sabato 28 aprile 2012

Finesettimanale dose di grazia

Sono di nuovo in viaggio. Di ritorno. Verso Roma. Auguro a voi, per questo finesettimana, di vedere i colori e le immagini che ho avuto la fortuna di vedere io in questi giorni. E di annusare tutti gli odori della primavera. Ancora (abbastanza! ;-P) noncurante dell'allergia ai pollini incipiente!!!


giovedì 26 aprile 2012

quattro quarti alle mele caramellate

beh, avevamo detto che questa settimana la facevamo dolce no? ;-)
E ancora prima avevamo parlato di un libro dal nome tanto semplice quanto romantico ed evocativo: Torte di mele, che, come moltissimi di voi sanno, è uno dei bellissimi libri dei Calicanti, ovvero Maite, Marie e il fotografo (che poi è il nipote della nonna che ci ha regalato la ricetta immediatamente qua sotto ;-)).
Il libro, non mi stancherò mai di dirlo, è bello, ma anche immediato, delicato e romantico, e questa ricetta, la prima che ho provato e che ovviamente non mi ha delusa neanche un po', è estremamente veloce e semplice da realizzare: ha il sapore di quelle torte di pomeriggio a casa, di un gesto come automatico, quotidiano, di compiti e la nonna che all'ora della merenda la prepara quasi ad occhi chiusi.
E' la tipica torta perfetta appena sfornata, magari dopo un po', magari appena tiepida e con il caramello ancora morbido.



ingredienti (x 8 persone)
3 mele
2 uova
100gr di farina
100gr di zucchero + 5 cucchiai
100gr di burro
1 cucchiaino di lievito

Sciogliere il burro a bagno maria, lavorarlo con lo zucchero e aggiungere le uova, la farina e il lievito, aggiungendo un ingrediente alla volta e mescolando manmano con un cucchiaio di legno.
Sbucciare le mele, privarle del torsolo e tagliarle a dadini, poi disporle uniformemente sul fondo di una teglia rivestita di carta da forno ed imburrata (io l'ho imburrata ed infarinata).
Preparare un caramello con 5 cucchiai di zucchero* e appena scurisce versarlo sulle mele, poi ricoprire il tutto con l'impasto ed infornare a forno già caldo a 200°C per 30-40 minuti.

*allora, si da il caso che la sottoscritta non avesse mai, e dico mai, prima d'ora, preparato il caramello, ma dato che la ricetta era così laconica in merito, ho pensato "ma vuoi vedere che è veramente così facile che adesso io metto 5 cucchiai di zucchero in un pentolino e lui si scioglie e si caramella?".
In verità è abbastanza così, o almeno effettivamente credo. Ma diciamo che mentre i miei 5 bravi cucchiai di zucchero stavano sul fuoco, mi sono ricordata di avere questo libro. Dunque nei 20-30 secondi che seguono l'accensione del fuoco io ho aperto il libro, e letto qualche stralcio iniziale tipo "Avendo visto un vero chef realizzare il caramello senza una rete di sicurezza (l'acqua), anch'io ho voluto adottare la stessa tecnica. Oggi, e dopo quasi 200 casseruole più tardi (spero sia un'iperbole o non voglio pensare all'impatto ambientale di tali esperimenti!), sono tornata sulle mie posizioni. [...] aggiungere un bicchiere d'acqua prima di comiciare"
A quel punto, già con l'idea di dover buttare il mio pentolino (io ne ho due, mica 200! ;-)) l'ho preso, spostato sotto il rubinetto, poi aperto-chiuso (non mi chiedete la quantità d'acqua, immaginate quella che scende da un rubinetto, il tempo di dire "aperto-chiuso", e intanto pensavo "un bicchiere, ma poi rispetto a cosa?". Ad ogni modo avevo dato per spacciato praticamente tutto, pentolino, caramello, dolce, perchè avevo fatto tutto così in automatico che il lievito stava già lì ad idratarsi nell'impasto ed avrebbe perso tutto il suo potere lievitante, mentre invece, non so assolutamente come (e lì mi son detta che sì, a forza di spignattare, una sottospecie di istinto mi si deve essere sviluppato, anche se a rifarlo procederei forse diversamente ;-P), ma il caramello sì è formato, e si è dorato, senza cristallizzarsi in cottura sul fondo della pentola (nel libro sul caramello si intima di non girarlo ma ruotare ogni tanto il pentolino).
A quel punto non ci ho pensato due volte, ho versato sulle mele e di seguito in forno.
Il tutto è avvenuto in meno di 4 minuti, andato, fìuuu!!!!!


lunedì 23 aprile 2012

il lunedì delle amiche: torta polacca della mia amica Malgorzata: il Tarciuch!!!

