mercoledì 26 novembre 2008

...in partenza

vi lascio la cucina!


perchè ho come l'impressione di dimenticare QUALCOSA DI FONDAMENTALE?
la valigia è pronta, SEMBRA pronta, così composta, minimal e compattella (non sembra nemmeno la mia, fa molto giovane donna molto organizzata...)
il pc non me lo porto, ricettari nemmeno, ma cucinare quello sì, vorrei farlo, magari a mani nude questa volta....
ad ogni modo, se mi capita a tiro un pezzetto di rete, vi mando qualche notiziola e aggiornamento

intanto, vi lascio (al)la cucina, in tutti i sensi, e magari, nel frattempo, non trattenetevi nel dirmi quanto vi manco ;-P  

baci baci e a fra una settimanella!!!!

martedì 25 novembre 2008

Zuppa di orzo e rape rosse

e voi cosa fate con chili e chili di rape rosse??!!

Aspetto tutto l'anno le rape rosse...
Non lo so, non vado pazza per il loro sapore (anche se questa zuppa giuro è fantastica! ;-)), in realtà. Niente di che, non che non mi piacciano, ma neanche impazzisco per loro, COME SAPORE ho detto.
Ma L'ASPETTO, l'aspetto che hanno è stupendo, è uno di quegli ortaggi (ortaggi? sì, no?) che solo a guardarli ti viene da cucinare (come la zucca d'altronde, che ti SFIDA ad essere cucinata, oppure il sedano rapa, che, preparatevi, sta arrivando con una ricettina messa a punto da me un paio di anni fa, che ormai viene rispolverata puntualmente nella mia cucina in questo periodo dell'anno...).
E poi c'è il colore, rosso, il mio! Già avevamo parlato dell'effetto positivo che hanno su di me i colori, no? .... questo poi è speciale (come il melograno, lui ti guarda e tu DEVI farci qualcosa).
Insomma aspetto tutto l'anno le rape, e appena arrivano scatta questa zuppetta con orzo semifantastica!

ingredienti per 2 (abbondante)
2 rape rosse
2 patate
1 cipolla
1 lt abbondante di brodo
4 pugnetti di orzo perlato
olio, sale, pepe, panna acida (facoltativo)

Mettere sul fuoco la pentola con il brodo, e cominciare a buttare allegramente dentro le cipolle tagliate sottili, le rape lavate, sbucciate e grattugiate a julienne, le patate anch'esse grattugiate a julienne. Cuocere circa 15' e poi aggiungere l'orzo perlato (che io avevo tenuto un paio di ore, forse tre, in acqua, così, per scrupolo, dato che sulla confezione non c'era scritto niente in merito ....) e procedere con il metodo caminetto, ovvero starsene lì buoni buoni ad annusare ogni tanto (molto terapeutico), a girare ogni tanto (molto necessario), a godersi un buon libro, e a scaldarsi un po', per circa una mezzoretta.
A questo punto l'orzo dovrebbe essere pronto, assaggiare, aggiustare di sale, pepare, condire con un filo di olio, e un ciuffetto di panna acida (cistadadio!).

La ricetta viene da un numero della Repubblica delle Donne del 2004.... (2 ottobre 2004!)

sabato 22 novembre 2008

torta di mele e mandorle al vino rosso

una torta di mele al giorno....

Questa è una torta speciale.

Non è solo buona, e fatta con ingredienti biologici, e intrigante, e bella da fare. E' straordinaria. Ovvero fuori dall'ordinario. E' semplice e dannatamente chic al tempo stesso. E' spartana e lussuosa, senza essere pretenziosa. Perfetta insomma, una di quelle ricette che porterei su marte, se ne potessi salvare solo 5. (!) Come dicevo, la ricetta non è mia, ma viene da Nicola Michieletto (quello dei maltagliati!), e si può trovare qui, esattamente alla pagina 18 della rivista Valore Alimentare (che seguo praticamente dal primo numero!)

ingredienti

Per la pasta:
250 g di farina bianca “00”
125 g di burro
125 g di zucchero a velo
125 g di mandorle in polvere
un uovo grande
un pizzico di sale

Per il ripieno:
600 g di melette
un dl di vino rosso (io ho usato un novello bio)
100 g di zucchero
1⁄2 limone

Per decorare:
30 g di mandorle a lamelle
zucchero a velo

Lavorare il burro con lo zucchero in una terrina, aggiungete la farina, le mandorle in polvere, l’uovo e il sale. Mescolare velocemente con una forchetta fino ad amalgamare tutti gli ingredienti; coprire con un foglio di pellicola trasparente per alimenti e far riposare in frigo per un’ora.
Sbucciare le mele e tagliatrle a fettine sottili.
Caramellate a fuoco vivo il vino rosso con lo zucchero e il succo di limone in un casseruolino, finché il composto inizia a scurire (io aggiungo un po' per volta, poca poca maizena, per far addensare).
Rivestire una tortiera di 26 cm di diametro e stenderva una parte della pasta in un disco sottile. Foderare così la base della tortiera ricoprendone anche i bordi.
Riempire con le mele e copritele con il caramello. Stendere la pasta rimanente e adagiarla sulle mele, sigillare i bordi, spargere le mandorle a lamelle sulla superficie e infornate a 180° per 30 minuti. Servite la torta tiepida o fredda, spolverizzata di zucchero a velo.

