mercoledì 30 maggio 2012

con un mazzetto di carote...


Con un mazzetto di carote, si può fare un intero pasto sapete? E poi hanno un colore bellissimo, un ciuffo supersimpatico e possono essere utilizzate al millimetro senza sprecarne nulla. 
Con un bel mazzo di carote si può cucinare un intero pasto, anzi, di più, a cominciare dalla buccia da impiegare negli scones (che ormai ci piacciono un sacco, figuriamoci primaverili, antispreco e profumati!), per finire al pesto per condire la pasta, passando per alcuni dei miei paninetti preferiti, che faccio ormai da anni e che solo ora mi rendo conto di non avervene mai parlato... 
Quindi, un po' seguendo il mood di questi giorni stanchi e stancanti in cui l'autococccola, come dicevamo, non consiste solo nel cibo ma inizia con la fase in cui lo si prepara e lo si annusa, vi propino pane pure oggi (anzi mi sa che stavolta istituiamo una specie di Vaniglia's bread week, va'!), con le carote appunto, più una ricetta super-veloce per impiegarne i favolosi ciuffi.


La prima di queste due: 

pesto di foglie di carote, mandorle, formaggio quark, per 4
Lavate asciugate e sminuzzate i ciuffi di 6 carote, poi passatele al minipimer con un paio di manciate abbondanti di mandorle pelate, un pizzico di sale, un paio di cucchiai di olio d'oliva. Una volta tritato il tutto aggiustare di olio, a seconda della consistenza che volete dare al pesto, e aggiungete un paio di cucchiai di formaggio quark e un cucchiaio o due di acqua di cottura della pasta (che nel frattempo avrete messo sul fuoco ;-P).
Scolare la pasta al dente, condire con il vostro pesto cremoso appena improvvisato, condire se volete con parmigiano o ricotta secca, servire subito!


La seconda ricetta, i pancaroti!!!!! ;-P

I pancaroti (come soprannominati da Monsieur Patou qualche anno fa, e fin dal primo morso!) non sono altro che deliziosi paninetti di carota e sesamo, che io realizzo da sempre, buoni appena cotti e superbuoni tostati alla mattina per colazione con una marmellatina fresca e agrumata, tipo arancia o limone.
Io li adoro con un velo di burro e sciroppo d'acero, però devo dire che anche in versione "salata" non ci dispiacciono.
Poi so' troppo simpatici, 'sti pancaroti qua... Quindi ora mi tocca dirvi come li faccio! ;-)


pancaroti, ovvero panini alla carota e sesamo

ingredienti, per 10-12 panini
360gr farina di forza (+ 140gr circa "aggiustare l'impasto" una volta aggiunte le carote) 
270gr carote
180gr acqua tiepida
40gr semi di sesamo + pochi per decorare
200gr pasta madre (a temperatura ambiente)
1 punta di cucchiaino di bicarbonato di sodio
1 cucchiaino di zucchero
1 cucchiaino di sale fino
25gr di olio ExtraVergine di Oliva

Sciogliere il lievito madre (che deve essere a temperatura ambiente) nell'acqua con lo zucchero.
Setacciare la farina (i 360gr) a fontana sul piano di lavoro, formare al centro una cavità in cui cominciare, impastando, ad aggiungere l'acqua con il lievito. Lavorare l'impasto fino ad ottenere un impasto morbido, liscio ed omogeneo.
Mettere a riposo in una terrina unta di olio, coprire e riporre in un luogo caldo per circa 3 ore, o finchè l'impasto non ha raddoppiato il suo volume.

Nel frattempo lavare, raschiare e sciacquare di nuovo le carote, poi cuocerle in abbondante acqua salata per 15'.
Scolarle bene e passarle al mixer.
Tostare i semi di sesamo in un padellino monitorando continuamente per non farli bruciare.

Una volta che l'impasto è lievitato, aggiungere la purea di carote, il sale, il sesamo e l'olio, poi, manmano, la restante farina, ma non tutta insieme, infatti in funzione dell'umidità delle carote e del grado di assorbimento della farina, questa ne raccoglierà di più o di meno.
Alla fine si ottiene un impasto liscio ed omogeneo, da far lievitare nella terrina nuovamente unta d'olio per un'oretta.
A questo punto riprendere l'impasto e dividetelo prima a metà, poi ciascuna metà in sei pezzetti, e formare con ciascuno di questi una pallina di pasta da incidere a croce, spruzzare con poca acqua e spolverizzare con i restanti semi di sesamo.

Cuocere i panini in forno già caldo a 200°C per 20°C.


lunedì 28 maggio 2012

pane di segale e nordiche colazioni..




Maggio non è stato il massimo, come mese...
Anche se è uno dei più belli dell'anno, e secondo me il più romantico di quelli primaverili (dev'essere per via delle rose.. :)), è anche uno dei più stancanti (forse perché si arriva tutti belli cotti, e a me in più esplode l'allergia ai pollini o chi per loro).
Come avete potuto vedere dalla frequenza degli ultimi post poi, il tempo, e le energie, si sono ridotti ai minimi termini, e la Vaniglia ha fatto capolino su questi schermi con minore frequenza...
Eppure.. eppure cucinavo.
Anzi no. Sarebbe corretto dire "eppure panificavo".
In effetti a rifletterci un attimo, fare il pane è per me un vero e proprio atto distensivo, che mi rimette in pace con il mondo. E' uno smettere di cucinare senza in effetti farlo. La testa è troppo stanca per pensare a cosa fare per cena, eppure un briciolo di energia per la lievitazione e per il profumo del pane la si trova sempre.