Io non ho delle colleghe.
Ho delle amiche. :D
E questa non è cosa da poco, credo. Immagino, non so. A volte se ne sentono di tutti i colori sugli ambienti di lavoro. Ed io ho la fortuna, o l'impressione, di non saperne molto, di quei "tutti i colori".
Anzi a volte mi sembra come di averle conosciute da prima di lavorare insieme, e che per una serie di fortunate coincidenze ci siamo poi ritrovate tutte nello stesso posto.
Pertanto oggi, che fino a prova contraria è lunedì, posterò una ricetta di un'amica sì, ma non di un'amica foodblogger, bensì di un'amica "collega", che, lo confesso, è per me una persona veramente speciale...



Dovete sapere che io corteggio la ricetta che sto per scrivervi, da almeno più di due anni, perchè Malgorzata me l'aveva raccontata tempo fa, quando le avevo chiesto una qualche ricettuzza polacca di particolare ispirazione, e lei mi aveva parlato di questa torta a base di pasta frolla grattugiata, ripiena di amarene e con una copertura di meringa soffice ricoperta a sua volta da un sottile strato di frolla sempre grattugiata (che serve a proteggere lo strato di albumi montati con lo zucchero dall'eccessiva cottura...). Poi tra una cosa e l'altra, un discorso e l'altro, le mille cose da fare e soprattutto la necessità di tradurre la ricetta dal polacco ci hanno fatto procrastinare il post, e la ricetta, di mesi e mesi e mesi...

Poi... magia! Qualche giorno fa, in occasione del suo compleanno, Malgorzata l'ha portata al lavoro (già bella e cucinata ;-P), e, doppia magia, io avevo con me la macchina fotografica!
Quella è stata la svolta: mangiata, improvvisato set fotografico su davanzale ufficio, fotografata, costretto la cuoca a spifferare tutto, in italiano!!! ;-)

Quindi ecco qua, missione compiuta, la ricetta polacca a vostro uso e consumo:

tarciuch - ingredienti
3 bicchieri di farina
250gr burro
1/3 bicchiere di zucchero + 1 bicchiere (per montare a neve gli albumi)
4 uova (albumi a neve)
2 cucchiaini di lievito
2 cucchiai di cacao
1 barattolo di amarene sciroppate, ben scolate

Lavorare il burro con lo zucchero (1/3 di bicchiere), poi aggiungere i tuorli e la farina (setacciata con il lievito) come per realizzare una classica pasta frolla (che in questo caso verrà piuttosto aerata).
Dividere l'impasto in due parti: la prima grande il doppio della seconda, ovvero la prima pari a 2/3 del totale e la seconda pari ad 1/3. Aggiungere alla seconda parte il cacao e continuare ad impastare. Formare due pallette e far riposare 2-3 ore in frigo per farla compattare (perchè poi dovrà essere grattugiata!), oppure una mezzoretta in freezer.
Foderare una teglia (dimensioni circa 28x38 cm o equivalenti) con carta da forno e grattugiarvi con la grattugia a fori larghi, all'interno, in modo da formare uno strato livellato, ed alternandole, le due pallette di frolla bianca e nera, avendo però cura di lasciarne un po' (qui, non avendo realizzato la torta io e dovendo farmi spiegare, abbiamo trovato un accordo in merito alla misura di quanta pasta serve lasciare da parte per la copertura finale: bisogna lasciarne 2 pallette grandi quasi come una susina!).
Distribuire sopra questo strato di frolla le amarene.
Montare le chiare a neve con il restante zucchero e distribuire, livellandolo, sulle amarene appena adagiate sulla frolla, infine, al di sopra degli albumi, grattugiare ancora un sottile strato di frolla, sempre alternando quella chiara a quella scura, fino a terminare tutto l'impasto rimasto a disposizione.
Va cotta in forno caldo a 180°C per una mezzoretta o finchè non lievita e diventa dorata



venerdì 20 aprile 2012

spezzatino di manzo (alla birra, se piace :-D)

Cosa mi sta succedendo? Non ero io quella che si preoccupava perchè postava solo dolci? Che il sabato vi salutava con le rassegne di ricette da colazione?
Ormai cucino la carne ogni due per tre (insomma, sempre per i miei standard... ;-P), e ho quasi sempre il fegato di postarvela. Stavolta mi è toccato pure mettere la tetra foto di uno degli ultimi giorni di pioggia (e se il tempo, quello metereologico intendo, non se la pianta, metto il blog in aspettativa!!! ), ma dato che era un mese che volevo preparare questo spezzatino senza mai dedicarmici, dato che venuto molto buono, e dato che si cucina ad occhi chiusi, mi sono decisa.

Sappiate che, complice la pioggia e il quasi freddo, e l'aria molto teutonica del piatto, l'ho servito con purè di patate, e che sono riuscita a renderlo "identico a quello della busta", pur avendo lessato, spellato, schiacciato e poi cotto le patate con burro poco latte e parmigiano (come al solito insomma!), perchè il genio della foodblogger che alberga in me non era soddisfatto di piccoli pezzetti di patata che si vedevamo (per la foto, per capirsi!) e lo ha frullato al minipimer!!! (beh, non fatelo mai, viene lucido e un po' troppo rilassatino - e comunque esiste la via di mezzo tra minipimer e forchetta, e si chiama passaverdura (mamma dixit)).

