giovedì 21 luglio 2016

insalata di bulgur al rosmarino, con ceci croccanti alla paprika e cipolle di Tropea

Oh, eccoci finalmente ai pranzetti estivi.
Quelli facili e comodi e che "quasi" non accendi il forno.
Mi sembra di giocare a mosca cieca, alla ricerca delle "poche cotture", cosa che proprio non è da me, ma quando ce vo', ce vo'.

Oggi stiamo ad una specie di "fuochino", dai. Nel senso che per questi ceci croccanti alla paprika il forno ci vuole, sì, un attimino, ma il risultato finale è oltremodo pratico e fresco e croccante, e soprattutto buono!
Mi sembra anche un'ottima soluzione per consumare legumi anche in periodo estivo (cosa che io tendo sempre a trascurare), e far fuori sacchetti e sacchettelli vari di grani e cereali che tanto fanno bene alla salute e che d'estate si prestano un sacco ad essere impiegati in enormi colorate insalate che si preparano in anticipo, prendono sapore in frigo o fuori, e al ritorno dal mare e dalla passeggiata in montagna salvano la vita a tutti!

Settimana prossima invece staremo al "fuoco" e fuocone" (occhei, la metafora della mosca cieca sa un po' di ossimoro se consideriamo il "fuoco" esattamente come un progressivo allontanamento dai fornelli, ma tant'è: in menù avremo una ricetta al fornello e una "al freezer"... visto quanto mi impegno???).

Ma non vi svelo altro, per ora vi tocca accontentarvi della ricettuzza di oggi. ;-P
Facile, colorata e con questa chicca dei ceci croccanti alla paprika (imparati dalla bravissima Heidi Swanson e scovati nel suo libro Super Natural Every Day: Well-loved Recipes from My Natural Foods Kitchen) che, con l'immancabile rosmarino, e uno o due cipollotti di Tropea affettati più o meno sottili, prende proprio vita nel suo vestitello oltremodo estivo! ;-P

ok, allora vado con la ricetta, che è di quelle "senza troppe dosi"

insalata di bulgur al rosmarino, con ceci croccanti alla paprika e cipolle di Tropea
ingredienti
250 g di bulgur
1 barattolo di ceci già lessati
1 o 2 cipollotti di Tropea
sale, paprika, rosmarino fresco quanto basta

Lessare il bulgur in acqua leggermente salata seguendo le istruzioni della confezione (io a volte, a seconda di come mi va, lo tosto anche leggermente, prima, in un filo 'olio extravergine d'oliva, come si fa con il risotto, per capirci, e poi verso l'acqua bollente tutta insieme e lascio cuocere), poi aggiungere un filo d'olio e sgranare con una forchetta.
Nel frattempo sistemare i ceci (ben scolati) in una teglia da forno e in un solo strato, e cuocere in forno a 220°C per 10 minuti, estrarre la teglia, mescolare i ceci, poi infornare per altri 10 minuti. Infine mescolare i ceci con un cucchiaio di olio d’oliva, e un cucchiaino di paprika (lei mette metà forte e metà affumicata, io metto quella che ho "a tiro") e una presa di sale.
Rimettere i ceci nella teglia da forno e infornare di nuovo per 5 minuti.
Nel frattempo affettare finemente i cipollotti e tritare il rosmarino.
Mescolare tutto insieme in una insalatiera, condire con un filo d'olio e aggiustare a piacere di sale e paprika. Servire subito, o, a piacere, dopo aver fatto insaporire un po' (io confesso che a me i ceci croccanti "caldi" piacciono di più... ma non faccio testo, no, dato che nello scorso post parlavo di tè bollente? ;))


martedì 19 luglio 2016

shortbread (vegani!!!) al burro di arachidi

Buongiornoooooo!!!!!

Eccomi, non mi sono persa.
Solo ho avuto un mezzo anticipo di vacanza, o meglio, un mezzo anticipo di "tipici spostamenti estivi", a cominciare dal Workshop di fotografia dalla mia Giulietta, e mi sono rimessa in carreggiata col solito trantran solo lo scorso finesettimana..

