lunedì 29 novembre 2010

zuppa di cavoletti + crostini + formaggio

così semplice...
__

Se c'è una cosa che mi fa impazzire delle zuppe è la loro facilità... Si può "zuppare" praticamente tutto!
In questo caso avevo in frigo una confezione di cavoletti destinata alla favolosa insalata con pinoli e mele...
Poi guardandoli (e soprattutto guardando fuori dalla finestra :-)) ho pensato "oggi meglio in versione calda", quindi li ho messi insieme a qualche cipolletta e patata, e la classica vellutata è fatta!
(ah, i crostini! a patou son piaciuti così tanto... ;-P)

ingredienti (x2)
250-300 cavoletti di bruxelles
4 patate piccole
1 scalogno
2 o 3 cipollotti (la parte bianca)
1/2 lt circa di brodo vegetale caldo
burro una noce
prezzemolo q.b.
qualche fetta di pane casareccio
qualche fetta di pecorino morbido (o il formaggio che preferite)

Far imbiondire in una casseruola lo scalogno affettato sottilmente nel burro, poi aggiungere i cipollotti tagliati sottili, e i cavoletti puliti (togliendo le foglie esterne e la parte dura) e tagliati in 4 spicchi (e volendo ogni spicchio a metà). Mescolare, poi aggiungere le patate tagliate a cubetti abbastanza piccoli.
Salare e pepare. Poi cuocere coperto per 5 minuti.
Aggiungere il brodo e cuocere a fuoco medio per 20-25'.
Il mio minipimer è andato, quindi io ho aggiunto il prezzemolo, e frullato con un cutter solo una parte della zuppa (in due rate), poi ho mescolato la vellutata l resto della zuppa ottenendo una interessante consistenza mista...

Nel frattempo avevo tagliato il pane a fette, poi  a quadratini, e ho fatto lo stesso con il formaggio. Poi ho messo i pezzetti di formaggio sul pane, ed il tutto sotto al grill del forno per un paio di minuti.

venerdì 26 novembre 2010

Cookies con Molto Cioccolato

... dose base, causa freddo ;-P


Uno dei lati positvi del freddo, il cioccolato. Mi domando se esiste una soglia massima di quantità ammissibile per i biscotti (nella mia testa è: quanto la capacità di uova + burro riescono a tenerli aggragati, quella è!).
Mi viene in mente un aneddoto in cui la mia prozia veniva spesso incaricata di fare il caffè (parliamo degli anni del Ventennio, o della seconda Guerra Mondiale), da suo padre (il mio bisnonno), che, una volta vistala farlo in presa diretta, si era spaventato della quantità che lei riusciva a mettere nella macchinetta e si era finalmente spiegato perchè il risultato fosse così buono.
I tempi erano diversi, il caffè allora si usava allungare con l'orzo, e a me piace cercare di immaginare quanto fossero preziosi i beni di prima necessità che adesso sembrano (spesso) tanto scontati.
Mia zia Adelaide diceva allora "eh, il caffè si fa col caffè!".
E la massima funziona benissimo per questi biscotti: "i cookies al cioccolato si fanno col cioccolato!".
405gr tranquilli-tranquilli, più un'altra trentina di grammi di cacao, per non sbagliare.
Il risultato è strepitoso, non a caso viene da Donna Hay (con una piccola mia modifica, sisamai... ;-))..

ingredienti
110gr burro morbido
110gr zucchero
1 uovo
1 cucchiaino di estratto di vaniglia*
150gr farina
30gr di cacao in polvere
1 cucchiaino di bicarbonato di sodio
125gr cioccolato fondente fuso
280gr cioccolato fondente tagliato grossolanamente

Mescolare burro e zucchero battendoli fino ad ottenere una crema, aggiungere l'uovo e la vaniglia e continuare a mescolare. Incorporare farina, cacao, bicarbonato di sodio e cioccolato fuso. Infine il cioccolato spezzettato.
Prelevare piccole quantità di pasta e formarne palline di circa 4 cm di diametro (o come volete! ;-)). Disporre le palline sulla placca da forno rivestita di carta da forno, distanziandole almeno 4cm l'una dall'altra. Appiattirle leggermente con l'aiuto del dorso di un cucchiaio o con una spatola.
In forno a 160°C per un 10-12'.
Per una ventina di cookies, a seconda della grandezza...

