venerdì 31 luglio 2009

pasta quasi-fredda ai peperoni verdi e pinoli

Io non è che i peperoni li digerisca moltissimo (e questo si sa)... però da quando abbiamo deciso di cucinare qualsiasi cosa sia contenuto nel cassettone di frutta e verdura biologica, me li trovo a casa regolarmente l'estate, e regolarmente vanno cucinati. E siccome mi piacciono (;-P), eccoli qui.
Così sembrano andarmi molto a genio, sarà la doccia veloce sotto l'acqua (dato il caldo), saranno i pinoli tostati?

ingredienti (per 2)
200 gr farfalle o altro tipo di pasta "fresca"
2 peperoni verdi (vanno bene anche i peperoni verdi piccoli)
pinoli tostati, una paio di manciate
prezzemolo
spicchio d'aglio
olio
sale, pepe
yogurt greco (facoltativo, 1 o 2 cucchiai)

Far bollire i peperoni per circa 5 minuti (per i peperoni verdi piccoli anche meno), dopo averli tagliati in due e dopo aver eliminato i semi interni. Nel frattempo far tostare i pinoli in un padellino antiaderente. Scolare bene i peperoni, frullarli con aglio, olio, prezzemolo, sale e pinoli.
Cuocere la pasta al dente, scolarla, passarla velocemente sotto il getto dell'acqua e condire con il pesto di peperoni dopo aver aggiunto, mescolando, lo yogurt greco (se piace) e all'occorrenza un filo di olio d'oliva.
Prima di portare in tavola, guarnire con i pinoli.
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mercoledì 29 luglio 2009

crema inglese e ribes rossi

...(uova impazzite, andata e ritorno).
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Domenica sera c'era mia sorella a cena, e mi sarebbe piaciuto fare qualcosa alla moda, tipo un dessert bianco e rosso, con i ribes, a base di yogurt, o panna, o simili. Ci volevano però fogli di colla di pesce, o roba del genere, quindi alla fine ho pensato che qualcosa di mooolto più tradizionale sarebbe stato comunque perfetto.
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E lì, completamente ignara e superficiale, mi sono imbattuta in un crema inglese, la prima della mia vita.
Ora voi dovete sapere che la crema inglese è una preparazione a occhio molto rassicurante, "rotonda", simmetrica, immediata. Pari quantità di latte e panna, un numero cospicuo di uova, come una crema che si rispetti, solo un paio di cucchiai di zucchero e vaniglia vera, quella che va raschiata dal baccello.
Una roba a prova di bomba.

Mi sono messa a prepararla senza badarci tanto, procedendo ad ogni modo con grande attenzione nella fase del'unione tra le uova e il latte caldo, intuitivamente delicatina, e procedendo come da ricetta. Classica appunto.
A questo punto va detto che io ho sempre odiato la frase finchè non vela il cucchiaio. Fin da bambina direi (cioè fin dalla prima prova di crema pasticcera che riesca a ricordare). Che cacchio vol di' finchè non vela il cicchiaio? Cioè, a volte pare proprio che intorno al cucchiaio non voglia esserci che quella scialba patina che non ha nulla a che vedere con una velatura spessa e vellutata, e un secondo dopo, un secondo di fiamma in più, ed è proprio il caso di dirlo, la frittata è fatta!!
Però c'è da osservare che nel caso di una crema pasticcera il peggio che possa capitare (salvo gravi forme di recidività che possono comportare una vera e propria bruciatura della preparazione), è la formazione di grumi, che alla fine della fiera, si curano anche con il passaverdura (sì, quello del sugo), mentre la malefica crema inglese IMPAZZISCE.
Impazzisce è la parola giusta perchè quello che accade è inspiegabile e molto, molto irritante.
Si forma un'acquetta chiara, in cui galleggiano, nitidamente SCISSI DAL RESTO DEL COMPOSTO, grumetti di qualcosa (proteina per esempio?) che non vogliono avere nulla a che fare con il resto. Niente passaverdura in questo caso. Si parlava di ACQUETTA.

