di panna fresca vegetale
130 g di zucchero di canna integrale

In una ciotola, mescolare gli ingredienti secchi e tenere da parte.
In una brocca graduata mescolare i semi di lino tritati all'acqua te-idea, far riposare 5 minuti e poi aggiungere, nell'ordine, l'olio di semi di girasole, la panna vegetale e lo zucchero integrale.
Unire i due composti lavorandoli grossolanamente, poi trasferire in stampini da muffin rivestiti con gli appositi pierottini, e cuocere nel forno già caldo a 180°C per circa 20-25 minuti.



venerdì 14 aprile 2017

Una torta cocco, cioccolato e ovetti semplice ma efficace per dirvi Buona Pasqua ;)


Ciao a tutti!
Che fatica mancare da un po', pur stando sempre col pensiero qui, su queste pagine, ma senza poter di fatto, a causa di cronica e acuta - ma temporanea - mancanza di tempo, "intervenire"...!

Il mese di aprile si presenta un po' complicato (cioè, "si presenta"..., direi che si è già presentato da un pezzo dato che siamo al 14!), ma sappiate che la mia recente latitanza è per una buona causa (e che presto, più o meno, finirà! :)).

Di idee che frullano nel cervello ce ne sono molte, di cose da fare altrettante, di voglia e fame di farle ancora di più, e quindi ecco, gambe in spalla e torta al cioccolato in arrivo!

Si tratta di una di quelle torte che vi fanno fare un figurone con poco sforzo, e che vanno bene sia per pasqua che per i giorni successivi, ovvero quelli del fantomatico (a casa mia) riciclo della cioccolata della uova (e chi l'ha visto mai? ;))

Potete realizzarla sia con latte di cocco che con panna, nelle stesse dosi, e vi assicuro che nonostante sia una torta "montata" non è affatto difficile da realizzare!

la ricetta l'ho "rubata" dal menù che ho realizzato per Fiorfiore in Cucina di aprile... per ora la torta, ma vorrei presto raccontarvelo meglio, perchè a me è piaciuto davvero tanto realizzarlo!!

Ah, che bello venire qui a scrivere... Io già mi sento meglio!

Ecco a voi la ricetta, e qualche fotina in più. Per farmi perdonare? ;-)

Torta a strati cocco e cioccolato
ingredienti per 8-10 persone
Per la base al cacao
4 uova
200 g di farina bianca “00”
200 g di zucchero
240 g di burro
110 g di latte di cocco
25 g di cacao in polvere
8 g di lievito in polvere
Per la copertura
125 g di zucchero a velo
25 g di cacao in polvere
100 g burro molto morbido
Per la farcitura e la decorazione
80 g di cioccolato fondente
40 g di latte di cocco
scaglie di cocco e ovetti per decorare

Scaldare il forno a 170°C. Sbattere le uova con lo zucchero, poi aggiungere il burro fuso e intiepidito e continuare a mescolare bene con le fruste. Aggiungere il latte di cocco e mescolare, e in ultimo la farina precedentemente mescolata al cacao e al lievito. Mescolare fino a ottenere un impasto omogeneo.
Dividere il composto in due stampi da 15 cm, imburrati e infarinati, e cuocere per 35-40 minuti. Togliere dal forno, lasciar raffreddare e poi sformare su una gratella.
Quando le basi si sono raffreddate, tagliare con un coltello l’eventuale parte bombata superiore per livellarle.
Nel frattempo preparare la ganache facendo fondere a fuoco dolce il cioccolato fondente tagliato a scaglie in un pentolino dal fondo spesso.
Aggiungere il latte di cocco, mescolare bene fino ad ottenere
un composto omogeneo e togliete dal fuoco. Lasciate intiepidire qualche minuto.
Sistemare su un piatto il primo disco di pasta e versarvi sopra, in due riprese, la ganache al cioccolato. Lasciar rapprendere, poi posizionare sopra al cioccolato il secondo disco di pasta.
Per la copertura, mescolare con lo sbattitore elettrico a bassa velocità tutti gli ingredienti (5 minuti), e usare questo composto per rivestire, con l’aiuto di una spatola, la torta a strati.
Guarnire con le scaglie di cocco disidratato e qualche ovetto confettato e/o di cioccolato.

nota. se volete preparare la torta per tempo, potete fare le basi la sera prima, e potete preparare in anticipo anche la crema al burro, salvo poi tirarla fuori dal frigo almeno una mezz'oretta prima (anche qui le temperature esterne incidono parecchio!) e rilavorarla con una spatola per ammorbidirla prima di usarla per decorare.