In tutto ciò, mi son resa conto che nel frattempo ho disseminato figlietti di pasta madre un po' in giro per l'Italia (ehm, sì, anche inviati per posta! ;-)), e che (come se non bastassero tutte quelle già postate finora!) forse sarebbe carino diffondere qualche ricettuzza per le nuove adepte (che ormai saranno delle panificatrici provette, ma son sicura che una, o due, o tre ricettine in più per impiegare pm e residui di rinfreschi non guastino), ci possa stare in qualche modo bene.

E allora, dato che oggi, sì, è lunedì :D, perché non iniziare con una ricetta che secondo me è semplicemente geniale, che viene dal blog della mia amica Elisa, e che è addirittura una ricetta originaria di Gabriele Bonci???!!!!

E' perfetta perché semplicissima, e utile, perché impiega pasta madre non rinfrescata anche da una settimana, ovvero acida (quindi per esempio, quella che vi trovereste a dover buttare se vi si è accumulata troppa pm, e vi assicuro che questo non è infrequente ;-P)...

Vi scrivo quindi qui la ricetta para-para a quella originale, da Elisa, dove troverete anche un sacco di spiegazioni e link ed indicazioni utili in merito alla lievitazione naturale... ;-)

Ah, dimenticavo, il pane è buonissimo, di quelli compatti ma morbidi, perfetto per un aperitivo (tipo tostato, spalmato di burro e condito con salmone affumicato), o per una colazione, accompagnato da un succo di mirtillo, la solita imburratina, qualche cucchiaiata di marmellata di ribes, e un vasetto di yogurt bianco al naturale...

ingredienti

500 gr di farina di segale integrale biologica
100 gr di lievito madre (sempre il 20%)
500 gr di acqua calda (sempre 100%)
20 gr di sale (io ne ho messo un po' di meno)


Sciogliere il lievito madre nell’acqua tiepida e unire la farina di segale in una terrina mescolando con un cucchiaio e aggiungendo il sale.
Rovesciare l’impasto su una spianatoia infarinata, spolverare con un pugno di farina e lavorare il pane allungandolo un po', poi passarlo in uno stampo a cassetta infarinato e lasciate lievitare 3-4 ore.
Scaldare il forno alla massima potenza, infornare e abbassare la temperatura a 180°, poi cuocere per un ora.


Vi metto anche una fotina in coda, per farvi vedere l'alveolatura ;-)

baci, e buone panificazioni! :)



Potete trovare una vera e propria pagnotta invece, un po' nordica pure questa, ma arricchita di miele, noci e mele qui... Ormai ci stiamo affezionando a questa farina scura e sana, mi sa... ;-P


sabato 26 maggio 2012

chi cuce alzi la mano! ;-)


Nel mio piccolo immaginario delle "cosedicasa" non c'è forse nulla di più "romantico" di un puntaspilli.
Fa pensare un po' ai tempi passati (che si riaffacciano), a me da piccola in piedi sul tavolo della cucina con mamma davanti ed il mio costume "da Notte" (vaniglia astratta anche da bambina, nello scegliere la maschera di carnevale), e lei a dirmi "ferma, non muoverti!". Sembrava un'attesa lunghissima, ma chi osava lamentarsi? Per un abito di tulle blu e stelline sarei stata ferma per ore... ;-)
Mi fa pensare anche alla mia prozia Adelaide, la sarta, di cui vi avevo parlato qualche sabato fa, del suo atelier, delle "ragazze" che andavano ad imparare da lei e delle chiacchiere pomeridiane mentre si tagliava, imbastiva, passavano i segni e si cuciva.
Mi fa pensare a quando si rammendavano i calzini una volta in più prima di buttarli (pratica che credo sia stata riscoperta in questi tempi incerti, dei quali spero almeno l'ambiente possa giovare ...), mi fa pensare a mia zia e alle sue mani d'oro, al suo gusto sopraffino ed alla sua creatività irrequieta e geniale.
Mi fa pensare alla mia mamma, la "casa". Sì, la mia mamma è la mia casa, l'ordine domestico costituito, il punto fermo, la saggezza nei piccoli gesti, la pazienza, l'ascolto, il senso di protezione, la meraviglia.

E a dire la verità questi puntaspilli, che ora si trovano nel piccolo shop etsy, sono stati realizzati più o meno in concomitanza della festa della mamma, tant'è vero che i primi due esemplari sono stati recapitati subito alle due donne significative della mia vita, a coloro che sono capaci di fare di ogni piccolo pezzo di stoffa un capolavoro, ovvero proprio mamma e zia, e il terzo sarebbe andato, se lei fosse ancora qui, proprio alla mia prozia "Lalle", la zia di mamma e zia appunto, la capostipite dell'ago&filo nella nostra famiglia...
Però alla fine ho aspettato a postarli per una serie di mie "paranoie commerciali", perchè insomma mi pareva brutto legare questa bella festa ad un'attività economica... Vabè, magari nel tempo mi evolvo... "miglioro" (o "peggioro", a seconda dei punti di vista ;-P), ma per ora mi sono limitata a pensare che infondo ogni momento è buono per fare un pensiero carino alle proprie donne di casa... :)


Il puntaspilli, cosa piccola, semplice, quasi banale. Basta che soggiorni però sul mio tavolo durante il finesettimana e per me già significa relax.
Quindi ho deciso di realizzarne un po' per lo shop etsy di Vaniglia. In versione double face, per noi che cambiamo umore da un momento all'altro! ;-P
Da un lato rosa, con i fiorellini a stampa.
Da un lato rosso, il mio colore. A tinta unita, ma con un cuore di feltro cucito su...

