venerdì 24 marzo 2017

Il primo venerdì di primavera! Crostoni con hummus di fagiolini, menta e stracciatella di bufala.

Ah come mi piacciono i post del venerdì, quelli in cui si tirano i remi in barca e si dice "uhhh che bello che aperitivo facciamo stasera per festeggiare il uìchendino?"

Siccome è il primo venerdì della primavera, quindi siamo molto autorizzati (meteo permettendo) a pensare a location verdi e ariose, venticelli sferzanti e "bollicine rustiche" (cioè birrette fredde e amici), io, come annunciato lunedì scorso, vi propino questo crostone super, che è fratello, ma ancora più semplice, di quelli con ricotta e avocado pubblicati un anno fa.

Si tratta di un hummus di fagiolini.
Io amo taaaantissimo l'hummus classico di ceci, forse per l'abbinamento limone aglio e ceci, ma giusto un annetto fa ho scoperto che unire limone aglio e fagiolini funziona altrettanto bene!
Aggiungere poi un elemento fresco "verde" come la menta, ed uno altrettanto fresco e "chiaro" al palato come la stracciatella di bufala ci sta proprio un sacco bene :).

Insomma, 'sti crostoni ormai compaiono sulla mia tavola estiva e primaverile ormai come tappa fissa, e quindi niente, li consiglio in questa versioncina pure a voi, così come, questo mese, agli amici di Fiorfiore in Cucina COOP.

Ecco dunque che con questa ricetta finiscono le anteprime "verdi" di cui vi avevo parlato lunedì.

Oh. Io già non vedo l'ora di venirvi a chiacchierare settimana prossima!

Intanto buon week end a tutti!!!! :)

CROSTONI CON HUMMUS DI FAGIOLINI E MENTA
ingredienti per 4 persone
1/2 spicchio d’aglio
150 g di fagiolini
1 limone non trattato
2 rametti di menta
pane di
segale e cereali
100 g di stracciatella di bufala
olio d’oliva extravergine
sale

Con un rigalimoni, prelevare la scorza del limone, spremerne il succo e tenere da parte.
Lavare e mondare i fagiolini, poi lessarli per 10-12 minuti in abbondante acqua salata, scolarli
e farli intiepidire.
In un mixer tritare i fagiolini con l’aglio, il sale, il succo del limone, la menta e 1 cucchiaio d’olio.
Affettare il pane e tostarlo, poi spalmarvi la crema ottenuta, e aggiungere su ciascun crostino un cucchiaio di stracciatella, la scorzetta del limone, qualche foglia di menta e pepe a piacere.

mercoledì 22 marzo 2017

la vellutata detox di metà settimana (e inizio primavera ;)): piselli, scarola e germogli


"Verde, anche la bella ci perde", dicono mia mamma la mamma di Laura, tutte donne che vi assicuro di cucina ci capiscono eh, anche se la frase in origine riguarda puramente il colore "addosso", le stoffe, l'abbigliamento...

In effetti, a parte qualche verde bottiglia e desideri reconditi di velluti invernali, o delle botte di vita e di coraggio relative a qualche verde mela estivo, io addosso non me lo metto poi così facilmente 'sto colore...
E questo retaggio deve uscire quando mi metto a fotografare dei piatti che contengono cibi verdi: a mio agio non mi sento mai tutta-tutta :)

Che poi il verde di per sé è proprio un colore che appartiene alla cucina che amo, che mi piace.
Energizzante, sano, fresco, VEGETALE.

E nonostante questo colore vegetale e sano fosse associato ad una preparazione che pure amo tanto (ovvero la vellutata), quando ho scattato questa foto per il menù di marzo di Fiorfiore in Cucina, di cui vi avevo parlato lo scorso post, il giorno che ho fotografato queste coppette qua sotto avevo un diavolo (e forse anche un germoglio) per capello.

