lunedì 20 febbraio 2017

La focaccia di Federico Turri alla locanda Locatelli di Londra

Eccomi finalmente!
Settimana impegnativa quella appena trascorsa, per non parlare di quella che comincia oggi!!!

Ma sono contenta, perché ho iniziato a lavorare ad un nuovo progetto di cui spero di parlarvi presto, e nel frattempo esercito quella "cucina di sopravvivenza" che ci piace tanto (soprattutto quando ci salva in extremis!), e della quale invece posso parlarvi fin da subito! ;-P

In realtà, più che un parlare, è un "ri-parlare", dato che si tratta di una ricetta che spopola nel web da e per anni, grazie anche all'apporto della madre di tutte le foodblogger italiane, ovvero Sigrid.
Ma ne hanno parlato poi molte amiche, da Benedetta di Labna a Barbara di Babs, fino a Marina che pochi giorni fa se n'è uscita con un post dedicato facendomi venire voglia di rispolverarla anche a me!
Allora, dato che avevo un tantinello di lievito madre da fare fuori, ho voluto provare una mia versione a lievitazione naturale, che vi passo subitamente!

La ricetta è di Federico Turri, che l'ha ideata per la Locanda di Giorgio Locatelli a Londra, luogo in cui si occupa della panificazione per questo famoso ristorante siciliano in terra straniera (o occupava, ho fatto un po' di ricerca online ma non sono riuscita a capire se c'è ancora lui, dato che la notizia sulla paternità della ricetta ce la dava Sigrid quasi 10 anni fa!).

Ora io capisco che il bello di questa ricetta sta proprio nella sua velocità di esecuzione, tanto che da molti viene definita "senza impasto", o "furba", ma siccome a me piace tanto impastare, e l'aggettivo "furbo" non è mai andato tanto a genio, ho pensato che potevo postarvi entrambe le versioni (la prima la mia, la seconda presa in prestito dal blog della mia amica Marina), così chi come me ha bisogno di utilizzare e rinfrescare la pasta madre, può fare quella a lenta lievitazione, mentre chi ha bisogno di una focaccia veramente fast, può andare di lievito di birra!

In entrambi i casi, mortazza e birretta sono d'obbligo! ;-P



Focaccia di Federico Turri per la locanda Locatelli (versione con lievito madre)
ingredienti per una teglia tonda da 28 cm circa
250 g farina manitoba
250 g farina 00
120 g di lievito madre maturo e a temperatura ambiente
310 g acqua appena tiepida
2 cucchiai olio d’oliva extravergine
10 g sale
per la salamoia
50 g acqua a 20°C
50 g olio d’oliva extravergine
12 g di sale

Sciogliere il lievito madre nell'acqua.
In una ciotola capiente, mescolare le farine, versare al centro l’olio e il lievito sciolto nell’acqua.
Mescolare bene con un cucchiaio, aggiungendo il sale alla fine, poi ungere la superficie dell’impasto con poco olio e lasciar riposare, coprendo la ciotola con un piatto, per 45 minuti.
Rivestire con della carta forno una teglia da forno e ungerla con un filo di olio, rovesciarci l’impasto e lasciar riposare per 45 minuti.
Trascorso questo tempo, usando il matarello e partendo dal centro, stendere leggermente la focaccia, una volta verso il basso, e una volta (sempre partendo dal centro) verso l’alto, senza premere troppo in modo da non rompere le bolle d’aria che si stanno formando all’interno. 
Lasciar riposare un'ora e mezzo.
Quando l'impasto ha ben lievitato, emulsionare tutti gli ingredienti della salamoia (ci si può aiutare agitandoli in un barattolino a chiusura ermetica) e con la punta delle dita, formare dei buchi sulla superficie dell’impasto.
A questo punto versare tutta la salamoia sulla focaccia (sembra tanta, ma ci va tutta!), riempiendo tutti i buchetti formati prima. Lasciar riposare di nuovo per circa 45 minuti.

Infornare a forno già caldo a 220°C, lasciando cuocere per 25-30 minuti o finché la focaccia non sia dorata. Lasciar intiepidire su una griglia prima di servire.




Focaccia di Federico Turri per la locanda Locatelli (versione con lievito di birra)
ingredienti per una teglia tonda da 28 cm circa
250 g farina manitoba
250 g farina 00
15 g lievito di birra fresco 
310 g acqua a 20°C
2 cucchiai olio d’oliva extravergine
10 g sale
per la salamoia
65 g acqua a 20°C
65 g olio d’oliva extravergine
15 g di sale 

In una ciotola capiente, mescolare le farine e il sale, versate al centro l’olio e il lievito sciolto nell’acqua.
Mescolare bene il tutto con un cucchiaio, poi ungere la superficie dell’impasto con poco olio e lasciar riposare, coprendo la ciotola con un piatto, per 10 minuti.
Rivestire con della carta forno una teglia e ungerla con un po’ di olio, rovesciarci l’impasto e lasciar riposare per 10 minuti.
Trascorso questo tempo, usando il matarello e partendo dal centro, stendete leggermente la focaccia, una volta verso il basso, e una volta (sempre partendo dal centro) verso l’alto, senza premere troppo in modo da non rompere le bolle d’aria che si stanno formando all’interno. 
Lasciar riposare per 20 minuti.
Mescolare tutti gli ingredienti della salamoia e farli emulsionare per bene usando una forchetta.
Poi con la punta delle dita, formare tanti buchetti sulla superficie dell’impasto, rimescolare la salamoia e versarla tutta sulla focaccia, riempiendo tutti i buchetti formati prima. 
Lasciar riposare di nuovo per 20 minuti.