Vi auguro per questo finesettimana tanta calma, un po' di riposo, e tante, tante tante cose creative, in cucina o alla macchina da cucire... :D

giovedì 24 maggio 2012

biancomangiare al gelsomino




Quando Vaniglia-paesaggista fa gli straordinari, spiegabilmente sparisce da tutti gli schermi che non siano quello dedicato alla scelta, allo studio, alla verifica e al disegno.
Se non mi vedete qui, se non mi vedete, salvo sporadiche laconiche apparizioni, sui vostri blog, significa solo una cosa: che il tempo residuo non c'è. Che il lavello è pieno di piatti da lavare, la cesta dei panni sporchi straborda e paradossalmente lo stendino pure. In camera alcuni vestiti coprono le pile di libri (di cucina), in soggiorno invece i libri (di paesaggio) stanno aperti sul divano accanto al pc. Un grande libro sugli alberi (grande, grandissimo, di quelli che nemmeno entrano in libreria, ma così bello, così sontuoso, con gli alberi disegnati ad uno ad uno, che ai tempi dell'università gli sbavavi appresso ma che potevi guardare solo da lontano) fa invece la spola dalla sala al bagno. Un piccolo, ma solo di formato, libro sugli alberi non lascia mai la vostra borsa (quello sì che ce lo avete da tempi dell'università e non lo mollereste per niente al mondo, fa parte della piccola biblioteca che portereste anche sull'isola deserta).

Il tempo residuo non c'è. Perchè per un progetto del verde, anche solo per un concorso, in questa italia in cui si progetta poco pure il mattone quindi figuriamoci i giardini e i prati, Vaniglia è pronta ad usare tutto il tempo a disposizione in mezzo agli impegni lavorativi veri, quindi tutto il tempo libero, che poi è libero fino ad un certo punto e che in genere viene utilizzato per rassettare la casa e soprattutto per scrivere sul blog.

Ora, io rimanderei ad altra sede e ad altro successivo e in data da destinarsi post, il discorso su quanto mi rendo conto sia per me fondamentale postare (a volte mi viene il dubbio che chi scrive ha bisogno di farlo piùdi quanto ne abbia chi legge).
E rimanderei a successiva e da destinarsi data anche il discorso su quanto non mi piaccia farmi comandare dal tempo (perchè dire "non ho tempo" mette in perdita fin dall'inizio rispetto a questo, perchè se si inizia a correre si vive correndo ed inseguendo, o pensando di essere inseguiti; ed io sono convinta che non sia così, che non dobbiamo farci gabbare da questo trucco, e che come momo[e scatta il terzo libro non di cucina del post!] accompagnati lentamente dalla tartaruga si possa arrivare prima di chi ci insegue cercando di rubarcelo, il tempo di cui sopra!).

Quindi dicevamo, bisogno di postare, e bisogno non di tempo, ma di avere equilibrio rispetto al proprio tempo.

Questi due elementi combinati insieme mi hanno fatto ricordare che in effetti, nonostante la cucina sia sola, in questi giorni, a casa, ed utilizzata solo in piena notte, io un post da tramandarvi ce lo avrei...
Si tratta di una ricetta che viene dallo scorso settembre, ma dato che l'ingrediente di base è il gelsomino (io l'ho cucinata a Stromboli, uno dei pochi posti dove immagino un fiore de genere possa trovarsi anche in tale periodo), mi sono astenuta di propinarvela all'inizio della stagione autunnale, per rimandare il tutto in un momento più opportuno, che, direi, può essere proprio questo. :-P

La foto mi sembra perfetta per indicare me adesso. Un po' pallida, leggermente astratta. Sicuramente delicata. E con i fiori in testa! ;)

La ricetta viene da questo libro, di cui vi avevo già parlato e che per me significa estate che sta arrivando.
Vi trascrivo la ricetta esattamente come riportata dal libro, anche se io confesso di aver utilizzato il latte di mandorla al posto di quello intero (e questo credo possa spiegare perchè nel mio caso il risultato è stato più liquido di quanto mi aspettassi... ;-P)

BIANCOMANGIARE AL GELSOMINO

ingredienti
20 fiori di gelsomino
500ml di latte intero
50gr di cioccolato bianco
50gr di amido di mais
100gr di zucchero

Versare il latte in una casseruola e aggiungere i fiori di gelsomino.
Portare appena ad ebollizione e spegnere, lasciando raffreddare completamente.
Filtrare e spremere leggermente i fiori con la punta delle dita, per estrarne l'aroma.
Aggiungere l'amido allo zucchero, unire al latte e mescolare con cura, al fine di evitare la formazione di grumi. Aggiungere il cioccolato bianco grattugiato.
Porre sul fuoco e mescolare senza interruzioni fino ad addemsamento.
Al primo bollore mescolare energicamente per un minuto e spegnere.
Versare il composto nelle formine, lasciar raffreddare e riporre in frigo per almeno 2 ore.
(vino consigliato: Moscato di Pantelleria)