Scorso finesettimana in cui volevo ovviamente cucinare 'sto mondo e quell'altro, quando il mio sguardo si è posato su un barattolino di burro di arachidi e i programmi sono stati prontamente ribaltati.

Non è esattamente una crema di cui sono golosa, ma qualche volta si trova di passaggio dalle pari di casa mia, per una ricetta, un piccolo esperimento, un lavoro, e poi per finirla ci vogliono mesi.

Dunque dicevo che mi piace tantissimo in purezza, tipo spalmata sulle fette biscottate e compagnia bella, ma devo ammettere che "cucinata", o meglio introdotta negli impasti, quella sì, è una pratica che approvo.. ;-)

E allora vai di ciambellone, oppure semplicemente di biscotti, come quelli del libro Profumo di biscotti (se volete provarli, trovate la ricetta qui! ;)), oppure questi di oggi, per i quali ho pensato che forse potevo rischiarmela, e provare a sostituire completamente il burro (di panna) con quello di arachidi e, in aggiunta, poco poco olio, per tentarne una versione priva di lattosio oltre che priva di uova (come per i classici shortbread al burro).

Insomma ridendo e scherzando sono usciti fuori questi biscotti che, vi giuro, se vi piacciono le consistenza sabbiosette come alla sottoscritta, fate attenzione, perché creano davvero dipendenza!!!
Io in questi giorni li accompagno con una tazza di tè nero fumante, e sono la mia personale sferzata di energia per combattere la fiacca da caldo.

La crema di arachidi si può fare anche in casa, tostando al forno per qualche minuto le arachidi spellate e non salate, e tritandole ancora calde in un robot da cucina, con molta pazienza e a più riprese, fino ad ottenere una pasta.

L'accostamento del loro sapore con un pizzico di sale e lo zucchero di canna in cristalli è davvero una dddddroga, e ve lo consiglio caldamente. :)

shortbread senza uova né lattosio e con burro di arachidi
ingredienti per una dozzina di biscotti
125 g di burro di arachidi
50 g di zucchero di canna in cristalli + 1 o 2 cucchiai per la finitura
50 g di olio di mais
75 g di farina di riso integrale*
150 g di farina 00
1 presa di sale

Setacciare insieme e per due volte le farine.
Lavorare energicamente con le fruste il burro di arachidi con lo zucchero, aggiungere le farine e il sale e lavorare con la "foglia" dell'impastatrice (o con un forchettone) l'impasto, fino ad ottenere delle grosse briciole.
Aggiungere mancano l'olio a filo (potrebbe servirne leggermente di più o leggermente di meno a seconda del tipo di farina usato) fino ad ottenere un impasto che sta insieme.
Toccare il meno possibile l'impasto durante la lavorazione e stenderlo a 3-4 mm di spessore. Con l'aiuto di un tagliapasta ricavarne dei dischi di 6-8 cm di diametro da disporre leggermente distanziati,  e molto delicatamente, su una teglia rivestita di carta da forno.
Far riposare in frigo, direttamente in teglia, per un'oretta.
Preriscaldare il forno a 180 °C.
Spolverizzare i biscotti con lo zucchero di canna rimasto, poi cuocere per 30-40 minuti fino a che non sono belli dorati.
Attenzione, sono molto molto friabili (cosa che io adoro ;-)). Maneggiare (e gustare) con cura ;-P

