mercoledì 29 settembre 2010

carnet de lecture

A metà fra i buoni propositi per l'anno (lavorativo) che sta partendo appena partito e una specie di autoanalisi gourmand e di intenti, finalmente riesco a parlarvi della carrettata di libri che ho avuto il coraggio di caricarmi da Parigi a Roma quest'estate, accompagnati da altri 5 di francese, 6 saggi di paesaggio e un romanzo di agatha cristhie che mi serviva per fare esercizio e che, oltre a rilassarmi non poco, mi fa un sacco simpatia..
Per non ingolfare la comunicazione che nasce di per sè già abbastanza ponderosa, bypasso il giallo, i saggi e i vari libri di grammatica e coniugazione francese, e passo, comevesbajate :) alle ricette.
I buoni propositi culinari riguardano quella che è l'immagine della mia cucina ideale, sana bella ma anche, a volte, veloce. Questa definizione sa un po' di ossimoro, perchè la cucina "fast", proprio sana, secondo me, non può essere, però io credo, che con un po' di accorgimenti e di organizzazione, ci si può procacciare del buon cibo giornaliero senza impazzire per cucinare e senza ricorrere a (troppi) preparati, oppure facendoseli da sè, questi "preparati"!
Perchè tutti abbiamo diritto ad una calda e rilassante "cucinatina" serale, anche chi sta fuori casa 12 ore al giorno (e il finesettimana deve rimetterla in piedi, la casa, che nei 5 giorni precedenti ha rischiato di soccombere!)....
p.s. sì, la foto.... appena fatta mi sono accorta che i titoli erano tutti al contrario, rispetto al senso di lettura... quindi ho deciso di postarla girata! ;-P
Vado con i racconti!

1. Julie Andrieu, La mia piccola cucina (di cui io ho la versione francese)  
Ecco, questo è il capostipite, dei libri "ad alto tasso di sopravvivenza culinaria" che tengo d'occhio da un po', e che vi confesso non mi convinceva poi così tanto (sarà stato forse in relazione al prezzo?), ma che alla fine mi sono decisa a comprare (sarà stato forse che per una serie di motivi l'ho trovato a meno di un quarto del prezzo di copertina italiano?).
Si tratta di un libro che raccoglie ricette pensate per chi non può fare la spesa (del "fresco") quotidianamente, e che quindi può organizzarsi una dispensa ad hoc per affrontare un invito a cena improvviso (a casa propria!), o semplicemente per presentare piatti gustosi (quasi) tutta la settimana (che mica vojiamo diventà prestazionali, qui...). Le ricette hanno la lista degli ingredienti divisi in settori (fresco, dispensa e freezer), e all'inizio ero in dubbio perchè non sono favorevolissima all'utilizzo di cibi surgelati, salvo poi pensare che sarebbe stato interessante studiare le ricette e anche il modo di fare da me alcuni ingredienti di base, stoccarli e/o surgelarli io stessa.... ;-P

2. Bérengère Abraham, Cuisiner pour 4 avec 5, 10, 15 euros ?
Confesso subito che questa estate mi sono innamorata follemente di tale collana Larousse (collection Album Larousse), agile come formato e come prezzo, senza essere troppo piccola (e forse anche con poche ricette, ma tutte molto "cucinabili")!
Le foto sono molto belle (ecco, scoperto il motivo dell'"invaghimento") e le ricette sono così sobrie, "povere" ed eleganti da lasciare di stucco (anche se supersemplici, robe tipo tarte alla cipolla, o cocottine, o verdure grigliate e servite semplicicemplici con salsette e pain perdu salato....): perfetta l'idea di essere "leggeri" per il portafoglio, ma, secondo me anche per l'ambiente.. :)

Nella mia testa deve esserci qualcosa che cortocircuita quando vedo una pubblicazione che riguarda le marmellate, conserve, confetture. Perchè alla fine il procedimento me lo curo, lo cambio, lo stravolgo da me, però i libri non resisto, me li compro lo stesso, e sono già a quota 3 (uno anche l'ultima volta che sono stata a Parigi...).
Pure in questo caso però, ho avuto la fortuna di trovare il libro ad un prezzo di occasione, scontatissimo rispetto al prezzo di copertina francese, già di per sè più basso della collana "gemella" italiana.
Oltre alle confetture, anche le fantastiche gelées, ed i chutney, che pare vadano un sacco de'sti tempi... :-)