Primo istinto.
Minipimer (avevo già tolto il tutto dal fuoco, ma ovviamente, quel secondo più tardi di cui sopra). Funziona. Dopo 40'' mi fermo, temendo di fare danni. Passano 20'' e RITENDE AD IMPAZZIRE. Con una mano riaccendo il minipimer e con l'altra mi allungo fino a Pentole e Provette (di cui si era parlato giusto qualche tempo fa..). Leggo velocemete l'indice cercando qualcosa che mi aiuti. C'è un paragrafo che recita testualmente così: Salvare una crema inglese. Pagina 50. Con una mano continuo a frullare, con l'altra reggo il libro e leggo, velocemente, una riga sì e tre no. Ogni tanto istintivamente mi fermo. Fa un caldo bestia e mi viene da cambiare il contentore della crema per abbassare più velocemente la temperatura. Forse non sto accettando l'idea di perdere 6 uova biologiche...

Insomma continuo a leggere.
E intanto capisco.
La differenza con la crema pasticcera e l'elemento che sostanzialmente savaguarda la crema pasticcera e rende molto più rischiosa quella inglese. La FARINA.
Un pizzico di farina evita la formazione degli aggregati delle proteine.
La farina contenta nella pasticcera la protegge da questo rischio, mentre nella crema inglese l'addensamento che risulta dalla coagulazione del tuorlo d'uovo è più rischioso, perchè se questa coagulazione avviene rapidamente (quindi un secondo in più di calore o una fiamma non abbastanza bassa, o una pentola con fondo non abbastanza spesso?) crea degli aggregati macroscopici (direi mostruosi, ai miei occhi), i grumi galeggianti nell'"acquetta" di cui sopra.

La notizia buona.
La notizia buona è che questi grumi possono essere distrutti dal frullatore. Io ho usato il minipimer. Come dicevo, all'inizio, quando mi fermavo, la situazione sembrava riproporsi. Quindi ho "frullato" abbastanza, circa 5', cambiando un paio di volte contenitore per abbassare la temperatura delle uova.
La consistenza era a posto.
Il gusto pure non ha fatto una piega. Nessuna traccia di sapore di "frittata", ipotesi paventata da Hervé Trish nel libro, e nel caso di "salvataggio a frullatore". Forse perchè il mio "impazzimento" è durato veramente poco più di un secondo.
Poi ho fatto freddare e messo in frigo per qualche ora.
Poi ho decorato con ribes.

Perfetta.
Ora posso darvi la ricetta, che eseguirete sicuramente a cuor leggero!

ingredienti (per 4-6 persone)
250 ml panna fresca
250 ml latte intero
6 tuorli
2 cucchiai di zucchero
1 baccello di vaniglia
1 cestello di ribs rossi (125 gr)
Mescolare panna, latte e i semini raschiati con la punta di un coltello dal baccello della vaniglia, incidendolo longitudinalmente. Scaldare leggermente sul fuoco (io vi ho messo dentro anche tutto il baccello di vaniglia inciso, poi l'ho tolto).
A parte sbattere i tuorli con lo zucchero.
Aggingnere a filo, e molto lentamente il latte e la panna caldi (si può fare anche con 500 ml di latte e basta), poi rimettere sul fuoco, lento, per 10-15', o finchè non vela il cucchiaio.
Far freddare.
Passare in frigo per un paio d'ore.

Guarnire con ribes rossi.


lunedì 27 luglio 2009

orata al sale

confidenze tra amici

eheheh.

Dunque da dove iniziare, forse dal fatto che vaniglia è nata in mezzo agli appennini.
E pertanto, come dire, non è che sia una grande praticona di pesce.
No, diciamo proprio che l'acqua non è il mio elemento. Così tanto che non mi tengo neanche un granchè a galla (sì, direi oggi proprio in vena di confidenze).
Insomma a farla breve io non avevo mai cucinato UN pesce. Intendo quello vero, quello intero, a "forma ittica", con le pinne, la coda, l'occhietto che ti guarda. Poi, a merluzzi, naselli, crostacei surgelati quelli hai voglia, ma non credo si possa considerare un animale, diciamo "vero"....!
Tutto questo per dire che la ricetta che arriva è così semplice da far tenerezza, ma per me ha costituito qualcosa di veramente avventuroso, e gustoso, perchè il pescetto di mare così cucinato aveva un sapore strepitoso, era leggerissimo (sì, anche io capace di fare cose light!! =)), digeribilissimo, e buonobuonobuono.