Tiepida, con una tisana o un tè, è buonissima, ma io non metterei (ogni volta me ne dimentico, e lo faccio, e poi me ne pento!), lo zucchero a velo. Le mandorle sono la copertura ideale (vedi foto)!

Come spesso succede per le cose "sublimi", le foto non le rendono minimamente neanche solo l'idea (mi sono così innervosita fotografandola, che mi è venuto il mal di testa! :-/). E stupendo non è solo il caramello al vino che comincia a colorare il piatto, ma il rumore del coltello quando affonda nelle lamelle di mandorle. Vi giuro, da quando è nato il blog, è la prima cosa che mangio mentre posto! ;-P (e non è assolutamente la prima volta che la faccio!)

mercoledì 19 novembre 2008

spezzatino di pollo e sesamo

ricettina semplice e sana per mia sorella

Allora, dato che ho visto mia sorella (la mia reginetta delle melanzane), di recente, in vena salutistica, sbattere il pollo (o il tacchino o chi per loro) ai ferri in versione MOLTO MOLTO sana, ma che mi ha stretto il cuore per cotanta spartana integrità e salubrità, ho deciso di postarne una versione un po' più divertente, al volo.

Ingredienti (per 2 persone):
180 g. di riso a chicco lungo
300 g. di filetto di pollo
4 cucchiai di semi di sesamo
olio d'oliva
sale e pepe macinato fresco


Tostare il riso in una casseruola con un filo d'olio, e mescolatelo finche non abbia assorbito tutto l'olio. Aggiungere 300 ml di acqua, aggiustare di sale e di pepe, portare ad ebollizione e coprire. Cuocere a fuoco basso per 15 minuti.
Fare a pezzetti il filetto di pollo, condirlo con sale e pepe e passarlo nel sesamo.
Cuocere lo spezzatino per 4-5 minuti in una padella antiaderente leggermente unta d'olio, mescolando con cura finchè non risulti ben dorato.

Ci vuole un attimo, ed è buono anche per il giorno dopo, da portare con sè al lavoro.

martedì 18 novembre 2008

Arancia Carota Limone

tortini supervitaminici!!!

Dunquedunquedunque..... Sabato pomeriggio parlando con l'amica di un'amica (e guarda caso si parlava anche del blog, ulp!), si chiacchierava di una ricetta alla carota... Cioè lei (l'amica dell'amica) mi chiedeva se nel mio blog avevo ricette di torte alla carota. No, cioè sì, ovvero no, in fondo è così giovane il piccolo blog, che tutto sommato c'è tempo per postare carote, ma anche sì, ne ho in mente un sacco di ricette del genere, a pensarci... Insomma "sì", faccio, "certo, se ne potrebbe mettere una!". Poi parte il derby mandorle o nocciole, ed io che spesso tendo in modo più che classico alla "compensazione", parteggio per la nocciola tostata e tritata, da accostare alle carote. E perchè le mandorle sono molto dolci, e perchè le metto praticamente ovunque, e quindi cerco spesso di darmi una regolata, e ancora perchè non lo so, simpatie di palato diciamo.... E allora lei "è che a me viene sempre un po' umida...."
La cosa sembrava finita lì, e la serata è proseguita più che placidamente, guardando un filmetto con la piccola (di sorella), e andando a nanna un po' troppo tardi, come al solito.....

Poi la mattina dopo ALL'ALBA, in treno, ovviamente ero troppo assonnata per leggere o usare il computer o altro, e guardavo fuori catatonica pensando: "sbaglio o effettivamente l'ultima volta che ho fatto QUELLA torta alla carota era un po' umidina? E se aumentassi la farina? E se aumentssi il lievito? O se diminuissi le uova.....". Bene, come al solito la giornata è stata piena di cose da fare ma il tarlo della torta di carote era all'opera, e finchè non mi sono messa a farne una, notte tempo, non mi sono data pace.
Non solo. Ho deciso di farne una ex novo, e ho tolto subito la farina di frutta secca (mandorle o nocciole che siano, per questa volta), perchè effettivamente, se vogliamo parlare di compattezza o umidità nel risultato finale, queste non facilitano le cose..... Però la carota da sola no, era troppo "camille", e allora, per "smezzare" un po' il sapore, perchè non provare a fare dei tortini ACE?