4. Georgie Tarn & Tracey Fine, Le carnet de recette d'une Princesse Juive
Questo rimane un po' fuori della "serie tematica", un po' come quell appena citato sulle confetture. Beh diciamo che entrambi rientrano nella categoria "coup au coeur", o meglio proprio bbotta compulsiva, come dicevamo pocanzi... Si tratta in effetti del primo acquisto parigino di quest'anno, di cui vi avevo già parlato qui, e fatto prima dell'elaborazione del piano finale del trasporto transalpino di materiali pesanti....
Ancora cucinato niente di queste ricette superinvitanti, ma il libro di per sè è veramente divertente da leggere (la philosophie princière, les regles alimentaires juives, du secret de la vie, 10 commandements de la princesse juive, ...)

5. Y. Le Corvec, JF. Silvente, D. Japy, Crêpes-party
6. Sylvie Tardrew, Pomme de terre
7. Rachel Khoo, Barres de céréales, muesli et granola maison


Ecco, con questi libretti invece ho proprio sbroccato, a dirla elegantemente.
Prima cosa, li ho "passati per la mia coscienza" come libretti agili e di facile trasporto (glissando sulla copertina rigida ovviamente!). In più innamoratissima dei temi, alcuni molto "bio" e "autoproduzione" (le barrette di cereali fatte in casa! Il cruschello d'avena di cui avete già avuto un assaggio, le creme spalmabili homemade), altri molto evocativi di pezzi di vacanza (l'oceano a St. Malo, il sidro e le galettes - crepes), o semplicemente il gusto di trovare un libello della collana petits plats della marabout, già fuori stampa, in un mercatino dei libri, e tutto sulle patate....

10. Estrelle Payany, Smoothies - Nouvelles variations gourmandes
Anche questa casa editrice mi garba assai... ve ne avevo parlato anche dopo la mia ormai penultima scorribanda in libreria a parigi (a proposito di un libretto molto bello sulle madeleines)...
Ne avrei presi almeno un altro paio (tipo uno tutto sui croissant! uno sui flan, uno sui crumbles... ), se li avessi trovati (per fortuna no! alla fine non credo avrei potuto trasportare, fisicamente intendo, mezzo grammo in più!).
Anche di questo libro ho già postato una ricetta (già modificata, già fatta tutta la solita trafila ;-P): il libro è bellissimo, le foto molto calde ed accoglienti, come le ricette, che sanno di casa, di coperte di lana, di tendine al sole, di fiori di campo....

10. Florence Edelmann, Pâtisseries maison
Ecco, di questo che devo dire???
Il classico dei classici, la minibibbia delle foodblogger, tanto da averne già un paio di ricette nel ricettario (una pure postata o sbaglio? ;-)) e un altro paio pronte sulla punta delle dita!
Trattasi di un libro bello, fidato, con ricette a prova di bomba, pasticceria francese, e un po' di spazio anche alla pasticceria regionale e quella "dal mondo" (certo forse le seadas le farei con una ricetta sarda, senza passare per la Francia, con rispetto parlando...)
p.s. anche questo libretto, rispetto alla tematica generale sovraesposta, è "fuori quota", e non trattasi di ricette veloci nè di sopravvivenza, quanto piuttosto di ricette lunghette e che non si può sopravvivere senza averle provate almeno una volta.... XD ma che vogliamo, solo 3 su 11 libri di "colpetti di testa, non è mica poi tanto... ;)

giovedì 23 settembre 2010

crostini ai fichi

casse-croute!!!