Poi niente, l'ho mangiata e mi è passato tutto :)




















































Si tratta di una vellutata verde di scarola e piselli, con l'aggiunta di germogli.
Non so voi ma in questo periodo dell'anno, più di tutti, io ho una voglia di stare bene e prendermi cura di me, quindi i germogli nelle insalate o le vellutate "ci cantano". ;)

VELLUTATA DI PISELLI, SCAROLA E GERMOGLI
ingredienti per 4 persone
450 g pisellini freschi già lessati
450 g di insalata scarola
2-3 cipollotti
2 cucchiai di olio d’oliva extravergine
1 l di brodo vegetale
12 foglie di basilico
60 g di germogli di ravanello noce moscata
sale

Pulire la scarola e passarne le foglie in acqua bollente per 1-2 minuti, poi scolarle e trasferirle
in una ciotola con acqua e ghiaccio. Strizzare bene e tagliatrle grossolanamente al coltello.
In una casseruola far dorare i cipollotti tritati con un filo d’olio, aggiunger e i pisellini, un pizzico
di sale, uno di noce moscata grattugiata, mescolare con un cucchiaio di legno e lasciar insaporire.
Versare a filo il brodo e cuocete per 10 minuti.
Aggiustare di sale, togliete dal fuoco, unite la scarola, il basilico e frullare con frullatore a immersione.
Servire la vellutata calda o fredda, con germogli di ravanello.



Se nonostante "la bella ci perda", amate le vellutate verdi, un anno fa avevo postato una vichyssoise verde (e senza lattosio) fatta sempre con i piselli.

Poi, forse un po' più estiva ma buona da morire, abbiamo anche una versione verde e bianca con zucchine basilico e feta.

Decisamente più invernale quella invece con broccoli e Reblochon.

Mentre decisamente antispreco quella di gambi di cime di rapa e mandorle..

Insomma ridendo e scherzando, di "zappette verdi" ne abbiamo, quindi se anche voi siete amanti di questo colore, a voi la scelta! ;) :)


lunedì 20 marzo 2017

Tarte di farro con lime curd al matcha e basilico, e un menù tutto verde!!!!

Il menù di marzo è verde. Anzi, è greenery!
Posso partire dal fondo, cioè dal dolce?

Sì perché del menù tutto verde della rivista di cucina COOP di questo mese (ovvero Fiorfiore in Cucina di Marzo, su cui sto arrivando un poco lunga, in effetti... ;)) ho pensato che oggi mi ci stava più di tutti un dolcino (lunedì dolce, e riparti di slancio! ;))...

Poi mercoledì ci spariamo una vellutata detox, e infine venerdì un crostone che fa tanto preludio di week-end e aperitivi rustici all'aperto, ora che siamo ufficialmente entrati nella primavera!

Ma aspetta, procediamo con ordine.
Il menù di questo mese ha anche una pastasciutta integrale, le mitiche puntarelle con le alici (e la giuncata!) delle "palline" di formaggio ed erbe, uno smoothie di kiwi mela verde banana e cocco, e una padellata di rombo, cipollotti e semi.

Ma la "mattata" di questo menù è il "lime curd", che sarebbe un lemon curd fatto col lime ma che io volevo verde a tutti i costi, e quindi ha visto protagonisti anche altri due sapori: il basilico, e il tè matcha in polvere.

Vi confesso che sono strafelice di quello che ne è uscito: una tarte decisamente singolare e dal sapore fresco e "verde"!!

Quindi niente, anche se la settimana e ancora solo agli inizi, e prima di un po' di sano "svacco" (= "faccio cose, vedo gente", o "cucino e mi rilasso", o ancora "preparo una bella torta per un tè con le amiche o una cena tra amici") ce ne vuole, di tempo, diciamo che a me oggi va strabene sognare.. ;)

Dunque, ecco la ricetta!!!

Tarte di farro con lime curd al matcha e basilico
Ingredienti 
Per la pasta
150 g di burro
150 g di zucchero semolato
280 g di farina di farro integrale
1 uovo
sale
Per il ripieno al lime curd
4 lime
12 foglie grandi di
basilico + qualche fogliolina per la decorazione
100 g di zucchero semolato
80 g di burro
3 uova
1 punta di cucchiaino di tè Matcha in polvere più una punta di cucchiaino per la finitura
meringhette per decorare