*io ho usato i semini estratti da due baccelli. 

mercoledì 24 novembre 2010

uff, solo 51+1?

Uff.
Aiutatemi coi numeri. E con le risposte alle mie strane autodomande.
Perchè, nonostante la mia libreria culinaria contenga più di un centinaio di COSE tra libri riviste e raccoglitori con ricette inside (e, seguitemi, dato che una rivista media contiene una cinquantina di ricette ma un libro può pure arrivare a 500, o addirittura 1000, dunque facciamo che se la media è 250-300, io dovrei avere qualcosa come 25-30 MILA ricette o presunte tali in casa - mon dieu), dicevo, perchè se circolano in casa così tante ricette la mia insaziabile sete di tali ineffabili, insondabili formulette magiche (che spesso alla fine trascuro di seguire, come sppiamo), perchè non finisce mai?
[E a questo punto patou direbbe "perchè continui a portare in casa cotali volumi di carta?", ma per fortuna lui il blog non lo legge e quindi questa rimane un'ammissione di colpa tra me e voi, e continuiamo col discorso dei numeri e delle domande...]
Dunque perchè?
Perchè continuare a comprare libri e riviste (certo, ultimamente mi sono moderata (poi a Parigi ho un attimo allentato la corda eh? ;-P)? E soprattutto perchè continuare  a contare con apprensione le ricette ivi contenute (mi riferisco alle riviste, in questo caso, che un libro con 10 ricette può a mio parere reggersi benissimo lo stesso)?
In realtà la questione non è "quante ricette", ma cosa possa esserci al posto di queste.
Cerco di spiegarmi, magari sono paranoica io, oppure magari vi va di parlarne, e vi prego ditemi che qualcuno di voi lo aveva notato.
La rivista che io tanto apprezzo, qui ritratta in foto, copertina dell'ultima uscita, e che si chiama La Cucina del Corriere della Sera, è uno dei miei appuntamenti preferiti di fine mese, una data che aspetto con gusto, e che sostanzialmente condivido col mio giornalaio di vicino il lavoro (tanto che non compro mai la rivista il sabato o la domenica!). Come vi avevo già detto tempo fa i contenuti sono interessanti (le ricette semplici, supersemplici a volte, le foto curatissime, i colori molto molto belli), e le preparazioni molto abbordabili (insomma, si possono fare, vengono bene e spesso risolvono pure una cena, oppure costituiscono lo spunto per altre ricette ancora..
C'è una cosa però che nel tempo occupa i miei pensieri.
Quel numerino in copertina.
No, non cercatelo qui, il numero, ma fino all'ultima uscita c'era.
Comunque per farla breve (mh, ormai troppo tardi), primi tre numeri 80 ricette, poi calo a 70, poi di nuovo 80 (evviva!), poi oscillazioni tra 72 e 74, 75, e ho sempre immaginato, o voluto immaginare, motivi di lunghezza di alcune ricette, impaginato, spazio dato ad altri servizi, anche necessità di mettere una qualche pubblicità in più, etc., però quel numerello io continuavo a guardarlo, sperando ogni tanto ad un'alzata di testa, un bel numero ciccio, una sorpresa, che ne so, 90, o addirittuta un pantagruelico 100, come regalo! (non che il valore di qualcosa si misuri così, ma un po' di disagio mi veniva, a pensare ad un inesorabile diminuzone di quelle formule magiche di pesi e misure di cui io vado tanto ghiotta...).
Poi ieri prendo questo. Niente numero in copertina. triste presagio.
Sfoglio, conto, sfoglio.
Riconto. Riconto partendo dal fondo. Penso d aver sbagliato. Poi trovo l'indice delle ricette in ordine alfabetico, sul fondo. No, non ho sbagliato: 52. Anzi, 51+1, che una c'ha lo sponsor, e non sobenissimo come contarla, con lo stato d'animo che ho adesso.
Perchè, ripeto, al posto di quelle quasi 30 ricette, cosa ci sarà là dentro?
Forse oggi sono solo un po' sensibilizzata io (sapete come so', le donne, no? :-)), vi prego ridimensionatemi, io son qui pronta ad accogliere tutti i vostri commenti moderati ed equilibrati, altro che il mio sproloquio....
:-P
ciao!
(da Vaniglia, e le sue paturnie culinarie...)

lunedì 22 novembre 2010

pollo al curry

ricettario di base... ;-)