Ultima cosa: oggi non è lunedì, e quindi non c'entrerebbe la rubrica dedicata alle amiche, e questa ricetta viene da un libro e non da un blog, eppure, sarà il bianco, saranno i fiori, ho voglia di dedicare questo post confuso e pieno di subordinate, scritto di notte un po' stanca e poco lucida, e questa foto rarefatta e chiara, ad un'amica carissima che si sposa fra pochi giorni, con tutto l'affetto. Fortissimo.

giovedì 17 maggio 2012

come una specie di borek barese ;-)

Questa ricetta è improvvisatissima, e questa foto è improvvisatissima, ma alla prima fetta che abbiamo tagliato, al primo morso,ci siamo dovuti fermare un attimino con il pranzo.
Poi ho issato me stessa e il suddetto pranzo sul mobile di muratura (sempre quello! ;-)) e ho scattato, molto nature, diciamo, perchè avevamo una gran fame, e il profumo della pietanza non ci dava tregua.
In compenso Monsieru Patù non si è opposto a questo inaspettato ritardo, anzi, è stato lui che mi ha spinta a fotografare nonostante fosse fuoriprogramma, perchè era veramente entusiasta del risultato.


Quando dico che la ricetta è improvvisata, non mento nemmeno un po'.
Dopo i fagottini di mele mi sono convinta che con la pasta fillo basta solo un po' di manualità (e spensieratezza), quindi, senza sapere ancora cosa farci, ne ho acquistata una nuova confezione e l'ho stoccata in frigo.
Poi, nel week end, quando il sabato mattina a casa è un vero delirio e il forno è acceso, e si impasta e si cucina, ma a volte si rischia di non mangiare per il caos di stoffette, piatti, macchine fotografiche e sole e nuvole, tra un impasto e l'altro appunto, mi sono resa conto che l'ora di pranzo era vicinissima (per non dire quasi passata), e che urgeva un intervento efficace e decisivo per risolvere il pasto.
Però avevo della verdura leggermente lessata (cime di rapa!), ed un paio di salsiccette in frigo.
A quel punto mi sono ricordata della ricetta del Borek vista da Sigrid poco tempo fa: si tratta di uno dei piattitradizionali della cucina turca, diffuso in tutta l’area balcanica (dalla ex-Yugoslavia alla Grecia alla Bulgaria), e, come dice lei, trattandosi di una preparazione antica, che risalirebbe addirittura alla cucina ottomana (fìììììuuuuuu!!!!), date le molteplici varianti (dovute appunto alla questione diacronica oltre che areale) non è chiarissimo quale sia il contenuto originario del ripieno. Anzi, a dire il vero anche la forma varia di zona in zona: si può trovare in forma di sigari, di triangoli, di fagottini...
A me ha colpito la forma che ripropone la Cavoletta, ovvero questa che vedete qua sopra, arrotolata, e mi piace per un motivo in particolare: la consistenza della pasta, che rimane più asciutta della classica sfoglia, e che secondo me da il meglio di sé in questa versione che, una volta affettata, risulta come una sorta di "cannelloni croccanti di pasta fillo"...
Anzi già che c'ero, non contenta dei rotoletti, tanto per aumentare la croccatezza della cosa, ho pensato bene di raddoppiare i fogli di pasta prima di arrotolarla (proprio come nei fagottini citati)
In merito al ripieno poi, dato che come dice Sigrid il borek è di fatto una pasta ripiena (nella sua ricetta con spinaci e feta, in altri casi con pollo, in altri ancora con uova, formaggio, cipolle e yogurt), e dato che io avevo cime di rapa, salsiccia, ricotta secca da utilizzare, pronte in frigo, come dicevamo, ho pensato bene di fare una versione balcanico-pugliese di questa ricetta. In fondo una tipologia in più può forse creare più scompiglio di quante ce ne siano già in merito a questa misteriosa ricetta??? ;-P


La ricetta (quella balcanico-barese di vanigliacooking intendo!) è, dunque, molto disinvolta:
Si lessano leggermente 500-600 gr di cime di rapa, poi si scolano e si strizzano benissimo, si ripassano in padella con poco olio, aglio e peperoncino, e un paio di salsicce precedentemente spezzettate e fatte rosolare, si spegne il fuoco, si aggiungono un paio di manciate abbondanti di ricotta secca grattugiata e si mette da parte.

A questo punto si fanno fondere 2-3 cucchiai di burro, si mescolano con un uovo leggermente sbattuto e con due cucchiai dilatte, poi si iniziano a spennellare i fogli di pasta fillo, sovrapponendoli a due a due, e aggiungendo uno o due cucchiai di composto a base di cime di rapa, poi distribuendoli sulla base lunga del rettangolo di pasta; alla fine si arrotola il (doppio) foglio sul ripieno in modo da formare un cilindro, ed infine si sistemano a spirale uno di seguito all'altro su una teglia rivestita di carta da forno.
Si procede con il resto della pastafillo fino a esaurire il ripieno, e infine si spennella tutta quanta laspirale farcita e si cosparge con uno o due cucchiai di semi disesamo.
In forno a 200°C per 20-25' o finchè non diventa tutto bello dorato e croccante.


lunedì 14 maggio 2012

facile come una tarte alle fragole e crema pasticcera..