Mescolare farina, sale, zucchero e burro freddo a pezzetti con una forchetta. Unire l’uovo e amalgamare rapidamente fino a ottenere un composto che sta insieme.
Con le mani, formare una palla, schiacciarla e farla riposare in frigorifero per 30 minuti.
Spremete i lime. Frullare in un robot da cucina le foglie di basilico spezzettate con lo zucchero, il succo di lime e una punta di tè Matcha.
Versare il composto in un pentolino dal fondo spesso con il burro e far sciogliere quest’ultimo a fuoco dolce.
A questo punto aggiungere le uova sbattute senza toglierlo dal fuoco, e mescolare continuamente  finché la crema velerà il cucchiaio.
Stendere la pasta con il mattarello tra due fogli di carta da forno e sistemarla in una teglia a fondo mobile del diametro di 28 cm, imburrata e infarinata.
Bucherellare la superficie con una forchetta e cuocere in bianco per circa 15 minuti a 170°C, poi togliere la carta con i legumi e proseguire per altri 10 minuti.
Sformare e lasciar raffreddare, quindi farcire con il lime curd al basilico, e decorare con poca polvere di tè, foglioline di basilico e piccole meringhe a piacere.

Il resto del menù che ho proposto per questo mese, come farfugliato a inizio post e magari è meglio metterlo giù con un po' più di ordine, è:

antipasti
Crostoni con hummus di fagiolini e menta 
Palline di formaggio fresco con semi ed erbe

primi piatti
Vellutata di piselli, scarola e germogli
Spaghetti integrali con avocado, asparagi, agretti e pistacchi

secondi e contorni
Rombo con semi, cipollotti e spinacini 
Puntarelle con giuncata e alici

dessert
Tarte di farro con lime curd
Smoothie bowl agli spinaci con banana, mela verde, cocco e kiwi


Allora a mercoledì, e intanto, di soppiatto, invito tutti a sbirciare il verde che finalmente è fuori dalle nostre finestre: buona primavera!


venerdì 17 marzo 2017

English muffin. Cose a cui io non posso resistere...

Sentite, facciamo così.

Io non avevo esattamente programmato di postare oggi.

O meglio sì, sono giorni che penso di farlo e vorrei farlo, ma mi sto "intruppicando" tra le cose da fare, e quindi la settimana stava già passando (anche con un po' di "sofferenza da solitudine" da parte mia) silenziosetta...

Poco fa però che ti succede?
Vedo che i miei amici della farine Pivetti hanno pubblicato sul loro sito una delle mie ricette realizzate in collaborazione con loro (nel post lincato trovate anche i passaggi fotografati step by step! ,-)), e siccome questa ricetta io la amo in particolar modo, ho pensato fosse un buon modo per augurarvi sane golose e pigre colazioni finesettimanali... ;)

Allora io, "ampress'ampress", adesso ve li posto al volo... <3

Perchè questi english muffin sono venuti esattamente come volevo.
Li ho sempre amati, questi paninetti dolci lievitati e cotti in padella, tipici dell'ora del tè inglese, ma questa versione con pasta madre mia ha proprio "stesa".

Li consiglio a tutti, e tutta contenta di aver trovato una scusa per sentirvi oggi, vi auguro un bellissimo weekend di marzo e prima-primavera!



English Muffin
ingredienti
380 gr di farina di grano tenero
150 gr di lievito madre a temperatura ambiente
1 presa di sale
20 gr di zucchero
40 gr di burro a temperatura ambiente
1 uovo
200 gr di latte
semola per la spianatoia

Sciogliere il lievito madre nel latte appena tiepido mescolando bene con una forchetta.
Aggiungere il lievito sciolto alla farina e iniziare ad impastare.
A questo punto aggiungere, mescolando, lo zucchero, l’uovo e il sale e, quando il composto comincia diventare elastico ed omogeneo, il burro morbido a fiocchetti.
Lavorare l’impasto fino a completo assorbimento del burro e finchè la massa non diventa morbida, liscia ed elastica.
Ungere leggermente una ciotola e disporvi l’impasto, poi far lievitare coperto per 3-4 ore o fino al raddoppio.
Spolverare il piano di lavoro con la semola e stendervi l’impasto allo spessore di 2,5 cm, poi tagliare con un coppapasta di 8 o 10 cm tanti dischetti.
A questo punto disporre gli english muffin sul piano di lavoro nuovamente spolverato con la semola, spolverare anche i muffin e lasciate lievitare coperti con pellicola alimentare per 1-2 ore.
Cuocere gli english muffin per 5-6 minuti in una padella pesante già calda, poi capovolgerli e cuocete dall’altro lato per altri 5-6 minuti.




giovedì 9 marzo 2017

Bigoli in salsa, Venezia, e gli infiniti toni del marrone...