Il mio sogno segreto, da un po' di tempo, è quello di saper cucinare normale.
No perchè saper fare la tarte meringuée (in varie salse, a proposito preparatevi che quello è un discorso che stiamo per riprendere ;-P) è veramente meraviglioso, ma a volte non vengono anche a voi strani scrupoli di coscienza massaia? Non vi trovate a sognare ad occhi aperti uno strano film in cui vi vedete pratiche donne di casa che sanno improvvisare una cena domestica in cui tutto sia così semplice, veloce e saziante?
Senza avere, ore 21,30, aperti sul tavolo 4 libri di cucina e nel pc 6 finestre di foodblog, mentre su un foglietto state praticando una sottospecie di roulette russa di pescaggio quantità/ingredienti, ciascuno da una delle dieci ricette in via di consultazione, aggiungendo qua e là del vostro, e dicendo ogni 30'' al paziente soggetto che si trova nei dintorni, distrutto dalla giornata lavorativa e che per non gravarvi finge di non avere troppa fame, "ci siamo", "o quasi fatto", "tra poco si mangia", "in un minuto è cotto" e così via?
Io sì. Solo a volte eh?
O meglio, deve essere l'autunno, la pioggia, il gatto perennemente sulle vostre ginocchia, ogniqualvolta vi sediate, ma questi flash, a volte arrivano. E allora mi sembra così strano saper cucinare le uova in cocotte agli champignons e non delle polpette al sugo, un clafoutis alle melanzane e non una frittatina alle cipolle, tutte le vellutate del mondo e nemmeno una pasta al pomodoro come si deve (beh, oddìo...)!



Quindi ecco, comincio con pollo al curry. Lo avevo già provato una volta con la ricetta di Sapo Matteucci (vi ricordate? avevamo parlato, un po' di tempo fa, de suo libro...), ed era venuto bene.
Oggi rifacendolo mi sono accorta che la ricetta è proprio scritta come per chi sa cucinare, senza troppe misure e dosi, indicando di fatto solo il procedimento...
In grigio le mie aggiunte o i miei commenti, in nero esattamente come indica lui, nel suo libro "La cucina quanto basta"...

Ingredienti (per circa 6 persone)
2 petti di pollo da circa mezzo chilo ciascuno
2 cucchiai di burro
sale, pepe
1 vasetto di yogurt bianco al naturale intero
curry q.b.
__
Fate rosolare un petto di pollo (io ne ho messi due) tagliato a pezzi piuttosto piccoli, in una noce di burro, ancor meglio di ghee o, in alternativa, in un cucchiaio d'olio extravergine di oliva, insieme a mezza cipolla tagliata fine (io ho usato 2 scalogni). Il tutto a fuoco medio, finchè non sia ben cotto: un quarto d'ora sarà sufficiente (io ho impiegato qualche minuto in più). Sale e pepe, mezza tazza di latte di cocco (o panna acida, ma meglio yogurt bianco). Fate repprendere leggermente fino a formare una crema. Sollevate dalla fiamma e mischiateci il curry, quanto ve e piace.

Servire caldo con riso thai, semplicemente lessato.

venerdì 19 novembre 2010

torta vintage di pane e mele

automne, encore..

Sì, vintage, forse anche troppo, come sapore.
Ma io non potevo non cucinarla, questa torta dal sapore antico, per l'associazione tra le mele e il pane, e il gusto autunnale della frutta secca. Amore a prima vista, da quando l'ho vista su questo libretto di cui vi avevo parlato qualche tempo fa... 
Unico difetto: un po' umida, mi fa strano sentire la parte sotto ancora imbevuta di latte. E dire che ne ho messo un filino di meno di quanto previsto dalla ricetta. Solo che, confesso, mai assaggiato un dolce del genere... Che sia una specie di budino di pane un po' rustico?
Chiedo aiuto, note e commenti a voi.
E intanto continuo a crogiolarmi nell'autunno...

ingredienti
175gr pane casareccio
400gr mele rosse
50gr malto di riso
50gr melassa
100gr succo di mela limpido
400gr latte
3 uova intere
50gr fichi secchi
50gr gherigli di noce
1 stecca di cannella

Detorsolare le mele, tagliarle a fettine e metetre da parte.
Tagliare il pane a fette dello spessore di circa 5 mm. ricavarne dei triangoli e sistemarli in una teglia della capienza di 1,5 litri, poi spennellarle con la melassa stemperata nel succo di mele tiepido.
Intercalare le fette di mele con quelle di pane e cospargerle con i gherigli di noce sbriciolati e i fichi tagliati a pezzetti.
In una casseruola portare ad ebollizione il latte con la stecca di cannella, poi rimouvere la cannella e versare il latte in un recipiente con le uova leggermete sbattute (a filo, mescolando continuamente e facendo delle pause) e il malto di riso.
Versare il composto liquido nella teglia con il pane, le mele e la frutta secca e cuocere in forno caldo a 180°C per 30-40'. Servire tiepido.