*io ho usato quella, ma va bene anche la farina di riso non integrale


lunedì 4 luglio 2016

torta-mousse gelata ai lamponi

Buon giorno e buona settimana a tutti!
Non ci credo, posto una roba fredda e simil-gelatosa che non va in forno ma in freezer (è una specie di esercizio spirituale come cucinare il pesce, e tra l'altro amo mangiare entrambi, solo che prima di mettermi a cucinarli...).
Insomma come a volte vado chiacchierando su queste pagine, quando arriva l'estate io qui sul blog comincio a, come dire, agitarmi un po'.
Mi guardo intorno, mi assesto sulla sedia, fischietto.
So che devo controllarmi e darmi una calmata col forno (e pure coi fornelli!).
So che non è esattamente come l'autunno per cui vai di giuggiole, noci, nocelle, puree di zucca cotta al forno, poi impastata lievitata e ritornata in forno sotto forma di brioches.
So che devo adeguarmi e anche un po' impegnarmi.
Così cucino il pesce. Veloce, fresco, sano, che sa di mare e che tra l'altro adoro.
E mi sforzo di preparare dessert, ovvero quel dolce che non si inzuppa nel latte e caffè la mattina, che non è necessariamente rustico, ruvido e mollicoso, e che perlopiù si mangia con un cucchiaino e molto, molto spesso, non va in forno.
Siccome (e si è capito) io sono una che quando guarda la pubblicità di alcuni dolci (pronti, ma giuro, anche se io non uso farli, mi intrigano anche, purchè cotti) sponsorizzati al grido di battaglia "non va in forno" pensa sempre (sempre, anche quando fuori sono 40 °C), tutta delusa, "eh, ma che gusto c'è?", capirete che per me quello di oggi è proprio un bell'esercizio.



L'ispirazione viene di nuovo da Saveurs, stesso numero della torta miele e polline, e stavolta ho seguito le istruzioni pare-pare (oddìo, più o meno... Io l'ho solo un po' alleggerita di burro e zucchero.. ;-P).

Quello che mi ha folgorata di questa "torta-gelato", è che è composta come una classica cheesecake col fondo di biscotto, mentre la parte sopra non è a base di uova e formaggio, ma in sostanza una  mousse ottenuta frullando albumi, zucchero e lamponi. Freezer, e poi fette. Stop.
La SVOLTA. (fattibile anche per una come me che se non lievita ventotto ore una brioche e poi la schiaffa in forno anche ad agosto non è contenta!)
Una roba pazzesca  che mi ha stregata al primo colpo, e che si fa in un attimo.
Una di quelle robine minimo sforzo, massimo risultato.

Manco una pubblicità di quelle a cui alludevo sopra è così veloce.

Per i coraggiosi che con questo caldo mi hanno sopportata fin qui, ecco, questa ricetta buona buona ve la siete proprio meritata!

Buona settimana a tutti!

torta-mousse gelata ai lamponi
ingredienti per 6 persone*
100 gr di lamponi freschi + 25 per la finitura
70 gr di zucchero a velo
1 albume a temperatura ambiente
per la base
110 gr di frollini o Digestive**
60 gr di burro morbido (**se si usano biscotti molto burrosi come i Digestive anche 50 gr)

Il giorno prima o almeno 6 ore prima, preparare la base sbriciolando insieme i biscotti e mescolandoli con una forchetta insieme al burro (viene perfetto inserendo il tutto in un robot da cucina a lame e azionando fino ad ottenere briciole sottili), poi, aiutandosi col dorso di un cucchiaio, schiacciare il composto ottenuto sul fondo di uno stampo a cerniera (diametro intorno ai 15-18 cm) rivestito di carta da forno. Riporre in freezer per inumo 6 ore (secondo me ne bastano anche meno).
Trascorso questo tempo preparare la mousse mettendo in una ciotola gli ingredienti restanti (dei lamponi solo 100 grammi) e frullando il tutto con le fruste elettriche al massimo della velocità (in questo caso un robot da cucina è davvero comodo) per 8-10 minuti.
Versare la mousse così ottenuta sul fondo di biscotto e livellare con un cucchiaio o una spatola.
Conservare in freezer e servire aggiungendovi i restanti lamponi.