Ad ogni modo, dicevamo, la ricetta è supersemplice. Io ve la lascio con l'intenzione, e la promessa, di dedicarmi nel finesettimana a qualche dolcetto... :)

ingredienti (per 6 persone)
800gr-1 chilo di spezzatino di manzo
una cipolla bionda
1-2 coste di sedano*
farina q.b.
4 fette di pane casereccio raffermo
4 cucchiai di senape di Digione
un mazzetto di prezzemolo
un ciuffo di salvia
330 ml di birra doppio malto**
40 gr di burro
olio, sale e pepe

Tagliare il sedano a fettine sottili, tenere da parte.
Pulire la cipolla, tagliarla a fette sottili e soffriggerla in un'ampia casseruola con il burro fino a quando sarà morbida e leggermente caramellata. Sgocciolarla e tenere da parte, poi mettere nella medesima casseruola il sedano con poco olio e far ammorbidire qualche minuto, poi aggiungere la carne prima asciugata con la carta da cucina, poi ben infarinata: far rosolare uniformemente girandola con un cucchiaio di legno o l'apposita pinza. A questo punto unire le cipolle e mescolare.
Aggiungere un pizzico di sale versare nella casseruola, lentamante, la birra, mescolando.
Spalmare le fette di pane con la senape, poi adagiarle sullo spezzatino; coprire e lasciar cuocere a fuoco lentissimo per almeno un'oretta.
A 10-20 minuti dalla fine rimestare, insaporire prezzemolo tritato o le foglioline di salvia.
Cospargere lo spezzatino con una macinata di pepe e servire (con purè di patate magari non minipimerato! ;-)).

*si può aggiungere praticamente di tutto a seconda dei gusti, carota, patate, anche pancetta nel soffritto!
*io direi che se non piace la birra si può procedere tranquillamente con la stessa quantità di brodo vegetale....

martedì 17 aprile 2012

il mio pane superbuono con segale, noci, mele essiccate e miele di castagno

Per fare la food blogger ci vuole un sacco di disciplina.
E una buona dose di pazzia.
Io non credo di essere disciplinata. Sicuramente appassionata però (oltre che folle, ovviamente ;-)). E la passione crea dal nulla per me la disciplina di cui a volte mi trovo piene le tasche, pur non essendone di natura provvista.



- Cucinare. Bene. E non solo buono. Togliere dal fuoco al momento giusto, perchè magari un secondo dopo è buono uguale ma un pelino di più sfatto. O perchè il verde del cavolo romano è diventato giallino, o perchè la "testa" del muffin è un po' troppo brunita. Vogliamo parlare della "grata" della crostata? Potete farla come vi pare, se non deve essere fotografata, mentre se ci vanno di mezzo le foto è tutto un concentrarsi di parallelismi e di non spezzettamenti. E queste cose non hanno tantissimo a che vedere con il sapore... ;-P

- Guardare le previsioni meteo (del week end, perchè durante la settimana i nostri supereroi stanno, chenesò, in ufficio!). Questo acuisce all'ennesima potenza il vostro essere metereopatici. Un finesettimana di pioggia vi butta a terra più di un finesettimana di influenza, che al limite con la febbre una crema inglese e mezza foto quasi riuscite a farle, ma con la pioggia, giuro, tutto diventa veramente difficile.

- Pensare al set. La tovaglietta, il piatto, il cestino, la forchetta, il pane (tagliato o spezzato con le mani?), i grani di sale, di pepe, le foglie, i fiori, i gomitoli di lana (che poi a volte il canovaccio giusto ce l'avete ma ve ne dimenticate al momento opportuno, e allora partite fantasticando di un mobile a solo vostro uso e consumo pieno di taglieri, e scatoline di legno, e piatti dalle improbabili forme e stoffette varie tutti visibili in un unico colpo d'occhio...).

- Poi quei milioni di miliardi di foto, arrampicata sul mobile di muratura della sala (questo solo io!) perchè le finestre sono troppo in alto e la luce altrimenti non arriverebbe mai. Che poi non sarebbe nulla (a parte il rischio della vita, dell'ustione, dell'unto spetacciato sul davanzale) se uno non dovesse poi sceglierne una sola, al massimo due, di quel milardo di foto, e quindi passarle in rassegna mettendo in croce i parenti che capitano a tiro, e poi magari anche darle una botta di fard, di luce, di contrasto, una ritagliatina che si vede lo strapiombo da sotto il davanzale.