Qualcosa mi dice che anche voi avete spesso un papà, un fratello, un amico, un fidanzato o un marito (ma potrebbero essere anche una mamma, una sorella, un'amica, una fidanzata) che attende pazientemente mentre voi scattate la 156 foto allo stesso soggetto, con la stessa luce, con la stessa inclinazione, magari variandola di un grado per volta, giusto per vedere se si riesce ad evitare di prendere la bolgia che sta tutto intorno al quel piccolo ritaglio lindo che avete appena creato.
Bene, dategli questi, intanto, per farli contenti, per spezzare la fame, per fare un piccolo antipastino, per aperitivo, per poter scattare 2 fotine in più!
La ricetta viene da uno dei libri di Sigrid (che mi vanto di avere! ;-)), nella fattispecie questo: immediato e geniale come lei, pieno di spunti e idee salvavita (a tavola).
Ho solo sostituito l'aceto balsamico con il vincotto (giusto perchè non ce lo avevo, ma diciamo che immagino che nelle case normali sia più facile il contrario).

ingredienti (per 12 crostini)
1 panino lungo (frusta o baguette)
3 fichi freschi
150gr caprino fresco
aceto balsamico (o vincotto) qb
sale e pepe (mi sa che io non li ho messi)

Tagliare il panino in 12 fettine diagonali e far rosolare su una griglia. Versare l'aceto in un pentolino e porre sul fuoco fino ad ottenere una consistenza sciropposa (il vincotto lo è già).
Condire il caprino con poco sale e abbondante pepe macinato (io l'ho lasciato "nature"), e spalmarlo sui crostini. In ultimo i fichi, a spicchietti, e l'aceto (o il vincotto!)

mercoledì 22 settembre 2010

.. e autunno color susina

confettura di susine gialle
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Io vorrei tanto postare in modo equilibrato, magari non tutte le volte secondo i miei umori e soprattutto non tutti i giorni marmellate, magari chessò alternandole, ma qui la frutta passa velocemente, cosa che la rende ancora più invitante, in autunno... Le pesche le abbiamo tutta l'estate no? Ed io spesso mi dimentico anche almeno di assaggiarle una volta, ma le susine, le susine gialle, quelle sembrano una specie di meteora nel mercato ortofrutticolo, almeno qui (e già siam belli avanti per questa ricettina, dato che, mi dicono dalla regia, si è fatto autunno), quindi quando ne indentifico "partite" a mio avviso interessanti (bio, belle, invitanti), me ne procaccio quello che basta per un giro di confetture!

Questa, come procedimento, è uguale alla precedente, solo senza agar-agar, e con 600gr per 1000gr di zucchero, a mio avviso un filino dolce, ma io, si sa, con lo zucchero non son generosissima (mi risparmio le magnanimità con i burri)....

lunedì 20 settembre 2010

settembre color prugna...

Confiture des de quetsches et vanille (methode Ferber)

Ahhhh,
le marmellate!!!!!!!!!!!!
Io le adoro, non c'è che dire. Insieme al lavoro a maglia sono il mio antistress preferito... E nonostante in casa mia (come dai miei, daltronde!) se ne produca in quantitativi quasi indusriali (e se ne consumi altrettanta!), la confettura è una di quelle preparazioni che non resisto ad acquistare, quando si tratta di quelle bbuonnebbuone, e soprattutto in viaggio, come qualcosa da portare con sè per ricordare un posto
Quest'anno i preziosi vasetti sono stati rimpiazzati da altrettanto preziosi libri, quindi niente da fa': quando, durante l'ultima retata a La Grande Epicerie de Paris, mi sono trovata faccia a faccia con una serie deliziosa di vasetti della maga alsaziana delle marmellate, Christine Ferber, mi sono dovuta molto trattenere, ingoiare il rospo e procedere (con l'occhietto ancora "appizzato" che guardava indietro)...
Però, il gusto di provare il suo metodo di cui ormai avevo letto in tre dei miei blog preferiti (Cavoletta, Cuoche dell'altro mondo, e qualche giorno fa anche Il Pasto Nudo), quello non pesava ed era trasportabilissimo, per cui, ecco l'esperimento, Vaniglia Style!
Prima cosa il metodo Ferber mi affascinava da morire ma mi spaventava un filino a causa della quantità di zucchero da utilizzare: rapporto 1:1 tra frutta e zucchero! Ma diminuirlo (cosa che faccio abbastanza spesso, in funzione della dolcezza della frutta) mi sembrava lo stesso un po' azzardato perchè il metodo Ferber prevede una cottura brevissima (e questo contribuisce allo speciale sapore di frutta e alla speciale consistenza che assumono), quindi temevo una bassa capacità di conservazione.
Alla fine ho proceduto così: per dare una botta al cerchio ed una alla botte ho dimezzato lo zucchero, aumentato un po' i tempi di cottura della Ferber, e aggiunto un po' di agaragar (la metà delle dosi consigliate in genere, quindi mezzo cucchiaino per ogni chilo di frutta). Il risultato? La marmellata della mia vita (saranno state le prugne bio?????)