Ingredienti
150 gr. carote grattugiate
250 gr. farina 00
90 gr. burro fuso
100 gr. Zucchero
2 uova
1 bustina di lievito
la scorza di un'arancia e un limone bio
1 limone (il succo)
½ arancia (il succo)
1 pizzico di sale

Grattugiare finemente le carote (oppure, come ho fatto io, grattugiarle grossolanamente e poi passarle al cutter, ma senza che diventino poltiglia, diciamo una via di mezzo!). Mettere da parte. Mescolare in un recipiente farina, sale, lievito e la scorza dell'arancia e del limone grattugiate.
Spremere il limone e la mezza arancia. Fondere a bagnomaria il burro, poi togliere dal fuoco e versarvi sopra il succo agli agrumi. Mescolare.
Sbattere in un altro recipiente uova e zucchero, finchè non formano un composto leggermente spumoso, mescolare al burro agli agrumi, e infine unire il composto liquido alla farina.
Trasferire velocemente in uno stampo da muffin precedentemente imburrato e infarinato (da 12), o in piccole tegliette rotonde da 8 cm di diametro (credo che in questo caso ne possano servire 6, o 8).
In forno per 10' a 200°C, poi altri 10' a 180°C.




venerdì 14 novembre 2008

cioccolato, crema di castagne e violette!

Torta per seratina tra amiche
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Questa ricettina è proprio di Vaniglia. Non perchè c'è la vaniglia dentro (e sarebbepureora di sdoganare questo ingrediente, dato che abbiamo deciso di metterlo come nome del blog, no? ;-P), ma nel senso che l'intero rapporto tra le proporzioni dell'impasto, l'accostamento degli ingredienti, il montaggio (?!), sono tutti venuti quasi per caso, e al tempo stesso ognuno per un motivo tutto suo...

Base.
Stavo lavorando ad un'altra ricetta che sto cercando di mettere insieme (diciamo come esercizio? Ma come al solito non vi anticipo niente..) da un po' di tempo, e mi è venuto in mente di fare una torta al cacao. Ho detto cacao. Nera la volevo, ma proprio nera nera. Monitoraggio dispensa: 20 grammi di cacao! Mh. Guardare quanto cioccolato in tavoletta: 120. Ok, già va meglio, un po' di nero almeno lo abbiamo fatto. Adesso il cioccolato chiama burro, per fonderli a bagnomaria insieme, ma non troppo, non deve venire un "molleux au chocolat": diciamo 60 grammi, la metà, no? Uova però sì, abbastanza, ne metto 4 invece delle classiche 3, quasi standard per alcuni dolci, ma questo sarà più ricco, sarà una torta, intanto abbiamo deciso, non un cake. Bene, anzi male, adesso cominciano i dolori: zucchero farina e liquidi. Farina, per non saper «nè legge nè scrive», ne mettiamo 200, e anche lo zucchero, per simmetria, poi si vedrà. Di liquido, andiamo sul classico, un bicchiere di latte intero, pieno pieno, quanto sarà? 240 ml. Bene, l'impaso però alla fine mi convince poco. Gli metto un 10% in più di farina e va meglio. Con il lievito vado con una bustina intera. Forno a 180°C. Per 40'.
Mentre la facevo pensavo: CATASTROFE, verrà una catasrofe! E invece no! Cotta (prima cosa, da non sottovalutare, cotta tutta, intendo, interamente cotta!)! E soffice (così soffice che è un «tantino» friabile). E buona, sì è buona, mi piace un sacco, non posso crederci....

Pretesto
Da qualche giorno si stava organizzando una seratina da mia sorella per vederci Vogliamo anche le rose, quindi perchè non portare la torta nuova? Sì, ma con qualcosa dentro, così, per viziarci un po'....

Blog
(eh eh anche lui ha i suoi meriti!): vedete l'etichetta «confetture»? Beh, stavo pensando tempo fa di accompagnare, nel tempo, ogni crema o marmellata con una ricetta da postare, in modo che facciano tandem, ed avevo voglia di «piazzare» subito subito la crema di castagne di Maria. Nella torta al cioccolato tagiata a metà.
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Top
Chessò con due toni di marrone, ci vuole un bianco, quindi mi toccherà glassarla, con mio tremendo panico perchè con la glassa ho un rapporto un po' complesso. E adesso con marrone e bianco DEVO mettere il viola, non c'è scampo, ormai sono caduta nella vertigine della vanità, e a questo punto ci vanno le violette candite.
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Ok ultimo passo (piccolograndepasso!)
Arrivo dall'altra parte di Roma per comprare le violette.

