venerdì 29 giugno 2012

(Goat's) Cheese, lemon and pea pasta

x il Donna Hay Challenge!!!


Da qualche giorno a questa parte la data di oggi, o meglio, quella di domani, mi ronzava in testa senza ben capirne il motivo.
Un impegno, un qualcosa da ricordare, da fare, da preparare per tempo.
Dopo aver escluso (adempiendole, ahimè ;-)) alcune amenità tipo pagare la prima rata dei contributi previdenziali all'Inarcassa, il cui termine utile scade appunto domani, finalmente ho capito che il mio promemoria mentale riguardava qualcosa di più bello, verde, piacevole, sano.
Qualcosa che avevo letto su pagine amiche (;-P), che mi era piaciuto da subito, e che avrei voluto provare anche io: il Donna Hay Challenge.
Ora, io, e forse lo sapete, evito di collegare a Vanigliacooking qualsiasi scadenza: la nostra vita ne è fin troppo piena, quindi contest, gare, giochi a  premi ed estrazioni raramente fanno breccia nel mio pavido cuore che trova in queste pagine (e tra quelle dei vostri blog) un vero balsamo alla frenesia quotidiana, ai calendari e alla necessità di programmare molte cose, di organizzarsi...
Però stavolta non so cosa sia successo. Dev'essere l'idea di fare un piccolo esercizio di fotografia, di "studiare" insomma (confesso, io adoro studiare, è inutile girarci intorno!), magari addirittura di migliorare un po'. O forse il fatto che la mia amica Elisa abbia rotto il ghiaccio anche per me mi ha dato coraggio. O forse era solo una scusa per cucinarmi un bel piatto di pasta? ;-P 
Fatto sta che ho deciso di partecipare al Donna Hay Challenge #9, in sostanza una "sfida" in cui, di mese in mese, si cerca di replicare una foto del numero della rivista di Donna Hay, scelta appositamente per la competizione. Per "replicare" si intende tentare di riproporre, attraverso la foto, le stesse sensazioni che il fotografo (William Meppem) e l'autore dello styling (David Morganhanno cercato di trasmettere con la loro foto. Interessante vero? Qui trovate tutti i dettagli e le istruzioni per partecipare (anche se mi rendo conto che arrivo un po' tardi per promuovere, e spero che abbiate già letto tutti il posta di Elisa e vi siate potuti organizzare per tempo...)
Ecco la foto e la ricetta di riferimento:


PASTA con RUCOLA, LIMONE, PISELLI e FORMAGGIO FRESCO (x2)
200gr di penne
200gr di piselli freschi
la scorza grattugiata di un limone bio
1 cucchiaio di succo di limone
1 spicchio d’aglio
150g di formaggio fresco di capra (che io ho sostituito con stracciatella di bufala, )
25 gr di rucola
sale
pepe
olio evo
Cuocere la pasta in abbondante acqua salata.
Lessare per 15 minuti i piselli, poi ripassarli, giusto per farli insaporire, 5 minuti in una padella con l' olio e uno spicchio d’aglio.
Una volta che la pasta è cotta, togliere l'aglio e versare la pasta nella padella di cottura dei piselli: a questo punto a crudo aggiungere formaggio, rucola, limone. Saltare il tutto in padella con olio e pepe. 

(io ho aggiunto formaggio e rucola "fuori dal fuoco" per non farli "cuocere").










Questa che vedete qua sopra invece è la mia foto.


E' stata scattata con una reflex Canon EOS 60D, obiettivo 50mm, f/1.4, ISO 200, modalità manuale, tempo di scatto 1/80, apertura diaframma 2.0 (bilanciamento bianco: temperatura colore pari a 5200K).


Se trovo la forza (perchè questo post mi ha veramente sderenata), la prossima settimana provo a parlarvi un po' delle vicissitudini fotografiche della mattinata (per fortuna S. Pietro e Paolo e quindi a Roma è vacanza!!! ;-)) e delle mie riflessioni su piatto (che è molto buono), e foto.


Per oggi vi anticipo solo che ho cucinato anche la versione linguine, che a mio parere è molto meglio, sia a livello di sapore che a livello di resa fotografica (e cmq io son convinta che le due cose coincidano, per chi sa fare le foto, e non mi sto includendo BADATE), ma mi sono astenuta dal pubblicarla perchè avevo già sostituito il formaggio (speriamo che mi perdonino, dicevano che qualche piccola variazione era permessa! ;-P), sempre per motivi di gusto/foto.

In sostanza per questi piatti conditi a crudo secondo me è fondamentale (sia a livello di occhio che di palato, ribadisco ;-)) che il sapore finale non risulti slegato, e quindi le linguine, scivolose quanto basta ma anche capaci di "raccogliere" bene, unite ad un formaggio leggermente più cremoso, ma che fosse il più possibile fresco, per mantenere il "senso" del piatto, erano perfette.
Però non volevo prendermi troppe licenze, quindi alla fine ho scelto la foto "penne".