La ricetta è questa.

ingredienti (per 2)
2 orate (un chiletto abbondante cadauna)
1 limone
sale grosso 2 kg
prezzemolo un pugnetto

per la salsa
olio evo q.b.
sale q.b.
prezzemolo un mazzetto

Sciacquare bene il pesce (precedentemente pulito dal pescivendolo) fuori e dentro. Farcire la pancia del pesce con un paio di fette di limone e un po' di prezzemolo (o timo, o rosmarino), e adagiarlo su uno strato di circa 1 cm di sale grosso, in una placca da forno (io non ho usato la teglia perchè i pesci erano due, e piuttosto grendicelli). Poi ricoprirlo con il restante sale, in modo da formare come uno grosso unico strato di sale, panciuto in due punti (sotto ai quali, ovviamente, ci sono i pesciotti!), ed infornare a 190°C per 30-40'.

Nel cutter frullare un filo d'olio, il succo di mezzo limone, un pizzico di sale e il prezzemolo.

A fine cottura "aprire" la crosta di sale che si è formata intorno al pesce (basta incidere intorno al perimetro del pesce con un coltello, e poi togliergli la "calotta" di sale), poi trasferirlo su un piatto e cominciere a spinarlo.

La parte migliore inizia quando si comincia a mangiarlo... :)


sabato 25 luglio 2009

marmellata di lamponi

ancora una confettura, ancora frutti rossi...



Stamattina sono stata al mercato.
In preparazione un altro paio di confetture, oltre a questa che vi lascio, veloce, quasi un'istantanea dell'estate.... ;-)

ingredienti
750 gr lamponi
450 gr zucchero
1 limone il succo

lavare delicatamente i lamponi, scolarli, e riporli in una pentola capiente e a fondo spesso, con lo zucchero, e il limone spremuto.
mescolare continuamente, a fuoco moderato, per una mezz'oretta, o finchè versando un cucchiaino di confettura su un piattino, ed inclinandolo, questa non scorre lentamente...
travasare (senza spegnere il fuoco ma solo abbassandolo per non "far freddare" gli ultimi vasetti) in 4 vasetti (medi, anzi, ad essere precisi io ne ho utilizzati 3 medi ed uno piccolo...) di vetro precedentemente sterilizzati previa bollitura.
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mercoledì 22 luglio 2009

cookies cioccolato bianco + mirtilli rossi

... e burro!

Questi sono BISCOTTI AL BURRO. No, forse è più corretto dire DI burro? E non c'è verso. E poi fosse solo il burro! Cioè se siete alle prese con cose tipo prova costume e leggerezza, non cimentatevi neppure. Ma MEMORIZZATELI. Sono quanto di meglio possa essere condiviso in un thè pomeridiano tra amiche, magari ad inizio autunno, complice una prima rinfrescata, e ancora il ricordo dei frutti rossi di fine estate....

Riguardo a me, lo so che non è il momento adatto, ma io DOVEVO FARLI. Non so quale meccanismo perverso si impossessi della mia testa, ma all'improvviso scatta qualcosa, ed io devo cucinare quello che sta facendosi spazio nella mente, direi a gomitate. In verità del cibo quello a cui non riesco proprio a resistere è il CUCINARLO, e quindi, di questi 50 portentosi biscottini al burro, ne ho assaggiati un paio, ed il resto stanno lì buoni, ada spettare Monsieur Patou, o mia sorella (forse devo metterli in una scatola di latta? di solito non lo faccio mai, i biscotti in questa casa vengono cmq razziati in men che non si dica)....

ingredienti (per 50 biscotti)
200 gr cioccolato bianco
330 gr farina 00
5 gr bicarbonato
180 gr di burro
180 gr di zucchero (io ho usato quello di canna)
60 gr di mirtilli rossi essiccati (vedi lista della spesa)