Infornare a forno già caldo a 220°C, lasciando cuocere per 25-30 minuti o finché la focaccia non sia dorata. 
Lasciar intiepidire su una griglia prima di servire

sabato 11 febbraio 2017

il nero "si porta": menù del mese di febbraio, total black ;)

Sono appena entrata in treno e poco fa, "volante" come è un po' nel mio carattere, sono "passata" (letteralmente, perché ci entro e ci esco a fare un microgiro ogni volta che parto da Roma) in un noto franchising presente anche a Roma Termini perché avevo visto dalla vetrina "qualcosa di rosso".

Il rosso, dovete sapere, oltre ad essere il mio nome, è anche il mio colore preferito per eccellenza.
Quindi sono entrata sparata ma già da fuori vedevo che "il punto" di colore non era quello che voglio io (che per capirci è il "rosso Valentino", o il mitico "999 Dior"... Il rosso-rosso, insomma!).

Guardo l'ora e vedo che ho un cinque minuti di margine. Il negozio nemmeno troppo pieno. "Sepoffa'", ho pensato. E mi sono tirata dentro in cabina anche la copia uguale nera.

Stretta, collo a barca, manica tre quarti, molto Sabrina mentre cucina per Humphrey Bogart.

Alla fine ho preso quella, quella nera, perché dal tubino all'abito, ai leggins ai jeans, al maglione alla mutanda (;-P), il nero "si porta". Non puoi sbagliare, soprattutto se il punto di rosso non ti convince o se hai solo una manciata di secondi per infilarti nel treno verso casa...


Nel cibo, rispetto alla moda, devo dire che è diverso, o almeno lo è nella cucina intesa tradizionalmente.
La cucina è colorata. Penso agli ingredienti, al giallo delle uova e del grano e al rosso del pomodoro. Penso a tutti i toni dei marroni della terra, dei legumi, dei cereali e della crosta del pane. Penso al verde degli ortaggi, e le infinite sfumature di tutto ciò che è edibile.

Infinite sfumature ma il nero, quello almeno fino agli ultimi anni, quello è più raro. Decisamente più del bianco (il bianco della farina, il bianco del riso, il bianco della meringa!).

Insomma, il nero in cucina è tosto, e non a caso, non facendo ancora così tanto parte dell'immaginario dell'edibile,  non è manco troppo facile fotografarlo, quindi immaginatevi la mia ansia quando mi hanno comunicato il tema del menù Fiorfiore in Cucina di questo mese: total black. Momenti mi viene un colpo! :)

Poi niente, invece ci ho preso gusto, ed in effetti posso dire che anche a tavola, "il nero si porta"!

Come ormai di mia consuetudine vi lascio anche su questo spazio web una piccola anteprima del menù. Qualcosa lo avete già virtualmente assaggiato nei giorni scorsi, mentre per il resto, trovate tutto sul magazine distribuito nei punti vendita Coop (in particolare quel dolcino alla farina di riso venere col gelato e lo sciroppo di melagrana, se siete in vena di un dolcetto a metà tra il rustico e il romantico per l'ormai imminente festa degli innamorati... ;))

Insomma, oltre al risotto di lunedì scorso, e all'insalata con mirtilli e pesto di alghe di mercoledì, ecco a voi il resto del menù! ;-)


(e buon fine settimana... :-*)