marmellata di prugne e vaniglia
1400gr prugne lavate e già prive del torsolo
700gr di zucchero di canna cristallizzato
1 cucchiaino raso di agar agar
2 stecche di vaniglia, incise nel senso della lunghezza

Lavare le prugne, tagliarle a metà, denocciolarle, poi in quarti e ogni spicchio in due trasversalmente (quindi ogni prugna in otto, a meno che non siano molto piccole), poi pesarle ed aggiungere la metà dello zucchero del peso della frutta.
Incidere le stecche di vaniglia nel senso della lunghezza e mescolarle alla frutta con lo zucchero, mettere sul fuoco (moderato, o cmq sarebbe meglio piastra grande ma fuoco basso, secondo me) e portare a bollore (magari 5'), poi spegnere e lasciar riposare dalle 8 alle 12 ore.
Aggiungere l'agar-agar, mescolare benissimo, rimettere la pentola sul fuoco per una ventina di minuti, togliere le stecche di vaniglia e invasare in barattolini precedentemente sterilizzati in acqua bollente e perfettamente asciugati con un canovaccio pulito.

p.s. x la mamma: momo provala assolutamente, anche senza agar agar è lo stesso, la tieni magari qualche minuto in più, e non la frullare. ;-P

sabato 18 settembre 2010

l'officina delle meraviglie

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"Ecco, ti ho trovato", pensò da dietro la vetrina, e neanche il tempo di pronunciare la frase nella sua mente ed era entrata. Come al solito la curiosità che vince la timidezza.
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Anche questa volta che la dimidezza sembrava stranamente intorpidita.
Era stato facile, facilissimo, percorrere distrattamente via Savoia, praticamente sbagliando strada, quel giorno di corsa durante la pausa pranzo dal lavoro, ultimi preparativi prima delle vacanze estive; ancora più facile entrare e guardarsi intorno, e smettere di avere fretta, e riconoscere ogni cosa. Il cibo, prima di tutto. I quadrotti di brownie nella vetrinetta a destra erano uno diverso dall'altro. Uno diverso dall'altro, ripeteva tra sè e sè. Di quelli che bisogna scegliere non solo il dolce, ma anche quale singolo pezzetto ti debba appartenere.
E poi lo spazio.
Mentre pensava al brownie, mentre lo sceglieva, qualcosa la distraeva alle spalle. Qualcosa di colorato, ma non aggressivo. Colorato ma gentile, pensava. Curato. Sospeso? Qualcosa di sospeso. Un ingrediente, aveva pensato. Poi si era girata e le aveva viste, le uova.
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Il posto era perfetto, la luce era perfetta, i dolci perfetti. Quelli piccoli, i monoporzione, che servono alle ragazze in pausa pranzo di fretta a diventare ragazze in pausa pranzo con calma (cheese cake, pasticciotti crema e more, addirittura baci ripieni della classica nocciola e di pralina di cioccolato), e quelli grandi, decorati, foglia a foglia, petalo a petalo, pasta di mandorle e zucchero, tutto fatto a mano, tutto fatto come da lei stessa, come da sua madre, come da sua nonna. E i salati, i cake (ceci e spinaci, pomodori secchi e capperi), ogni giorno di un sapore diverso.
E poi di nuovo lo spazio, il mobilio, niente di seriale, ogni cosa in un posto che è solo suo e in un modo che è solo suo: i mobili, pezzi recuperati e personalizzati. Tutto fatto a mano, come da lei stessa, come da suo padre, come da suo nonno.... E la scritta in alto: sala per signora, proprio sopra il laboratorio, a vista, dove Monica immagina e cucina tutte quelle meraviglie, e dietro, tutto quello che fa il davanti: farina uova, burro cioccolato, zucchero frutta secca.
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Dolce la sensazione uscendo di lì, distratta dal sapore ancora sul palato e dall'atmosfera, e pensando "dopodomani parto, peccato", come avendo trovato qualcosa per cui ritardare la partenza da Roma, come se al ritorno, l'incanto potesse essere sparito.