Grattugiare nella grattugia a fori larghi il cioccolato bianco (non lasciare pezzetti più o meno grossi di cioccolato, rende difficile il rapprendersi dell'impasto) e porre tutti gli ingredienti (il burro va tagliato prima a pezzetti) in una terrina.
Mescolare velocemente con la punta delle dita e formare dei cilindretti (a me ne sono venuti 3) di pasta del diametro di 3 - 4 cm. Riporre in frigo per almeno un'ora (io li ho tenuti tutta la notte).
Affettare i cilindretti formando dei dischi dello spessore di 8 - 10 mm e riporli sulla teglia (con carta da forno) distanti tra di loro almeno 3, 4 cm.
In 10-12', a 170°C sono pronti!
Aspettare che si freddino e si compattino prima di assaggiare, con un buon thé al gelsomino!








sabato 18 luglio 2009

muffin alla farina di riso e alla banana

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La farina di riso mi affascina moltissimo, ma finora l'ho usata sempre "tagliata" con farina 00. Credo di aver immaginato che non lievitasse abbastanza. O forse ci facevo a cazzotti perchè non raccoglie abbstanza il mio amato burro? ;-P

Questi muffin invece sono totalmente privi di glutine, grazie all'uso del cremor tartaro al posto del lievito (oltre che, appunto, della farina di riso), e procedono così:


ingredienti (per 12 muffin)
340 gr farina di riso
1 bustina di cremor tartaro*
45 gr zucchero di canna
160 ml di latte
2 uova
60 gr olio di girasole
2 banane medie

procedimento classico: mescolare in due terrine separate gli ingredienti secchi (farina, zucchero, lievito) e quelle umidi (banane schiacciate, uova leggermente sbattute, latte, olio). Poi unire i due composti e mescolare abbastanza sbrigativamente. Poi in forno già caldo, a 200°C per 20'.

Io me li porterei al mare, con un bel cesto di frutta!
(a me piacciono un sacco tagliati, tostati, e con un filino di burro).

Stavo pensando che una manciatina di focchi d'avena sopra non ci andrebbero tanto male, poi!
Ok, ora basta con le idee, e buon finesettimana!

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*nei negozi bio

giovedì 16 luglio 2009

scones farina integrale e sciroppo d'acero

...revisione!

Va bene, gli scones mi piacciono da morire (eheh, secondo me pure a voi!), facili, veloci e gestibilissimi.
Questi però li ho dovuti fare due volte.
Strano perche le ricette di Rose Backery mi vengono sempre bene, e sono stati collaudati anche da Sigrid, qualche tempo fa...
Eppure io non ero mica molto convinta l'ultima volta che li ho cucinati.... Buoni non c'è dubbio, ma la consistenza era strana, erano un po' "compattati", secchetti, diciamo (vabbè, tanto gli scones si inzuppano nel the o nel caffellatte, no?).... Però Vaniglia, de coccio, ha pensato di "rivedere" la ricetta guardando gli ingredienti, le proporzioni di quelli di Rose e di quelli già sperimentati... insomma gira che ti rigira li ho rifatti ed è uscita 'sta cosa: pazzesca.
Sono tutta soddisfatta (più che mai raro), e al primo assaggio anche piuttosto esaltata (sarà l'effetto dello sciroppo d'acero?).
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ingredienti
300 gr farina 00
100 gr farina integrale
200 gr latte
40 gr sciroppo d'acero
40 gr fiocchi d'avena
90 gr burro (a fiocchetti)
1 bustina di lievito
2 cucchiai di zucchero
1 cucchiaino di sale
è facilissimo e sarò telegrafica, perchè avrei voluto postare un po' prima ma niente da fa'.
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In una terrina ingredienti secchi. Poi aggiungere il burro a fiocchetti, lavorare con la punta delle dita fino ad ottenere un composto bricioloso. A parte gli ingredienti "umidi", da aggiungere poi all'impasto. Impastare grossolanamente. Stendere (sempre grossolanamente) uno strato dell'altezza di 3 cm circa, e tagliare con tagliapasta rotondo del diametrto di 4 cm circa.
15-20' a 200°C.

martedì 14 luglio 2009

domenica 12 luglio 2009

giro di quiches - brisée formaggio e pomodorini

il rebus del burro
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Nella settimana appena passata c'è stata una enorme convergenza tra foodblogger nel ricettare in merito al recupero alimenti in cucina.
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Sembra che la tipologia "quiche" si presti particolamnete a questo tipo di operazione: il Sergente Pepe (Catobleppa), passando per una ricettina improvvisata di Vaniglia (sì, io!!!! :)), e per la quiche degli avanzi di Pasticci e Pasticcini (Evelyne), crea la "quiche del frigo vuoto".