Per il celestino, ovvero per la sfumatura che contraddistingue molti degli scatti di Donna Hay e che ormai ha segnato da anni il suo stile, è stato un vero sbattimento.
All'inizio avevo pensato di non farlo e basta. Oppure di trasmettere quella sensazione di "astratto e fresco" in altra maniera. Ma diciamo che i 36°C romani di oggi non aiutavano in tal senso e quindi mi sono dovuta arrangiare e ho decisi di fare l'"esercizio-celeste".
Ho usato una tovaglietta turchese che odiavo perchè di un colore troppo acceso per fare da "fondo", e che invece ho benedetto perchè abbastanza "sparata" per riflettere un po' di luce.
Ho sudato sette camice perchè come al solito mi sono arrampicata sul davanzale e ho dovuto incollare dei cartoncini bianchi allo stipite della finestra, e agli ultimi scatti stringevo la tovaglietta tra i denti per avvicinarla il più possibile e tenerla "alta".
Un vero incubo.
Però mi è piaciuto un sacco!!! Quasi quasi partecipo anche a quelli degli altri mesi!

mercoledì 27 giugno 2012

mousse gelata (e meringata!) all'albicocca

Arriva l'estate, e a me sembra sempre che questo blog non sia adeguato a tale periodo dell'anno.
Paradossalmente soffro ancora di più la mancanza della luce, che si sposta verso un lato della casa che non ha finestre, e non so perchè ma sogno sempre enormi colorate coppe di frutta che regolarmente non riesco a fotografare, e finisco sempre per impastare cuocere, impastare e cuocere, impastare e cuocere!
Poi: non ho gelatiera, e non intendo acquistarla, Troppo grande per la mia cucina senza tanti elettrodomestici e troppo poco utilizzabile (intendo in un periodo troppo breve nell'arco dell'intero anno) nella mia dinamica delle mille ricette nuove.
Però il gelato mi piace un sacco. E come vorrei prepararmelo da sola! Ed ogni anno mi riprometto di farlo. Solo che una forza misteriosa mi blocca.
Allora ho deciso di passare per questa preparazione "fruttosa" qui: insomma si tratta di una mousse meringata alla frutta, per fare la quale non serve la gelatiera ma il termometro, CHE IO NON AVEVO. Però avevo 2 chili di albicocche, che non potevamo certo consumare proprio tutte così... a morsi! Quindi l'ho fatta lo stesso senza, ed è venuta buonissima, tiè! ;-P



Vi scrivo subito la ricetta, prima che voli via dalla mia memoria!
(sì, la foto è un po' diversa dal solito, ma il finesettimana ho avuto un po' di crisi foodfotografiche e cmq trovo difficile fotografare frutta, quindi diciamo eravamo di pessimo umore e molto sperimentatori... :-))

ingredienti (x 10)
600gr di albicocche (+ 3-4 albicocche per il topping)
100gr acqua
300gr di zucchero di canna in cristalli (270gr + 30gr) + 1 cucchiaio per il topping
5 albumi + 1 pizzico di sale
250ml di panna

Lavare e mondare le albicocche, poi tagliarle a pezzettini.
Ricoprirle con 30gr di zucchero, mescolare e mettere da parte per un paio di ore.
Trascorso questo tempo trasferire la frutta e il relativo sughetto in una pentola e far addensare sul fuoco per 5-10 minuti. Poi passare al minipimer e far freddare.
Mescolare l'acqua e lo zucchero restante (270gr), poi mettere in un pentolino sul fuoco e portare ad ebollizione per ottenere uno sciroppo da aggiungere poi alla chiare per formare la mariga.
Nel frattempo montare a neve ben ferma gli albumi con il sale.
Quando l'acqua con lo zucchero comincia a bollire (fa delle bolle un po' vischiose che coprono tutta la superficie dell'acqua) contare 5'. Poi fare la prova del piattino: si deve formare una pallina trasparente e leggermente ambrata, abbastanza "solida". Aspettare qualche secondo (avete presente quanto ustiona il caramello no? ;-)) e toccatela con un dito: rimane gommosetta e compatta: è lei!
Togliere lo sciroppo dal fuoco e versare a filo sulle chiare mentre le fruste elettriche sono ancora in azione.
Continuare a montare fino ad ottenere la meringa (sui 10'): la consistenza rimane setosa e liscia: inoltre si "arriccia" un po'.
A questo punto incorporare la frutta con l'aiuto di una spatola, mescolando delicatamente dall'alto verso il basso, ed infine la panna montata (ma non a neve, diciamo ad un livello semidenso).
Travasare in 10 coppette e riporre in freezer per almeno 4 ore.
Nel frattempo preparate una macedonia con le albicocche restanti e un cucchiaio di zucchero.
Al momento di servire aggiungere alle coppette e mangiare!


L'idea della meringa nella mousse mi è piaciuta così tanto che quesi ce la metterei dentro cotta!
La consistenza è tipo semifreddo, e, nonostante la presenza della panna, sa TANTISSIMO di frutta! ;-P

lunedì 25 giugno 2012

quiche di farro, con pomodori verdi, senape, timo!

Caldo.
Mi stanca, eppure non riesco a stare ferma.
Tutto avviene però lentamente, e quasi con fatica mentale oltre che fisica (sì, appena finisco con l'allergia inizio con la pressione bassa! ;-P).
Per non parlare della pasta madre che diventa appiccicosetta e mi indispettisce...
Eppure da anni a questa parte (ancora prima di iniziare col blog, per intenderci) l'estate non riesco del tutto a tenere il forno spento, e qualche pizza alle verdure, o, quiche, o sformatino, non mancano mai, nonostante mi riproponga ogni volta di farne a meno... :)
Eccone una (superbuona!), tanto per dire... :D



ingredienti
per la pate brisée
250gr farina di farro
150gr burro freddo a pezzetti
1 presa di sale
1 uovo
5 cucchiai di latte
per il ripieno
2 o 3 pomodori verdi oblunghi
un paio di cucchiai di panna acida (o formaggio fresco)
un paio di cucchiaini di senape di Digione
2 cucchiaini di senape in grani
olio EVO, sale, pepe bianco
foglie di timo