- A quel punto è quasi fatta. Bisogna solo scrivere un'introduzione, reperire la ricetta dalla vostra agendina sacra dove annotate tutto al grammo mentre cucinate, copiarla, sperare che blogger non decida di fagocitare la vostra prelibatezza, non farsi venire la paranoia del "che schifo 'sta foto e pensare che il sapore è sublime", o il "ammazza che foto oggi, ma non sarà troppo smagliante per 'sto piatto così, così, così...." che poi non lo sapete nemmeno voi, quale altro difetto trovare a cosa!



Questo per dire che (non so se capita anche a voialtri!) avere un blog di ricette, e foto, e racconti di cucina, è bellissimo, così bello che il più delle volte ti trascina, ti fa venire idee su idee (e quelle online sono solo una parte di quello che hai in testa!), e che la sera, quando sei sfinito dalla giornata lavorativa, trova in voi quelle energie che nemmeno sapevate di avere. A volte invece tutta quella disciplina sembra pesare, e in alcuni momenti siete voi che dovete mettervelo sulle spalle, il vostro bloghino, e farvene carico, con tutto il suo portato di idee, sorprese, aspettative vostre e di chi legge.

Tutto questo sproloquio per raccontarvi la foto della pagnotta qua sopra (strabuona, straprofumata e superpreferita!): per scattarla, appunto grande dose della disciplina di cui sopra, dato che era stata cucinata durante la settimana e quindi per definizione tagliata fuori da qualsiasi ribalta fotografica (dato che alla fine della giornata lavorativa la luce per scattare posso proprio scordarmela!); però vi giuro era troppo buona per non raccontarvela, quindi nonostante la stanchezza di questi giorni di stentata primavera, la scorsa settimana sono andata in ufficio, di mattina (in autobus, sempre autobus io!), con la borsa, la borsa della macchina fotografica, una grande busta di carta con dentro un tagliere di legno, due canovacci, un cestinello di vimini, un sacchetto di mele secche e quella che ritegngo la pagnotta di pane di segale più buona del mondo.
Mi sentivo un po' stanca, e non so con quale lucidità la mattina, prima di uscire da casa, io sia riuscita a preparare questa "valigia".
Non so nemmeno con quale forza abbia deciso di saltare la pausa pranzo per andare a villa Borghese a fotografare il pane, tirando fuori in ordine tutte le suppellettili di cui vi ho appena detto, e abbia cominciato, sotto gli occhi increduli di una coppia che stava pranzando, di una famiglia che stava facendo un picnic, e di un gruppo di passanti, la mia solita danza danza intorno al cibo: destra, sinistra, in piedi sul sedile di marmo, di taglio, da sopra, radente, con stoffa, senza stoffa...
Non è la prima volta che mi capita di fare 'ste gitarelle all'aperto. Ogni volta torno in ufficio sollevata, dimentica di tutto, canticchiano tra me e me la sigla di Nanà Supergirl (in particolare quel punto in cui fa "supe, super, super girl!!!").... E se non mi decido a tagliarmi la frangia stiamo lì eh?

Chissà perchè oggi tante parole.

Che poi questo pane non ha bisogno di nessuna presentazione, tanto è buono.
E' uscito per caso, per utilizzare delle mele secche regalate dalla mia mamma, e finire le noci (a quel punto il miele di castagno era quasi "telefonato"! ;-P).
Rimane morbido anche se compatto, soavemente profumato, perfetto per la colazione o da accompagnare ad un piatto di formaggi. L'idea delle mele secche mi ha fatto sentire per una frazione di secondo una specie di genio, non solo perchè il sapore della mela essiccata sembra "liberarsi" al contatto con l'umido dell'impasto (ma questo l'ho scoperto solo dopo averlo assaggiato), ma anche (e soprattutto) proprio perchè i pezzetti di mela "normale" avrebbero forse inumidito un po' l'impasto nei suoi dintorni.... XD

Ecco la ricetta, spero che vi piaccia!












Buon appetito, buone foto, buone cucine, buone colazioni di pane caldo da annusare e farsi venire il buonumore! ;-P

giovedì 12 aprile 2012

LIBRI: less aestethics, more ethics

Questo non è altro che il seguito dello scorso post sui libri, e una specie di mio esercizio spirituale in fatto di libri senza immagini. Più o meno. O perlopiù senza foto. Senza le grandi, belle luminose e succulente foto che tanto mi piacciono nei libri di cucina. Una prova a me stessa che sono capace di leggere e cucinare anche "senza le figure", e che a volte, alcuni bellissimi libri di cucina, sanno essere figurativi a modo loro, anzi forse di più, grazie al potere evocativo delle parole....

Il titolo del post fa un po' il verso al tema di una famosa biennale dell'architettura diretta da Massimiliano Fuksas: CITTÀ: LESS AESTHETICS, MORE ETHICS 7a. Mostra Internazionale di Architettura, Venezia 2000.