Ah, son tornata! ;)

lunedì 15 novembre 2010

pasta frola con dulce de membrillo

vado e torno


Mi allontano un attimino dall'Italia, per lavoro, giusto qualche gg..
E non so se sarò "connettibile" o no.
E dato che vado verso nord, vi lascio una tortina tutta-sud (seguiamo l'onda lunga argentina del liquore al dulce de leche, va'! ;-P): una ricetta semplicissima (eumh, ad avere il dulce de membrillo a dire il vero), e per me una delle cose più buone che io conosca, così, in questa versione, anche perchè, dato che io, alla fine della fiera, son marchigiana, non argentina, non riesco come qualcuno di mia conoscenza a mangiarmi fette di questo dulce tranquillamente a cucchiaiate...
Insomma andiamo con ordine: cos'è 'sto dulce de membrillo? Trattasi di cotognata (credo con una buona approssimazione, perchè io, lo confesso, la cotognata mai mangiata, o meglio l'ho sempre nominata col suo appellativo argentino).
Qui nel blog c'è una specie di ricetta a riguardo, che però è più il racconto di un'avventura che un procedimento vero e proprio (risultato buonissimo eh? ma sai quando ti esce qualcosa di spettacolare non sapendo come hai fatto?), e siccome la cosa che ricordo meglio dell'ultimo tentativo di cotognata è la sensazione delle mani spaccate  a tagliere le mele, e siccome ho la fortuna di ricevere spesso e volentieri tale vettovaglia da mia suocera, per ora mi servo di un dulce de membrillo pronto, ma lancio l'appello ai lettori argentini, e se hanno voglia di mandarmi la ricetta di tale bontà, io mi metto e ne faccio vagonate, così intervalliamo con questa la produzione industriale di dulce de leche... :-)
La frolla, quella pure è una ricetta che viene da mia suocera, a sua volta ricevuta dalla nonna di monsieur patou, ed è buonissima (io ho solo "tradotto" dalla misura "a tazze" a quella in grammi, aggiunto un pizzico di fior di sale e tolto un po' di lievito, dato che non amo tantissimo le frolle lievitate...)
Ecco il procedimento, e le dosi usate!

ingredienti (per 8 crostatine)
250gr farina
125gr burro
100gr zucchero di canna in cristalli
5gr di lievito
3 rossi d'uovo
4 cucchiai di latte
una punta di coltello di fior di sale (anche di più se vi piace, io trovo che ci stia dadio....)
700gr dulce de membrillo* (anche meno!)

Mescolare con la forchetta o l'impastatrice la farina, il burro freddo tagliato a scagliette, lo zucchero, il sale e il lievito. Quando il composto ha raggiunto una consistenza briciolosa, aggiungere le uova, continuando a mescolare, poi il latte, un po' per volta (possono andarci meno di 4 cucchiai, dipende dalla grandezza delle uova), fino ad ottenere un impasto omogeneo (importante toccare l'impasto con le mani il meno possibile, per evitare che si scaldi).
Formare una palla un po' schiacchiata e riporre in frigo, coperto, per una mezzoretta.
Nel frattempo stemperare il dulce de membrillo con un po' d'acqua (anche in questo caso aggiungere i liquidi gradualmente e regolarsi nel mentre), in un pentolino dal fondo spesso, a fuoco basso.
Stendere la frolla sottile, sui 2-3mm (io l'ho messa tra due fogli di carta da forno), ricavarne dei dischetti di circa 12cm di diametro o comunque un 3cm più larghi degli stampini a disposizione, foderarne gli stampini, bucherellare con la forchetta e riempire con il dulce de membrillo.
Cuocere in forno per 20-30' a 180°C.
I bordi e il fondo devono essere dorati.
(io ne ho fatte di due spessori diversi, in due tipi di stampi diversi, e devo dre che quelle + sottili, tralaltro finite di "appiattire" velocemente co le mani, non quelle in foto, e con meno dulce, erano ancora meglio! immagino quindi che con queste dosi possano venire anche un paio di crostatine in più. Comunque per capirci queste sono le dosi per una crostata unica con graticcio, di dimensioni medie, diciamo diametro 28!)