Oggi è lunedì.
Sì, quello delle amiche...
O degli amici!!!!  ;-)
E dato che pochi giorni fa è stato il compleanno del mio amico fraterno fin dai tempi dell'università (anzi, in realtà fin da prima!), qual'è la torta perfetta per chi è nato a maggio, se non una tarte alle fragole??? :)
Avete presente il fratello maggiore che non avete mai avuto? (che pretendete, siete già in tre femmine, e quindi, al limite, il maggiore siete voi!! ;-)) L'amico protettivo durante i sopralluoghi di urbanistica nella più estrema periferia romana, la spalla sui cui piangere per una delusione d'amore (ho il ricordo distinto di una chiazza di lacrime diametro 50 (cm!!!) che gli ho assestato una volta al cinema a causa di un suo amico), il collega con cui fare le chiuse a disegnare le tavole di restauro e anche a litigare in merito alle decisioni  da prendere sul progetto!

In verità lui ama le meringhe, ed in verità di torte, alla fine, per il mio fratellone, ne ho cucinate due:
  1. perchè la meringa è un terno al lotto e finchè non ne hai tagliata nonchè assaggiata una prima fetta rimani sempre un po' in allerta in merito... ;)
  2. perchè mentre spesso ti avanzano 3 albumi che non sai proprio dove buttare, quella volta che invece ti servono non sai mai cosa fare con i tuorli.

QUINDI, torte vicendevolmemte lincate e direi piuttosto complementari:
torta numero 1: pavlova ai kiwi (e mele verdi) [e qui ci vanno i tre albumi, e la panna]
torta numero 2: tarte alle fragole [e qui ci vanno i tre tuorli, e la crema!]

Per "montarla", ho deciso di usare una pâte sucrée tratta dal libro di Michel Roux sugli impasti(che ho da un po' e mi rendo conto effettivamente solo ora di non avervene mai parlato!): si tratta di una frolla molto sottile e friabile, particolarmente adatta alle crostate da farcire a freddo, come questa.
La preparazione è semplice ma va eseguita con alcuni accorgimenti: non va lavorata troppo per non scaldare l'impasto e lasciar passare poco tempo nel corso del passaggio dal riposo al frigo al forno, in modo da non far accasciare i bordi verso l'interno dell'impasto durante la cottura.
Sopra, una crema pasticcera a prova di bomba, quella di mia mamma, che fa da anni così e che aveva avuto da un'amica che a sua volta aveva ottenuto da un pasticcere di Ascoli (si tratta della stessa fonte di questa ricetta qua, anche se il pasticcere e le referenze geografiche sono diverse! ;-))



Vi metto allora, per la base, in primissima battuta la ricetta di Roux, ma a breve farò, giusto per un sano confronto, anche una capatina dalle parti di Hermé e da quelle di Felder, che, non so se vi ricordate, ma l'estate scorsa mi aveva tanto affascinata con la sua pâte à quiche.... :)

Per la pâte sucrée (Michel Roux)

250gr di farina
100gr di burro a dadini leggermente morbido
100gr di zucchero a velo setacciato
1 pizzico di sale
2 uova a temperatura ambiente

Setacciare a fontana la farina, lo zucchero a velo e il sale sul piano da lavoro, unire al centro il burro: mescolare velocemente con la punta delle dite fino ad ottenere una sorta di composto bricioloso.
Riformare di nuovo una fontana e unite al centro le uova, mescolare sempre velocemente fino ad ottenere una palla, da avvolgere nella pellicola alimentare e mettetere in frigo per 2-3 ore (meglio tutta la notte).

Per la crema pasticcera (mia mamma <3)
375gr latte + 1 cucchiaio
3 tuorli d'uovo
3 cucchiai abbondanti di zucchero
30gr di farina
Buccia di un limone bio o stecca di vaniglia, a piacere

(fragole circa 600gr)

Nella pentola in cui poi verrà cotta la crema, mescolare i tuorli con lo zucchero, poi aggiungere la farina, poi il cucchiaio di latte per ammorbidire. Questa operazione va eseguita lontano dal fuoco.
Nel frattempo portare ad ebollizione il latte con il limone o la vaniglia (in questo caso incidere la stecca longitudinalmente, raschiarne i semini e poi versarli nel latte, insieme alla stecca stessa).
Quando il latte comincia a bollire, togliere la buccia del limone o la stecca di vaniglia e versarlo tutto insieme sul composto alle uova, mescolando. 
Mettere il composto di uova e latte sul fuoco molto dolce, e, sempre mescolando, cuocere per alcuni minuti finchè non vela il cucchiaio (nel mio caso pochissimo: due minuti ed era fatta!).
Se sembra fare grumi all'inizio, non vi spaventate, continuate a girare e spariranno.

Far freddare completamente la crema prima di utilizzarla.

Prima della cottura, stendere la pasta mettendola fra due fogli di carta da forno (io ho provato con il mattarello e la farina e momenti divento scema: è troppo morbida, e servirebbe troppa farina - nel mio caso, ho tentato due volte prima di arrendermi al doppio foglio di carta da forno e questo ha comportato un'ingiustificata, sconsigliabile, aggiunta di farina alla quota finale) fino a raggiungere uno spessore di 3 mm, foderarvi una teglia da crostate (nel mio caso quadrata 24 x 24 cm, ma non ho usato tutta la pasta, nè tutta la crema - direi che un buon diametro 26, o addirittura 28 cm possa andare per queste dosi) rivestita di carta da forno o imburrata e infarinata, bucherellare con una forchetta*, coprire con un secondo foglio di carta da forno e disporvi sopra pesi da cottura o legumi secchi o riso (o gli appositi pesi da cucina).
Cuocere a 180°C per 10-15', togliere poi carta e pesi, e continuare la cottura finchè il guscio non diventa dorato (5 o 10').

Lasciar raffreddare completamente.
A questo punto non vi resta che farcirla con la crema, e le fragole, o con la frutta che preferite!