I primi Bigoli in salsa della mia vita li ho assaggiati all'osteria Alla Vedova/ Cà d’Oro, a Cannaregio, una zona di Venezia bellissima, prevalentemente residenziale, e che si trova tra la stazione ferroviaria e l'ospedale, perfetta per camminare un po' fuori dai flussi iperturistici, "aperta", tranquilla.

Questa pasta lunga ed un po' grossa, bucata (diciamo, un po' irrispettosamente, un po' come i bucatini) mi è piaciuta fin da subito: facile, assoluta, saporita.

La cucina tradizionale veneziana mi ha incantata anche per questo: per le sue ricette "povere", che ti fanno essere subito "dentro" ai luoghi, accoglienti come un cicchetto accompagnato da un'ombra di vino camminando per le strade di questa bellissima città...

Dinner set Materia in vendita su Dishes Only

E'stato proprio a Venezia, giusto un anno fa, che ho realizzato che nella mia collezioni di libri di cucina, accanto agli amati illustrati, e ai moderni patinati, quelli con le fotone a tutta pagina che adoro, volevo dei libri "vecchi", o meglio dei libri di cucina tradizionale non "edulcorati", scritti magari in dialetto, senza troppi riguardi e magari anche senza dosi. De libri difficili insomma, ma che consultati insieme ad altri, e mescolati ad ulteriori ricerche via web, avrebbero sicuramente potuto arricchire il mio modo di cucinare (e capire l'origine di alcune ricette!).

Ma andiamo per ordine: come accennato qualche giorno fa, ho trovato questo escamotage per condividere qui sul sito alcune delle millemila foto che ho scattato ad una delle città che più amo al mondo e che si chiama come me ;-P

Lo scorso post su Venezia parlava di Favette Veneziane (frittelle di Carnevale), e del colore rosa (diciamo rosa antico) e di tutte le sue infinite declinazioni grazie (o a causa ;)) dell'acqua...

Oggi coi bigoli arrivano le foto marroni, o giù di lì! ;)





Per la ricetta invece, vi tramando subito a seguire il resto originale di un libro che mi piace tanto, edito da Franco Angeli, e che ho acquistato proprio a Venezia l'anno scorso in occasione di questa mia "epifania del libro di cucina tradizionale": si chiama A tola co i nostri veci. La cucina veneziana, di Mariù Salvatori De Zuliani,  poi sotto come l''ho fatta io a casa per la foto che vedete in questo post.


10. Bigoli in salsa (casa Fiorini - Venessia)

Tuti sà che i "bigoli" i xe quella pasta longa, co'l buso, no tanto grossa, da far sta. Ocio che desso, anca a Venessia, quando che se domanda a un osto de darne "bigoli in salsa" pol capitar che i ne presenta un piato de pastasuta conzà co'l pomidoro... fassendone restar co'l cuor in seca! Par rimediar a sta ignoranza moderna ve dago subito la resseta vera de i nostri veci tempi de na volta:

Far desfritar in te'l odio, a fogo quasi destuà, tanta segola a fetine. Ocio che sta segola la dovrai restar bianca e par otigner questo, zontarghe ogni tanto, se ocore, qualche cuciaro de acqua, cussì xe sicuro che no la rivarà a colorirse. Pena che la se sarà infiapia, unirghe quante che se vol de sardele salae a tochetini; po lassar tuto su'l fogo ancora per un atimo. Conzar co sto bon toceto i bigoli zà lessai in acqua de bogio salada.

(tratto da A tola co i nostri veci. La cucina veneziana, Mariù Salvatori De Zuliani)

Bigoli in salsa
ingredienti per 4 persone
360 di bigoli
10 acciughe sotto sale
3 cipolle bianche
180 ml di vino bianco
olio extravergine d'oliva
pepe

Dissalare bene le acciughe le acciughe, passandole ripetutamente e delicatamente sotto un filo d'acqua, poi privarle della lisca ed eliminare le squame.
Pelate le cipolle e affettarle molto sottilmente, poi farle stufare in olio extravergine di oliva in un tegame antiaderente, per qualche minuto, incoperchiato, aggiungendo poca acqua se occorre.
A questo punto aggiungere le acciughe tagliate a pezzetti e farle rosolare dolcemente (sui 3-5 minuti).
Aggiungere il vino bianco e incoperchiare, abbassare la fiamma e fate cuocere lentamente mescolando spesso, fino ad ottenere una salsa cremosa ed omogenea.
Nel frattempo lessare i bigoli in abbondante acqua non troppo salata e scolarli al dente.
Trasferirli nel tegame con la salsa di acciughe calda.
Mantecare bene e servire subito.