E tra i commenti leggo che Babs "svuota" sistematicamente ogni venerdì (ottimo metodo per non dimenticare rimanenze e fare con cognizione le spesa del finesettimana), ed effettivamente, Vaniglia (cioè sempre io!!!!) il venerdì stava cercando di risolvere il suo personale rebus del burro.
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Il rebus del burro consiste in questo:

hai un giorno libero e ti viene in mente di inventariare il frigo. Trovi un panetto di burro salato, acquistato di recente, di buona qualità, CHE STA SCADENDO. 200 gr.. Ora, non è che da queste parti ci spaventiamo di 200 gr. di burro salato, anzi lo sparnicciamo in quattro e quattro otto. Solo che oltre al burro c'è anche una confezione di panna acida che hai cercato di sbolognare a tua sorella che vuole fare il cheese cake ai mirtilli (per dettagli vedere ultimi commenti , di antonella, qui), ma che non ha avuto tempo di passare da te a prendere la preziosa panna, sostituendola (secondo tuo consiglio) con mascarpone (quella tipa mi da un sacco di soddisfazioni). Panna acida 250gr da usare SUBITO.

Soluzione del rebus: il burro lo divido a metà e ci faccio con una parte una brisée in cui sbatacchiare uova, panna acida, formaggio e i pomodorini che hanno l'aria di essere un po' avviliti; con la seconda parte una cosetta a sorpresa che per ora ha preso la via del freezer, in attesa di essere opportunamente cotta e postata (monsieur patou non c'è e già per me è un po' complesso far fuori una quiche per 12 persone... gatòo vuole solo le sue crocchette e guai a chi gliele tocca!).

ingredienti
100 gr burro salato
25 gr pecorino romano grattugiato
250 gr farina
250 gr panna acida
3 uova
pomodorini q.b.
pecorino romano q.b. (facoltativo
origano
pepe
latte q.b. (facoltativo)

Nella farina a fontana mescolare uova, pecorino, burro freddo a scagliette e pepe. Impastare velocemente con la punta delle dita, compattare velocemente, formare una palla schiacchiata (come una focacciotta ciccia), e riporre in frigo almeno mezz'ora (o una nottata, io l'ho tenuta un giorno intero - potenza dei finesettimana!).

In una ciotola sbattere leggermente le uova , aggiungere la panna acida, il pecorino grattugiato se piace e in quantità a vostra scelta, una spruzzatina di latte volendo.

Foderare una tortiera a fondo mobile del diametro di 24 cm (va benissimo anche da 28, stendendola leggermente più sottile), versarvi il composto di uova, panna acida e formaggio, aggiungere dei pomodorini tagliati a metà e con la superficie di taglio rivolta verso l'alto, ancora una grattugiatina di pecorino, una manciata di origano, e un giro di sale, ma poco.

In forno a 200°C per 20-30'. Più altri 5' solo sotto per far asciugare.

Buona calda, tiepida, fredda, accompagnata con una insalatina.

sabato 11 luglio 2009

confettura di albicocche

Vasetti di sole...

Per il week-end vi lascio questa.
La marmellata è una di quelle preparazioni che io amo fare con calma, anche se tutto sommato non è molto lunga... Eppure mi "fa" tanto finesettimana, o giorno di festa!

Ieri alla fermata dell'autobus sentivo due signore parlare, una aveva il carrello con le ruote, e diceva di andare al mercato a cercare le prugne, "per fare le marmellatine per le sue amiche".