Preparare per prima cosa la pasta brisée, in modo che poi questa possa riposare abbastanza in frigo prima della cottura (l'ideale sarebbe tre ore, il minimo mezz'ora: io ho fatto un'ora e mezza! ;-)).
Mescolare prima gli ingredienti secchi (farina e sale) con il burro freddo a pezzettini, con l'impastatrice o con l'aiuto di una forchetta, fino ad ottenere un insieme sabbioso.
A quel punto aggiungere l'uovo precedentemente mescolato con il latte e continuare a mescolare, poi impastare, finchè il composto non sta insieme e risulta alla vista omogeneo.
Formare una palletta un po' schiacciata, avvolgere con un foglio di pellicola (io uso quella senza pvc) e far riposare in frigo minimo mezz'ora (l'ottimale sarebbe tre!)
Tagliare i pomodori a fettine sottili di circa 3 mm ciascuna, e mescolare la panna acida con la senape.
Trascorso il tempo del riposo, accendere il forno a 180°C, e stendere la pasta con il mattarello (io l'ho messa tra due fogli di carta da forno per evitare di infarinarla troppo, dato che mi pareva molto morbida) ad uno spessore di 2-3 mm.
Foderarvi una teglia dal diametro di 28 o 30 cm (se ne avete di più piccole prelevate un pezzo da usare per delle tartellette o cuocete cmq in due teglie separate) precedentemente foderata di carta da forno.
Usare il secondo foglio di carta da forno per la cottura in bianco: praticare dei fori sulla pasta con i rebbi di una forchetta, adagiarvi la carta da forno e ricoprire con pesi da cucina o legumi secchi (io uso piselli secchi in genere). Cuocere per 10 minuti nella parte alta del forno, poi togliere la carta ed i pesi e lasciare asciugare bene il fondo della tarte per altri 5 minuti nel forno acceso.
A questo punto estrarre la torta dal forno (senza spegnerlo) e spalmare il fondo della torta con il composto di panna acida e senape, poi distribuirvi sopra le fette di pomodoro, spennellare con l'olio, poi condire con sale e pepe bianco.
In ultimo distribuirvi i granelli di senape e infornare per altri 25' nella parte mediana del forno.
Quando la torta è cotta, per gligliare leggermente i pomodori, accendere il grill a 220-240°C, proteggere (se vi sembrano già un po' troppo dorati) i bordi di pasta con un bordo di carta stagnola (una specie di "budello" ancorato alla teglia, che copre solo i bordi della pasta e non i pomodori), e alzare la gratella nella parte più alta del forno.
Cuocere per gli ultimi 5', monitorando continuamente (il grill è il mio terrore e varia secondo me sensibilmente da forno a forno... tipo quello di mia madre una volta mi ha carbonizzato una torta elaboratissima in meno di 2 minuti!).

Servire tiepida o fredda accompagnata da un'insalatina.
E' molto buona, e confesso che il fatto che quelle foglioline di timo siano le eroiche testimoni del mio supposto pollice verde nonostante la carenza di spazi all'aperto in casa, me l'ha fatta sembrare superlativa! ;-)

sabato 23 giugno 2012

finesettimanale dose di grazia (estiva!)


Il mare di giugno, si diceva qualche giorno fa. 


E' quello semivuoto, con alcuni ombrelloni ancora chiusi. Quello della brezzolina sulla battigia. Delle giornate e dei tramonti lunghissimi.


Per questo primo fine settimana estivo vi auguro di poter scappare due giorni al mare, magari quello più vicino a casa, magari quello in cui andavate da bambini e che da adolescenti non sopportavate più, insofferenti alla vacanza con mamma e papà (che avreste voluto sostituire con quella con le amiche, e che adesso volete invece ogni estate più che mai, cedendo a qualche piccola malinconia che vi riporta alla vostra infanzia), e di poterlo guardare con calma con occhi diversi e scoprirne pieghe inaspettate e sorprendenti.
Vi auguro una passeggiatina al tramonto per parlare con vostra sorella, una scorribanda al mercato del sabato mattina, una serata in allegria per un "aperitivo di pesce" con i vostri amici, ed una davanti alla tv con i vostri cugini a seguire la partita dell'Italia, che anche se il calcio non vi appassiona così tanto durante il campionato, davanti alle divise azzurre una piccola eccezione magari vi viene pure di farla, e non vedete l'ora di urlare GOAL tutti insieme, come quando eravate bambini!

Buon fine settimana  e buon riposo a tutti!

giovedì 21 giugno 2012

polpettone di fagiolini (alla ligure?)

.... o alla me??? ;-P



Questa è una super ricetta.
Una cosa pazzesca e buonissima.
Che si fa in un attimo (più o meno), che "frutta" un sacco, e che il giorno dopo, se possibile, e se rimane, è ancora più buona!

Si tratta del polpettone di fagiolini, che mi riprometto sempre di cucinare e che mi ricordo sempre solo quando i fagiolini son belli che andati... stagionalmente parlando.
Adoro i fagiolini cucinati, e mescolati con altri sapori.
"Semplici" pure son buoni, ma quando vengono ben combinati ad altri ingredienti sono secondo me strepitosi.
Per esempio non mi stancherò mai e poi mai della vellutata di fagiolini e mandorle di Rose Bakery (a proposito mi sa che ho trovato la cena di stasera, che uno va sempre a sperticarsi in rete o fra i libri casalinghi a cercare ricette quando a volte basterebbe frugare nel proprio blog che è o non è anche il proprio ricettario di cucina? ;-))!
Questa pure che vi propino oggi finirà pure nella top ten delle ricette-svolta, quelle di tutti i giorni ma con quel so che di chic (natural chic? lo vogliamo chiama' così?) che te la fanno andare proprio a genio.
Viene da un libro speciale, perchè regalo di un'amica speciale, "Liguria tastes good-Buon sapore di Liguria", edito da Coedit, che tratta in modo molto semplice ed immediato alcune ricette cardine della cucina Genovese.
Mi piace perchè, essendo in qualche modo pensato per gli stranieri (e quindi scritto in italiano con la traduzione a fronte in inglese), tratta le ricette in modo molto diretto e semplice, e quindi sfogliarlo è un po' come poterle scorrere ed assaggiarle tutte, come ripercorrerle con la mente conoscendole, o comunque tentare di prepararle ex-novo senza timore, nel caso non le si abbia mai assaggiate!
E poi ha delle illustrazioni bellissime (oltre che gli appunti a matita, ricetta per ricetta, della mia amica Sara)!