Torno prestissimo, sto via solo due-tre giorni, mi raccomando voi lasciatemi un sacco di commentastri! ;-)

*a Roma si trova da Castroni, ma se conoscete altri posti dove si trova, fatemi sapere ed io aggiorno il post "Lista della spesa"!

venerdì 12 novembre 2010

argentina-italia via belgio

liquore al dulce de leche


Questo perchè oggi si va alla presentazione del libro della belga! ;-)
E perchè casa mia pullula di argentini ;-P
Ed io il libro di Sigrid l'ho comprato senza nemmeno aprirlo, diciamo praticamente dal bancale.
Ma poi non solo è bello (vabè ormai lo sapete tutti), ma ci sta pure il liquore per monsieur patou. Che alla fine è un pretesto. Ovvero la prima volta era per l'argentino, la seconda per me (poi io il whisky lo odio proprio, ma dico perchè in questa versione in crema (dulce) è cosìbbuonooo????).
Quindi insomma, eccoqua, vi passo la ricetta... ;-P

ingredienti
300gr dulce de leche
300gr whisky
300gr panna fresca
1 cucchiaio di caffè solubile
1 cicchiaino di estratto di vaniglia

Versare il dulce de leche (per farlo a casa vedere qui) in una ciotola capiante. Aggiungere il caffè solubile sciolto in un cucchiaio di acqua calda e mescolare bene. Versarvi l'estratto di vaniglia, il whisky e infine la panna fresca, mescolare bene con una frusta in modo da ottenere un liquido piuttosto denso e liscio.
Versare in una bottiglia e conservare al fresco fino a due settimane.

Allora per ricapitolare, questa sera ore 18, presso la libreria Mel in via Nazionale a Roma, presentazione libro di Sigrid, interpretazione ricette, violoncello e soprattutto vagonate di biscotti. Forse ci vediamo allora!

mercoledì 10 novembre 2010

torta alle nocciole


Erano secoli che sognavo di fare la torta alle nocciole.
O per lo meno da quando ho assaggiato certe nocciole tostate igp piemontesi buonebuonebuone...
Dunque ho girato e rigirato per il blog, e alla fine ho optato per une ricetta scovata qui, perchè la volevo proprio autoctona (i piemontesi ovviamente possono redarguirmi se ho beccato une ricetta fallace) e perchè mi incuriosiva il cucchiaio di olio nell'impasto...

La ricetta ve la riporto para-para (quasi, vedi numerelli e scritet barrate), in più ci appiccico (forse è più carino "ci abbino") pure la salsa al cioccolato bianco, che l'ho vista dalla Sigrid (sempre a forza di navigare qua e là, ma poi tanto me lo ricordavo, 'st'accostamento geniale di nocciole e cioccolato bianco) e mi garba assai.

Ingredienti

150 gr di nocciole
200 gr di farina
120 150 gr di burro
150gr di burro
3 uova
1 cucchiaio di olio d'oliva
latte
lievito
buccia di limone

per la salsa
panna fresca 1dl

cioccolato bianco 100g
burro 10g
Tostare in forno le nocciole sgusciate per poter togliere loro la pellicina, quindi tritarle finemente.
Lavorare con un cucchiaio di legno gli ingredienti dentro una terrina: sbattere prima le uova con lo zucchero, aggiungere la farina e mescolare bene, poi unire il burro a pezzetti e un po' ammorbidito, il latte, l'olio.
Lavorare e amalgamare bene il tutto, finchè non risulta omogeneo e liscio e versarlo in una tortiera già imburrata e infarinata. Passare al forno a calore medio per 30 minuti circa.
Per la salsa, scaldare in un pentolino dal fondo spesso la panna e poi versarvi il cioccolato spezzato mescolando bene. Aggiungere il burro, coprire e lasciar riposare per 10 mminuti, poi mescolare di nuovo in modo da ottenere una salsa fluida.
Lasciar riposare a temperatura ambiente finché diventa tiepida e più solida e servirla con la torta, con qualche nocciola a decorare. 