**per diametri tipo 22-24 cm raddoppiare le dosi: verranno circa 12 porzioni

nota:
La ricetta originale diceva di mettere subito un po' di lamponi sopra alla torta e di aggiungere gli ultimi al momento di servire (potete vedere dalla foto che alcuni sono surgelati ed altri no), ma secondo me è meglio metterli tutti alla fine, perché la mousse rimane bella morbida, ovvero non serve tirare fuori il gelato in anticipo, al limite un minutino per far ammorbidire la base, ma non di più, viste le temperature di questi giorni, tempo che non garantisce invece lo scongelamento dei lamponi che si sono congelati in freezer, che rimarrebbero come sassetti, a voler evitare di mangiare la mousse sciolta.. ;-)

nota bis: info utili sulla mousse di albumi
Se vi intriga la questione mousse agli albumi, giusto qualche giorno fa la mia amica Francesca di I paciocchi di Francy, ha postato una crema di albumi al cacao, con varie dritte e versioni e spunti interessanti in coda al post. Se vi va di sbirciare è qui. ;-P





giovedì 30 giugno 2016

Farinata di ceci

Eccoci qui, questa settimana tutto salato, olè!
Che sì, lo so che ora non vi va tanto di accendere il forno (e un quel caso vi reindirizzo subito al post di lunedì scorso, pomodori peperoni cetrioli pane aceto olio, frulli tutto e frigo ;)), ma non mi dite che  non avete un avanzo di farina di ceci in dispensa che siete certi che non sopravviverà all'estate e relativa calura...
Io, purtroppo, questo avanzo, ce lo avevo, e il forno mi è "toccato" accenderlo (come mi di spiacesse, dài ;-P )

Anzi ne approfitto subito per fare un appello.
Voi con la farina di ceci cosa ci fate?
Io me la ritrovo spesso in dispensa per nonminircordopiùqualemotivo.
Sta lì, aperta, e arriva il caldo ed io comincio mentalmente a fare il conto delle millemila farine che porto avanti per millemila motivi e che per gli stessi motivi mi ritrovo da finire, e così, a volte, comincio a sviluppare un relativo odio nei confronti della suddetta, perché ecco, non è che la si usa proprio come una normale farina, no?

PPPPPerò, ha un sacco di pregi.
Il primo è che è priva di glutine, quindi una farina preziosa per tutti coloro che ne sono intolleranti o allergici, e il secondo è che ci si può fare una torta salata "dei poveri" che io adoro, semplicemente aggiungendoci acqua, sale, olio, pepe.



Si tratta della farinata di ceci, che ha infinite declinazioni dalla Cecina toscana alla (appunto) Farinata ligure fino a Nizza, in cui è conosciuta con il nome di Socca.

Io ci divento matta con ricette del genere, i piatti fatti di quasi nulla, se non l'ingrediente che li caratterizza, in questo caso proprio la farina di ceci.

Il risultato è una focaccia bassa e un po' umida (credo che nonostante la semplicità di esecuzione ne esistano tantissime versioni, da regione a regione e di casa in casa, a seconda della quantità di acqua utilizzata), che viene arricchita di sale grosso e pepe appena uscita dal forno, oppure di qualche fetta di lardo o pancetta tagliati sottili, sempre appena sfornata, che si scioglieranno sulla superficie bollente.

La ricetta che vi riporto è quella di Pane, pizza & co.: io la faccio sempre così ma sono curiosissima di conoscere tutte le vostre varianti e "proporzioni"!

Farinata di ceci
Ingredienti per 3 teglie grandi (28-32 cm diametro)
300 g di farina di ceci
1,5 litri d'acqua fredda (riducibile fino a 0,9 litro per "governare" meglio l'impasto)
6 cucchiai di olio d'oliva extravergine
1 cucchiaino di sale
sale grosso
pepe

Stemperare la farina di ceci con l'acqua fredda in modo da ottenere una pastella liquida. Lasciate riposare per qualche ora (una notte intera ancora meglio, io ho mescolato di tanto in tanto durante il riposo).
Aggiungere l'olio d'oliva extravergine il sale, mescolando.
Versare nelle teglie rivestite di carta da forno (questo ne faciliterà lo sformare e il successivo tagliare ;)) e mettere a cuocere in forno a 220°C per 30 minuti circa.
Una volta cotta, sfornare e spolverizzare con pepe macinato al momento e sale grosso.
Servire calda, aggiungendo a piacere qualche fetta di lardo o di pancetta dolce, che si scioglieranno sulla superficie bollente.