Riso Venere
Tortino al riso Venere e zucca
Torta di farina di riso

Alghe
Ciotola di riso, pollo, avocado, cetrioli e alghe

Nero di seppia
Scialatielli al nero di seppia con vongole allo zenzero

Carbone vegetale
Panini al carbone vegetale con pomodoro e sgombro






mercoledì 8 febbraio 2017

Insalata con mirtilli e dressing al pesto di alghe e semi

Finisce sempre che snobbiamo le insalate.
Perché tutto sommato (almeno per me) sembra sempre qualcosa di così scontato, o semplice.
E questo porta inevitabilmente a una sorta di (mia) pigrizia nei confronti della cosa.
E fare un po' di esercizio mentale sulle insalate, non solo fa bene perché l'insalata fa bene tout court, ma fra bene perché più la vari, più la mangi, e più la mangi e più ti fa bene.
Tra l'altro più la vari, più si "autoinsaporisce", e più si "autoinsaporisce " meno utilizzi il sale, innescando un ulteriore circuito virtuoso di cui sono sempre più soddisfatta (quando riesco a praticarlo).
L'insalata a seguire mi sembra un esempio abbastanza calzante di questo discorso che faccio tra me e me spesso e volentieri, ed è uno degli otto piatti del "menù in nero" che campeggia questo mese sulle pagine di Fiorfiore in Cucina e di cui fa parte anche lo scorso risotto (il mio personale "tubino nero" dei risotti! ;-P).
Chi mi conosce sa che non è la prima volta che inserisco i mirtilli nelle preparazioni salate (mirtilli in insalata anche nel libro delle mandorle, infatti!), ma questa volta l'elemento croccante non sono le mandorle bensì i semini, e quello caratterizzante sono un esperimentino nuovo-nuovo, ovvero l'utilizzo delle alghe crude marinate in un pesto molto liquido a mo' di dressing.

INSALATA CON MIRTILLI E DRESSING AL PESTO DI ALGHE E SEMI
ingredienti per 4 persone
250 g di insalata da taglio mista con varietà orientali (tatsoi, mizuna ecc.)
125 g di mirtilli freschi
olio d’oliva extravergine
2-3 cucchiai di succo di limone o lime
Parmigiano Reggiano
1 cucchiaio di semi di papavero
sale
Per il pesto di alghe
10 g di alga lattuga di mare in fiocchi
10 g di alga dulse in fiocchi
10 g di alga wakame in foglie
2 cucchiai di semi di sesamo
2 cucchiai di semi di girasole  80 ml di olio extravergine d’oliva

Preparare il pesto sminuzzando l’alga wakame e disponendola in una piccola ciotola insieme alle altre alghe e all’olio.
Mescolare molto bene, coprite e far marinare in frigorifero almeno una notte.
Il giorno successivo aggiungere i semi di sesamo e di girasole e rabboccare l’olio d’oliva se occorre.
Lavare l’insalata, scolarla bene e disporla in un’insalatiera.
Unire i mirtilli lavati e asciugati e condite con il sale, poco olio e il succo di limone.
Aggiungere a questo punto alcune scaglie sottili di parmigiano e i semi di papavero.
Servire accompagnando l’insalata con il pesto di alghe e semi.

[con le foto non riuscivo a decidermi, mi piacciono tutte e due, ma mi piacerebbe fare un piccolo esperimento: voi quale preferite????? :D grazie... ]



lunedì 6 febbraio 2017

Riso (tto) Venere con burrata e alici del mar Cantabrico, e un menù nuovo-nuovo in arrivo. Total black.

Booonzuuuuuurrrr!

Si chiude la settimana con un risotto bianco e da realizzare con gli ingredienti della dispensa e si apre la successiva (cioè questa, insomma oggi ;-P) con un risotto tutto nero e con qualche ingrediente fresco in più: la mia adorata burrata.

In comune questi risotti hanno però una cosa: ingredienti che si contano sulla punta delle dita.
Anzi, se questo di oggi ha un aspetto un po' più "barocco" e ricco del confortevole risotto ai porcini secchi e crema di parmigiano di qualche giorno fa, è nella sua realizzazione addirittura più semplice dell'altro, non ha nemmeno una cipolletta o uno scalogno da affettare!



Mi piace così tanto che dopo averlo realizzato la prima volta, l'ho propinato a tutti: alla mia famiglia la sera della vigilia di Natale, alla Juls la sera di Capodanno, ed ora a voi!! ;)

Si tratta di uno degli otto piatti del menù del mese della rivista Fiorfiore in Cucina di febbraio (che trovate in tutti i supermercati Coop), e per questo mese ho deciso di fare il contrario dello scorso: allora voi avevo svelato il menù, e poi un paio di piatti, mentre per oggi e per il prossimo post, voglio condividere due ricette, e poi per chi è curioso, verso il finesttimana, l'intero menù!

Insomma, oggi partiamo col risotto, e la ricetta è semplicissima ed io spero tanto che la proviate e che mi diciate la vostra...

RISOTTO CON RISO VENERE, FILETTI DI ALICI DEL MAR CANTABRICO E BURRATA
ingredienti per 4 persone
300 g di riso Venere integrale 
6 filetti di alici del mar Cantabrico 
40 g di burro  
1/2 bicchiere di vino bianco 
1 l di brodo caldo 
prezzemolo 
400 g di burrata
un paio di cucchiai di pinoli tostati a piacere

Far sciogliere 20 g di burro in una casseruola capiente, poi aggiungere e farvi sciogliere 2-3 filetti di alici a pezzettini.
A questo punto aggiungere il riso e farlo tostare per 2-3 minuti. Versare il vino bianco e lasciare sfumare a fuoco vivace. 
Versare il brodo poco per volta e portare a cottura. 
Spegnere il fuoco e mantecare il riso con il burro restante.
Distribuire il riso nei piatti e aggiungere la burrata, le rimanenti alici a pezzetti, il prezzemolo tritato, pepe e pinoli tostati a piacere.

giovedì 2 febbraio 2017

Metti una sera a cena all'improvviso: risotto con funghi porcini e crema di parmigiano

Ohmmammina, qui ci stiamo decisamente prendendo gusto a postare di giovedì anticipando il venerdì e dicendo "buon weekend!!!", ma soprattutto, anche a postare a spron battuto..