Ora, per il bene di tutti ma anche mio, dato che io con queste cose mi fomento un attimo, non scenderei tanto nel dettaglio del mio pensiero in merito alla cosa. Vi dico solo che quella è stata la mia prima biennale, il mio primo viaggio con mia sorella da sole, il primo giro dei palazzi palladiani a Vicenza... Mi sembra ancora di respirarne l'aria, e nonostante il fatto che ancora oggi io non abbia capito benissimo cosa ci fosse di così tanto etico (a scapito di un tanto vituperato quanto incomprensibile - pure quello - modo estetico dell'immaginazione delle città) in quella biennale, è stato per me uno dei più bei viaggi della mia vita.

Quindi ecco a voi i miei libri "less aesthetics, more ethics", i miei libri senza foto ma pieni di immagini mentali. Vi dico da subito che ho un legame particolare con loro, perchè sono non solo cookbooks, ma veri e propri libri, pieni di storie e di racconti così ben ambientati...



Erbe da mangiare (Mondadori - Oscar varia)
Luigi Ballerini, Ada De Santis


Questo libro nasce dall'ipotesi che sia ancora possibile allontanarsi da una città quel tanto che basti per trovarsi in mezzo a un prato o a un bosco o a una radura non completamente avvolti dai fumi di qualche puzzolente raffineria o dai gas emessi da milioni di tubi di scappamento. In un luogo del genere si possono raccogliere, con le dovute accortezze - al fine di non danneggiare quelle parti della pianta che ne consentono la ricrescita - decine di erbe commestibili, una più innocente e saporita dell'altra. Si va a funghi? Perché non andare ad erbe?
Ecco le prime righe di questo libro speciale. Un libro di ricette di erbe e fiori di campo; da leggere, prima di tutto. Con calma e con gusto. E da portare con sè ad un picnic, o ad una passeggiata nei boschi e nei prati.
Ogni breve capitolo è un'erba spontanea, e ad ognuna di queste sono dedicate due, tre, quattro, sei ricette, ma soprattutto un'introduzione: un po' letteraria, un po' aneddotica, un po' scientifica ed infine pratica, di quelle serie, ma anche spiritose, ad ogni modo garbate, sicuramente d'antan, con le note a piè pagina ed i riferimenti bibliografici (chenesò, tipo I promessi Sposi, tanto per capirci, o Plinio, o Alice nel paese delle meraviglie...)

Anche solo a leggere i titoli dei capitoli a me fa poesia:
Acacia, Alloro, Asparago selvatico, Borragine, Camomilla, Cappero, Cicoria selvatica, Corbezzolo, Ficodindia, Finocchietto selvatico, Finocchio di mare, Fragolina di bosco, Grattaluro, Lampascione, Lampone selvatico, Malva, Margherita, Melograno, Menta, Mirtillo, Mirto, Mora e germogli di rovo, Ortica, Paparina, Pinolo, Prucacchia, Ramasciulo, Rapesta, Rucola Selvatica, Timo, Zangone.




Un tè al Ritz. L'arte e il piacere del tè (Guido Tommasi - Parole in pentola)
Helen Simpson
Sìsì, lo so che ve ne ho già parlato! Solo che allora non lo avevo ancora comprato....
Il fatto è che questo libretto mi toglieva il sonno da un po' di tempo. Primo, a causa della torta ai semi di carvi che per l'appunto vi ho postato qualche giorno fa, secondo, perchè me ne aveva un po' parlato un'amica (quell'amica che mi ha poi passato la ricetta che io a mia volta ho trasmesso a voi... ;-)). E siccome la suddetta amica ha dei gusti molto chic (radical, non sophistical) e un palato altrettanto superlativo (tanto che la ricetta della torta ai semi di carvi è una delle mie preferite in assoluto, come sapore e come senso della torta da tè), non ho potuto fare a meno di ordinarlo. Anzi, leggevo il mio post e mi veniva voglia di ordinarlo (e pensavo, ma tu dimmi se devo autoistigarmi all'acquisto di (ancora) un libro di cucina!), quindi l'ho fatto, e vi devo dire che non me ne sono pentita neanche un po'.
Come vi accennavo anche nel post citato, é un libro che tratta, attraverso ricette, citazioni letterarie, e aneddoti, l'ora del tè come rito, in tutte le sue sfaccettature, al Palm Court Tearoom del Ritz di Londra.

Sono rimasta folgorata dall'idea di consumare un autentico english tea con tramezzini ai cetrioli, al crescione o al salmone affumicato, accompagnato da focaccine dolci, panfrutto, scones, pancakes scozzesi, shortbread, brownies o biscotti croccanti al brandy....