In attesa delle vostre impressioni e suggerimenti, vi segnalo due miei libri, uno di cucina ligure ed uno, scritto da una collega blogger proprio di nizza, sulla cucina nizzarda: il primo è il regalo di una mia cara amica ligure ( <3 <3 <3 ), e il secondo un souvenir cartaceo del mio ultimo viaggio a Nizza, ormai più di un anno fa. In entrambi i casi la farina viene meno idrtata di quanto non abbia fatto io nella ricetta che vi presento oggi.
Anzi, già che siamo in vena di appelli e di consigli, avete libri "cult" di cucina ligure o del sud della Francia? Sono tutta orecchie... :)

Ecco a voi i miei titoli..
CARNET DE CUISINE DU PAYS NICOIS- Marie Chioca, Editions sud ouest
Liguria tastes good-Buon sapore di Liguria- a cura di M. Cormagi, Coedit


Buon appetito e buon finesettimana!

lunedì 27 giugno 2016

Pomodori, amiche, compleanni di libri e ricette estive: il gazpacho andaluso della mia Barbaretta

Ho imparato ad amare i pomodori nel tempo.
Ad apprezzarne le varietà, i colori, la consistenza, infine i sapori diversissimi tra loro, dal sodo verde che si può friggere (e che mi riporta alla memoria il mitico grido di battaglia di Towanda in Pomodori verdi fritti alla fermata del treno), al saporito Pomodoro Datterino, al succoso Pomodoro di Pachino, ai morbidi ramati, ai "costoluti", bellissimi, e ai carnosi "cuore di bue", ai Camone, fino ai meravigliosi grappoli appesi del Pomodorino del Piennolo del Vesuvio, i San Marzano, i pomodori dell'iconografia nazional popolare della "passata" in barattolo o in bottiglia, fino alle mille mila varietà che ancora devo scoprire o che adesso su due piedi non mi vengono in mente.
Il pomodoro è uno di quegli ortaggi (come molti altri, in effetti) il cui sapore risente (o gode) tantissimo della qualità del prodotto, di terreno e clima, della filiera, della modalità di coltivazione, e della stagione.
I pomodori, gli stessi pomodori che siamo abituati a vedere al mercato, dal fruttivendolo, o al reparto ortofrutta del nostro supermercato di fiducia pressoché tutto l'anno, all'inizio dell'estate è come se esplodessero in sapore, profumo ed aspetto, e come loro anche il mio modo distratto e svogliato di guardarli durante i mesi invernali si trasforma.
La loro umiltà piena di sapore li rende onnipresenti nella mia cucina d'estate, dalla spaghettata alla bruschetta, dal pan tomato alla fresella, dai sughetti estemporanei alle zuppe di pesce, e dalle focacce alla pizza!


C'è una zuppa fredda poi, che io amo da matti l'estate. E' il gazpacho andaluso.
E' la mia scelta preferita, quando arriva il caldo e il solleone, dal mio "bibitaro di fiducia" di Roma, insieme alla mia amica Barbara Toselli nelle nostre pause pranzo rubate alle corse e alla fatica dell'ufficio in questi giorni romani supercaldi.
Nonostante sia una zuppa superfacile da realizzare, io non mi ero mai cimentata.
Forse perché mi pareva così perfetta come ero solita consumarla in quel pasto condiviso, tra una chiacchiera, un pensiero, una risata e uno scambio di ciotole o props, che quasi non volevo "rompere l'incanto"...
Poi proprio un recente post di Barbaretta mi è venuto in aiuto, e a quel punto ho pensato che potevo non solo rifarmi alle indicazioni trovate lì, ma anche al libro sulle zuppedella suddetta Barbara!!!