Buona settimana, buon maggio, buoni compleanni e buoni amici a tutti!!! :D

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*io in genere metto la teglia con li'impasto crudo una mezz'oretta in frigo, prima di procedere alla cottura

giovedì 10 maggio 2012

comme une espèce de pâte à tartiner.... :)

Patè alle foglie di ravanelli e burro di arachidi





Mi mette un po' ansia scrivere questo post perchè l'ultima volta che ho pubblicato una cosa su cui avevo forti dubbi e vi ho detto "non fatela"/"non voglio responsabilità" vi siete tutti precipitati a provarla o quantomeno ne avete espresso forte desiderio causandomi sonni non tranquilli per un intero finesettimana... ;-P

Quindi oggi ve lo dico subito e senza mezzi termini: questa è una ricetta riflessiva e non fattiva (cioè, magari anche sì).
A questo punto voi vi chiederete: e perchè, allora, abbellaa, ce l'hai postata?
Vari motivi mi hanno spinto a fare ciò:
  1. mi piace la foto, o forse meglio, mi piace la consistenza del risultato. Non pare anche a voi gelato al pistacchio?
  2. mi intriga la ricetta. anzi meglio, mi ha intrigato, sulla carta, per anni, per via dell'utilizzo delle foglie di ravanello. L'avevo vista secoli e secoli fa su "D" di La Repubblica, e voi sapete l'effetto che hanno su di me le ricette antispreco....
  3. voglio valutarla con voi, parlarne insomma, chiedervi cosa ne sapete di questo fantastico (e per me abbastanza sconosciuto) mondo delle pâtes à tartiner
Quindi me la sono covata per un po', come mia sana abitudine. Poi ho cominciato a cincischiare con il pane alla segale, perchè me lo volevo fare con le mie manine. Poi ho realizzato che quel pane alla segale compattissimo e umidiccio che si vede nei negozi bio non è di fatto (credo) riproducibile in casa (però sperimentando qua e là è uscito questo, e devo dire che non ci si può proprio lamentare ;-)), e mi sono decisa a comprarlo.

Quindi dopo circa 7 anni e un mese di pagnotte alla segale mi sono dedicata alla ricetta.

Tempo di esecuzione: 7 minuti (cosa buona)
Ingrediente primario: foglie di ravanello (cosa molto buona)
Ingrediente secondario: pasta di arachidi (cosa no buona, che a noi la pasta di arachidi piace solo combinata con la farina, in paninetti - come te sbagli - e in biscotti - stai in una botte de ferro - e che insomma "cruda", ecco, mah (per non parlare delle calorie, anche se in effetti io in questo bog non ne parlo praticamente mai, men che mai in casi lampanti come questo!!! ;-))...

Dunque la ricetta è facilissima:
Si lavano, poi tagliano, i ravanelli (un mazzetto) a fettine sottili, si lavano le foglie, si "sbiancano" pochi minuti in acqua bollente (quelle del suddetto mazzetto, io le ho sbollentate ma non hanno fatto una piega, e lì già mi sono cominciata ad insospettire), poi si mettono subito in acqua ghiacciata, e si tagliano grossolanamente, poi si passano al mixer, poi si mescolano con un paio di cucchiai scarsi di pasta di arachidi (la ricetta originale diceva così, ma la consitenza era così scioccante che io ci ho messo un po' di mio, cioè il seguito qui dopo la parentesi) e un paio di cucchiai di formaggio fresco bianco spalmabile (no stracchino eh? diciamo tipo formaggio quark, cosa che gli fa assumere una consistenza maggiormente commestibile).
Si mescola, si condisce con olio, sale e pepe, ci si tartinizza il pane (di segale, appunto), e vi si spalmano sopra le fettine di ravanelli (volendo si può evitare di condire il composto e mettere olio sale e pepe direttamente sui ravanelli a fette).

Forse non era poi malissimo.
Forse è proprio quel pane di segale del negozio bio, nero compatto e umidiccio, che non mi va proprio giù... ;) (anzi, se qualcuno mi sa consigliare come utilizzarlo, ne ho un (bel) po' da smaltire...

baci, ciao, buon finesettimana!

lunedì 7 maggio 2012

pane farro tarallini toscana

No, in realtà non è un titolo, quello che vedete qua sopra. E' il nome della cartella in cui erano archiviate le foto. Leggendolo mi suonava però. Forse anzi separarle le une dalle altre non avrebbe quasi avuto senso. Si tratta di un unica bella sensazione, e di foto scattate tutte insieme, in pochi giorni, in Toscana, nell'occasione di un mio recente giretto fuoriporta.
Il pane ha fatto il viaggio con me, nella valigia, nel treno, avvolto esattamente in quel canovaccio che vedete. I tarallini invece me li ha fatti trovare mia sorella al mio arrivo, perchè sa che io li adoro, anzi che impazzisco per loro. E con questo scambio di cose lievitate, quasi come un piccolo rituale tra sorelle che si incontrano a cavallo tra due regioni, ci siamo salutate al mio arrivo.
E' stato come mollare in un attimo la pioggia, i rumori, l'inquinamento e la frenesia della città. E in poco tempo sono riuscita (addirittura! ;-)) a rallentare i miei ritmi... Già mi manca. Anzi toccherà cominciare a pensare al prossimo cibo da trasportare dal Lazio alla Toscana! ;-)