Eccheè? Pare che m'a morsicata la tarantola! ;-P

A parte scherzi, che bello essere qui un giorno sì e un giorno pure, mi mancava da matti, come mi mancava, soprattutto, il contatto diretto con voi (al di là dei social, che sì, ci piacciono tanto, la chiacchiera qui è decisamente un'altra cosa, ha un'altra temperatura e un'altra permanenza).

Oddìo, ad abituarcia  certi lussi non ci abituiamo, però porcavacca, qualc he è certo è che appena "rifiato" mi fiondo qui! ;)

Questo è uno di quei piatti che devo ricordarmi di tenere ben a mente per le emergenze serali di:

a. quando non hai (praticamente) niente in frigo, torni stremata dall'ufficio, è buio e freddo e sai che una cenetta confortevole potrebbe farti sentire un tantinello meglio
b. quando non hai (praticamente) niente in frigo, torni stremata dall'ufficio, è buio e freddo e ti arrivano ospiti all'improvviso e hai velleità di presentare qualcosa di simil-decoroso a tavola.

E' una di quelle ricette da "cuisine du placard" che piacciono tanto a me e che se avete uno scalogno, un bicchiere di vino bianco, una manciata di porcini secchi, panna e parmigiano, siete a cavallo. 
No, ma che dico a cavallo, a cavallissimo.

Poi vabè, serve anche un po' di riso "buono", ma quello per i risotti ci vuole sempre!

E' un piatto estemporaneo, cucinato qualche giorno fa per la cena, schiaffato sul tavolo così come stava e fotografato (lo dico un po'orgogliona perchè in genere non è così veloce, l'operazione... ;)).

piatto Riga in vendita su DishesOnly

Posso dirvela "sciuè-sciuè"?

Prima cosa vi preparate la crema di Parmigiano Reggiano, così (non vi servirà tutta, potete benissimo dimezzare le dosi):

In una casseruola, scaldare 250 ml di panna con una spolverata di noce moscata e portarla a bollore.
Togliere dal fuoco, aggiungere 40 g di Parmigiano Reggiano DOP grattugiato finemente, amalgamare bene con un cucchiaio di legno e rimettere sul fuoco.
Una volta raggiunto di nuovo il bollore aspettare ancora 5-8 minuti mescolando, o fino a che la salsa non ha ottenuto una consistenza più densa, a questo punto togliere dal fuoco e lasciar intiepidire.

Poi procedete "classici" col risotto, ovvero, trito di scalogno nel burro, riso tostato, poi sfumato col vino, e poi vai di brodo a mestolate, un po' per volta.
Nel frattempo far rinvenire i porcini secchi nel brodo e aggiungerli a pezzetti nel riso verso i due terzi della cottura (lasciandone a piacere qualcuno per la decorazione), insieme ad un paio di cucchiai di crema di parmigiano (in base alla quantità di riso).
In ultimo mantecare con burro a piacere o solo con la crema di parmigiano (questa per forza! ;)), e servire con i porcini rimasti e una generosa macinata di pepe nero.

Bon appétit! ;)

E, ah, dimenticavo: Buon weekend!!! ;-P

mercoledì 1 febbraio 2017

Coccole infrasettimanali: minestra di farro, zucca, topinambur e alga kombu

Certo che nel titolo di questo piatto, di per sé molto semplice da realizzare e confortevole, ci stanno subito due parole "strane", che sono il topinambur e l'alga, la kombu!

Il primo, di ingrediente strano, ce l'ho messo io, e confesso che era la prima volta in assoluto che mi cimentavo con questo tubero dalle molte (pare ;)) proprietà benefiche, mentre l'alga, quella ci ha pensato Nuova Terra, l'azienda toscana che produce da più di venti anni cereali, semi, legumi, mix per zuppe e minestre e che mi ha coinvolta, insieme ad altre colleghe blogger e con mio grande piacere, in un progetto che si chiama #siamogolosiani.

Il manifesto dei golosiani prevede infatti alcune semplici buone abitudini di tavola e di vita, e a queste saranno ispirate alcune ricette che io e le mie amiche blogger che aderiscono all'iniziativa abbiamo dedicato e dedicheremo sui nostri spazi.




Qui trovate tutte le ricette che finora sono state realizzate per questo progetto (io mi sono letteralmente SBIZZARRITA a spulciare le ricette delle mie amiche e colleghe! <3), mentre qua a seguire trovate la mia ;)

Ho sempre amato l'utilizzo dell'aga kombu associato alla cottura dei legumi (oltre ad essere in generale ricca di fibre li rende più digeribili e leggeri!), e trovarla già a pezzetti inserita nella confezione di questa zuppa mi è sembrata una genialata, quindi la mi prima scelta è stata quella che vedete qua sotto!