E invece, è ancora lì... ;-)
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Dolce è una ex officina trasformata in pasticceria. Non vedevo l'ora di parlarvene. Si trova a Roma nei pressi di Piazza Fiume, ad una traversa di via Salaria, esattamente in via Savoia n. 52. Info qui.

giovedì 16 settembre 2010

muesli au son d'avoine

colazione bio, con calma _
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Cosa fosse poi esattamente, questo son d'avoine, non è che lo sapessi benissimo quando ho comprato il libro, qualche settimana fa, in quel di Parigi.
E comunque cosa c'è di meglio che un libro di cui non si conosce bene il contenuto? Son fatti per imparare no? ;-P
Trattasi di cruschello d'avena, per lo meno secondo le mie deduzion-traduzioni, ovvero la parte che rimane dalla macinazione della farina di avena, che pare abbia un sacco di meriti nelle diete a basso contenuto di grassi....
Stavo morendo dalla voglia di pubblicare questa ricetta, così bella e sana e autarchica (farsi il muesli a casa è più di quanto io stessa possa immaginare nei mei sogni di gloria e di embargo), che viene dritta dritta da uno degli X libri che ho acquistato questa estate, dove x è il numero incognito che ancora mi vergogno a pronunciare e che verrà svelato in uno dei prossimi post; ad ogni modo, piccola riflessione editoriale sui libercoli marabout della collana petits plats, ho come l'impressione che le scelte dei temi e dei contenuti ricadano in questo periodo su ricette molto legate a piatti poveri, o bio, o a basso impatto (per ambiente e portafoglio, dev'essere l'economia della crisi...): cosa che non mi dispiace affatto, come risultato... voglio dire, tutto molto in linea con le mie scelte gourmand a volte un po' spartanucce...

ecco la ricetta!

ingredienti
6 cucchiai di cruschello d'avena
1 uovo
2 cucchiai di yogurt al naturale
2 cucchiaini di zucchero non raffinato
1 punta di semini di vaniglia o un cucchiaino d estratto di mandorle (facoltativo)


Riscaldare il forno a 120°C e rivestire una teglia di carta da forno.
Mescolare accuratamente tutti gli ingredienti in una ciotola, poi stendere l'impasto (semplicemente versandolo, il mio è rimasto piuttosto liquido) sulla placca da forno rivestita in uno strato uniforme (8mm circa, o 1 cm).
Far cuocere circa 30' ricoperto da un secondo strato di carta da forno.
A questo punto aumentare la temperatura del forno a 150°C ed estrarre la placca, poi "spezzettare" la preparazione con l'aiuto di un cucchiaio di legno (io lo mettevo perpendicolare al piano e lo "giravo", come a creare dei "pizzichi"), e continuare la cottura per ancora 20-30', coprendo con la carta da forno se tende a dorare troppo in fretta (durante questo tempo, mescolare il muesli un paio di volte).
A fine cottura, il muesli dovrà essere asciutto e croccante.
Lasciar raffreddare e servire con latte scremato freddo e un pugno di chicchi di melograno.
Si conserva 5 giorni in un contenitore a temperatura ermetica.

Io l'ho mangiato con yogurth, melograno e fiocchi di avena.

nota per chi non può mangiare lo zucchero: può essere sostituiro con sciroppo d'agave, e forse, a mio parere (ma sapete che io a volte sono "estremista"), si può provare a toglierlo del tutto!


Un supergrazie a Marifra, di Mentaeliquerizia, che mi ha insegnato a mettere le foto + grandi...
Grazie, ho seguito le tue istruzioni passopasso! XD
Che dite ho esagerato???? Fatemi sapere, che il vostro parere conta molto più di quanto possiate immaginare..... ;-P