Io mi sono presa però qualche libertà, e ho interpretato in funzione del mio frigo e del mio palato (spartano), che mi hanno portato ad omettere i funghi (i liguri avranno molta pazienza con me), a sostituire l'aglio con tre bei cipollotti (mi facevano così primavera!), e ad aggiungere un paio di manciate di erbe fresche disponibili in casa al posto del mazzetto di maggiorana (timo fresco e basilico, del mio orto, anzi, più esattamente del mio davanzale, che stretti tra vetro e sbarre alle finestre, riescono comunque a dare allegria, e "frutti"!!!).
Vi metto ingredienti e procedimento versione Vaniglia, (giuratemi che in un modo o l'altro la fate! ;-P)

ingredienti x 4
350gr di fagiolini puliti (400gr "lordi")
350gr patate (circa 3)
3 cipollotti
1 uovo
parmigiano o pecorino (un paio di manciate|)
pangrattato
sale olio pepe

Lessare i fagiolini puliti insieme alle patate sbucciate e tagliate a pezzettini) in abbondante acqua salata per una ventina di minuti o finchè non sono abbastanza morbidi.

Nel frattempo mondare i cipollotti, tagliarli sottili e farli ammorbidire, con poco olio extravergine di oliva, in un'ampia padella.

Scolare patate a fagiolini benbene, poi versarli nella padella con i cipollotti e far insaporire il tutto, rimestando, per 5' (la ricetta non lo prevedeva, ma ho pensato di procedere così per asciugare bene e far insaporire il tutto, e l'esperimento mi è piaciuto molto!).

Nel frattempo accendere il forno a 200°C e oliare una teglia a bordi alti (io ne ho usata una quadrata di lato 20cm, in ceramica - viola, per la cronaca, mi ci stava col verde! ;-P), poi cospargerla di pangrattato.

In ultimo spegnere il fuoco sotto alla padella, aggiungere il pecorino (o parmigiano, o entrambi, a vostro gusto) al composto di fagiolini, cipollotti e patate, un cucchiaio di pangrattato a vostro gusto per far "asciugare" un po' il composto, e una o due manciate di erbe fresche lavate e tritate (timo e basilico). Schiacciare bene con un cucchiaio di legno, magari dare anche una passata con il frullatore ad immersione (senza esagerare, che quello che ci stanno bene i pezzettini verdi lo saprete solo dopo!), aggiungere l'uovo mescolando bene, travasare tutto nella teglia, livellare, cospargere con il pangrattato, un filo d'olio d'oliva ed infornare per una mezz'oretta-40'.

Se riuscite a prepararlo con un poco di anticipo (un'oretta, per esempio) si "ferma" un po' e sarà ancora più facile anche da tagliare, oltre che più buono.
Quello che vedete in foto invece è stato spazzolato via praticamente tutto appena cotto.
La foto è stata scattata la mattina dopo, perchè questo piatto, proprio come il Borek di qualche giorno fa, non doveva essere immortalato, eppure, proprio come quel piatto lì, dopo aver visto la faccia del Monsieur Patou mentre lo assaggiava, ho deciso di condividerlo con voi.

Fatemi un fischio se lo provate! =)

venerdì 15 giugno 2012

anticipo di estate

padellata di vongole

Ho imparato ad amare giugno, che poi è il mio mese, a partire dall'odore dei tigli.
Poi ho messo a fuoco pian piano che la luce in questo periodo è forte e vivida, ma ancora molto nitida (e non "abbagliata e abbagliante" come nei mesi succesivi), e il verde ancora ricco e folto e scuro. Ho scoperto che questa tarda primavera racchiude un sacco di bellezze, e di odori (non appena riprendo a respirare, più o meno in questi giorni, dopo l'apnea allergica di maggio), e soprattutto che è il mese in cui bisogna fare i salti mortali per andare due o tre giorni al mare.
Nel mio caso quei due o tre giorni valgono più di una settimana ad agosto, e quindi si cerca di fare così: una fuga appena finisce la scuola, con la sorellina piccola... :)
Quindi per questo week end vi lascio una ricetta che tutti conoscono, ovvero quella delle vongole in padella, anzi, ad essere precisi, quella delle vongole in padella al pomodoro e peperoni...
In realtà una ricetta contiene l'altra, nel senso che le vongole in padella sono uno stadio di quelle al pomodoro. Ed io le adoro così tanto che mi fermerei sempre in quella fase lì, esattamente come vedete immortalate in foto, appena calde, con il loro sughetto da rubare in continuazione con il pane...
La seconda foto invece ritrae quello che da molti viene definito il porto più piccolo del mondo, ovvero quello di Ginostra, l'"isola nell'isola di Stromboli", che conta meno di 50 abitanti e che la scorsa estate ha tolto letteralmente il fiato, per la sua bellezza, a me e al Monsieur Patou!

ecco la/e ricetta/e

ingredienti x 4 persone
1 kg di vongole
300gr di pomodori
1 peperone rosso
1 cipolla
Olio extravergine d'oliva
vino bianco secco (un bicchiere)
sale 
prezzemolo