Minestra di farro, zucca, topinambur e alga kombu

ingredienti per 4 persone
2 coste di sedano
1 cipolla
2 o 3 rametti di timo
200 gr di zucca già pulita e tagliata a dadini
200 gr di topinambur pelato e tagliato a dadini
1 litro di brodo vegetale caldo
olio extravergine d'oliva
sale
pepe

Tritare finemente la cipolla e il sedano e lasciarli imbiondire in un filo d'olio.
A questo punto aggiungere i dadini di zucca e topinambur e un pizzico di sale e le foglioline di timo, poi mescolare con un cucchiaio di legno e lasciar insaporire uno o due minuti.
Aggiungere la zuppa di farro con alga kombu Nuova Terra e far insaporire ancora, rimestando, uno o due minuti.
A questo punto coprire a filo con il brodo e lasciar cuocere 20-30 minuti.
Servire a piacere con infilo d'olio e una macinata di pepe.





lunedì 30 gennaio 2017

latte d'avena fatto in casa e relativa brioche ;-P

La prima volta che mi sono cimentata in un latte vegetale è stato quando "ho studiato le mandorle" per il mio amato libro "dei mandorli in fiore", e confesso che fare da sé un latte è sempre, in ogni caso e con qualsiasi ingrediente, qualcosa di davvero emozionante...

Dà soddisfazione in primo luogo, come per ogni cosa che si realizza con le proprie mani, e ti permette di entrare nel processo tanto da poterlo fare tuo e personalizzarlo (aggiustando sapore, densità, dolcezza o sapidità); ma oltre a questo, per il latte, c'è qualcosa di più e che va oltre.

Il latte ha a che vedere con molti di noi, dalla nascita e l'infanzia, ed è un cibo in in un certo senso universale (per tutti i mammiferi è il primo alimento!), e sia che esso sia di mamma, di mucca o di capra, oppure vegetale, riguarda o ha riguardato molti (moltissimi!) uomini e cuccioli di questa terra.

Insomma, per tutti questi motivi, e credo anche altri non del tutto intellegibili, io ogni volta che mi preparo un latte vegetale in casa, mi emoziono sempre un po', e quindi oggi ecco che per augurarvi buona giornata e buona settimana vi lascio la ricetta del latte di avena che ho messo a punto il fine settimana appena trascorso.

Io consumo in genere latte di mucca, ma amo moltissimo tutti i latti vegetali, che preferisco in alcuni periodi dell'anno più "delicati" per il nostro - o almeno il mio! - organismo, ovvero primavera e autunno, quando il corpo chiede una pausa detox, e in inverno, in cui a casa mia il latte di avena in particolare viene usato come base per il latte d'oro alla curcuma, di cui vi avevo parlato qui.



Siccome questi latti vegetali costano un bottoooooo, ho pensato che una ricettina per farseli da sé può fare comodo a tutti, e soprattutto, come accennavo sopra, quello che mi piace è che oltre alla semplicità e all'economia della cosa, ognuno di noi può prepararlo come lo preferisce: più o meno denso aggiungendo o togliendo acqua o usando un colino a maglie più o meno fitte, più o meno sapido aggiungendo o togliendo sale, più o meno dolce scegliendo il tipo di dolcificante (miele, malto, sciroppo d'acero, sciroppo d'agave o altro), o togliendoli del tutto, a seconda dei propri gusti e delle proprie esigenze.



Il procedimento è ancora più semplice di quello del latte di mandorle, e più breve, e appena realizzata questa bevanda super buona , ero così gasata che ho impiegato subito sia il latte che il residuo della sua preparazione, in una brioche (o pane dolce) senza uova né lattosio né zucchero per le colazioni della settimana.
L'ho preparata con una pasta madre trascurata, sfinita e che abbisognava di un ulteriore rinfresco, ma se il risultato è stato soddisfacente così, allora con un lievito madre anche solo "normale" deve essere ancora più buona!

Quindi ecco, a voi entrambe le ricette, e siccome ho provato a seguire i buoni propositi/abitudini che mi ero riproposta a inizio anno, ed in particolare quello di godermi il mio lavoro, beh diciamo che ho un po' indugiato negli scatti e come da buona abitudine del lunedì mattina, vi toccherà sorbire, oltre che la marea di parole dette fino an ora, anche un sacco di foto sparse!


LATTE DI AVENA FATTO IN CASA

ingredienti per un litro circa
100 gr di avena in fiocchi
1 litro di acqua
1 pizzico di sale rosa dell’Himalaya o sale di Cervia
(2 o più cucchiai di miele d’acacia o di sciroppo d’agave a piacere)

Il giorno  precedente
Mettere l’avena a bagno nell’acqua fresca e lasciar riposare almeno una notte in frigo (meglio ancora per 24 ore, l'ammollo prolungato favorisce la diminuzione dell'effetto "farina" nel latte una volta tritato, a mio parere)

Il giorno successivo
Tenendo da parte l’acqua dell’ammollo, trasferire l’avena in un frullatore e frullare a più riprese, aggiungendo man mano l’acqua, il sale e il miele o lo sciroppo d’agave.