Con questa ricetta, che scioccina ci ho pensato solo ora ;-P, partecipo alla raccolta, bella e intelligente, di il Gatto Goloso con la collaborazione di Prometeo Urbino : raccogliamo i cereali

lunedì 13 settembre 2010

uva fragola e zenzero: crostata

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Uva fragola e zenzero è uno dei gusti che da sempre mi ha fatto impazzire nella variegata scelta presso la Fatamorgana, secondo il mio modestissimo parere la mejo gelateria de Roma.
Di quegli accostamenti che solo Maria sa fare, lei, che con un gesto minimo smuove montagne gustative...
Sapore che si trova solo in un determinato periodo dell'anno, e che dura sempre così poco, come le susine, come i fichi, e fa sentire che è arrivato settembre.
Ho provato a metterlo in una crostata, partendo da una ricetta tratta da qui e aggiungendo lo zenzero (che, piccola nota, se vi piace assai, come alla sottoscritta, potreste pure provare ad aumentare un filino, rispetto ai due cucciaini che ho azzardato in questa versione).
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ingredienti
400gr farina
2 cucchiaini abbondanti di zenzero in polvere
200gr burro freddo
2 tuorli
1 uovo intero
6 cucchiai di zucchero
scorzetta grattugiata di un limone bio
8gr lievito in polvere
1 pizzico di sale
albume per spennellare

x il ripieno
600gr uva fragola
1 cucchiaio di zucchero

Lavorare velocemente al mixer o con una forchetta la farina, lo zenzero e il burro, fino ad ottenere grosse briciole. Aggiungere zucchero, sale, lievito setacciato, torli, uovo e scorzetta di limone e continuare a mescolare. Impastare poi, ma solo lo stretto necessario e cercando di evitare di scaldare con le mani l'impasto. Formare due palle (una un po' più grande dell'altra), schiacciarle, avvolgerle di pellicola trasparente e riporre in frigo almeno 30'.
Poi stenderle a 3-4 cm di spessore su un foglio di carta da forno infarinato e trasaferire il disco più grande in una teglia, formando un bordo di un cm di altezza.
Disporre l'uva fragola, lavata e sgranata, sul fondo di frolla dopo averlo bucherellato con la forchetta, poi sistemarvi sopra il secondo disco di pasta.
Sigillare il bordo, formare un decoro con la psata restante (se ci sono ritagli), spennellare la superficie con un po' di albume e spolverizzare con un cucchiaio di zucchero.
In forno giàcaldo a 170°C per 40'.
Servire fredda. ;-)



venerdì 10 settembre 2010

clafoutis alle melanzane

Avevo in frigo una melanzana bellissima, di quelle lunghe, ma grande e panciuta. Una di quelle che valgono due.
Lunedì sera con tanta buona volontà l'ho affettata e messa sotto sale con un peso. Mentre aspettavo diligentemente un'ora che buttasse fuori l'acqua mi sono resa conto che molto probabilmente non potevo intraprendere una preparazione che coinvolgesse melenzane ed altre verdure cotte al forno alle ore 21.00 (immaginavo qualcosa di molto misto e rustico, con verdure di fine estate - pomodori, peperoni, melanzane, zucchine, che qui è settembre e ci piace classicheggiare).
Facendo tesoro della lucidità accumulata durante le vacanze estive e che cercherò di amministrate al meglio con l'obiettivo di mantenerla almeno fino a fine ottobre (gli altri 10 mesi dell'anno mi dovrete tenere col solito furibondo ghiribizzo) ho deciso di fare un piatto di pasta, come tutte le persone normali al ritorno in casa dopo 12 ore di tramtram, e ho optato saggiamente per lasciare le melanzane in frigo demandando il tutto alla sera successiva.
Dimenticavo però che la sera successiva in questione avevo in programma aperitivo con amiche, altro tassello della mia strategia del mantenimento, che fa tanto sano di mente e che ti rende felice, al pensiero di poter evitare ancora (sempre almeno fino a fine ottobre) di essere posseduta da una melanzana.
Torno sul tardi, sciacquo le melanzane , le asciugo con un canovaccio pulito, le ri-ripongo in frigo.Siamo a mercoledì, esco supertardi da lavoro, ma non ho scelta, la melanzana la devo cuocere o sì o sì.
Dall'autobus chiamo patou per teleguidarlo sulla prima fase della ricetta (mollo subito l'idea di metterci in mezzo qualsiasi altro ortaggio, peperoni da scottare sulla fiamma e poi spellare, cipolle da tagliare, pomodori da ridurre a dadolata, niente di niente, agli uomini tocca fargliela facile per averli come aiutocuoco in extremis).
Gli dico "cuoci le melanzane che trovi in frigo, come vuoi tu".
Arrivo a casa che le stava rosolando in padella con un filo d'olio.
Io faccio una specie di pastella volante (con uova e farina, e la panna presa al supermercato che chiude alle 21 lungo la strada!).
Poi, in una teglia leggermente unta d'olio, mettiamo uno strato di melanzane, uno di pastella, livellata perchè rimane abbastanza "tosta", un secondo di melanzane, e una grattugiata di parmigiano.
Buonissimo
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la ricetta è una rivisitazione-semplificazione tratta dal numero di luglio de La Cucina del Corriere... ;-)