Ps. Per eventuale ulteriori "recuoeri" di cioccolato delle uova, stavolta al latte e in una versione più quotidiana e da colazione, rinverdiamo anche questa, di ricetta, ovvero la mia adorata del cake di cioccolato a latte e fior di sale! ;)

Allora eccoci, è venerdì e quasi "agli sgoccioli", ma tutta contenta vi dico Buona Pasqua a tutti!!!
:-*

venerdì 24 marzo 2017

Il primo venerdì di primavera! Crostoni con hummus di fagiolini, menta e stracciatella di bufala.

Ah come mi piacciono i post del venerdì, quelli in cui si tirano i remi in barca e si dice "uhhh che bello che aperitivo facciamo stasera per festeggiare il uìchendino?"

Siccome è il primo venerdì della primavera, quindi siamo molto autorizzati (meteo permettendo) a pensare a location verdi e ariose, venticelli sferzanti e "bollicine rustiche" (cioè birrette fredde e amici), io, come annunciato lunedì scorso, vi propino questo crostone super, che è fratello, ma ancora più semplice, di quelli con ricotta e avocado pubblicati un anno fa.

Si tratta di un hummus di fagiolini.
Io amo taaaantissimo l'hummus classico di ceci, forse per l'abbinamento limone aglio e ceci, ma giusto un annetto fa ho scoperto che unire limone aglio e fagiolini funziona altrettanto bene!
Aggiungere poi un elemento fresco "verde" come la menta, ed uno altrettanto fresco e "chiaro" al palato come la stracciatella di bufala ci sta proprio un sacco bene :).

Insomma, 'sti crostoni ormai compaiono sulla mia tavola estiva e primaverile ormai come tappa fissa, e quindi niente, li consiglio in questa versioncina pure a voi, così come, questo mese, agli amici di Fiorfiore in Cucina COOP.

Ecco dunque che con questa ricetta finiscono le anteprime "verdi" di cui vi avevo parlato lunedì.

Oh. Io già non vedo l'ora di venirvi a chiacchierare settimana prossima!

Intanto buon week end a tutti!!!! :)

CROSTONI CON HUMMUS DI FAGIOLINI E MENTA
ingredienti per 4 persone
1/2 spicchio d’aglio
150 g di fagiolini
1 limone non trattato
2 rametti di menta
pane di
segale e cereali
100 g di stracciatella di bufala
olio d’oliva extravergine
sale

Con un rigalimoni, prelevare la scorza del limone, spremerne il succo e tenere da parte.
Lavare e mondare i fagiolini, poi lessarli per 10-12 minuti in abbondante acqua salata, scolarli
e farli intiepidire.
In un mixer tritare i fagiolini con l’aglio, il sale, il succo del limone, la menta e 1 cucchiaio d’olio.
Affettare il pane e tostarlo, poi spalmarvi la crema ottenuta, e aggiungere su ciascun crostino un cucchiaio di stracciatella, la scorzetta del limone, qualche foglia di menta e pepe a piacere.

mercoledì 22 marzo 2017

la vellutata detox di metà settimana (e inizio primavera ;)): piselli, scarola e germogli


"Verde, anche la bella ci perde", dicono mia mamma la mamma di Laura, tutte donne che vi assicuro di cucina ci capiscono eh, anche se la frase in origine riguarda puramente il colore "addosso", le stoffe, l'abbigliamento...

In effetti, a parte qualche verde bottiglia e desideri reconditi di velluti invernali, o delle botte di vita e di coraggio relative a qualche verde mela estivo, io addosso non me lo metto poi così facilmente 'sto colore...
E questo retaggio deve uscire quando mi metto a fotografare dei piatti che contengono cibi verdi: a mio agio non mi sento mai tutta-tutta :)

Che poi il verde di per sé è proprio un colore che appartiene alla cucina che amo, che mi piace.
Energizzante, sano, fresco, VEGETALE.

E nonostante questo colore vegetale e sano fosse associato ad una preparazione che pure amo tanto (ovvero la vellutata), quando ho scattato questa foto per il menù di marzo di Fiorfiore in Cucina, di cui vi avevo parlato lo scorso post, il giorno che ho fotografato queste coppette qua sotto avevo un diavolo (e forse anche un germoglio) per capello.