Poi cena.
Poi abbiamo chiacchierato così tanto (avete un breve saggio della mia logorrea immediatamente qua sopra ;-P), che il film lo guardiamo la prossima volta! Con paninazzo.
Adesso immagino che vogliate la ricetta scritta in modo cristiano....

ingredienti
120 gr cioccolato fondente
20 gr cacao in polvere
220 gr farina 00
200 gr zucchero
4 tuorli
60 gr burro
240 ml latte
1 bustina di lievto
1 pizzico di sale
250 gr zucchero a velo
acqua
violette candite
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Fondere a bagnomaria cioccolato e burro. Una volta tolti dal fuoco aggiungere il latte e il cacao e amalgamare. Sbattere in un recipiente capiente tuorli e zucchero, finchè il composto non diventa spumoso. Versare il composto di cioccolato, burro e latte su quello alle uova e amalgamare velocemente. Aggiungere il resto degli ingredienti e mescolere. Poi versare in una tortiera a bordi alti (diametro 24 cm, bordo mobile e preferibilmente a ciambella!), precedentemente imburrata e infarinata. Cuocere in forno a 180°C per 40'. Togliere dallo stampo solo quando è ben fredda.
Tagliare longitudinalmente in due parti.
Farcire con crema di castagne, eventualmente diluita a fuoco basso con un filo di latte.
Preparare la glassa aggiungendo POCHE GOCCE PER VOLTA DI ACQUA a 250 gr di zucchero a velo mescolando continuamente, e quando comincia a diventare di una consistenza fluida ma NON LIQUIDA (e soprattutto di colore bianco e non trasparente), versarla come copertura sulla torta.
Mettere le violette prima che si «fermi» la glassa.
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All'amicizia!
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giovedì 13 novembre 2008

minestra povera di verze, patate e cipolle

primi freddi...
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Della serie zuppe umili, anche se non viene dal libro di Oliver....
Viene piuttosto dal fatto che avevo in frigo qualcosa come un due chili di cavolo verza e non avevo minimamente idea di come impiegarli....
E soprattutto dal fatto che qui a Roma è un freddo boia! E ormai io ho mani e piedi perennamente congelati. Per cui ottima cura-tipo stagionale: prendere e buttare in pentola acqua e ortaggi, accendere il fuoco, e stazionare continuamente intorno al calderone, non perché serva rimestare continuamente, come recitano le ricette serie, ma semplicemente per accaparrarsi un po' di calduccio. E poi c'è una cosa che mi piace fare da morire in questi casi. Come ho già accennato qualche volta, la mia cucinetta è molto piccola, e dentro non c'entra nessuna sedia. Ma in questi casi, una volta impostata la zuppa, mi prendo una sediola e un libro, e nei casi limite anche una coperta, me li metto davanti al forno, e fingo spudoratamente di avere un caminetto e leggo....

ingredienti per 4 persone
gr 600 cavolo verza
4 patate
1 cipolla
1,5 litri di acqua (più o meno...)
sale, olio, pepe
parmigiano
pastina (facoltativa)

Mondare e tagliare le patate a pezzetti, e la verza a fettine sottili.
Mettere in una pentola piena d'acqua con la cipolla tagliata in due. Cuocere per almeno 20'. Poi passare frullare il tutto con il frullatore ad immersione, salare, e aggiungere acqua, a seconda della consistenza che si desidera ottenere. In particolare lasciare più densa per ottenere una vellutata, o più fluida nel caso si voglia aggiungere una pastina da minestra. Cuocere ancora 5 o 10'.
Aggiustare di sale.
Condire con olio, parmigiano grattugiato e pepe.
(le quantità sono indicative: si possono variare a piacimento, sia le verdure, che, di conseguenza, l'acqua...)
P.S. mi sa che sto un po' esagerando, co 'sti viola....

martedì 11 novembre 2008

Jamie Oliver - La mia cucina naturale

nuovo e antico modo di cucinare?