ingredienti
1 melanzana molto grande o 2 medie
3 uova
70gr farina
250ml panna liquida (o anche qualcosina di meno)
olio EVO
sale e pepe
parmigiano

Tagliare la melanzana a fettine e disporle in uno scolapasta alternando strati di fettine di melanzane e strati di sale grosso, mettervi sopra un peso e lasciar riposare almeno un'ora.
Strizzare le melanzane, sciacquarle abbondantemente e strizzarle di nuovo.
Appassire le melanzane in una padella antiaderente con un cucchiaio di olio (secondo me vanno benissimo anche grigliate).
Sbatteretuorli, panna e farina in una ciotola e aggiungere un pizzico (piccolo secondo me) di sale. A parte gli albumi a neve.
Incorporare delicatamente albumi e composto alle uova.
Ungere il fondo di una pirofila e poi distribuirvi uno strato di melanzane (la metà), il composto in un unico strato (che rimane al centro), e uno strato di melanzane. Una pepatina, una grattugiata di parmigiano e in forno a 180°C per 25-30'.
Buonissimo a tutte le temperature.


lunedì 6 settembre 2010

tutto verde

smoothie supervitaminico et depurativissimo
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Ecco, ditemi che anche voi avete un sacco voglia di verdura, frutta, e cosette sane, e che avete messo tutto ciò nella lista dei buoni propositi autunnali....
Sì perchè da queste parti l'autunno lo si aspetta, lo si prepara.... e intanto ci si godono gli ultimi raggi di sole estivi, i più belli, così malinconici e carichi di significato (ok me la pianto).
Quest'anno i concentrati vitaminici, ho voglia di declinarmeli per tutte le stagioni, caldo, freddo, mattina e sera, perchè la storia degli smoothies era un po' che mi frullava in testa (hahaha), e soprattutto la differenza tra questi e i classici frappè.
Dunque il mese scorso, nelle mie scorribande in libreria, dopo aver preso in considerazione e sfogliato con molta attenzione ben tre libri sull'argomento, ho scelto questo, di una casa editrice di cui avevo già un bellissimo libretto sulle madeleines e della quale sto un filino andando in fissa (foto bellissime, molto accoglienti, e ricette gustose).
Di fatto, da quello che ho scoperto leggendo qua e là in giro per la rete (e negli elenchi ingredienti), lo smoothie, a differenza di frullati o frappè, non contiene latticini nè zucchero (saccarosio) aggiunto. Il latte spesso per esempio viene sostituito da succo di arancia, latte di riso o di soia, o al limite, in versioni meno ortodosse, da yogurth.
Le ricette del libro sono tutte molto diverse e originali, pur rispettando queste caratteristiche di non zucchero nè latticini...

Vi propino subito la mia prima prova, affiancata dalla versione "parallela" inventata dalla sottoscritta (la prima foto è quella della ricetta del libro, la seconda è la mia, vi confesso che ho deciso di iniziare con questo smoothie per via del colore! ;-P).
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ingredienti per 2 (abbondanti)
2 kiwi
1/2 cetriolo (meglio bio), con buccia e tutto
1/3 di peperone verde
1 lime (o al limite 1 limone, il + verde che trovate)
qualche foglie di prezzemolo (la ricetta originale prevedeva il coriandolo)
400/500 ml di acqua fredda
6 ghiaccioli
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Tutto nel frullatore a pezzetti.
Caricare, puntare, frullare!
Bere subito
Aggiungendo sale, pepe e un filino di olio, nella ricetta viene consigliata anche la versione a mo' di "gazpacho verde"
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LA MIA VERSIONE:
Sostituire al peperone e al cetriolo (che io non digerisco molto, ma devo dire che in questa versione sono stati accettati benevolmente dal mio stomaco!) due belle fette di melone bianco, e procedere nello stesso modo...
Quelle in foto sono due fette di melone bianco tagliate con il pelapatate :-)
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venerdì 3 settembre 2010