English Pudding. Ricette e curiosità dal raffinato universo dei dolci inglesi (Guido Tommasi - Parole in pentola)
Stefano Arturi
Ecco, questo non ce l'ho (ancora): tanto per rimanere in tema, ma ancora più specifico, ovvero maggiormente dedicato ai puddings, tipici dolci inglesi declinati e declinabili in tantissimi modi. Mi ispira molto (e questo mi preoccupa altrettanto, perchè io mi son sempre reputata sfacciatamente filofrancese, mentre ultimamente c'ho 'sta fissa per l'oltremanica che quasi mi viene da studiare l'inglese [...][momento di vergogna]).
Qualcuno di voi sa dirmi qualcosa in merito? Magari mi dissuadete e Monsieur Patou vi sarà debitore in eterno.... ;-P



È l'ora del tè. I segreti della bevanda più amata al mondo dopo l'acqua (Guido Tommasi - Parole in pentola)
Carla Massi
Ecco, questo, oltre ad essere il mio primo libro appartenente a questa strepitosa collana, è anche il mio primo (ed unico, finora) libro sul tè.
Non sui dolci da tè, o sui cibi da accompagnare al tè, o sulla cerimonia del tè.
Il libro è scritto dalla giornalista scientifica del Messaggero Carla Massi, che è fra i pochi sommelier di tè in Italia: tratta dei diversi tipi e sapori, della storia, delle modalità con cui prepararlo, i segreti, le accortezze, le regole. Tè puro, abbinamenti (colazioni, cibi salati, cibi piccanti, formaggi freschi o stagionati, pesce, carne, pollame), fino ad essere un vero e proprio ingrediente in cucina. Anche qui interessantissimi intermezzi descrittivi e/o aneddotici.
A chiudere alcune ricette a base di tè di chef illustri, come Pierangelini, Cedroni, Vissani, ...


Sono uno più bello dell'altro, in particolare per chi ama leggere oltre che cucinare.

martedì 10 aprile 2012

insalatina (di primavera): fave e pecorino

Buongiorno a tutti!
Come sono andate queste vacanze Pasquali?
Io ho lavorato a maglia quasi tutto il tempo e adesso le sciarpette-scialletti che vi dicevo qualche giorno fa stanno diventando una marea e di tutti i colori, letteralmente!
Come stiamo messi a uova e colombe?
Ammetto di non essere stata golosa in questi giorni, e soprattutto non ho mangiato molta cioccolata. Anzi, direi quasi zero. Questo, sommato alla quantità preoccupante di cioccolato che tengo in dispensa, mi fa pensare a qualche imminente dolcetto primaverile....
L'insalatina di oggi, pertanto, oltre ad essere supersana e superprimaverile, serve a farci passare qualche senso di colpa (maddeché??? ;-P) post -bagordi, oppure a prepararci in anticipo al dolcetto preannunciato... ;-)
Si tratta di una semplicissima insalata che combina  i sapori che per me, parlano per eccellenza della primavera, ovvero quello delle fave fresche associate al pecorino.
Aggiunti allo spinacino crudo o (forse ancora meglio ad un paio di manciate di valeriana) e conditi con una vinaigrette (anzi, citronnette! ;-P) ottenuta sciogliendo un pizzico di sale in un cucchiaino di succo di limone, poi emulsionando la miscela con un cucchiaio di olio d'oliva, sono uno dei miei piatti "verdi" per eccellenza!
Bentrovati, e buona settimana (corta! ;-P)!!!!


sabato 7 aprile 2012

frittata di borragine per il picnic di pasquetta

Dicevamo uova + erbette, no?
E dicevamo anche che vanno bene per Pasqua e pure per Pasquetta (se il tempo ci assiste. ma poi anche se non ci assiste non è che noi ci formalizziamo di fare un picnic in casa...).
La borragine è un'erba che conosco da relativamente poco, e che ha sempre suscitato in me grande curiosità e interesse. 
Si tratta di una pianta annuale della famiglia delle Borraginaceae, che cresce spontaneamente nelle regioni che si affacciano sul Mediterraneo e nei terreni fino a 800-1000 metri di altezza: può raggiungere i 60 cm di altezza, ha fusto e foglie ricoperte di piccolissimi peli (quindi in genere, salvo le foglie piccole e tenere, i germogli e i fiori, che possono essere usati in insalate, viene impiegata in cucina previa cottura), e fiori a cinque petali blu con una corolla a forma di stella a cinque punte.
Viene spesso cotta come gli spinaci, usata per le frittate e i ripieni (come per esempio nei pansotti genovesi e anche nella torta Pasqualina), o anche in torte, macedonie e tisane rilassanti, emollienti, espettoranti e depurative.