Questo libro di Jamie Oliver non è solo quello che avrei da sempre voluto leggere, ma soprattutto il libro che avrei sempre voluto SCRIVERE: immediato, stagionale, molto molto "umano", e soprattutto fortemente legato al giardino e all'orto..
L'ho comprato esattamente 10 giorni fa, praticamente ancora stoccato alla Feltrinelli, senza che ci avessero messo nemmeno l'adesivetto verde "Novità", e l'ho lasciato decantare. Sì, perchè sapete com'è, la prima fase, quella dell'esaltazione, dura minimo-minimo cinque gg. o comunque finchè non ho cucinato la prima ricetta. Ma questo, questo sta continuando a catalizzare fortemente la mia attenzione, nonostante lo abbia già sfogliato più e più volte, e anche ospitato "a nanna" per i primi tre dei cinque giorni di cui sopra (sì, da queste parti ci si addormenta con libbretti di cucina novelli....).
480 pagine di ricette, immagini, informazioni interessantissime sulla cucina ma soprattutto sul "cucinato", edito da TEA, come, dello stesso autore, Il mio giro d'Italia .
Prima cosa, il volume è strutturato secondo un ordine diverso dal comune modo do organizzare i libri di ricette, ovvero non "per portate", ma come una raccolta scandita dalle quattro stagioni.
E questo già mi folgora, dato che il rapporto stagionale con il giardino-orto è un tema molto importante per come vedo io il modo di cucinare, e di coltivare (ma anche di acquistare) il proprio cibo. Ogni sezione (stagione!) comprende una serie di minicapitoli dedicati ai vari ingredienti e presenta una serie di ricette. Alla fine di ogni capitolo (cosa che mi ha letteralmente conquistata) sono presenti consigli e piccoli suggerimenti su come piantare, curare e far crescere gli ortaggi.
Grande spazio quindi ad asparagi, fragole, pisellini e fave, uova, pomodoro, cacciagione, porcini, zucca e patate (solo per citare alcuni miei preferiti...).
Piccolo appunto su qualche foto di troppo di cacciagione (comunque non molte, rispetto al totale di immagini e ricette fornite, più di 100), che ai più sensibili (come me), toccheranno sicuramente il cuore. Al tempo stesso, però, Jamie non trascura di raccontare come intende lui la caccia, il suo grande favore per l'allevamento biologico degli animali e la denuncia dell'allevamento dei polli in batteria (completa di immagini anche qui piuttosto toccanti).
Il tutto corredato da un apparato grafico eccellente, e da foto ottime, che esulano dallo stile un po' astratto che contraddistingue il food styling contemporaneo (che a me piace molto!) e che salva spesso il soggetto della foto dall'essere ridotto a "natura morta", come spessissimo può capitare fotografando cibi.... Qui, nonostante la "naturalità" e il basso grado di astrazione delle foto, il cibo non corre questo rischio, rimane perfetto, fermato nell'istante prima di essere assaporato.
La suddivisione stagionale, il realismo delle foto (dovuto anche all'ambientazione, quasi sempre all'aperto), e la scelta dei piatti, semplici, tradizionali, sfiziosi, a volte anche umili, rendono il libro estremamente interessante. Di quelli che danno l'idea di cucine vecchie e "usate", di mani sporche di farina e di sugo di pomodri, di odori.
Sì, questo libro ha sapore, le foto odorano, ecco cosa cercavo di dire.

lunedì 10 novembre 2008

torta di melette rosse, latticello e zucchero

Ecco il dolce che giustifica il mio comportamento compulsivo di ieri, ovvero una fantastica torta di Heidi, con mele, zucchero e latticello, il liquido di risulta della lavorazione del burro che ieri, per non farci mancare nulla, ci siamo cimentati a fare in casa.....
In principio, come al solito, era il cassettone, la mia fornitura settimanale di frutta e verdura bio che va immediatamente trasformata in cosette buone da mangiare. In particolere questa settimana c'erano melette piccole, croccanti e molto, molto rosse. Ebbrezza.
Poi la ricetta. Come dicevo ieri, sono incappata "per caso" in Heidi (non ci crede nessuno! :-P), in particolare qui. Il procedimento è stato da me LIBERAMENTE tradotto (comprese le fantastiche conversioni da °Fahrenheit a °Celsius, e da inches a cm), e un filino adattata.
Ecco quanto.

Ingredienti
5 melette bio croccanti e rosse
370 gr di farina (00 o integrale - io ho usato la 00)
1 bustina di lievito
2 cucchiaini di cannella
150 gr di zucchero muscovado o altro zucchero "sottile" di canna
1/2 cucchiaino di sale
2 uova
250 ml di latticello (si ottiene "burrificando" 750 ml di panna fresca, vedi post precedente!)
100 gr di burro fuso e poi un po' raffreddato
3 cucchiai di zucchero "a cristalli grandi" (io ho messo una zucchero cristallizzato di canna)

Preriscaldare il forno a 200°C. Gratella nella parte mediana.
Foderare una teglie quadrata da 22 o 24 cm di lato (o rotonda da 24 cm di diametro) con carta da forno, o con burro e farina.
Lavare e tagliare le melette prima in 4, poi in 8 spicchi, e poi trasversalmente gli spicchi in fettine di circa 4 mm l'una. Mettere da parte in una ciotola con acqua e il succo di un limone.
Mescolare in un recipiente capiente farina, lievito, cannella, zucchero e sale, e separatamente, in una più piccola, sbattere insieme uova, latticello, e poi il burro fuso (leggermente rappreso). Versare il composto al latticello nel miscuglio di farina e zucchero, e mescolare un po', affinchè siano appena amalgamati. Poi scolare bene le mele, versarle nell'impasto, e trasferire il tutto nella teglia, poi cospargere di zucchero cristallizzato.
In forno per 25', finchè il dolce non è ben dorato.