Poi niente, l'ho mangiata e mi è passato tutto :)




















































Si tratta di una vellutata verde di scarola e piselli, con l'aggiunta di germogli.
Non so voi ma in questo periodo dell'anno, più di tutti, io ho una voglia di stare bene e prendermi cura di me, quindi i germogli nelle insalate o le vellutate "ci cantano". ;)

VELLUTATA DI PISELLI, SCAROLA E GERMOGLI
ingredienti per 4 persone
450 g pisellini freschi già lessati
450 g di insalata scarola
2-3 cipollotti
2 cucchiai di olio d’oliva extravergine
1 l di brodo vegetale
12 foglie di basilico
60 g di germogli di ravanello noce moscata
sale

Pulire la scarola e passarne le foglie in acqua bollente per 1-2 minuti, poi scolarle e trasferirle
in una ciotola con acqua e ghiaccio. Strizzare bene e tagliatrle grossolanamente al coltello.
In una casseruola far dorare i cipollotti tritati con un filo d’olio, aggiunger e i pisellini, un pizzico
di sale, uno di noce moscata grattugiata, mescolare con un cucchiaio di legno e lasciar insaporire.
Versare a filo il brodo e cuocete per 10 minuti.
Aggiustare di sale, togliete dal fuoco, unite la scarola, il basilico e frullare con frullatore a immersione.
Servire la vellutata calda o fredda, con germogli di ravanello.



Se nonostante "la bella ci perda", amate le vellutate verdi, un anno fa avevo postato una vichyssoise verde (e senza lattosio) fatta sempre con i piselli.

Poi, forse un po' più estiva ma buona da morire, abbiamo anche una versione verde e bianca con zucchine basilico e feta.

Decisamente più invernale quella invece con broccoli e Reblochon.

Mentre decisamente antispreco quella di gambi di cime di rapa e mandorle..

Insomma ridendo e scherzando, di "zappette verdi" ne abbiamo, quindi se anche voi siete amanti di questo colore, a voi la scelta! ;) :)


lunedì 20 marzo 2017

Tarte di farro con lime curd al matcha e basilico, e un menù tutto verde!!!!

Il menù di marzo è verde. Anzi, è greenery!
Posso partire dal fondo, cioè dal dolce?

Sì perché del menù tutto verde della rivista di cucina COOP di questo mese (ovvero Fiorfiore in Cucina di Marzo, su cui sto arrivando un poco lunga, in effetti... ;)) ho pensato che oggi mi ci stava più di tutti un dolcino (lunedì dolce, e riparti di slancio! ;))...

Poi mercoledì ci spariamo una vellutata detox, e infine venerdì un crostone che fa tanto preludio di week-end e aperitivi rustici all'aperto, ora che siamo ufficialmente entrati nella primavera!

Ma aspetta, procediamo con ordine.
Il menù di questo mese ha anche una pastasciutta integrale, le mitiche puntarelle con le alici (e la giuncata!) delle "palline" di formaggio ed erbe, uno smoothie di kiwi mela verde banana e cocco, e una padellata di rombo, cipollotti e semi.

Ma la "mattata" di questo menù è il "lime curd", che sarebbe un lemon curd fatto col lime ma che io volevo verde a tutti i costi, e quindi ha visto protagonisti anche altri due sapori: il basilico, e il tè matcha in polvere.

Vi confesso che sono strafelice di quello che ne è uscito: una tarte decisamente singolare e dal sapore fresco e "verde"!!

Quindi niente, anche se la settimana e ancora solo agli inizi, e prima di un po' di sano "svacco" (= "faccio cose, vedo gente", o "cucino e mi rilasso", o ancora "preparo una bella torta per un tè con le amiche o una cena tra amici") ce ne vuole, di tempo, diciamo che a me oggi va strabene sognare.. ;)

Dunque, ecco la ricetta!!!

Tarte di farro con lime curd al matcha e basilico
Ingredienti 
Per la pasta
150 g di burro
150 g di zucchero semolato
280 g di farina di farro integrale
1 uovo
sale
Per il ripieno al lime curd
4 lime
12 foglie grandi di
basilico + qualche fogliolina per la decorazione
100 g di zucchero semolato
80 g di burro
3 uova
1 punta di cucchiaino di tè Matcha in polvere più una punta di cucchiaino per la finitura
meringhette per decorare

Mescolare farina, sale, zucchero e burro freddo a pezzetti con una forchetta. Unire l’uovo e amalgamare rapidamente fino a ottenere un composto che sta insieme.
Con le mani, formare una palla, schiacciarla e farla riposare in frigorifero per 30 minuti.
Spremete i lime. Frullare in un robot da cucina le foglie di basilico spezzettate con lo zucchero, il succo di lime e una punta di tè Matcha.
Versare il composto in un pentolino dal fondo spesso con il burro e far sciogliere quest’ultimo a fuoco dolce.
A questo punto aggiungere le uova sbattute senza toglierlo dal fuoco, e mescolare continuamente  finché la crema velerà il cucchiaio.
Stendere la pasta con il mattarello tra due fogli di carta da forno e sistemarla in una teglia a fondo mobile del diametro di 28 cm, imburrata e infarinata.
Bucherellare la superficie con una forchetta e cuocere in bianco per circa 15 minuti a 170°C, poi togliere la carta con i legumi e proseguire per altri 10 minuti.
Sformare e lasciar raffreddare, quindi farcire con il lime curd al basilico, e decorare con poca polvere di tè, foglioline di basilico e piccole meringhe a piacere.