Mi ha messo così di buon umore...


ingredienti (per 4-5 vasetti)

1 kg albicocche mature e sode (bio)
500 gr zucchero
1 limone, il succo

Lavare e lasciar asciugare le albococche. Tagliarle longitudinalmente in due parti e priverle del nocciolo e del picciolo. Metterle in una ciotola capiente, ricoprirle dello zucchero e irrorarle del succo di limone. Non mescolare.
Far riposare, coperte, in frigo per tutta la notte.
Il giorno successivo preparare i barattoli facendoli bollire alcuni minuti in una pentola capiente e asciugandoli benissimo con un canovaccio pulito, mescolare le albicocche e trasferirle in una pentola capiente e a fondo spesso.
Cuocere a fuoco moderato per circa 20'. Dopo un po' abbassare la fiamma*.
Quando la marmellata comincia a « tirare » (ovvero quando un cucchiaino di questa, scorre non troppo velocemente se posto su un piattino inclinato), abbassare del tutto il fuoco (ma senza spegnere, così non si fredda l'ultima parte della marmellata da invasare e non si rischia di « perdere il sottovuoto »), e riempire i vasetti, chiudendoli immediatamente, ad uno ad uno.
Aspettare che facciano il sottovuoto e riporre in un luogo buio. Aprire i primi dopo almeno un mesetto (io non lo faccio mai! ;-P).
Mia sorella li gira, i vasetti, cioè li mette a testa in giù, per dettagli vi consiglio di leggere il commento di antonella QUI (hihi).

* Io negli ultimi 5 minuti di cottura do una frullatina con il frullatore ad immersione (ma non troppo, mi piace tantissimo sentire i pezzi di futta interi....).




venerdì 10 luglio 2009

crumble veloce alle banane caramellate e avena

io, zeus, athena e il crumble

Questa ricetta nasce dal mio mal di testa di ieri sera un po' come come athena dalla testa di zeus (effetto collaterale del mal di testa: attacchi di mitomania improvvisi e persistenti).
Il tutto è iniziato ieri, nel tardo pomeriggio, tornando sfatta a casa, e come ultimamente accade, con un mal di testa da «rilassamento» (se così si può dire), a seguito della chiusura (si spera!) di un lavoro, e con un piccolo languorino.

L'idea iniziale era di mangiare una banana. Ma una banana così, nature, non mi andava, mi ispirava invece qualcosa che fosse «ripassata» al forno. Così ha preso forma l'idea di un crumble fast alle banana caramellata, per il quale ho proceduto, molto ad occhio e croce, così:
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ingredienti (per 1 porzione)
1 banana (abbastanza soda)
½ limone, il succo
2 cucchiai di zucchero di canna
30-40 gr di biscotti digestive
10-20 gr di burro
1 cucchiaio di fiocchi d'avena
1 pizzico di cannella
1 pizzico di sale ___

Tagliare la banana a fette di citca 1 cm o 2 di spessore.
Accendere il forno a 200°C.
Far caramellare in una padella antiaderente per qualche minuto 1 cucchiaio di succo di limone, 1 cucchiaio di zucchero e una noce di burro (+ o – la metà del burro a disposizione). Quando il composto comincia a « fare le bolle » aggiungere la banana a pezzi, girandola delicatamente per 3 o 4 minuti sul fuoco.
Adagiare la metà della banana in una piccola pirofila da 250 ml e cospargerla con la metà dei biscotti spezzati con le mani direttamente sopra. Aggiungere la restante banana, il restante succo di limone e un crumble ottenuto sbriciolando in un piattino, velocemente, il resto dei biscotti, il sale e la seconda noce di burro, con un cucchiaio di zucchero, l'avena e una spolveratina di cannella.
In forno per circa 10-15'. Le banane devono rimanere intere.
Servire tiepido (attenzione, scotta così tanto che prima di diventare tiepido ci vuole un po'!!!)



giovedì 9 luglio 2009

mandorlata di peperoni

... o peperonata di mandorle?