domenica 9 novembre 2008

Burro fatto in casa

sublime colpo di follia
E' successo questo, ieri.
Sabato pomeriggio piovoso romano. Termosifoni condominiali ancora rigorosamente spenti. Vaniglia intenta a scrivere una recensione di libretto molto interessante che presto vi propinerà. Un po' distratta però. Scivola veloce su un sito amato e molto referenziato, e trova una ricetta moolto beella che le scombina, come spesso accade, il pomeriggio.
La ricetta per ora non ve la anticipo. La concentrazone va tutta su un ingrediente necessario, che Vaniglia non ha: buttermilk.
Cherobbaè? Pensa Vaniglia. La recensione viene scaraventata tra le cose meno urgenti da fare. La ricetta con l'ingrediente segreto passa in pool position e mi massacra la cucinetta tirata a lustro durante la mattinata, adesso vi dico perchè.
Allora, dopo una breve ricerca Vaniglia scopre:
1. Che il buttermilk altro non è che il latticello, ovvero il liquido che rimane dalla lavorazione della panna per ottenere il burro.
2. Che il latticello è molto usato in ricette americane, ma poco diffuso dalle nostre parti (in commercio sembra ce ne sia della Mila, ma a me non risulta di averlo mai notato nei supermercati).
3. Che, dato che è sabato, piove, è freddo, e si ha giusto una confezione di panna fresca in casa, e si ha voglia di sperimentare, quasi quasi burro e latticello converrebbe provare a farli da sè, anche perchè Vaniglia vuole fare la ricetta segreta con l'ingrediente strano, e quando Vanglia si mette in testa una cosa.....
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allora.
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ingredienti
panna fresca
(basta)
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Mettere la panna fredda in una ciotola alta (sennò nella fase successiva gli schizzi arriveranno ovunque, come nel mio caso, ;-P) e avviare lo sbattitore. Dopo qualche minuto, ecco la panna (fin qui, classico procedimento per ottenere panna montata). Continuando a sbattere però, comincerà a formarsi il burro. Proseguire. Una volta che questo si sarà trasformato in una palla e si sarà: attaccato alle fruste, smettere di sbattere, scolare il letticello e spostare il burro in un colino spremendo il siero in eccesso. Sciacquare benissimo sotto l'acqua corrente (sino a quando questa non sarà perfettamente limpida, e spremere in modo da scolare più acqua possibile).
Questo burro è buonissino, sa di latte e panna e è perfetto a crudo, o fuso.
Nel sito da cui ho "mutuato" la ricetta c'è scritto che non va bene invece nel caso dei soffritti. Sempre nella stessa pagina web il metodo per farlo senza sbattitore elettrico, ma semplicemente con un barattolo, ancora più alternativo!!!!

Appena formato le due pallette di burro, e dopo aver fatto il casino co' 'sto frullino, sono uscita dalla cucina tutta gasata, e al gatto che mi guardava interrogativo, ho detto: "Gatòo, abbiamo fatto il burro!". A questo punto, è partita la preparazione della seconda ricetta, ma questa è un'altra storia....

venerdì 7 novembre 2008

crema di castagne di Maria

Da Maria ho imparato tutto.
Ho imparato i sapori, ho imparato che mi piaceva cucinare e quanto questo fosse una specie di premio, una forma di comunicazione, e non una condanna, ho imparato a leggere i libri di cucina in modo trasversale, e ho imparato pure che le ricette non si trovano solo nei libri di cucina!
Poi da quando la conosco ho scoperto di avere un palato, e questo è un po' come se si avesse a disposizione una vita in più, come poter aprire un'altra finestra. Sa parlare della struttura di un cibo e dell'essenza di un gusto come se parlasse di se stessa (ma non parla mai di se stessa!), e mentre lo fa, ti trascina via a chilometri di distanza e anche anni e anni indietro, o avanti!
Lei è ultraterrena. E al tempo stesso atomica.
Questa è una sua ricetta. Ce l'ho scritta in un foglietto strappato da quei blocchetti Pigna a quadretti 6 x 8. E' tutto schizzato e anche un po' consumato, come il suo "ricettario"; in realtà il ricettario ce l'ha in testa, e su carta si possono trovare geroglifici con annotazioni e segni vari, ma alla fine la versione ultima, di questi geroglifici, è già in corso d'opera, perchè tutto si può migliorare....
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1 kg di castagne
1 kg di latte fresco intero
1 kg di zucchero

Pulire le castagne - io le incido a croce e le metto in forno a 180-200°C per 15', o finchè non sono facilmente "sbucciabili", le rovescio in un canovaccio (o 2, forse è meglio, dato che scottano da morire!), le "acciacco" ben bene, e infine le apro.
Metterle in una pentola di medie dimensioni, di acciaio e a fondo spesso, con il latte, e mescolo ogni tanto finchè il latte non viene assorbito. Versare (sempre durante la cottura) lo zucchero. A quel punto è come se il composto "si sciogliesse".
Lasciar bollire altri 10', poi frullare con frullatore a immersione, e invasare ancora bollente in barattoli di vetro sterilizzati*.
Si conserva in frigo per almeno un mese.
E' buona con tutto, ma anche solo così (io la adoro mescolandola allo yogurt intero).