Lasciare a bagno le vongole, per almeno un paio d'ore in abbondante acqua fredda salata.
Scottare i pomodori per qualche minuto in acqua bollente, in modo da poterli privare facilmente della pelle, poi tagliarli a striscioline e successivamente a dadini, dopo averli privati dei semi..
Privare il peperone dei semi e dei filamenti bianchi, poi tagliarlo a pezzetti.
Sbucciare e tritare finemente una cipolla, poi farla rosolare in una padella a bordi alti o in un'ampia casseruola con un filo di olio d'oliva.
Unire il peperone e dopo 5-10' i pomodori, poi continuare la cottura per 5', aggiustando di sale verso la fine.
A parte, lavare le vongole sotto l'acqua corrente, poi metterle in una casseruola, unire il vino bianco e un ciuffo di prezzemolo e cuocere coperto finchè i gusci si saranno aperti.
Scolare le vongole, trasferirle nella casseruola del sugo e rimestare a fuoco moderato per farle insaporire un po'.
Servire subito.


martedì 12 giugno 2012

facile come una torta a forma di campo da calcio... ;-P

(e qualche dritta per uscirne viva... :))


Io sono un'incosciente.
Un'incosciente.
Prima di mettermi a farla, 'sta tortINA, avevo vago sentore del fatto di esserlo, mentre invece la facevo invece ne ero certa. Dopo averla preparata era come se mi fosse passato sopra uno schiacciasassi.
E ovviamente, dopo aver fatto a cazzotti un'intera mattinata con il fondente allo zucchero (o pasta di zucchero, chiamatela come preferite :-)), una volta finita l'enorme spianata verde, già favoleggiavo di prepararmene uno da me, e cominciare a giocarci, modello pongo diciamo, per qualche tortina, magari fiorita...
Ma partiamo dall'inizio, e dal fatto che senza l'aiuto della mia amica Chiara l'occasione di mettermi a cucinare una torta per circa 30 bambini non si sarebbe mai presentata. Inoltre, senza il rassicurante fatto che la persona a cui serviva la torta fosse la mia amica Desirée, non credo che avrei mai accettato, o forse meglio non credo che avrei mai dato libero sfogo alla mia incoscienza... ;-P
Le tipe (che oltre ad essere mie amiche sono anche mie colleghe.. :-D), con un sorrisetto sulle labbra, me lo hanno chiesto martedì all'ora di pranzo (e la torta serviva per venerdì alla stessa ora!!!!!), e da lì è iniziata la mia avventura "torta-decorata"
Premetto che io non avevo mai avuto a che fare con torte del genere (pur avendo avuto invece molto a che fare con torte), e tantomeno con il suddetto fondente allo zucchero.
Desy mi aveva chiesto pan di spagna e farcita al cacao: sopra, un campo da calcio!

Sono partite subito le prime paranoie, diciamo "strutturali": il mio pan di spagna, soffice-soffoce-soffice, reggerà il peso di una crema al cioccolato? E reggerà poi un corposo strato di quella roba a base di zucchero? E se mettessi le codette verdi al posto del fondente? Oppure, ideona, se mettessi la crema al burro verde (più leggera e sicuramente più facile da "tingere"...)?
Oppure potrei fare una base un po' più strutturata, tipo una torta Madeira (tra l'altro online ho visto anche versioni con il plum cake... forse troppo però, no? ;-))

Poi le paranoie estetiche: ma non sarà kitsch con i giocatorini di plastica? ma non si trovano di zucchero? proprio noooo? come faccio le striscie del campo? codette bianche su codette verdi? ma così volano! lascio le striscie bianche per le codette bianche fisso tutto con la gelatina di albicocca... oppure panna su crema al burro, o panna su pasta di zucchero? Però se la torta deve rimanere un po'fuori, panna "esposta" meglio di no...

Poi, ovviamente, quelle psicosomatiche: sarò in grado di gestirla? si spezzerà? si romperà? devo comprare tutto "a doppio" nel caso la base si bruci, la farcia si versi, la decorazione si spezzi?


Per "chiarirmi" un po' le idee dono andata a farmi un giretto da Peroni (piazza dell'Unità, Roma), e ho preso quello che intanto, a parer mio, era sicura, ovvero la base, grande quanto potesse contenere il mio forno (sì, ok, la base non va in forno, ma ci si appoggia una torta che più grande del mio forno non può essere!), la scatola (perché in qualche modo il tutto andrà trasportato alla festa), e il "kit calciatori" (perché a farli di zucchero avrei impiegato un mese sano e un paio di crisi isteriche), completo di porte e, udite-udite, anche un arbitro!!!
Lì c'erano anche dei "sopra" a forma di campi da calcio belli e fatti, di cialda, ma la Vaniglia che è in me non se l'è sentita di prendere tali scorciatoie, la Vaniglia si doveva cimentare (l'incosciente!)

La sera (ormai notte), al mio ritorno a casa, ho fatto una telefonatina alla mia amica Laura che è una vera dea in cucina ed ha un bambino in età scolare (e quindi immaginate quanti campi sportivi possa aver già realizzato nella sua carriera di mamma), e parlare con lei è stato meglio di mille navigate su internet!!

Abbiamo convenuto quanto segue:

  • base = pan di spagna
  • bagna = latte
  • farcitura = mousse al cioccolato (geniale! cioccolato sì, ma più leggera che una classica crema al cacao!)
  • copertura = pasta di zucchero (nel corso del mio sopralluogo del pomeriggio* ne avevo trovato uno già verde
  • strisce campo e scritta = prima ipotesi: panna montata, seconda ipotesi, dopo aver considerato con la mamma quanto possa essere effimera al caldo di giugno una spruzzata di panna, ancora pasta di zucchero ma bianca
  • fissaggio della pasta di zucchero alla torta, e dei calciatori e delle strisce di campo alla pasta di zucchero: gelatina di albicocche
Una volta stabilito questo e messo fine alle infinite combinazioni e permutazioni di paste, creme e coperture che potesse elaborare il mio cervello, sono andata a nanna un po' rassicurata.