Con questa ricetta si ottiene un latte di media densità, ma se si preferisce un latte più leggero si possono aggiungere fino a 150 ml di acqua in più oltre quella dell’ammollo tenuta da parte.
Filtrare il composto ottenuto con un setaccio* e imbottigliare.
Il residuo* di avena si può mangiare come pudding, con qualche mirtillo e un cucchiaio di sciroppo d'acero, o impiegare per realizzare la brioche a seguire.

Si conserva in frigo per 2-3 giorni.
Agitare e mescolare prima dell'uso (come vedete dalle diverse foto, al passare del tempo la parte più densa del latte tende a depositarsi sul fondo del contenitore, basta agitare o mescolare prima del consumo per ottenere un composto omogeneo).



BRIOCHE ALL'AVENA SENZA LATTOSIO E SENZA UOVA**

ingredienti per uno stampo da plumcake lungo 28 cm
100 gr di lievito madre a temperatura ambiente (rinfrescato 1 o 2 giorni prima)
250 ml di latte di avena homemade
50 gr di residuo lavorazione avena*
200 gr di farina semintegrale di tipo 1
100 gr di farina di Manitoba
200 gr di farina tipo 0
1 presa di sale
2 cucchiai di malto di riso (+ 1 per spennellare)
50 gr di olio di riso.

La sera precedente
Mescolare le farine.
In una ciotola mescolare il residuo della lavorazione del latte di avena con l'olio di riso e tenere da parte.
Sciogliere il lievito madre nel latte di avena fatto in casa appena intiepidito, poi usare questo composto per intridere le farine precedentemente mescolate e impastare molto bene fino ad ottenere un insieme omogeneo ed elastico.
Continuare ad impastare aggiungendo il sale, lo sciroppo di riso e poi il composto a base di avena e olio.
Impastare a lungo fino ad ottenere un impasto elastico, liscio ed omogeneo, formarvi una palla e far riposare per tutta la notte (o anche oltre, dalle 8 alle 12 ore, o comunque fino al raddoppio della massa) coperto, in un luogo tiepido.

Il giorno successivo 
Riprendere l'impasto e dargli una forma allungata, in modo da poterlo sistemare in una teglia da plum cake lunga 28 cm.
Far lievitare ancora dalle 2 alle 4 ore (deve raddoppiare di volume), poi spennellare con 2 cucchiai d'acqua calda mescolati con un cucchiaio di malto di riso e cospargere di fiocchi d'avena.
Cuocere in forno a 180 °C per 20-25 minuti o finché la brioche non sarà leggermente dorata.

** per una pane dolce con avena miele e burro, invece, trovate la ricetta qui

giovedì 26 gennaio 2017

timballo di riso, tomino e speck

Ci sto prendendo gusto, mi sa, a postare di giovedì per poter dire "buon finesettimana" un po' in anticipo...
Che sia uno stratagemma un po' psyco per convincere me stessa che la settimana volge al termine? ;-P
Oppure semplicemente pensare alla cucina del finesettimana ed avere un paio di giorni di tempo per pianificare la ricetta della domenica, altra cosa che non è male; e infatti la ricetta di oggi, nonostante sia molto semplice e quindi anche adatta ad una cenetta infrasettimanale, io per un pranzo della domenica ce la vedo benissimo.

Viene anche lei dal menù di 8 ricette a tema "forno" del mensile Coop Fiorfiore in cucina di gennaio e di cui vi parlavo lunedì, ed è una portata di grande soddisfazione, sia per l'accostamento dei sapori (beh, anche facile, immaginate un grande "Tominone" avvolto nello speck come quelli che si trovano al banco gastronomia già pronti, solo che sotto forma di riso! ;-P), che per la facilità di esecuzione, che per il fatto (e questa forse è una preferenza solo mia) che necessiti di pochi ingredienti.

Riso, tomino, speck, una cipolla, burro, e un goccio di vino bianco.
Il risultato è sorprendente a mio parere.

piatto Riga in vendita su DishesOnly



Usate un riso a chicco tondo (tipo un Originario), oppure un riso comune, o cmq un riso da timballi o crocchette (se avete poi un avanzo di riso da sushi in dispensa, potete usare serenamente anche quello, che "attacca" una meraviglia ;-P).

Fatemi sapere se lo provate, e buon fine settimana a tutti!!!!!

timballo di riso, tomini e speck
ingredienti per 4 persone
360 g di riso
1 cipolla rossa
1/2 bicchiere di vino bianco
1 l circa di brodo vegetale
60 g di burro
120 g di speck tagliato molto sottile*
160 g di tomini

In un ampio tegame far appassire la cipolla tritata  finemente con 40 g di burro fino a farla diventare quasi trasparente.
Aggiungere il riso e tostarlo per pochi minuti mescolando. Versare il vino e far sfumare, poi unire il brodo caldo a più riprese e farlo assorbire mescolando di tanto in tanto,  fino a cottura ultimata.
Togliere dal fuoco e mantecate con il restante burro.
Foderare una teglia con le fette di speck disposte a raggiera. Tagliate i tomini a tocchetti. Versate metà del riso nella teglia e aggiungere i cubetti di tomino.
Coprire con il restante riso e livellare con il dorso di un cucchiaio. Ripiegare le fette di speck sul riso.
Infornare a 200°C per 25 minuti, poi sfornare e lasciar riposare per 10 minuti.