Questo piatto è per mio padre.
In verità non lo ha ancora mai assaggiato, ma ogni volta che lo preparo penso che sia fatto apposta per lui.
A voi capita mai di pensare ad un sapore e associarlo ad una persona in particolare ancora prima che questa lo assaggi? A me molto spesso, e anche per persone che vedo per la prima volta.
Di capire quale sapore faccia per lei, dall'aspetto, dalla postura, dalle prime parole che dice, dal modo in cui le dice. Rigoroso, tradizionalista, asciutto, dolce, amaro, entrambi, semplice, sofisticato, entrambi, romantico, eccessivo, carico, ricco, privo di fantasia, superficiale, saccente, curioso, da stupire, da rassicurare, da stordire, da azzittire, da far parlare, cui far immaginare.
La cosa più divertente quando si guarda una persona per la prima volta, o che si conosce da tanti anni, è capire il sapore (o i sapori!) che fa per lei. E' un po' come per una casa da disegnare. Era un gioco che facevamo con mia cugina durante i primi anni di università, a volte a cena, a volte per spezzare i lunghi pomeriggi di studio durante i finesettimana. Lei sparava un nome, di un amico, di un cugino, di una persona appena conosciuta, e io partivo, immaginavo un luogo, di sana pianta, connotato secondo quelli che erano gli elementi che a me sembravano significativi per descrivere quella persona, un complemento di arredo, una modalità dello spazio, aperto ma piccolo, chiuso e spazioso, con spazi per pensare guardando fuori verso lontano, estramamante luminoso, abbagliante, con finestre piccole e luci interne molto calde, o sfacciato, senza recessi, o misterioso, con spazi solo per sè...
Credo sia il sapore di una casa, questo.

E il sapore per mio papà è di peperoni, della sua terra, con pomodori e cipolle, e mandorle, perchè gli piacciono, e con uvetta, perchè lui è un po' «classico» ma pure creativo, e molto molto curioso, quindi io gli metto nel piatto una cosa per lui insolita che sicuro mangerà, come potrebbe dirmi di no? Primo, è una ricetta tipica lucana, e poi, dalla figlioletta, si mangia di tutto, no?

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ingredienti (per 3-4 persone)
3-4 peperoni rossi e gialli
3-4 pomodori maturi
1 cipolla rossa
30 g di uvetta
100 g di mandorle
1 cucchiaino di zucchero (facoltativo?)
2 cucchiai di aceto di vino bianco (facoltativo?)
2-3 cucchiai di olio extravergine di oliva
sale e pepe, prezzemolo


Lavare i pomodori, incidere la pelle e scottarli in acqua bollente, infine spellarli, privarli dei semi e tagliarli a pezzi.
Lavare e asciugare i peperoni e farli abbrustolire (girandoli ogni tanto) sotto al grill del forno, poi posarli in un piatto e coprirli con un coperchio per una decina di minuti, in modo da formare una condensa (questo faciliterà l'operazione di spellarli), poi privarli di torsolo e semini e tagliarli a falde.
Tagliare la cipolla sottilmente e farla imbiondire nell'olio, unire i peperoni, l'aceto e lo zucchero (che io non ho messo), i pomodori, l'uvetta precedentemente ammollata in acqua e strizzata, le mandorle tostate e spezzettate, il sale e il pepe.
Mescolare e proseguire la cottura per altri 10- 15 minuti, finchè i peperoni non saranno teneri ma ancora sodi. Aggiungere prezzemolo tritato.
Servire caldo o tiepido.
Perfetta pure fredda al lavoro, il giorno dopo. ;)

martedì 7 luglio 2009

il plum-cake di quando eravamo bambine

limone, vaniglia, pinoli...

io la ricordo bene questa torta, mamma la faceva nello stampo di alluminio, ed io mi mettevo a guardare il forno attraverso il vetro, per carpire l'esatto momento in cui si formava la pancia chiara e paffuta.
mi viene il dubbio di essere stata fenomenologica fin da bambina, ma invece no, allora prevaleva l'aspettativa ghiotta di fare merenda.


ingredienti
3 uova
64 gr acqua
110 gr burro
18 gr olio di semi
210 gr farina 00
200 gr zucchero
buccia grattugiata di un limone bio
semini di mezzo baccello di vaniglia
½ bustina di lievito
1 manciata di pinoli

Portare l'acqua ad ebollizione in un pentolino, poi aggiungere l'olio e il burro, far sciogliere a fuoco lento, poi far bollire ancora per 2'. Togliere dal fuoco e aggiungervi lo zucchero, poi la farina. Amalgamare bene. Poi aggiungere le uova una alla volta continuando a mescolare. Infine incorporare la grattugia del limone, i semini di vaniglia ottenuti tagliando il baccello lungitudinalmente e raschiandone l'interno, infine il lievito.