Il giorno dopo (tutte queste avventure in genere avvengono dall'uscita dal lavoro alla notte, ovvero quando il Paperino che è in me indossa il mantello e la maschera di Paperinik (cioè, Vaniglik! ;-P)), mercoledì, spesa decorazioni e fila a casa a pulire come una maniaca tutta la cucina con l'amuchina (incosciente + maniaca!) e preparale la postazione (da una parte tutti gli ingredienti di base, da una parte tutti quelli per le decorazione, da una parte le teglie egli utensili...

Il giorno dopo ancora, chè è pericolosamente già giovedì, sempre all'uscita dal lavoro, spesa ingredienti (uova, zucchero, farina, quelle cose là... ;-P) e fila di corsa a casa, a dare un'ultima pulitina prima di iniziare, cambiarmi praticamente completamente, inforcare il grembiuli e preparate base e farcitura.
Questo perché la sottoscritta voleva che la tortina fosse più fresca possibile (l'incosciente), con il risultato di sentirsi tutto il tempo come quelle notti (praticamente tutte quelle che la vostra vita di studentessa di architettura vi ha presentato) in cui vi riducete affare il modellino in scala dell'esame di progettazione 1, 2, 3, 4, arte dei giardini, laboratorio di urbanistica, restauro e laboratorio di sintesi finale, esattamente la notte prima dell'esame.
Quella è la sensazione che avete la sera prima alle 20.00, quando ancora dovete cominciare tutto, e il giorno dopo alle 13.00 la torta deve essere pronta.

Ma la vostra incoscienza, i vostri anni di studi architettonici che vi permettono di tirare abbastanza facilmente due linee parallele ad occhio, i vostri plastici le notti prima degli esami in cui avete lavorato compensato di legno, balsa, poliplatt, cartonlegno (vi prego mi faccia un fischio chi ricorda cotale invenzione del genio modellistico prima dell'avvento di 3D studio!), cartone pressato, cartone ondulato e plexiglass nonché pasta di pane (ehm!) senza nemmeno battere ciglio, vi aiuteranno, e se non avete fatto questi esami le vostre doti di foodblogger vi assisteranno, e se non siete foodblogger o cuoche provette (e cmq chi ha detto mai che le cose possano coincidere?), il vostro amore di mamma, o di sorella, o di zia, vi permetteranno di realizzare la torta a forma di campo da calcio più fenomenale che si sia vista.
Perché la torta perfetta non è quella perfettamente eseguita, ma quella che renderà felice il bambino che la riceverà o i bambini che la mangeranno.

Questa a seguire, è solo la mia personale versione, che spero però possa essere di aiuto a chi di voi si dovrà cimentare in tale avventura, almeno una volta nella vita, come me!


per la base di pan di spagna (la ricetta è questa, ho raddoppiato però tutte le dosi, rispetto alla ricetta lincata, ed ecco quelle utilizzate, per un rettangolo di circa 36 x 28 cm).
ingredienti

12 uova (tuorli e albumi separati)
360gr zucchero
300gr farina
i semini di due baccelli di vaniglia
la scorza grattugiata di due limoni bio

Battere a lungo i tuorli con lo zucchero, poi aggiungere la farina, la vaniglia e la scorzetta del limone e si continua a mescolare.
Si montano gli albumi a neve ben ferma con un pizzico di sale. Poi si incorporano mescolandoli delicatamente al composto di tuorli zucchero e farina (occhio usate ciotole capienti).
Cuocere in forno già caldo in una teglia imburrata e infarinata o rivestita di carta da forno, a 170°C per 50'. Sfornare e far freddare completamente su una gratella.



per la mousse al cioccolato

ingredienti
3 uova (tuorli e albumi separati)
100gr zucchero
30gr burro
100gr cioccolato fondente (70% di cacao)
20gr di cacao
300gr panna
150gr di cioccolato al latte di ottima qualità, a scaglie
1 pizzico di sale

Sciogliere a bagnomaria le il burro con il cioccolato, aggiungere lo zucchero una volta lontano dal fuoco, mescolare bene e lasciar intiepidire.
A parte montare le chiare a neve ben ferma con un pizzico di sale, mettere da parte.
Montare la panna e tenere da parte.
Aggiungere al composto al cioccolato i tuorli ad uno ad uno mescolando bene, poi, a cucchiaiate, incorporare le chiare a neve mescolando delicatamente.
Alla fine aggiungere al composto, sempre mescolando delicatamente, la panna montata.
Riporre in frigo coperto per una notte.

per le decorazioni
ingredienti
700gr di pasta di zucchero verde**
200gr circa di pasta di zucchero bianca
gelatina di albicocca
"kit calciatori"