lunedì 8 novembre 2010

picnic nei boschi

panino brie, finocchiona e arancia


Questo è un post dedicato.
Non che io abbia pensato "vediamo un po' di dedicare un post a qualcuno, e poi mi sia lambiccata il cervello per mettere in pratica tale amorevole, delizioso proposito. No. E' solo che non posso fare a meno di pensare ad una persona, mentre preparo questi panini.
Tutto risale a maggio scorso, alla fine di un periodo di fuoco incrociato sul lavoro (cosa che temo si ripeterà nel prossimo futuro, ma questo è un altro discorso, non mettiamo il carro davanti ai buoi), quando non avevo più energia nemmeno per pensare, figuriamoci cucinare, e il bloghino ne soffriva anche un po', e tutto intorno, come me, sembrava stanco e faticoso.
La fine di questo periodo è stato a Firenze, viaggio di lavoro, di quelli di cui una settimana dopo non ricordi più niente, dove hai dormito, o cosa hai fatto, se non un senso di insopportabile stanchezza.
Eppura qualcosa di nitido è rimasto. Un sapore. Un colore. Ed un viso, amico.
Il sapore è quello del suddetto panino, con la finocchiona, che, confesso, non avevo mai provata in vita mia, assaggiato in un posto molto carino (che si chiama CuCo) nei pressi della stazione, e del quale la confortevole fragranza e la cura nell'esecuzione non credo dimenticherò mai. L'accostamento geniale del brie con il salame al finocchio e l'arancia mi ha conquistat(issim)a, e il carrot cake più perfetto della mia vita, che, a seguire, mi ha dato il colpo di grazia, mi hanno reso fedele adepta di questo posto (e ogni volta che vado a Firenze ci faccio un saltino).
Il colore lo ricordo secondo me solo perchè ho avuto la forza di fotografarlo, in tutto quel casino di cose da fare, ed eccolo lì che compare pure tra le pagine di questo blog.
E il viso?
Il viso è quello di un'amica che, nonstante la delirante situazione al contorno, ho avuto l'occasone di incontrare di persona, anche se ci conoscevamo già, via web, un po' perchè doppiamente colleghe (hihi), un po' perchè per qualche verso (credo!) affini...
Io direi che è quasi facile indovinare leggendo il titolo e guardando la foto: picnic + bosco (il bosco del muschio, dei funghi, delle castagne e della luce filtrante tra le foglie), corteccia e pacciamatura di aghi di pino, fette di pane buono, il colore e il sapore vivo dell'arancia, fette di salume di zona-Firenze. Forse effettivamente manca un delicato fiore bianco. In compenso c'è una bella scatola di latta laccata di rosso, un colore che mi sento quasi di avere in comune con lei (al contrario, ho come l'impressione, della sua sensibilità e riservatezza, tutto l'opposto della sfacciata Vaniglia! Quindi mi raccomando non ditele nulla eh? Magari non si accorge, e la passo liscia.... ;-P)....
Ciao bella, baciuzzi!

Ah, dimenticavo! La ricetta (che poi non è una vera e propria ricetta, più che altro una "descrizione" che potete personalizzare come più vi piace...)

ingredienti  (x 4 panini)
1 arancia
qualche fetta di pane buono (8)
qualche fetta di finocchiona (8-12 a seconda dei gustie e della grandezza del pane)
circa 2 etti, 2 etti e mezzo di brie (q.b.)
sale, olio, pepe q.b.

Tagliare le arance al vivo e poi a fette di circa mezzo centimetro ciascuna, poi raccoglierle in un piatto e condirle con sale e pepe, e un filino (ino) di olio.
Tagliare anche il brie a fettine sottili, poi formare i panini alternando finocchiona, fette di arancia e brie.
Si possono fare anche scaldando/tostando leggermente il pane prima.
E si possono personalizzare/mogliorare nell'esecuzione come volete....
:)


giovedì 4 novembre 2010

brioche parisienne

...per tutti!
___

Erano mesi (o anni?) che aspettavo di cucinare una brioche, e pensavo di dover per forza trovare (prima di farle intendo) uno di quegli stampi  a coppetta smerlata. In realtà si possono fare praticamente ovunque, ce n'è un tipo che per esempio faccio nello stampo dei muffin, ma quelle "alla francese" proprio volevo farle comme il faut, con l'unico risultato di procrastinare all'infinito la realizzazione di una delle cose panose che preferisco.
Insomma alla fine però se Florence Edelmann dice che si può fare anche accostando le pallette di pasta in un'unico stampo da cake rettangolare, allora direi di sì, che si può fare, e che forse potevo arrivarci anche da sola ;-).
Una ricetta che fa tanto finesettimana, ve la posto per tempo, vistomai vi andasse di provarla...
La voilà (con qualche aggiustamento):

ingredienti
230gr burro morbido a pezzetti
12gr lievito di birra
3 cucchiai di latte
340gr farina*
40gr zucchero
1/2 cucchiaino scarso di sale
4 uova + 1 rosso per dorare