E' buonissima, anche se la fretta di mangiarla calda mi hanno fatto scattare un po' troppo di corsa, voi fidatevi, davvero! ;)





Le foto ve le ho messe giù un po' sparse, come al mio solito, andando per colori e per sensazioni, facendo una piccola fuga da Carlo Scarpa, esattamente come la vivo io e mi piace ricordarla, Venezia. La città in cui non mi perdo se cammino guardando il cielo...









martedì 7 marzo 2017

Cucinare, semplicemente assorta: torta con latte di mandorle e farina d'orzo


Ci sono delle cose che come poche riescono a ristabilire un contatto assoluto, per me, con la cucina.
Non che di tali contatti da queste parti manchino eh? ;)
Solo che un conto è cucinare concentrata (che è bellissimo anche quello), e un conto è poterlo fare assorta.
Ci sono delle ricette, e, al limite, dei gesti, che possiamo permetterci di eseguire senza badare realmente a cosa stiamo facendo, e accorgendocene del tutto solo al primo reale contatto di uno dei sensi (in genere l'olfatto!) con quello che si sta facendo.
Cucinare distrattamente, assorti, pensando ad altro, o facendo altro, e allo stesso tempo godersi la cucina.
Farlo rilassatamente, distrattamente, e "risvegliarsi" magari alla prima grattugiata di limone, o al primo sentore di profumo di cannella che viene dal forno.



La ricetta che per eccellenza mi permette di fare questo è quella della torta semplice da colazione, e l'ingrediente, ca va sans dire, è la mandorla <3

E così oggi arriva una ricetta che è una rivisitazione (in chiave ancora più semplice!) della Ciambella di vaniglia e latte di mandorle con ciliegie e sciroppo di vino di visciole del mio libro All'ombra dei mandorli in fiore.

Avevo in frigo latte di mandorla, e in dispensa farina di orzo.
Non ho resistito e li ho messi insieme, mescolando, pensando ad altro.

Del risultato non ci possiamo lamentare. ;)

Avrei voluto postarvela ieri perché è proprio una di quelle tortine da lunedì mattina.
Ma possiamo sempre fingere che la settimana cominci ora... ;)

Torta semplice con latte di mandorle e farina d'orzo
ingredienti per uno stampo da 20-22 cm di diamtero
3 uova
150 g di zucchero di canna chiaro
100 g di olio di semi di girasole
180 ml di latte di mandorle
250 g di farina di orzo integrale
1 baccello di vaniglia
1 bustina di lievito per dolci
uno o due cucchiai di mandorle a lamelle e zucchero a velo a piacere per la finitura

Imburrare  e infarinare uno stampo da 20-22 cm.
Montare le uova insieme allo zucchero fino ad ottenere un composto soffice e spumoso.
Continuare a montare e aggiungere a filo l’olio, i semi della vaniglia e poi il latte di mandorle, poi la farina setacciata insieme al lievito.
Mescolare l’impasto fino a renderlo omogeneo poi trasferirlo nello stampo, aggiungere le mandorle a lamelle, e cuocere in forno già caldo a 180° per 40-45 minuti.
Sfornare, lasciare intiepidire per 10 minuti e poi sformare e far raffreddare su una gratella.
Finire con lo zucchero a velo.


E buona settimana a tutti! :)

giovedì 23 febbraio 2017

Il fascino di Venezia, le frittelle di carnevale, e quel certo non so che di rosa "antico"...

Quasi un anno fa ho fatto uno di quei "viaggetti alla me" in due delle città che più amo al mondo, infilandone di fatto tre, ovvero in assoluto le mie tre preferite: tutto treno, Roma - Venezia - Parigi - Roma.