Questo strepitoso ricettario monografico (e non lo dico perché è amica mia, e nemmeno perché io come tutti sanno ho un debole per le zuppe ;-P) è uscito esattamente un anno fa, quando io ero esattamente sott'acqua con un paio di progetti devastanti da portare a termine e quindi assolutamente in difficoltà con la "cucina di casa e di blog".

Il libro, chissà se gliel'ho detto mai così dritto per dritto alla mia amica Barbara, io lo amo proprio.

Si tratta di una raccolta di 80 ricette di zuppe vellutate e minestre per tutte le stagioni. Semplici e ricercate, come lei, meticolose, come lei, colorate e raffinate, accurate. Come lei.

Ti svoltano la cena, esattamente come lei, che mentre parlavamo davanti alla nostra vellutata del giorno, e alla mia idea di farmelo finalmente da me con la sua ricetta, il gazpacho, dopo l'ultima cucchiaiata era già in piedi che mi accompagnava "al verduraio qui dietro l'angolo" a fare la spesa...
" ...Sei etti di pomodori Perini (abbonda abbonda), aceto, peperone rosso, .... Che fai, non ce lo metti il cetriolo? .... La cipolla io la preferisco rossa che è un po' più delicata, ah! al pane se è quallo rustico taglia la crosta... Sai, io il Tabasco lo metto dappertutto..."
Ecco, le chiacchiere che si mescolano alla spesa di tutti i giorni e che finiscono a casa con te davanti al minipimer e alle uova sode, con il sacchetto della verdura e il suo libro tra le mani, a pensare, finalmente con un po' di calma e solo un anno dopo, "ah, quanto è bello...".

Evabeh, in coda al post trovate la sua ricetta che è geniale per quanto è semplice e perfetta nelle proporzioni e nei sapori, e che potete trovare anche qui e nel libro "Che zuppa! Ricette facili e gustose per tutte le stagioni ".

Un ultima nota ancora sulla struttura del libro, che è suddiviso in cinque sezioni:  Basi, che contengono le preziose e impagabili ricette di Barbara per i brodi (gallina, manzo, pollo arrosto, carni miste, vegetale, fumetto di pesce e brodo asiatico di pollo), Guarnizioni, ovvero tutte le finiture, croccanti o meno, che possono accompagnare una zuppa, come crostini di pane, frutta secca, chips, cialdine sfoglie etc., una sezione sugli Strumenti ed una sulle Verdure, prima di entrare nel vero e proprio cuore del libro, ovvero le 80 Ricette divise per stagioni.

Io trovo che questa raccolta di ricette non sia solo bellissima, ma anche perfettamente congeniata, strutturata e sviluppata.
Si fa guardare, ma anche cucinare.
Ed io ci ho messo un anno, ma ve lo dovevo dire. :)


Gazpacho andaluso
ingredienti per 4 persone
600 g di pomodori perini maturi senza pelle*
10 foglie di basilico
100 g di cetriolo pelato e tagliato a rondelle
100 g di peperone rosso
50 g di cipolla rossa di Tropea
60 g di mollica di pane
80 ml do olio extravergine d'oliva
30 ml di aceto
acqua freddissima qb
1 cucchiaino di tabasco rosso
sale olio e pepe nero per servire
qualche crostino di pane a piacere per servire
uova sode a piacere per servire

Raccogliere tutti gli ingredienti (esclusi acqua sale e pepe) nel frullatore (o in una ciotola stretta a bordi alti, se si usa un frullatore ad immersione), e aggiustare pian piano di acqua fino ad ottenere la consistenza desiderata.
In ultimo aggiungere sale (pochissimo, se le verdure sono saporite a mio parere nemmeno serve!) e finire di frullare.
Riporre in frigo per almeno due ore (meglio ancora tutta la notte) e trascorso questo tempo distribuire in 4 piatti.
Aggiungere poco olio e pepe in ciascun piatto, e poi finire con qualche crostino di pane o uova sode tagliate a pezzetti.