Adoro questo pane al farro.
Ho deciso di postarlo la prima volta che l'ho preparato, ma era così buono che in un batter d'occhio lo avevo rifatto già due volte (o meglio era finito, ma lo avevo già rifatto: la seconda volta due pagnotte invece che una!).
E' semplice, sano e rustico. Si mantiene bene e al 4 o 5 giorno può essere tostato ed il suo sapore rimane perfetto, anzi devo dire che ne risulta esaltato. Sa veramente di buono.

pane al farro 
ingredienti per due pagnotte
200gr di pasta madre a temperatura ambiente
300gr di acqua appena tiepida
250gr di farina di farro bio
250gr di farina di forza bio
60gr di focchi di avena più un cucchiaio scarso per decorare
1 cucchiaino scarso di sale

Sciogliere la pasta madre nell'acqua mescolando bene con un cucchiaio di legno.
Aggiungere manmano le farine, mescolando, poi cominciando ad impastare. Aggiungere all'ultimo il sale e i fiocchi di farro. Impastare fino ad ottenere un impasto omogeneo e aggiustando con poca farina in più o poca acqua se occorre. L'impasto rimane comunque a mio parere leggermente appiccicoso (beh, quando è crudo! ;-)).
Coprire con un canovaccio pulito e lasciar lievitare in un luogo caldo o nel forno spento e con la lucina accesa per 5-6 ore (o anche di più se occorre: deve raddoppiare il suo volume).
Riprendere la pasta e formarvi due pagnotte. Spolverizzare con i restanti fiocchi di farro.
Riporre su una spianatoia infarinata e coprire con un canovaccio pulito.
Lasciar lievitare ancora 2-3 ore nel forno spento con la lucina accesa o in un luogo al riparo dalle correnti
Togliere le pagnotte da forno e preriscaldarlo a 220°C.
Infornare le pagnotte, aggiungere un recipiente con acqua sul fondo del forno, abbassare la temperatura a 200°C e cuocere per 30-40 minuti (finchè la crosta non è dorata).


La ricetta dei tarallini viene dal libro di Sigrid che avevo regalato a mia sorella l'anno scorso per Natale ;-P.
Anto dice che ha ridotto un po' il pepe, rispetto alla ricetta originale, e aumentato un po' il sale. Sono d'accordo, anzi secondo entrambe alla prossima ancora meno pepe e ancora più sale! (ovviamente dipende molto dai gusti personali, inoltre sicuramente si possono aromatizzare con altre spezie, sempre a piacimento: paprica, peperoncino, rosmarino, sali varii ;-P).

tarallini al pepe (di Sigrid!)
ingredienti per circa 100 tarallini
500gr di farina
100gr di olio d'oliva
100gr di vino bianco
10gr di lievito di birra
1 cucchiaino di pepe di Sichuan
1 cucchaino di pepe rosa
1 cucchiaino di pepe verde
1 cucchiaino di sale (meglio forse 2, magari scarsi)

Impastate la farina con il lievito sciolto nell'acqua, il vino, l'olio, il sale e il pepe, aggiustando di acqua e farina fino ad ottenere un impasto liscio ed elastico. Lasciar lievitare un'ora, poi staccare dei pezzettini di impasto e arrotolarli in modo da formare dei salsicciotti di 1 cm di diametro. Ritagliate dei pezzi di 10 cm e formate i taralli. Tuffate una decina di taralli alla volta in acqua bollente, e toglierli con la schiumarola non appena vengono a galla.
Lasciar asciugare su un canovaccio pulito poi mettere i taralli su una teglia forno e infornate a 180°C per 20 minuti, poi a 160°C per altri 30 minuti.
Lasciar raffreddare completamente prima di servire.


venerdì 4 maggio 2012

cake alle due ricotte e pomodori secchi

mi divertivo qualche giorno fa a cercare quale fosse la tag più piccola tra quelle in uso chez vaniglia. Direi che il primato, se andate a guardare anche voi mi darete ragione, spetta ai "cake salati"... Il primato opposto (ma chi lo vrebbe mai detto??? ;-P) spetta alla categoria "chiacchiericcio", che a dire il vero raccoglie molte ricette (e quindi sopporterò benè il fatto che la mia amata "colazione" si trovi solo al secondo...
Ad ogni modo la cosa mi ha stupito (la questione pochi cake intendo), perché sono uno dei miei piatti preferiti, che a volte, ammetto, trascuro un po'...
Non sarà forse perché finchè collassano in cottura ti fanno imbestialire e allora li rifai e li rifai e li rifai fino allo sfinimento, avendo con loro ingaggiato una sorta di gara personale, mentre quando ti sembra di aver trovato la formula (e guai a chi la cambia! ;-P), allora perdono tutto il suo fascino?
Fatto sta, però, che ogni anno a primavera, complici i picnic ed i pranzetti vari all'aperto, l'envie de cake si impossessa di nuovo di me, ed ecco che viene trasformato subito in questa ricetta qualsiasi ingrediente che mi capita sotto tiro.
Qualche giorno fa è stato il turno dei pomodori secchi, con l'aggiunta di ricotta e, già che c'eravamo, di ricotta salata da grattugiare!
Si tratta di una preparazione veloce e poco impegnativa, perfetta per l'aperitivo e comoda per le gite all'aperto! E, direi, sì, anche buona! ;-)
Se vi va di provare, anche la versione "muffin salato" non deve essere male...
Il sapore è ovviamente deciso. Io personalmente non ho messo il sale! ;-P



ingredienti
180gr farina
3 uova
125gr ricotta
100gr ricotta secca da grattugiare
100/150gr di pomodori secchi (a seconda dei gusti)
50gr di olio di semi
1 bustina di lievito