Sono una tipa piuttosto vintage e l'aereo mi fa tanto viaggio di lavoro più che di piacere (a meno che non sia alle Bahamas, in quel caso credo potrei anche chiudere un occhio e sopportare i pavimenti specchianti, le sale di attesa, i gate e le grandi vetrate ;-)), quindi ecco, valigia, treno veloce per raggiungere Venezia, e poi dopo qualche giorno lì, treno lento che ti addormenti in Italia e ti svegli in Francia.

Nonostante alcuni vostri incoraggiamenti (tipo quando ho pubblicato qui le foto della città in cui abito, nei bei tempi in cui ancora nessuno si sognava di insozzare la dimensione magica e sovrannaturale "di soglia" che si varca entrando al Pantheon, con un biglietto), devo ammettere che per me fotografare luoghi che amo con tanto ardore è davvero difficilissimo.

Così, dei 1.500 e rotti scatti realizzati a Venezia quasi un anno fa, ogni volta mi ripropongo di condividerli con voi qui, e ogni volta mi freno, aspetto (chissà cosa?), pospongo..

Oggi no.
O meglio, oggi avevo in programma di parlarvi solo di superveloci (in linea con la tendenza settimanale ;)), e buonissime, frittelle veneziane per festeggiare insieme il giovedì grasso, e stavo per andare semplicemente così, se non mi fosse venuto in mente che mi stava mancando qualcosa.

E' stato il colore del piatto utilizzato per questo scatto, a dirmi cosa mancava, mancava Venezia!

Io lo so cosa amo di Venezia.
Sì, il chiaroscuro, il camminare orientandosi in modo assoluto al di là delle calle, come navigando per mare, con riferimenti che, nel mio caso, non sono "Rialto", o "Piazzale Roma", ma una sorta di rosa dei venti tutta mia. Io, che mi oriento malissimo ovunque, non mi perdo mai a Venezia.

Quindi dicevamo il chiaroscuro che è fatto di ombre e luci ma anche di volumi, lo stretto versus un'apertura, una calle e poi all'improvviso un campo. E i passaggi. Il "passare sotto", "lo storto", quelle linee che a fotografarle non tornano mai, e sono bellissime, la parola strada che perde qualsiasi significato, anche sulla terraferma.

E poi c'è l'acqua. L'acqua e i suoi riflessi.

Ma quello che mi manda proprio via di testa, a Venezia, sono i colori. Non i colori in sè (chi mi conosce poco-poco in relazione alle mie foto sa che io sono tutt'altro che coloratissima), ma cosa succede ai colori con l'acqua.

Venezia è un enorme gradiente, è la pietra colorata che succhia acqua  e luce,  anzi, non solo, sono tutte le pietre (e il legno, le palificazioni in legno!!!) di cui è fatta la città, che diventano per la natura della città stessa come un dipinto: Venezia è acquarellata "di suo", è già dipinta, è dipinta prima ancora di esserlo ed esserlo stata!

Ed è meraviglioso quel punto (ancora una soglia? come il Pantheon? ;)) in cui sulle facciate si incontrano l'acqua sia come riflesso sulle stesse che come umidità di risalita che "satura" e contrasta la base degli edifici e la luce che arriva da sopra, a volte quasi solo in verticale, tanto sono stretti gli spazi e ravvicinati i muri...

Questo, dopo tanto tempo, l'ho capito solo fotografando.
Perchè quei 1.500 e rotti scatti di cui vi parlavo qualche riga sopra, non son mica 1.500 soggetti diversi, ma sono frutto del mio stupore misto ad incaponimento.

Io, incantata con la macchina fotografica attaccata alla faccia, a cercare di ca(r)pire il segreto di quella luce, anche se lo so, lo sappiamo tutti, che quel segreto e quella magia, per quanto ci si possa avvicinare, non sarà mai del tutto comprensibile...


In compenso quello che noi poveri mortali "cucinatori" possiamo capire, è il segreto di una buona frittella veneziana.

Io, per non sbagliare, sono andata a rivolgermi ad uno dei mie personali numi tutelari in ambito di cucina veneziana, ovvero dalla mia amica Valeria del blog Life Love Food (vi ricordate? Vi avevo parlato di lei anche qui...), e ho voluto provare a cucinare le sue frittelle veneziane ("favette").

Hanno tutti i pregi, perchè oltre ad essere veloci e realizzabili con ingredienti semplici, al contrario di quanto dice Valeria (unica cosa su cui mi permetto di dissentire ;)), queste frittelle sono ancora buonissime, se non addirittura ancor più buone! ;-P anche il giorno successivo!