*spellati incidendone la pelle con una punta di coltello e tuffandoli in acqua bollente qualche secondo e poi tagliati in quarti e privati dei semini (io ho fatto metà spellati e metà con la pelle perché il mio frullatore non è potentissimo ma secondo me si può fare benissimo anche tutti con la pelle, per preservare integralmente le proprietà nutritive



martedì 21 giugno 2016

Torta di mandorle, miele e polline

Buongiorno!
Ecco la torta che avrei voluto postare ieri, ma sabato e domenica mi son fatta prendere così tanto la mano dalla cucina che poi tempo di scrive ce n'è mica stato... :)
Vabè, magari oggi abbiamo anche più fortuna di ieri (a Roma la mattina presto pareva estate e alle 14 veniva giù l'iradiddio), e con qualche raggio di sole in più ce la godiamo anche meglio, 'sta tortina di oggi.
E' una leggerissima rivisitazione di una ricetta che ho letto sull'ultimo numero di Saveurs e che mi ha folgorata all'istante, per l'uso di mandorle e miele, ma soprattutto per quello del polline d'api su un dolce.
Siccome io adoro il polline d'api e per lo più lo consumo mescolato a miele e yogurt, vederlo su una torta mi ha davvero entusiasmata.

Inoltre, questa torta è priva sia di glutine che di lattosio, e la cosa mi ha incuriosita.
Ne risulta infatti una consistenza compatta che grazie a questo "bagno di miele" ha quasi qualcosa di orientale".

Una volta tagliata, mi è venuto in mente di mangiarla come faceva a volte mia cugina quando vivevamo insieme durante l'università con i plumcake o i ciambelloni compatti: li tagliava a pezzi piccoli e li immergeva nello yogurt bianco.
Io ho fatto quasi in automatico, con questo ricordo ritornato vivissimo nella memoria come un gesto appena riscoperto, la stessa cosa: yogurt polline miele e torta a pezzetti piccoli.

Vabe', dato che son fiacca anzichenò 'sti giorni, la amo già alla follia, 'sta tortina, col suo portato di sole, oro, mandorli e api... ;-P

Torta di mandorle, miele e polline (senza lattosio, senza zucchero e senza glutine)*
ingredienti per uno stampo da 20 cm
150 g di miele di acacia (si può ridurre fino a 120)
3-4 cucchiai dello stesso miele per la finitura
80 g di farina di mandorle**
90 g di burro di mandorle***
3 uova
60 g di farina di riso
2-3 cucchiai di polline (per la finitura)
un pizzico di sale

Preriscaldare il forno a 150 °C e oliare e infarinare con la faribna di riso una tortiera di 20 cm di diametro (oppure foderarla di carta da forno).
Con lo sbattitore elettrico a media velocità sbattere le uova (senza montare) e aggiungere il miele a filo continuando a battere.
A questo punto aggiungere la farina di mandorle, il burro di mandorle e la farina di riso e il sale, sostituendo le fruste con la "foglia" se si usa un'impastatrice, o passando al cucchiaio di legno se l'impasto dovesse risultare troppo denso per le fruste elettriche.
Cuocere nel forno già caldo per 30-40 minuti.
Sfornare, sformare e una volta fredda ricoprire di miele e di polline.

Se volete prepararla in anticipo vi consiglio di finirla all'ultimo col miele restante e il polline, perchè è buona anche "imbevuta", ma se volete avere il miele in superficie meglio metterlo all'ultimo.



* leggermente riadattata da Saveur

** ottenuta tritando finemente 80 g di mandorle già spellate e leggermente tostate
*** in vendita nei negozi bio. Io la faccio da me con la ricetta del mio libro All'ombra dei mandorli in fiore , che è semplicissima: basta tritare in più riprese, e fino ad ottenere una purea, il quantitativo di mandorle interessate e leggermente tostate in forno, senza aggiungere grassi o altro (salvo scorzetta di limone o vaniglia o aromi a piacere a seconda dell'uso :))
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