Tagliare i pomodori secchi a fettine sottili, poi grattugiare la ricotta secca.
Sbattere le uova con la ricotta e l'olio. Aggiungere la farina setacciata insieme al lievito, poi la ricotta grattugiata e i pomodori secchi. 
Versare in uno stampo da plumcake foderato con carta da forno, fare cuocere a 180° per circa 50 minuti.


mercoledì 2 maggio 2012

fagottini di pasta fillo e mele

La pasta fillo (o phyllo) è per me come una specie di pizzetta catarì (ricordate la pubblicità? se ho fame, me la fate passare, se non ho fame, me la fate venire...): se ne ho bisogno, non riesco a trovarla, se la trovo (ora facilmente reperibile nei supermercati ben forniti, oltre che in negozi di alimentari specializzati, chessò, tipo Castoni, tanto per dire a Roma... ), mi viene l'ansia da prestazione e la vorrei usare subito..
Ora, a prescindere dal fatto che è piuttosto facile prepararla in casa, se siete bravi a tirare la sfoglia sottilissima, e dal fatto che in realtà con la phyllo si può cucinare benissimo praticamente tutto quello che si è soliti fare con la pasta sfoglia (ok, vabbè, non i croissants!), come le varie torte rustiche alla verdura, mentre il viceversa forse è un po' più difficile (baklava con la sfoglia? ehuhm, mi sa di no O_o), io spesso mi incaponisco a pensare e pensare e pensare a come usarla, salvo poi dedicarmi a quello che più mi garba: le ricette semplici che sanno di casa!!!


Questa, di ricetta, è nata per caso, e giuro avrei voluto fotografarvela meglio, cioè con le melette che fuoriescono e con un'immaginina del ripieno, però il meteo in questo periodo non mi sta affatto aiutando, e la foto che vedete qua sopra è di fatto una specie di scatto rubato mentre fotografavo altro, in un momento in cui combattevo con le nuvole. La luce sarà durata al massimo 40 secondi, e di tre ricette da fotografare non abbiamo che qualche foto tumefatta e altre un po' casuali come questa...

Essendo improvvisata è piena di q.b., ma forse in questo caso si tratta di un pregio, più che di una difficoltà, proprio come per una preparazione da fare all'ultimo, per la merenda in un giorno di riposo, con la meletta che ci guarda dal suo cestino e la pasta fillo che ci chiama dal suo frigo... ;-)

ingredienti (di massima) per circa 9 fagottini
1 mela grande o 2 piccoline
i semini raschiati da uno o due baccelli di vaniglia (semper melius est abundare... ;-))
1 cucchiaio di zucchero di canna in cristalli + la quantità da spolverare sui fagottini
burro fuso qb (nel mio caso circa 70gr )
un paio di cucchiai di succo concentrato di mele bio (facoltativo, ma se lo avete ci sta un gran bene)
12 fogli di pasta fillo circa 25x 40 cm

La cosa più difficile della pasta fillo è manipolarla senza che si spezzi, in quanto è molto sottile e delicata.
Soffre l'aria, quindi più riuscirete a tenerla coperta e sigillata, meglio andranno le cose...
E' consigliabile tenerla al riparo sotto un canovaccio pulito ed inumidito, durante le lavorazioni, io (che sono arronzona!) ho lavorato i fogli tirando fuori dalla confezione (poi sempre risigillata con nastro adesivo), di volta in volta, solo quelli che mi occorrevano.

Ecco il procedimento:
  1. Fondere il burro a bagnomaria e tenere a portata di mano.
  2. Sbucciate la mela, tagliarla a spicchi poi ogni spiccio, trasversalmente, in fettine sottili e mettere in una ciotola a cui aggiungere la vaniglia, lo zucchero, il succo concentrato di mela e mescolare.
  3. Spennellare il piano di lavoro in legno con poco burro e adagiarvi in orizzontale il primo foglio di pasta fillo.
  4. Spennellare il foglio di pasta fillo, spolverare con pochissimo zucchero di canna ed adagiarviil secondo foglio di pasta fillo, procedendo allo stesso modo anche con il terzo foglio, da spennellare con il burro fuso anch'esso.
  5. A questo punto avrete ottenuto un MULTISTRATO di 3 fogli di pasta fillo potenzialmente molto croccanti! ;-)
  6. Tagliare con un coltello, longitudinalmente, il foglio in tre strisce di pasta alte circa 8 e lunghe 40 cm (era un foglio originariamente alto 25 e largo 40 cm!).
  7. Depositare un cucchiaino di mele all'inizio di ognuna delle tre strisce ottenute e arrotolare ogni striscia in triangoli rettangoli, spennellando qua e là se volete, fino ad esaurire tutta la striscia.
  8. Procedere con gli altro 9 fogli fino ad ottenere altri 6 fagottini
  9. Cuocere in forno caldo, a 180°C, per 10-15' o finchè sono dorati e fragranti
Si possono servire tiepidi con una pallina di gelato alla vaniglia o alla crema
Si possono anche personalizzare con la frutta che preferite, o sostituendo la cannella alla vaniglia, o aggiungendo mandorle, pinoli, uvetta o quello che preferite!
Con un paio di mele, se avete abbastanza pasta fillo, si possono ottenere 12 fagottini (impiegando 15 fogli di fillo, in totale).



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