Sono anche molto veloci da fare, quindi le consiglio vivamente a tutte le mamme (nonne sorelle fidanzate mogli, ma anche mariti babbi etc etc) che vogliono far contento qualcuno che amano anche se hanno a disposizione poco poco tempo... ;).

Insomma, ci mettete più a leggere il post e guardare le foto che a friggere 'ste due pallette...

Ecco a voi.
Il colore di oggi è il rosa, "antico", o "umido", come piace a me, come una facciata veneziana.

E chissà che questo escamotage non mi aiuti "di piatto in piatto" a sciorinarvi un po' dei 1.500 famosi scatti... ;)

Piatti TRIBU e ACQUARELLO in vendita da DishesOnly
FAVETTE VENEZIANE PER CARNEVALE
ingredienti
200g di farina
60g di zucchero semolato, + circa 60 gr per spolverare
8g di lievito in polvere
un pizzico di sale marino
la scorza grattugiata di 1 limone non trattato
2 uova medie
40g di burro non salato, a temperatura ambiente
15ml / 1 cucchiaio di grappa o liquore all'anice*
i semi estratti da una bacca di vaniglia
L'olio di girasole, per friggere

*io qui ho fatto "la marchigianata" e ho usato Anisetta 

In una ciotola capiente, mescolare farina, zucchero, lievito, sale e scorza di limone.
Fare un buco al centro e rompervi le uova. Aggiungere il burro morbido a cubetti, il liquore e la vaniglia, e mescolate tutto per unire. Proseguendo con le mani, impastare fino ad ottenere una superficie liscia, elastica e leggermente appiccicosa.
Avvolgere nella pellicola trasparente e lasciare riposare per qualche minuto.

Trascorso questo tempo, dividere l'impasto in cinque pezzi di circa la stessa dimensione. Stenderli in cordoni spessi come il pollice, poi tagliarli in pezzi grandi come una nocciola. Con le mani, formare con ogni pezzo in una palletta.

Mentre la pasta riposa, riempire una padella a bordi molto alti di olio e porla sul fuoco medio-basso. Attendere che l'olio raggiunga la temperatura di 180 °C (io ho usato un termometro, ma Valeria consiglia anche, in mancanza di questo, di inserire nella padella il manico di un cucchiaio di legno: se si formano delle piccole bolle formando intorno al manico del cucchiaio, l'olio è pronto).

Friggere le frittelle ottenute in gruppi di 8-10 fino a che non diventano dorate.
Scolarle con un mestolo forato e trasferirle su un piatto foderato con carta da cucina.
Lasciarle raffreddare leggermente, poi rotolare nello zucchero semolato e mangiare calde o entro lo stesso giorno.










lunedì 20 febbraio 2017

La focaccia di Federico Turri alla locanda Locatelli di Londra

Eccomi finalmente!
Settimana impegnativa quella appena trascorsa, per non parlare di quella che comincia oggi!!!

Ma sono contenta, perché ho iniziato a lavorare ad un nuovo progetto di cui spero di parlarvi presto, e nel frattempo esercito quella "cucina di sopravvivenza" che ci piace tanto (soprattutto quando ci salva in extremis!), e della quale invece posso parlarvi fin da subito! ;-P

In realtà, più che un parlare, è un "ri-parlare", dato che si tratta di una ricetta che spopola nel web da e per anni, grazie anche all'apporto della madre di tutte le foodblogger italiane, ovvero Sigrid.
Ma ne hanno parlato poi molte amiche, da Benedetta di Labna a Barbara di Babs, fino a Marina che pochi giorni fa se n'è uscita con un post dedicato facendomi venire voglia di rispolverarla anche a me!
Allora, dato che avevo un tantinello di lievito madre da fare fuori, ho voluto provare una mia versione a lievitazione naturale, che vi passo subitamente!

La ricetta è di Federico Turri, che l'ha ideata per la Locanda di Giorgio Locatelli a Londra, luogo in cui si occupa della panificazione per questo famoso ristorante siciliano in terra straniera (o occupava, ho fatto un po' di ricerca online ma non sono riuscita a capire se c'è ancora lui, dato che la notizia sulla paternità della ricetta ce la dava Sigrid quasi 10 anni fa!).