Sformare il timballo su un piatto da portata e servirlo a fettine.

*affinchè la ricetta sia interamente gluten free, assicuratevi che lo speck che utilizzate sia certificato privo di questo allergene

martedì 24 gennaio 2017

Sformato di pere, chevre, noci e rosmarino

Ehm, dunque, dato che ieri vi ho rintronati di parole (uhm, ma che straaaaaano!), oggi sarò sobria.
Così sobria che vi dico solo che questo sformato di pere, chevre e noci è buonissimo ed io ne vedo superfiera!
Si tratta, come vi accennavo nelle 6.000 e rotte battute del post del lunedì mattina di ieri, di una delle ricette del menù del mese di gennaio della rivista Fiorfiore in Cucina (distribuita in tutti i supermercati Coop).

Come vedete dagli ingredienti la farina è poca e gli albumi vanno montati a neve, la qual cosa rende il tutto piuttosto alveolato e soffice anche senza l'ausilio di lievito.

Lo si cuoce in uno stampo da cake, e nel mio caso ha funzionato benissimo uno stampo in ceramica, quindi direi che se vi va potete anche provarlo in versione torta in una pirofila, magari monitorando un po' il forno perché in quel caso immagino lo strato di impasto sia minore e quindi si cuocia con maggiore facilità.




Ve lo stra-consiglio, potete servirlo con un'insalatina di radicchio tagliato sottile e marinato con aceto balsamico e pere, o con una fetta di chevre e un filo di miele di castagno.

Fatemi sapereeee (quant'è buono lo chevre con le pere! ;))!!!!!

Sformato di pere, chevre, noci e rosmarino
ingredienti per 4 persone
2 pere bio
200 g di tronchetto di capra
125 ml di latte di capra*
80 g di noci già sgusciate
2 uova
2 rametti di rosmarino
100 g di farina di tipo "2" macinata a pietra
sale

In una ciotola capiente mescolare i tuorli con la farina e aggiungere gli aghi del rosmarino tritati  finemente al coltello.
In una seconda ciotola lavorare il formaggio di capra tagliato a fette con il latte in modo da ottenere un composto cremoso e aggiungerlo all’impasto a base di uova, mescolando bene.
Tritare grossolanamente al coltello i gherigli di noci e tagliare in quarti le pere, riducendone 6 quarti a cubetti e 2 quarti a fettine sottili, mantenendone a piacere la buccia.
Aggiungere le noci e le pere a cubetti all’impasto, tenendo da parte un paio di cucchiai di noci e le pere a fettine.
Montare gli albumi a neve ferma e aggiungerli delicatamente al composto, poi versare il tutto in uno stampo da cake lungo 22 cm imburrato e infarinato, aggiungere le fettine di pere e le noci rimaste e infornare a 180°C per 25-30 minuti.

lunedì 23 gennaio 2017

Peripezie di fine anno per un menù di inizio anno, tutto al forno, a Gennaio!

Buongiorno e buona settimana!
Non ditemi che vi sentite come me, ovvero già provati dall'inizio anno e tutti intenti a trovare il bandolo della matassa (come si accennava qui giusto una settimana fa) per capire come prendere il toro per le corna e non farsi sopraffare dalle mille cose quotidiane.

La coda del 2016 è stata davvero una di quelle codastre fastidiose e difficili che spruzzano fuoco e fiamme da ogni parte.

I soliti impegni, il solito stress (che molti di noi conoscono) di fine anno (e che più passa il tempo e meno mi va di subire ;)), le solite corse.

Al tran-tran si sono aggiunti, lo scorso autunno, sfinenti appuntamenti dal dentista, innumerevoli trasferte a Milano e, nel bel mezzo di un paio di consegne fotografiche, anche un simpatico incidente alla caviglia che mi ha costretta con le stampelle per alcuni giorni e zoppicante, e non troppo in forma, per altri.

Ora, soprassedendo sulle innumerevoli pacche sulla spalla di persone che mi hanno detto "così finalmente ti dovrai fermare" (come se uno fosse indaffarato per sua velleità o solo per attitudine, e non, come spesso capita, per buona parte, per necessità), e sul fatto che molte categorie di lavoratori purtroppo non hanno la cosiddetta "malattia", per cui di "fermarsi" non se ne è proprio parlato, devo dire che questa esperienza mi ha insegnato tanto.

Come prima cosa, e questo vale assssssssolutamente come buon proposito 2017, ho capito che devo sacrificarmi un po' di meno, e organizzarmi un po' di più.