Il giorno seguente.
[Lavorare con molta calma (;-P)]
Tagliare a metà, longitudinalmente, il pan di spagna, in modo da ottenere due parallelepipedi uguali.
Bagnare la parte tagliata, con l'aiuto di un pennello, con del latte.
Farcire la parte bassa della torta con il cioccolato al latte a scaglie e ricoprire con la mousse al cioccolato, distribuendola uniformemente.
Coprire con la seconda metà della torta.
Far riposare il tutto in frigo ed ingaggiare una personale, impari ed infinita lotta con la pasta di zucchero verde, stendendola al matterello tenendola tra due fogli di carta da forno.
Dopo un'ora e mezza avrete steso la pasta, grande abbastanza per ricoprire il pan di spagna farcito e per farvi dei risvolti sotto (come si fa più o meno quando si rifà il letto), e vi sarete giocate un pezzo di schiena e quelle parti ciccie che stanno sul palmo delle vostre mani, in corrispondenza dei pollici, in basso (sì, quella parte che sta in mezzo tra i pollici e il polso!), per non parlare dei polsi stessi (credo di aver capito a cosa servono i matterelli " a rotella", adesso).
Una volta stesa la pasta tirare fuori la torta dal frigo e spennellarla con la gelatina di albicocche (un po' diluita con acqua calda secondo le istruzioni indicate dalla confezione), sia sopra che sui bordi.
A questo punto adagiarvici sopra la pasta verde, chiuderla ai bordi come quando si impacchetta una scatola, e risvoltare la pasta sotto il pan di spagna, tagliando la pasta in eccesso.
Una volta fatto questo vi sentirete distrutte, ma il gioco è fatto!
Dovete solo tagliare delle strisce di pasta di zucchero bianca, ed usarle per disegnate il campo anche astraendolo un po' (è vietato pensare di consultare il Manuale dell'Architetto, come la sottoscritta Vaniglik, in una improvvisa crisi di identità, aveva pensato bene di fare), e piazzare porte e giocatori. Per la scritta, e per fare una cosa pulitina, io mi sono servita di piccoli tagliapasta a forma di lettere dell'alfabeto, ed ho usato la stessa pasta di zucchero bianca dei bordi...
Se vi va o vi piace, potete mettere un nastro bianco a chiudere il vostro pacchetto, e tenere a riposare in frigo il tutto fino a che la vostra Desy preferita non venga a prendersi la sua tortina.

Che dire, mi sono divertita un mondo!
E grazie mille Desirée per avermi dato così tanta fiducia da farmi preparate una torta per così tante persone! :)


*dopo Peroni è stata la volta anche di Carrefour, dove sapevo ci si può procacciare pasta di mandorle e dove, per non farmi mancare nulla, mi son presa, per non saper né leggere né scrivere, qualche foglio di gelatina, prima volta nella mia vita... la psiche umana a volte fa brutti scherzi... ;-P

**al negozio signore con torte più piccole delle mie ne prendevano doppia confezione, io mi sono rifiutata, all'idea che le mamme dei bambini sarebbero state felici di sapere che la maniaca dell'amuchina, detta anche Vaniglik, aveva dichiarato guerra in favore dei propri piccoli, allo zucchero e al verde, e che avrebbe fatto di tutto per fare sì che quello strato fosse il più sottile possibile (e poi che diamine, un chilo e mezzo solo di zucchero? cmq voi prendetene 2, che io quando mi metto in testa qualcosa non sono quasi umana... e magari in effetti per le persone normali ci vuole un po' più di fondente...








venerdì 8 giugno 2012

torta al semolino di Pellegrino Artusi

Questa è decisamente la settimana dei dolci, e più esattamente quella dei "dolci decorati".
Siamo partiti con i cupcake per finire con una enorme torta a forma di campo da calcio...
Però, prima di raccontarvi benbene le avventure di questa ultima parte di settimana lavorativa, mi riprendo e mi ripropongo di farvi un resoconto dettagliato al prossimo post (credo... :-)), e intanto ci rilassiamo tutti con un dolcetto più rigoroso, più tradizionale, più "lineare", e sicuramente molto, molto molto chic: la torta al semolino di Pellegrino Artusi.
Non sto qui a dirvi (ma forse ormai lo avrete capito ;-P) quanto non solo mi piacciano le ricette di questo libro, ma anche quanto mi piaccia realizzarle, e quindi di conseguenza leggerlo...




Questa torta al semolino è semplicemente perfetta, in particolare per chi ama i sapori un po' "vintage", quelli in cui si riconosce facilmente il gusto del latte, delle uova o della scorzetta del limone.

Rimane compatta e umida, e se volete che lo zucchero a velo si manifesti nel suo aspetto "velo" dovete metterlo all'ultimo, se invece vi piace l'idea di avere un sottile strato di zucchero sciolto sopra potere comodamente metterlo per tempo.

Se non la consumate tutta subito conservatela in frigo, tirandola fuori con un'oretta di anticipo prima di servire.

Ecco la ricetta, para-para come la tramanda Pellegrino! ;-P


643. torta di semolino

Latte, un litro.
Semolino di grana fine, grammi 130.
Zucchero, grammi 130.
Mandorle dolci con tre amare, grammi 100.
Burro, grammi 20.
Uova, n. 4.
Raschiatura di un limone.
Una presa di sale.

Sbucciate le mandorle nell'acqua calda e pestatele finissime in un mortaio con tutto lo zucchero, che metterete a una cucchiaiata per volta.
Cuocete il semolino nel latte e prima di ritirarlo dal fuoco aggiungete il burro e le mandorle, le quali, per essere mescolate allo zucchero, si sciolgono facilmente. Poi salatelo ed aspettate che sia tiepido per unirvi le uova frullate a parte. Versate il composto in una teglia unta di burro, aspersa di pangrattato e di grandezza tale che la torta risulti alta un dito e mezzo o al più due. Mettetela in forno o nel forno da campagna, sformatela diaccia e servitela tutta intera o tagliata a mandorle.

note: io ho usato tutte mandorle "normali", in mancanza delle amare.




mercoledì 6 giugno 2012

cupcakes*2, la versione moretta! ;-)