In forno a 200' per 30' circa in un o stampo da cake della lunghezza di 28 cm, precedentemente foderato con carta da forno.

Inzuppare abbondantemente in un bicchierone di latte fresco, perfetto davanti ai cartoni animati (con le sorelle!)... ;-)


domenica 5 luglio 2009

street food (quasi) da spiaggia: Moreno Cedroni



Aniko, salumeria ittica marchigiana...

Appena entrata, se così si può dire, perchè è un luogo in cui si entra stando fuori, mi sono sentita subito bene. Probabilmente grazie all'atmosfera estremanemte essenziale e al contempo curata e piuttosto chic (stiamo parlando di Moreno Cedroni, in versione smart, ma di grande chef sempre si tratta).


Il posto che sto cercando di raccontare è sostanzialmente un bancone sulla strada.

La scala di progetto, e il suo modo di essere estroverso (disinvolto sì, ma anche, in senso spaziale, "rivoltato" verso fuori), lo rendono una piccola chiave di lettura dello spazio aperto circostante. Una bancarella, un chiosco, una multipla seduta per aperitivo in piazza, uno spaccio di cibo à porter di altissima qualità.
A Senigallia, la "mia" città di mare (cioè la città dove vado al mare i finesettimana, se sto da QUELLA parte dell'Appennino...).
La sensazione iniziale ha avuto conferma nel cibo. Noi abbiamo scelto il più POP che si possa immaginare (soprattutto pensando allo chef della Madonnina del Pescatore...): scatoletta e panino!

Ovvero Tonno bianco arrostito al rosmarinoE panino con scaglie di baccalà, insalata, e maionese di baccalà senza uovo (questa che vedete sotto la scatola, no dico, io sono rimasta sconvolta di fronte a tale packaging).


Il cibo buonissimo e di ottima qualità*. Il chiosco prefabbricato in acciaio, teak e cristallo, progettato dallo Studio Ceccarelli, ha soddisfatto anche l'achitetto rompiscatole che alberga in me!
E poi, giretto per Senigallia, con monsieur patou che non l'aveva ancora mai vista....











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* un posto in cui tornare, magari con i miei amici foodblogger, pertanto lo mando dritto-dritto a Michelangelo, in risposta al suo appello sui luoghi di cui scambiarci indirizzi e indicazioni....

Aniko
Piazza Saffi, 10
60019 Senigallia (AN) -
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giovedì 2 luglio 2009

miniquiche estiva alle melanzane

...raffazzonando la cena....

Ecco, ieri sera cercavo di cavare qualcosa di cucinato dal languido frigo.
Mi sono ricordata di questa ricetta (Guido Tommasi docet) salvavita.
Ottima accompagnata ad un'insalatina di rucola e ad una frittatina di cipolle, semplice-semplice...

ingredienti
(per 4 piccole porzioni)

1 rotolo di pasta sfoglia pronta*
1 melanzana
2 o 3 patate a pasta gialla
1 cipolla
1 pugnetto di prezzemolo triturato
sale, olio, pepe


Stendere la pasta e distribuirla, bucherellata nella faccia rivolta verso il basso, in una teglia grande della forma che preferite (io ne ho fatti 4 quadranti cotti direttamente sulla placca del forno, e usato i rimasugli per l'aperitivo...). Riponete in frigo.
Cuocere al vapore le patate, poi tagliarle a fettine sottili.
Tagliare a fettine sottili le melanzane e farle dorare con un filo d'olio in una padella antiaderente (poi posare ad asciugare su carta da cucina).
Tagliare finemente la cipolla e lasciarla imbiondire in padella con un filo d'olio.
Tutto separatamente.
Poi comporre le miniquiches (o la grande) così: strato di cipolle + strato di melanzane + sale + patate + sale e pepe + prezzemolo tritato.
In forno a 200°C per circa 20'.
*prima o poi vi posto quella fatta in casa, ma parliamo di cucina lenta e molto rilassata, non di situazioni di emergenza come questa ;-)
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