Io, tanto per iniziare, ho cominciato a cucinarla nel modo più semplice, ovvero con le uova, in una frittatina da picnic, che è piaciuta tanto anche a gatò, che è uscito con me per fotografare, e prima (non si era accorto del cibo!) ha cominciato a rotolarsi nella terra per attirare la mia attenzione, poi, come vedete nella sequenza di foto qua sotto, si è avvicinato forse sentendo l'odore del pecorino, poi, manmano, gran cacciatore, è stato condotto dal suo infallibile fiuto fino alla frittatina. Io ho scattato finchè ho potuto, poi, come potete vedere dall'ultima foto, sono dovuta intervenire per allontanare la belva dalla sua preda... :)



ecco a voi la ricetta, insieme ad un carissimo augurio per una felice Pasqua e una divertentissima Pasquetta!

frittata alla borragine (per 4 persone)

250gr foglie di borragine
5 uova
una manciata di pecorino grattugiato
sale fino, pepe nero e paprika
una manciata di sale grosso
olio EVO

Mettere un'ampia casseruola piena d'acqua sul fuoco a fiamma alta e portare ad ebollizione. Appena bolle aggiungere il sale grosso e la borragine in precedenza lavata con cura.  
Cuocere per 5', poi scolare e strizzare bene.
A parte in un'ampia ciotola sbattere le uova per almeno un minuto e aggiungere il sale fino, il pepe, la paprika e il pecorino.
Tagliare la borragine in pezzetti di 2-3 cm circa di lunghezza e mescolarli alle uova, ben amalgamando. Versare l'olio in un'ampia padella antiaderente e mettere sul fuoco. Dopo un minuto circa versarvi il composto di uova e borragine, coprire con un coperchio e lasciare sul fuoco a fiamma bassissima per 10' circa. Scoperchiare e girare la frittata aiutandosi con un piatto o con il coperchio stesso. Continuare la cottura scoperto per altri 15'. 
Si può mangiare sia fredda che calda che tiepida.


mercoledì 4 aprile 2012

di Pasqua, uova ed erbette: frittata gli asparagi selvatici

Siamo alla settimana di Pasqua, che bello!
Non posso fare a meno di pensare a quei disegni che facevo sui miei quadernoni alle elementari: fondo a quadretti, prato, alberi senza foglie ma con i fiori (e scusate se è poco!), rondini (sempre rondini se visti da lontano, a scala ravvicinata si presentavano invece sempre pettirossi! ;-)), scoiattolo, coccinella, aquilone, sole, una nuvola bianca o celeste (a seconda che il cielo fosse a sua volta celeste o bianco, ma lo ricordate anche voi noi, no, che il celeste era sempre il primo colore a finire? e quello è per conto mio il momento in cui il bambino e la filosofia si guardano per la prima volta negli occhi, almeno per la bambina Vaniglia... ;-P), una lumaca, almeno un bambino che tiene l'aquilone, spesso più bambini, spesso un campanile... :).
La Pasqua mi mette di buonumore, per tanti motivi, ma soprattutto perchè è sinonimo di primavera e di vita.
Da grande (forse da blogger? ;-)) poi ho aggiunto alle coccinelle anche i germogli, gli asparagi, i piselli freschi, le fragole, le tovagliette a scacchi bianche e rosse, i succhi di frutta fatti a mano, le prime marmellate, le colombe naturalmente lievitate, le uova.



Sì, le uova.
Le abbiamo tutto l'anno, ma adesso sembrano più belle, sembra che le galline (quelle della fattoria, della vicina, dell'amica che ce le regala) ne producano di sorridenti, di ammiccanti; sembra di non poter fare altro che portarsene un bel fagotto a casa, poi guardarsi intorno, e dover solo scegliere, tra asparagi, finocchietto selvatico, mentuccia, crescione, malva, ortiche e erbette varie.
Dunque anche io mi sono guardata intorno, e per questa settimana pre-pasquale vi metto almeno un paio di frittatine, vistomai che tra domenica e lunedì di Pasquetta non vi possano tornare utili!
Per tutto quello che invece potrebbe servirvi per avere una piccola idea per il menù pasquale, vi lascio (la verità è che lo sto facendo un po' anche per me stessa, per ricordare cosa abbiamo preparato io ma soprattutto la mia mamma negli ultimi anni) in coda, i link di qualche ricettuzza a tema che forse potrebbe esservi utile...

E qui, intanto, la ricetta della

frittata con gli asparagi selvatici



ingredienti x 4 persone
1 mazzetto di asparagi selvatici
2 spicchietti di aglio
1 filo di olio d'oliva
6 uova
qualche manciata di pecorino romano grattugiato
sale e pepe qb.