Dicevamo?
Ah, dei cupcakes che mettono allegria!!! ;-)
Questa la versione moretta, e dato che ci sono, vi racconto meglio del mio pensiero su questi dolcetti.
Sembrano semplici (ed infatti lo sono), e sembrano dei muffin con un cappellino, ma io ho una mia teoria in merito all'impasto.
I muffin secondo questa teoria, ripeto, del tutto personale ;-), quelli sono da inzuppo, da latte o adatti ad accompagnate una tazza di tè.
I cupcakes no, i cupcakes ballano da soli ;-P E soprattutto hanno quella copertura morbida che secondo me va accompagnata con un supporto soffice (l'inverso dei muffin insomma, che troppo soffici sanno un po' di minicakes e lasciano un po' nel dubbio di cosa sia in effetti un muffin...).
Quindi, per riassumere, per fare un cupcake ci vuole un dolcetto morbido, e una decorazione soffice e magari anche un po'colorata....
Dunque per la base mi sono rifatta alla ricetta tratta dal libro di Leila Lindholm, di cui vi avevo parlato qualche tempo fa, e la stessa, con l'aggiunta di un po' di cacao, in versione "moretta". 
La versione bionda, quella dello scorso post, viene ancora più soffice, perchè il cacao "tira" un po' l'impasto. La prossima volta voglio provare a sottrarre il peso del cacao aggiunto a quello della farina, vediamo che succede! ;-P
Ed ora devo sceglierne uno?
Non ci crederete, ma quelli "chiari" mi hanno letteralmente conquistata, forse perchè non me li aspettavo così buoni, perchè istintivamente, insomma, mi sono "buttata" sul cioccolato...
La verità, su questi cupcakes, è che nonostante non siano la mia tipologia di dolce preferita, sono in realtà bellissimi da vedere, e anche divertentissimi da realizzare!!!
Con i neri credo di aver raggiunto l'acme della follia culinaria: ho cotto le basi, preparato il frosting, e iniziato a mettere le violette di zucchero.
A quel punto ho realizzato che ci sarebbe stato bene un po' di giallo. Magari degli zuccherini. Solo che gialli non li avevo. E mentre i miei amici stavano per arrivare, io dovevo darmi una custodita, la casa era un vero disastro (vabè, i festeggiamenti erano in giardino! ;-)) e il pavimento della cucina era di uno sporco a dir poco scabroso, io ho preso gli zuccherini misti, e a quel punto li ho versati in un piatto e ho cominciato a selezionare col ditino, ad uno ad uno, i gialli in mezzo alla miriade di quelli colorati. Mentre lo facevo scuotevo la testa, in un misto di divertimento ed autoindulgenza!
Alla fine sono riuscita anche a lavare me medesima ed il pavimento della cucina... Però, quanto ci stanno bene quei pallini colorati???? :D

ingredienti (per 15 cupcakes al cioccolato)
3 uova
220gr zucchero
100gr burro
100gr latte
210gr farina + un pizzico di sale
4 cucchiai di cacao amaro
2 cucchiaini di lievito
62gr zucchero a velo
100gr formaggio cremoso
fiorellini di zucchero e zuccherini colorati per decorare

Sbattere uova, zucchero e burro fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso. Fondere il burro a bagnomaria, aggiungervi il latte, amalgamare al composto a base di uova e zucchero.
Mescolare farina, cacao, lievito e sale, poi aggiungere agli ingredienti liquidi precedentemente mescolati.
Versare il composto, riempendoli per due terzi, in pierottini di carta in una teglia da muffin. Cuocere in forno già caldo (180°C) per 15’ - 20’ o finchè non sono dorati.

Nel frattempo sbattere con le fruste elettriche lo zucchero a velo e il formaggio cremoso. Fa riposare in frigo 1/2h.

Quando i cupcake sono freddi, decorare con il topping al formaggio e gli zuccherini.


lunedì 4 giugno 2012

ecco giugno, di colori, profumi, feste e compleanni: cupcakes *1

Io non vado pazza per i cupcakes.
A dirla tutta sono una più da "dolci rustici": frolle, crumbles, paste ripiene alla frutta per esempio, oppure da "cioccolatotuttalavita", tipo varie preparazioni supreme come tartes o dolci glassati... ;-P
O da «dolci vintage» (che ne so... tipo questo, o questo?), o al massimo da cheesecake!
Eppure, devo ammettere che avere pronte in saccoccia quelle 5 o 6 ricettine vestite a festa fa comodo... Per una festa, appunto, tanto per fare un esempio! ;-P





In effetti, ultimamente, qualcosa di più frou-frou ce lo siamo concesso: a partire dalla Pavlova di qualche tempo fa, o dalla torta farcita di cacao e burro, fino alla più recente Guinness cake, che ci era piaciuta tanto.

Però, se pensate bene al concetto di «festa», quella con più persone, magari all'aperto (che si è fatto giugno un'altra volta ;-P), con i bambini che scorrazzano, e con i vostri amici che arrivano alla spicciolata riempendovi di gioia, cosa c'è di più perfetto (in mezzo ANCHE a qualche torta istituzionale) di tanti piccoli cupcakes colorati, magari di sapori diversi, con glasse diverse, con decorazioni diverse?
Sì, lo ammetto, questi dolcetto sono particolarmente indicati ad un mini evento del genere, sono simpatici e anche molto carini.
In questo post, la versione «biondina», e subito al prossimo quella «moretta», in modo che all'occorrenza possiate scegliere quello che più vi aggrada... :D

ingredienti (per 15)
3 uova
220gr zucchero
100gr burro
100gr latte
210gr farina + un pizzico di sale
2 cucchiaini di lievito
60gr zucchero a velo
100gr formaggio cremoso
colorante alimentare e zuccherini colorati per decorare

Sbattere uova, zucchero e burro fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso. Fondere il burro a bagnomaria, aggiungervi il latte, amalgamare al composto a base di uova e zucchero.
Mescolare farina, lievito e sale, poi aggiungere agli ingredienti liquidi precedentemente mescolati.
Versare il composto, riempendoli per due terzi, in pierottini di carta in una teglia da muffin. Cuocere in forno già caldo (180°C) per 15’ - 20’ o finchè non sono dorati.

Nel frattempo sbattere con le fruste elettriche lo zucchero a velo e il formaggio cremoso, aggiungendo verso la fine qualche goccia di colorantea piacere. Fa riposare in frigo 1/2h.

Quando i cupcake sono freddi, decorare con il topping al formaggio e gli zuccherini.




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