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*io sterilizzo i barattoli mettendoli, avvolti in un canovaccio pulito, in un pentolone di acqua bollente, li faccio bollire per un po', poi li scolo (cioè li acchiappo con qualche utensile da cucina tipo quelli per prendere gli spaghetti, o altro, l'utensile cambia di volta in volta, e SEMPRE, dico sempre, rischio la vita in questa operazione, perchè (lo avreste mai detto? :-)) IO SONO MOLTO "PENCIA" in alcune circostanze, mi si stacca il collegamento tra cervello e corpo e faccio dei casini allucinanti), e dopo averl scolati li adagio a testa all'ingiù su un canovaccio pulitissimo, con cui poi finisco di asciugarli BENISSIMO. Il tappo no, quello va cambiato di volta in volta, perchè una volta bollito "si allenta" e non chiude più tanto bene, se si vuole fare il sottovuoto.

mercoledì 5 novembre 2008

pasta fatta in casa: i maltagliati al kamut e radicchio!

...primo complemese di Vaniglia!

Allora, intanto vorrei ringraziare un po' di persone, ovvero tutti quelli che hanno avuto il coraggio e la pazienza di leggere durante questo mese, e poi hanno dato consigli e incoraggiamenti, e spifferato ai quattro venti che il blog esisteva, parteggiando e complimentandosi e sperticandosi a più non posso... poi tutti quelli che sono passati e stanno passando da queste parti, tutte le persone nuove incontrate, e tutti i blog nuovi conosciuti. Per non parlare di chi si è scoperto novello cuoco, e si applica giorno dopo giorno in cucina FIDANDOSI DELLE MIE RICETTE, e di chi invece le ricette le ha condivise!!!
Vorrei anche ringraziare il fortunato (secondo me) che mangia tutte queste cose, ma che deve aspettare spesso e volentieri l'attrezzamento e lo smobilitamento del set fotografico prima di farlo, con il piatto fumante in mano e anche fame, il 90% delle volte....
Siamo passati di qui in più di 1000, cosa che non avrei mai creduto, per cui sono molto molto contenta e grata a tutti.

Siccome allora oggi è una piccola festa (non è che ogni mese vi ammorbo col complemese, se sopravviviamo, ci vediamo tra 11!), come in tutte le feste che si rispettano si fa LA PASTA FATTA IN CASA!!!

Ho scelto una farina speciale, forse la mia preferita, quella di kamut*, ma il procedimento è lo stesso con qualsiasi altro tipo di farina, che al limite potrebbe assorbire più o meno acqua....
La ricetta è quella che si trova dietro la confezione, ed è dello chef Nicola Michieletto (i miei commenti sono quelli in grigio).

ingredienti per due persone
per la pasta
150 gr. farina di kamut
1 uovo
40 gr. acqua
1 pizzico di sale
per la farcitura
125 gr. di radicchio precoce di Treviso (io ne ho messo un po' di più....)
50 gr. di cipolla
40 gr. di vino rosso
1/2 spicchio di aglio
50 gr. di panna (secondo me anche no, leggi facoltativa)
40 gr. olio extravergine di oliva (io ne ho messo di meno)
1/2 cucchiaino di senape (io non l'ho messo)

In un recipiente disporre la farina a fontana, versarvi nel mezzo l'uovo, l'acqua e il sale e mescolare il tutto. Io all'inizio uso una forchetta, e comincio a impastare dentro una ciotola, onde evitare di sparpagliare tutto qua e là prima che la pasta diventi compatta. Aggiungere poca acqua se occorre.

Poi la taglio in 3 o 4 pezzetti più piccoli (motivo: mattarello piccolo, spianatoia piccola, cucina microscopica).

Tirare la pasta con il mattarello o con la sfogliatrice creando delle sfoglie sottili. Attenzione: da questo punto in poi è consigliato un abbondante (ma con giudizio) uso di farina per non far attaccare la pasta OVUNQUE.

Tagliare la pasta con la rondella nella classica forma dei maltagliati. Io in mancanza di meglio ho usato la parte non seghettata della lama di un coltello.... ;-P

Attenzione2: vi rammento l'uso di farina di cui sopra, a me sono due volte che mi fregano, questi simpatici cosetti a losanga.... Mettete la farina mentre "stoccate" da qualche parte i maltagliati se come me non avete modo di tenerli stesi su 3 o 4 spianatoie per in totale di quasi 2 mq di superficie utile sui piani di lavoro!!! Io avevo fatto dei rombetti stupendi che si erano graziosamente collati gli uni gli altri in una coppetta, ho fatto per prendere il primo ed è venuto su tutto il malloppo: riimpastati e rifatti. Tutti.

Nel frattempo in una casseruola soffriggere in olio, acqua e senape (che io non ho messo), la cipolla e l'aglio tritato; unire il radicchio tagliato sottilissimo e lasciar cuocere a fuoco lento per 10'. Bagnare con vino rosso e lasciar sfumare. cuocere a fuoco dolce per altri 15' avendo l'accortezza di bagnare con acqua di tanto in tanto; insaporire con il sale e unire la panna (io di panna ne ho messa pochissima, forse si può fare anche a meno!).