I giorno
Diluire il lievito nel latte appena tiepido. In una terrina mescolare la farina con lo zuccero e il sale, formare una cavità al centro in cui versare le uova, poi il latte con il lievito. mescolare finchè la pasta si stacca dalle pareti del recipiente. A questo punto aggiungere il burro e continuare a impastare finchè questa non diventa elastica ed omogenea.
Ricoprire con un telo pulito e far riposre in un luogo tiepido per un'ora e mezza.
A questo punto rompere la pasta, reimpastandola, e poi riporre in frigo per due ore. Poi rompere di nuovo la pasta reimpastandola. Ricoprire con la pellicola e riporre in frigo a riposare per tutta la notte.

II giorno
Imburrare o rivestire di carta da forno uno stampo da cake lung 26cm, impastare per qualche minuto la pasta per renderla omogeneae dividerla in 4 palle da disporre affiancate nello stampo.
Far lievitare un'ora e mezza.
Cuocere per 35' in forno caldo a 170°C, dopo aver spenellato con il rosso d'iovo leggermente sbattuto.

*io ho usato 200 + 140 di manitoba



martedì 2 novembre 2010

nostalgia di st.malo

les galettes de sarrasin!


Quest'estate mi ero messa in testa di imparare a fare le crepes.... perchè bisogna ammettere che a St. Malo le sanno fare proprio bene, quindi primo passo: assaggiare, assaggiare e ancora assaggiare, sia dolci che salate, poi, comprare libretto, poi, una volta tornata in Italia, provare e riprendere ad assaggiare (magari anche reinterpretare).
C'è da dire che le galettes, che non ho ancora ben capito se sono crepes salate o crepes salate (anche) alla farina di grano saraceno, qualcuno mi illumini, sono facilifacili e molto varsatili. Insomma funzionano un po' come la pizza, ci metti quello che vuoi, con la differenza che non sono lievitate, e in inea di principio quindi anche più veloci.
Io in verità ho seguito alla lettera la ricetta, ed ho lasciato riposare l'impasto per 24h prima di cuocerle.
Il ripieno me lo sono "inventato", diciamo, ma è in sostanza quello che ho messo qualche gg. fa nella sfoglia (a novembre mi viene una specie di fissa per i funghi!).

ingredienti per la pasta
(recette au cidre)
250gr farina di grano saraceno
sale, un pizzico generoso
1 uovo
50gr burro fuso
500gr acqua e sidro*

ingredienti per il ripieno
(un'ipotesi! ;-))
vedere qui, a parte le ovoline di bufala campana

per la cottura
25gr burro fuso

Versare la farina in un recipiente e mescolarvi sale, uovo e burro fuso, poi, a filo, mescolando, l'acqua e il sidro, fino ad ottenere un impasto liscio e morbido.
Coprire con pellicola e lasciar riposare in frigo preferibilmente 24 ore.
Pulire e cuocere i funghi come indicato in un paio di post fa, poi mettere da parte.
Per cuocere le galettes scaldare una padella antiaderente e spennellarne il fondo con il burro fuso. Versarvi un mestolo di pasta (bisogna "azzeccare" pianpiano la giusta quantità) e ripartila bene sul fondo agitando la padella: dovrà formarsi uno strato sottile. A questo punto  spennellare anche lo strato superiore della galette, lascarla cuocere ancora 2', e girarla.
Disporre i funghi cotti e la provola a pezzetti (o gli ingredienti che preferite) sullo strato superiore quello che è cotto) della galette (senza concentrarli tutti al centro!). Dopo qualche minuto ripiegare i 4 lati della galette, trasferire in un piatto e servire.



*400gr acqua e 100gr sidro, da regolare, volendo, a scelta (il sidro non è necessario, si può sostituire con sola acqua o altro liquido)
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