Lavare gli asparagi e liberarli della parte dura del gambo*, tagliarli a pezzetti di 2-3 cm e mettere da parte.
Tagliare gli spicchi d'aglio longitudinalmente e privarli dell'anima centrale, poi schiacciarli con una forchetta e metterli con un filo d'olio (quello che serve a coprire - non più di un velo - la padella) in una padella antiaderente. Far rosolare l'aglio a fuoco bassissimo, aggiungere gli asparagi, alzare leggermente la fiamma, mescolare, proseguire la cottura 2-3 minuti coperti, poi aggiungere un filino d'acqua (molto dipende dalla durezza degli asparagi - si può verificare sentendoli con un cucchiaio di legno) e proseguire la cottura, sempre con coperchio, per un'altra decina di minuti o finchè gli asparagi non hanno assorbito l'acqua (anche questo tempo dipende da quanto sono duri).
Nel frattempo sbattere in una ciotola capiente le uova con il sale e il pepe, aggiungendo manmano il pecorino.
Versare i composto di uova e formaggio sugli asparagi una volta cotti, e cuocere a fuoco moderato per 5-10 minuti per lato (girando la frittata, una volta che questa si stacca facilmente dalla padella, aiutandovi con un piatto grande o con lo stesso coperchio**).
Spostare una volta dorata da ambo i lati su un piatto da portata. Servire calda o a temperatura ambiente.
E' buonissima!!

messaggio cifrato per carnivori: la mia fruttivendola dice che a loro (cioè lei e il marito) piace anche con una piccola aggiunta di salsiccia. Direi da provare! :)

*si afferra il gambo dell'asparago dal lato della parte recisa e si flette fino a trovare il punto in cui il gambo si spezza di netto invece di piegarsi afflosciandosi
**per quanto riguarda la cottura della frittata, una volta aggiunte le uova, io la faccio a volte scoperta, a volte con il coperchio, a seconda di come mi gira (molto professional, eh?)


Vi metto (o mi metto), come accennavo sopra, un piccolo promemoria per il menù di Pasqua, nel caso potesse risultare utile per qualche preparativo... XD

quadretti di formaggio e asparagi
lasagne ai carciofi
lasagne agli asparagi
arrostini di tacchino farciti (non è tradizionale, ma una volta li abbiamo mangiati a Pasqua... :))
nodini di pane ai semi di papavero
panini dolci pasquali (hot cross buns)
colomba con lievito madre (ricetta sorelle Simili)
pseudo-colomba last minute

lunedì 2 aprile 2012

primavera: salgono le temperature, i fili di lana si assottigliano...

Verso fine febbraio, nel corso di una scorribanda con amiche in un negozio di sole lane vicino all'ufficio, mi sono innamorata di questo filato di misto mohair, con piccolissime (e deliziose, sì, lo ammetto) paillettes incorporate.
All'epoca ne presi un gomitolo con l'idea di provare a tutti i costi uno scialle visto in un libro di cui vi avevo parlato qualche mese fa, da realizzare all'uncinetto con un punto particolare che si chiama "nodo di salomone" (o "nodo d'amore").
Dato però che non sono mai stata un'amante nè un'esperta del crochet, ho chiesto aiuto alla mia mamma, alla sua pazienza e alla sua esperienza in materia, e grazie a lei ho decodificato il punto in questione e avviato così, ufficialmente, la produzione della collezione vanigliacooking primavera-estate 2012! ;-P


Abbandoniamo (per ora!) le sciarpone, e ci dedichiamo per un po' agli scialletti-stole-sciarpette (di quelli che si possono mettere un pi' come volete, sciarpa, kefia, scialle..) impalpabili e delicatamente sbrilluccicanti sotto la luce, dei colori della primavera, ma adatti anche alle spalle scoperte nelle fresche sere d'estate.
Come il punto a maglie larghe invernale, infatti, questo "nodo d'amore" è un punto traforato, ed entrambi scatenano in me grandi passioni creative!

Accanto allo scialletto color malva infatti ce ne è uno già realizzato color celeste polvere (ehm, sì, che sarebbe questo qui ;-P), ma io ho già acquistato il filato color avorio e quello nero (correggetemi se sbaglio, i basici!!!) e sono tentatissima anche di farne un paio in rosso, di cui quasi-quasi uno per me, perchè in assoluto il mio colore preferito, da mettere l'estate sopra ad un vestito di lino bianco, è il rosso (c'entrerà qualcosa il mio nome??? XD).

Come già sapete (cioè, lo sapete no?) le insolite creazioni di lana, stoffa ago e filo prodotte dalla sottoscritta si possono trovare qui, nello shop Etsy di vanigliacooking (non ci abbastava la cucina, no!), ma quello che non sapete ancora (e che credo vi interesserà alquanto :-)), è che uno dei due esemplari malva (perchè la furia sterminatrice che alberga in me di questo colore ne ha prodotti già un paio!), o meglio rosa-malva (famoseacapi'), potete averlo partecipando al giveaway della mia amica Carolina del blog Semplicemente Pepe Rosa.

Ebbene sì:
Oggi si festeggia il suo blogcompleanno!
Oggi è o non è un lunedì delle amiche?
Oggi quest'arietta di primavera mi fa pensare che è ora di cominciare a mettersi addossi i colori che si vedono spuntare dalle gemme sui rami, o nei prati, o tra gli arbusti.... :-)

Buon blog-compleanno amica Carolina, e buon inizio di primavera a tutti!!!

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