Il resto del menù che ho proposto per questo mese, come farfugliato a inizio post e magari è meglio metterlo giù con un po' più di ordine, è:

antipasti
Crostoni con hummus di fagiolini e menta 
Palline di formaggio fresco con semi ed erbe

primi piatti
Vellutata di piselli, scarola e germogli
Spaghetti integrali con avocado, asparagi, agretti e pistacchi

secondi e contorni
Rombo con semi, cipollotti e spinacini 
Puntarelle con giuncata e alici

dessert
Tarte di farro con lime curd
Smoothie bowl agli spinaci con banana, mela verde, cocco e kiwi


Allora a mercoledì, e intanto, di soppiatto, invito tutti a sbirciare il verde che finalmente è fuori dalle nostre finestre: buona primavera!


venerdì 17 marzo 2017

English muffin. Cose a cui io non posso resistere...

Sentite, facciamo così.

Io non avevo esattamente programmato di postare oggi.

O meglio sì, sono giorni che penso di farlo e vorrei farlo, ma mi sto "intruppicando" tra le cose da fare, e quindi la settimana stava già passando (anche con un po' di "sofferenza da solitudine" da parte mia) silenziosetta...

Poco fa però che ti succede?
Vedo che i miei amici della farine Pivetti hanno pubblicato sul loro sito una delle mie ricette realizzate in collaborazione con loro (nel post lincato trovate anche i passaggi fotografati step by step! ,-)), e siccome questa ricetta io la amo in particolar modo, ho pensato fosse un buon modo per augurarvi sane golose e pigre colazioni finesettimanali... ;)

Allora io, "ampress'ampress", adesso ve li posto al volo... <3

Perchè questi english muffin sono venuti esattamente come volevo.
Li ho sempre amati, questi paninetti dolci lievitati e cotti in padella, tipici dell'ora del tè inglese, ma questa versione con pasta madre mia ha proprio "stesa".

Li consiglio a tutti, e tutta contenta di aver trovato una scusa per sentirvi oggi, vi auguro un bellissimo weekend di marzo e prima-primavera!



English Muffin
ingredienti
380 gr di farina di grano tenero
150 gr di lievito madre a temperatura ambiente
1 presa di sale
20 gr di zucchero
40 gr di burro a temperatura ambiente
1 uovo
200 gr di latte
semola per la spianatoia

Sciogliere il lievito madre nel latte appena tiepido mescolando bene con una forchetta.
Aggiungere il lievito sciolto alla farina e iniziare ad impastare.
A questo punto aggiungere, mescolando, lo zucchero, l’uovo e il sale e, quando il composto comincia diventare elastico ed omogeneo, il burro morbido a fiocchetti.
Lavorare l’impasto fino a completo assorbimento del burro e finchè la massa non diventa morbida, liscia ed elastica.
Ungere leggermente una ciotola e disporvi l’impasto, poi far lievitare coperto per 3-4 ore o fino al raddoppio.
Spolverare il piano di lavoro con la semola e stendervi l’impasto allo spessore di 2,5 cm, poi tagliare con un coppapasta di 8 o 10 cm tanti dischetti.
A questo punto disporre gli english muffin sul piano di lavoro nuovamente spolverato con la semola, spolverare anche i muffin e lasciate lievitare coperti con pellicola alimentare per 1-2 ore.
Cuocere gli english muffin per 5-6 minuti in una padella pesante già calda, poi capovolgerli e cuocete dall’altro lato per altri 5-6 minuti.




giovedì 9 marzo 2017

Bigoli in salsa, Venezia, e gli infiniti toni del marrone...


I primi Bigoli in salsa della mia vita li ho assaggiati all'osteria Alla Vedova/ Cà d’Oro, a Cannaregio, una zona di Venezia bellissima, prevalentemente residenziale, e che si trova tra la stazione ferroviaria e l'ospedale, perfetta per camminare un po' fuori dai flussi iperturistici, "aperta", tranquilla.

Questa pasta lunga ed un po' grossa, bucata (diciamo, un po' irrispettosamente, un po' come i bucatini) mi è piaciuta fin da subito: facile, assoluta, saporita.