di ritorni e sughetti facili di fine estate

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Settembre è come una mattinata lunga, con la voglia di continuare a crogiolarsi e muoversi lentamente, e al tempo stesso con tutte le energie accumulate durante il riposo notturno e con le idee dietro l'angolo, a disposizione proprio per fare l'esatto contrario. ;-)
Non vedevo l'ora di tornare a postare, a cucinare, a "chiacchierare".
Ma prima di tutto bisogna ripristinare la lavatrice, fare la spesa e soprattutto riabilitare il gatato che ha tanto sofferto la solitudine (anche se ha avuto due tati che lo hanno accudito durante la nostra assenza) ....

Voglia di frutta? Di conserve? Di cose supersane? Di centrifugati detox? beh io un sacco, lo vedrete presto dalle ricette e dalle carrettate di libri di cucina acquistati durante le vacanza (pianopiano vi parlerò di tutto! ;-))

Intanto, per salutarvi e ritrovarvi vi lascio una ricetta storica, di quello che io ho sempre chiamato, fin da piccola, "sughetto estivo", e che arriva a mia mamma da mia nonna materna , e a lei dalla zia casilde. Poi abbiamo dedotto che viene dall'Artusi, tramandato dalle donne della mia famiglia con qualche piccola modifica...


Salsa di pomodoro

C'era un prete in una città di Romagna che cacciava il naso per tutto e, introducendosi nelle famiglie, in ogni affare domestico voleva mettere lo zampino. Era, d'altra parte, un onest'uomo e poichè dal suo zelo scaturiva del bene più che del male, lo lasciavano fare; ma il popolo arguto lo aveva battezzato "Don Pomodoro", per indicare che i pomodori entrano per tutto; quindi una buona salsa di questo frutto sarà nella cucina un aiuto pregevole.
Fate un battuto con un quarto di cipolla, uno spicchio d'aglio, un pezzo di sedano lungo un dito, alcune foglie di basilico e prezzemolo a sufficienza. Conditelo con un poco d'olio, sale e pepe, spezzettate sette o otto pomodori, e mettete al fuoco ogni cosa insieme. Mescolate di quando in quando e allorchè vedrete il sugo condensato come una crema liquida, passatelo dallo staccio e servitevene.
Questa salsa si presta a moltissimi usi, come vi indicherò a suo luogo; è buona col lesso, è ottima per aggraziare le paste asciutte condite a cacio e burro, come anche per fare il risotto N.77

Ecco invece la versione di mamma.

Questa ricetta è perfetta sia per dei sughetti immediati per la pasta sia per delle conserve di "sugo pronto" fatto in casa da invasare o imbottigliare in vetro e utilizzare nell'arco dell'inverno (tenere in frigo una volta aperti e consumarli nel giro di due o tre giorni)...
ingredienti
un filo d'olio evo
7/8 pomodori (ramati, san marzano, perini, ...) maturi e tagliati grossolanamente con la pelle e tutto
1/2 cipolla piccola
1/2 carota
1 pezzo di sedano
1 spiccio di aglio a piacere
1 rametto di maggiorana
1 buona manciata di foglia di basilico (almeno 7/8)
sale grosso

Tagliare tutta la verdura a pezzi e e porli a fuoco moderato in una casseruola coperta, con un filo d'olio, mescolando con un cucchiaio di legno. Quando le verdure, e soprattutto la carota e il sedano, sono ben appassiti (15-20'), passare al setaccio e imbottigliare o invasare in recipienti di vetro preventivamente sterilizzati, chiudere ermeticamente e far bollire i recipienti con la salsa, ben coperti dall'acqua e separati da un canovaccio di cotone (calcolando 30' da quando l'acqua inizia a bollire).

Lasciar freddare nella pentola stessa, poi riporre in un luogo fresco e asciutto al riparo dalla luce.
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