Ora io capisco che il bello di questa ricetta sta proprio nella sua velocità di esecuzione, tanto che da molti viene definita "senza impasto", o "furba", ma siccome a me piace tanto impastare, e l'aggettivo "furbo" non è mai andato tanto a genio, ho pensato che potevo postarvi entrambe le versioni (la prima la mia, la seconda presa in prestito dal blog della mia amica Marina), così chi come me ha bisogno di utilizzare e rinfrescare la pasta madre, può fare quella a lenta lievitazione, mentre chi ha bisogno di una focaccia veramente fast, può andare di lievito di birra!

In entrambi i casi, mortazza e birretta sono d'obbligo! ;-P



Focaccia di Federico Turri per la locanda Locatelli (versione con lievito madre)
ingredienti per una teglia tonda da 28 cm circa
250 g farina manitoba
250 g farina 00
120 g di lievito madre maturo e a temperatura ambiente
310 g acqua appena tiepida
2 cucchiai olio d’oliva extravergine
10 g sale
per la salamoia
50 g acqua a 20°C
50 g olio d’oliva extravergine
12 g di sale

Sciogliere il lievito madre nell'acqua.
In una ciotola capiente, mescolare le farine, versare al centro l’olio e il lievito sciolto nell’acqua.
Mescolare bene con un cucchiaio, aggiungendo il sale alla fine, poi ungere la superficie dell’impasto con poco olio e lasciar riposare, coprendo la ciotola con un piatto, per 45 minuti.
Rivestire con della carta forno una teglia da forno e ungerla con un filo di olio, rovesciarci l’impasto e lasciar riposare per 45 minuti.
Trascorso questo tempo, usando il matarello e partendo dal centro, stendere leggermente la focaccia, una volta verso il basso, e una volta (sempre partendo dal centro) verso l’alto, senza premere troppo in modo da non rompere le bolle d’aria che si stanno formando all’interno. 
Lasciar riposare un'ora e mezzo.
Quando l'impasto ha ben lievitato, emulsionare tutti gli ingredienti della salamoia (ci si può aiutare agitandoli in un barattolino a chiusura ermetica) e con la punta delle dita, formare dei buchi sulla superficie dell’impasto.
A questo punto versare tutta la salamoia sulla focaccia (sembra tanta, ma ci va tutta!), riempiendo tutti i buchetti formati prima. Lasciar riposare di nuovo per circa 45 minuti.

Infornare a forno già caldo a 220°C, lasciando cuocere per 25-30 minuti o finché la focaccia non sia dorata. Lasciar intiepidire su una griglia prima di servire.




Focaccia di Federico Turri per la locanda Locatelli (versione con lievito di birra)
ingredienti per una teglia tonda da 28 cm circa
250 g farina manitoba
250 g farina 00
15 g lievito di birra fresco 
310 g acqua a 20°C
2 cucchiai olio d’oliva extravergine
10 g sale
per la salamoia
65 g acqua a 20°C
65 g olio d’oliva extravergine
15 g di sale 

In una ciotola capiente, mescolare le farine e il sale, versate al centro l’olio e il lievito sciolto nell’acqua.
Mescolare bene il tutto con un cucchiaio, poi ungere la superficie dell’impasto con poco olio e lasciar riposare, coprendo la ciotola con un piatto, per 10 minuti.
Rivestire con della carta forno una teglia e ungerla con un po’ di olio, rovesciarci l’impasto e lasciar riposare per 10 minuti.
Trascorso questo tempo, usando il matarello e partendo dal centro, stendete leggermente la focaccia, una volta verso il basso, e una volta (sempre partendo dal centro) verso l’alto, senza premere troppo in modo da non rompere le bolle d’aria che si stanno formando all’interno. 
Lasciar riposare per 20 minuti.
Mescolare tutti gli ingredienti della salamoia e farli emulsionare per bene usando una forchetta.
Poi con la punta delle dita, formare tanti buchetti sulla superficie dell’impasto, rimescolare la salamoia e versarla tutta sulla focaccia, riempiendo tutti i buchetti formati prima. 
Lasciar riposare di nuovo per 20 minuti.

Infornare a forno già caldo a 220°C, lasciando cuocere per 25-30 minuti o finché la focaccia non sia dorata. 
Lasciar intiepidire su una griglia prima di servire

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