La cucina tradizionale veneziana mi ha incantata anche per questo: per le sue ricette "povere", che ti fanno essere subito "dentro" ai luoghi, accoglienti come un cicchetto accompagnato da un'ombra di vino camminando per le strade di questa bellissima città...

Dinner set Materia in vendita su Dishes Only

E'stato proprio a Venezia, giusto un anno fa, che ho realizzato che nella mia collezioni di libri di cucina, accanto agli amati illustrati, e ai moderni patinati, quelli con le fotone a tutta pagina che adoro, volevo dei libri "vecchi", o meglio dei libri di cucina tradizionale non "edulcorati", scritti magari in dialetto, senza troppi riguardi e magari anche senza dosi. De libri difficili insomma, ma che consultati insieme ad altri, e mescolati ad ulteriori ricerche via web, avrebbero sicuramente potuto arricchire il mio modo di cucinare (e capire l'origine di alcune ricette!).

Ma andiamo per ordine: come accennato qualche giorno fa, ho trovato questo escamotage per condividere qui sul sito alcune delle millemila foto che ho scattato ad una delle città che più amo al mondo e che si chiama come me ;-P

Lo scorso post su Venezia parlava di Favette Veneziane (frittelle di Carnevale), e del colore rosa (diciamo rosa antico) e di tutte le sue infinite declinazioni grazie (o a causa ;)) dell'acqua...

Oggi coi bigoli arrivano le foto marroni, o giù di lì! ;)





Per la ricetta invece, vi tramando subito a seguire il resto originale di un libro che mi piace tanto, edito da Franco Angeli, e che ho acquistato proprio a Venezia l'anno scorso in occasione di questa mia "epifania del libro di cucina tradizionale": si chiama A tola co i nostri veci. La cucina veneziana, di Mariù Salvatori De Zuliani,  poi sotto come l''ho fatta io a casa per la foto che vedete in questo post.


10. Bigoli in salsa (casa Fiorini - Venessia)

Tuti sà che i "bigoli" i xe quella pasta longa, co'l buso, no tanto grossa, da far sta. Ocio che desso, anca a Venessia, quando che se domanda a un osto de darne "bigoli in salsa" pol capitar che i ne presenta un piato de pastasuta conzà co'l pomidoro... fassendone restar co'l cuor in seca! Par rimediar a sta ignoranza moderna ve dago subito la resseta vera de i nostri veci tempi de na volta:

Far desfritar in te'l odio, a fogo quasi destuà, tanta segola a fetine. Ocio che sta segola la dovrai restar bianca e par otigner questo, zontarghe ogni tanto, se ocore, qualche cuciaro de acqua, cussì xe sicuro che no la rivarà a colorirse. Pena che la se sarà infiapia, unirghe quante che se vol de sardele salae a tochetini; po lassar tuto su'l fogo ancora per un atimo. Conzar co sto bon toceto i bigoli zà lessai in acqua de bogio salada.

(tratto da A tola co i nostri veci. La cucina veneziana, Mariù Salvatori De Zuliani)

Bigoli in salsa
ingredienti per 4 persone
360 di bigoli
10 acciughe sotto sale
3 cipolle bianche
180 ml di vino bianco
olio extravergine d'oliva
pepe

Dissalare bene le acciughe le acciughe, passandole ripetutamente e delicatamente sotto un filo d'acqua, poi privarle della lisca ed eliminare le squame.
Pelate le cipolle e affettarle molto sottilmente, poi farle stufare in olio extravergine di oliva in un tegame antiaderente, per qualche minuto, incoperchiato, aggiungendo poca acqua se occorre.
A questo punto aggiungere le acciughe tagliate a pezzetti e farle rosolare dolcemente (sui 3-5 minuti).
Aggiungere il vino bianco e incoperchiare, abbassare la fiamma e fate cuocere lentamente mescolando spesso, fino ad ottenere una salsa cremosa ed omogenea.
Nel frattempo lessare i bigoli in abbondante acqua non troppo salata e scolarli al dente.
Trasferirli nel tegame con la salsa di acciughe calda.
Mantecare bene e servire subito.


E' buonissima, anche se la fretta di mangiarla calda mi hanno fatto scattare un po' troppo di corsa, voi fidatevi, davvero! ;)





Le foto ve le ho messe giù un po' sparse, come al mio solito, andando per colori e per sensazioni, facendo una piccola fuga da Carlo Scarpa, esattamente come la vivo io e mi piace ricordarla, Venezia. La città in cui non mi perdo se cammino guardando il cielo...









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