Bollire i maltagliati in abbondante acqua salata (non toccateli in cottura per carita! quando affiorano, come in foto, sono pronti, praticamente un minuto!),

scolare e spadellare con la salsa di radicchio.
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* Il grano kamut è un cereale molto antico che risale a migliaia di anni fa, proveniente in origine dalla regione situata tra la Mesopotamia e l'Egitto. Riscoperto negli anni '70 è stato dichiarato specie protetta e attualmente conserva ancora il suo originale patrimonio genetico non essendosi mai incrociato con altre varietà. Il grano Kamut è prodotto solo ed esclusivamente con metodo biologico

lunedì 3 novembre 2008

miniquiches melanzane e gorgonzola

... quel genio di mia sorella!

No, no, non è in senso ironico (;-P), mia sorella è veramente un genio.... Ve lo ricordate il post sulle polpette di melanzane della mamma di piera? Bene, ripescatelo, perchè quel fenomeno di mia sorella (sempre "media", la piccola cucina ancora poco, ma diamole tempo!), qualche giorno fa, mentre intraprendeva la preparazione delle suddette polpettine, più o meno durante la fase di cottura delle melanzane, si è resa conto di avere in frigo un rotolo di pasta sfoglia sul punto di "andarsene", per cui, con grande prontezza di spirito di economia domestica, ha preso e schiaffato il composto delle polpette nella pasta sfoglia, con cui aveva rivestito una teglia, e messo tutto in forno....
Questa cosa mi ha folgorato, e con una melanzana che si aggirava da sola in frigo, ho pensato di realizzare queste tortine salate, sostituendo il parmigiano (e/o pecorino) con dei pezzetti di gorgonzola...
Non vi dico che soddisfazione cucinare consultando una mia ricetta direttamente dal blog!!

ingredienti:
1 melanzana
1 uovo
1 rotolo di pasta sfoglia
70 gr. circa di mollica di pane
100 gr. circa di gorgonzola
sale e pepe

La melanzana va tagliata grossolanamente e messa a cuocere in abbondante acqua salata per 5-10'. Poi i pezzetti di melanzana cotti vanno strizzati per eliminare l'acqua in eccesso, messa in una ciotola con la mollica del pane sbriciolata, l'uovo, prezzemolo o basilico volendo, il gorgonzola tagliato a cubetti, sale e pepe. Mescolare bene.
Nel frattempo foderare una teglia (o delle tegliette più piccole) con carta da forno e pasta sfoglia, bucare con la forchetta il fondo della pasta e mettere a riposare in frigo durante la cottura e la preparazione delle melanzane.
Riempire il guscio di pasta sfoglia con il composto di melanzane, infornare a 180°C per 20-30' a seconda del forno. Sono buone caldo-tiepide, ottime fredde.


domenica 2 novembre 2008

acquaditutti

OGGI SI PARLA DI INGREDIENTI.....
Partirei dall'unico ingrediente che si trova in ogni ricetta in assoluto, intendo in ogni ricetta al mondo, l'acqua.
Da qualche giorno sto cercando notizie sull’articolo 23 bis del decreto legge numero 113, al comma 1, dove si da il via alle privatizzazioni dei servizi offerti dai diversi enti.

Ecco il testo:
Art. 23-bis. Servizi pubblici locali di rilevanza economica
1. Le disposizioni del presente articolo disciplinano l'affidamento e la gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, in applicazione della disciplina comunitaria e al fine di favorire la più ampia diffusione dei principi di concorrenza, di libertà di stabilimento e di libera prestazione dei servizi di tutti gli operatori economici interessati alla gestione di servizi di interesse generale in ambito locale, nonche' di garantire il diritto di tutti gli utenti alla universalità ed accessibilità dei servizi pubblici locali ed al livello essenziale delle prestazioni, ai sensi dell'articolo 117, secondo comma, lettere e) e m), della Costituzione, assicurando un adeguato livello di tutela degli utenti, secondo i principi di sussidiarietà, proporzionalità e leale cooperazione. Le disposizioni contenute nel presente articolo si applicano a tutti i servizi pubblici locali e prevalgono sulle relative discipline di settore con esse incompatibili.
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Ho cercato sul sito web di alcune testate giornalistiche, poca roba (direi nulla rispetto a quanto ci sarebbe da dire).
In compenso materiale qua e su siti e blog (1, 2, 3, ....)se ne trova. In particolare questo scritto di Zanotelli, e anche questo (sempre Zanotelli), e questi post dal blog di Grillo: qui, qui e qui.... e ancora qui.
A questo punto mi viene in mente un libro di qualche anno fa di Vandana Shiva, che mi rimetto a leggere...

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la foto è di Patrizio Giordano
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