Pppperò, non voglio rinunciare a quello che mi piace, e, porcavacca, cucinare e fotografare mi piace troppo, quindi trovare il giusto equilibrio tra le varie cose sarà il tema dell'anno che verrà (scusate lo ripeto da una settimana , ed in effetti altro che buoni propositi o buone abitudini, questo pare proprio un mantra, ma chissà che non funzioni!) ;)

Le foto che vedete qua sotto fanno parte di un menù che ho elaborato, cucinato e fotografato per il numero di Fiorfiore in Cucina di gennaio (lo trovate quindi in tutti i supermercati Coop proprio in questi giorni e per tutto il mese!), e mi piacciono tanto, perché come tutte le foto che scatto, mi parlano di quello che c'è dietro e sono per me un concentrato di ricordi (in questo caso recenti, ma spessissimo anche lontani).

Per me una foto è infatti come un segnalibro del tempo, e ad essa riesco a collegare calendari, momenti, sensazioni del periodo in cui l'ho scattata).

Insomma a causa delle peripezie e i contrattempi di cui vi accennavo sopra le foto di questo servizio sono state scattate non in uno, né in due, ma in ben tre luoghi diversi (e in buona parte con stampelle al seguito! ;)).

Mentre per i cibi come altre volte è capitato mi sono barcamenata tra il Lazio e le Marche, per la foto di apertura del servizio (che è quella che vedete qua sopra, in alto a sinistra), devo ringraziare la nonna Francesca di Ca' De Memi, l'agriturismo a Piombino Dese (e di cui presto vi parlerò meglio) dove a metà novembre io e Giulietta abbiamo tenuto il nostro ultimo workshop di food fotografia.




La storia è andata più o meno così:
  1. Dovete sapere che a me le foto di apertura di un servizio mettono sempre un po' di pensiero. Non so perché. Se è un paesaggio (per dire), bon, quello è come madre natura lo ha fatto e tocca "solo" scattare e stop. Se è un piatto, te lo cucini e intanto hai tutto il tempo per metabolizzartelo quindi in un modo o nell'altro si "svanga". Ma se è un "istante", per di più a tema (e quindi possibilmente di volta in volta diverso ;)), non so, mi mette pensiero.
  2. Il giorno prima del corso a Piombino Dese ero "sparsa" per l'Italia, o meglio lo ero da un paio di giorni prima, e non avevo il tempo materiale di rientrare a Roma, quindi Ca'De Memi con somma bontà e disponibilità e generosità mi hanno accolta con un giorno di anticipo su a nord. Venivo da Ancona per i malefici crediti formativi dell'Ordine degli Architetti e sono arrivata sfinita, nottetempo, a Padova. Il venerdì ho lavorato, nella pace di quel posto meraviglioso, e con Elena e Michela abbiamo sistemato le ultime cose prima del corso in attesa di Gulia e Tommaso.
  3. A pranzo ho conosciuto la nonna Francesca (ed è stato amore a prima vista). Una nonna davvero speciale, premurosa, intelligente, di quelle che vorresti tornare ad avere 9 anni solo per stare al calduccio della sua cucina a fare i compiti mentre lei rassetta dopo il pranzo. Così tanto che una specie di compiti li ho fatti davvero, nella cucina di nonna Francesca... Ho chiesto se potevo starmene un po' lì con la macchina fotografica e ho deciso di provare a fotografare il suo forno per il numero di gennaio del magazine di ricette Coop, tutto dedicato alle ricette al forno! La foto mi piace tanto, perché è esattamente come stava la sua cucina in quel momento (immaginatala tutta affaccendata a dire "ti serve un canovaccio? tolgo le pentole?" ed me che rispondevo "nononooo! va benissimo così!"). Un attimo di una cucina (così come le teglie della mia mamma nell'altra foto di apertura (pare-pare come le ho cacciate dal mobile, dato che stava facendo buio e di tempo per acchitare non ce n'era)...
Ecco, insomma, foto di attimi in cucine vere come vorrei che fossero sempre le mie foto (ecco un buon proposito! ;)).

A questo punto mi direte, e la ricetta? Per sollevare un po' questo lunedì che già si presenta faticosetto?

Allora, per oggi vado con l'enumerarvi il menù completo che trovate, come vi dicevo, sul numero di gennaio della rivista Fiorfiore in Cucina (distribuita in tutti i supermercati Coop), e in settimana (ma già da domani mattina!), un paio di ricettuzze per intero (che poi sarebbero quelle che non trovate qui in foto ;)) ve le scrivo anche qui... <3

Ecco l'elenco completo delle ricette! A voi quali vi ispirano???


Classiche
Zuppa di cipolle e formaggio gratinato in cocotte 
Pollo arrosto con paprica e arancia
Ricche
Pasticcio di carne
Ziti spezzati al forno con mozzarella e pomodori secchi
Al formaggio
Sformatini di spinaci con fonduta di parmigiano 
Dolce
Cobbler al cacao e peperoncino


Un buon lunedì, una buona settimana, e, se vi va, una buona "accesa di forno" a tutti! ;)

A domaniiii!!!



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