mercoledì 31 ottobre 2012

menù di zucca #2: dolcetti di zucca e cioccolato...

... i migliori di sempre!!!!




Dolcetto o scherzetto?
Ok, lo confesso. Non amo questa festa. Sarà che "ai miei tempi" non era così in voga, e che comunque io solo all'idea di andarmene mascherata a bussare a casa altrui estorcendo caramelle a quasi estranei, non solo era abbastanza contrario agli insegnamenti familiari di allora (e credo in sostanza anche di ora), ma avrebbe fatto morire me di vergogna prima che i malcapitati vicini di paura...
Ecco.
Però mia sorella piccola, oltre ad essere la piccola di noi tre è anche GGiovane. Giovane veramente. E lei ama questa festa, da sempre praticamente, e adora la zucca. I dolci prodotti da Vanigia con questa cucurbitacea quindi, sono a lei interamente dedicati oltre che da lei assolutamente ispirati.
Avrebbe voluto i muffin dell'anno scorso. Le piacciono. Così "zuccosi" e compattini! ;)
Però io volevo qualcosa di più... morbido. E volevo aggiungere alla zucca il cioccolato.
Cosa che mi riprometto da sempre e di cui alla fine non mi ricordo mai.
E quindi, un po' "a deus" come afferma mia mamma quando cuciniamo un po' come ci dice il cervello in quel momento, ho elaborato questa versione.
E e sono usciti i dolcetti di zucca della mia vita.
E non esagero.
Cioè. Che io in genere esagero? ;)
Però questi, devo dirlo, sono da (auto, vabbè) applauso.
Soffici ma non troppo aereati, umidi il giusto e al tempo stesso perfettamente alveolati , con sapore di zucca quanto basta, non troppo zuccheroso ma generosamente compensato dal cioccolato amaro.
E poi, non ci crederete mai, ma sono senza burro!!!
Ma, ragazzi, siam pazzi??? 

No, siam savii. E golosi di cose sane.
Quindi queste sono state dalla sottoscritta nominate le merendine autunnali dell'anno.
Da rifare tipo almeno una volta a settimana! ;)

Quindi ecco la ricetta, non vedo l'ora che la proviate!

Una nota al volo prima degli ingredienti: io ho cotto l'impasto in 2 modi: la metà nei meravigliosi stampini rettangolari in cartone che vedete, e che mi sto centellinando perchè fanno parte di un regalo speciale di una persona speciale; la seconda metà invece è stata cotta in uno stampo di ceramica quadrato da 15 x 15 cm.
Buone entrambe, superlativa la prima.
Io credo che dipenda dal fatto che uno stampino leggero trasmetta in questo caso il calore più velocemente di uno stampo con maggiore inerzia termica come quello di ceramica., e che lo sbalzo termico del primo caso favorisca la lievitazione e in particolare l'effetto "a gobbetta", tipico anche delle madeleines (per le quali si consiglia la "posa" in frigo con lo stampo e tutto prima di metterle in forno)...

Dolcetti zucca e cioccolato (x 8)
ingredienti
200 gr farina

250 gr polpa di zucca*
120 gr zucchero muscovado
2 uova
60 gr latte
60 gr olio 
1 bustina lievito
100 gr cioccolato fondente

Mescolare la polpa di zucca alle uova e allo zucchero. Continuando a mescolare (sbattendo con una frusta) aggiungere il latte e l'olio.A parte mescolare la farina e il lievito.Aggiungere gli ingredienti secchi a quelli umidi, poi aggiungere il cioccolato a scaglie (1/2) e versare in 8 mini-stampini da cake rettangolari, o in 8 stampini da muffin).Aggiungere il restante cioccolato a scaglie.Cuocere in forno a 200 gradi per 20-25'.


*ottenuta tagliando una zucca a fette, dopo averla lavata ma non sbucciata, e averla cotta in forno a 190°C per una mezz'oretta o finchè la polpa non risulta cedevole. A quel punto far freddare, poi tagliare via la buccia, ridurre a pezzetti e frullare con frullatore ad immersione. Occorre circa il doppio del peso della polpa che si vuole ottenere.





lunedì 29 ottobre 2012

menù di zucca #1: zucche(tte) ripiene (ed altre amenità)

Ok sono in ritardo.
E' che io me la visualizzo bene veramente sollo alla fine, la zucca.
O meglio. Le vedo fin dai primi di ottobre ma non riesco a trattenermi e come primissima cosa (una specie di fruttino di stagione) arrivano i deliziosi, amati, venerati panini dolci alla zucca, che vi ho propinato in pratica fin da quando il blog era in fasce (versione con lievito di birra, che amore, la vaniglina appena nata, mi faccio tenerezza da sola), fino alla versione Pasta Madre-addicted di nemmeno un anno fa....
Entrambe sono state cucinate ennesime volte in casa mia, e fanno capolino nelle migliori colazioni del sabato autunnale de noantri (devo dire anche degli altri giorni, perchè oltre a mantenersi benissimo, tagliati a metà si congelano e scongelano che è 'n'amore e le due parti risultanti sono pure superbuone appena tostate alla piastra (o al tostapane, per chi ce l'ha)).
Poi le vellutate.
Ah, le vellutate! ;) Con l'aggiunta di cannellini e pancetta (dicevamo? ;-P), che fanno tanto salute e modo per riempirsi e scaldarsi al contempo.
E poi i piatti salati, e le immancabili torte e cake, anche quelli di tanto tempo fa...

riassuntino delle puntate (degli anni) precedenti in coda al post


Quindi la zucca si cucina eccome, da un po', ma si parte sempre piano e tradizionali, per poi arrivare alle sperimentazioni solo alla fine del mese.

Nel frattempo, sperimenta che ti sperimenta, stiamo a 4 (3 e mezzo, vabè) ricette "pronte" da scrivere, e dato che hallowen incombe, sarà forse ora di cominciare a postarle, sì? ;-)

Oggi quindi arrivano queste zucchette ripiene che è un anno che mi ero impuntata di dover fare, e della quale sperimentazione ho da dirvi un paio di cose, mentre dopodomani vi sparo un dolcetto che, lo giuro non è uno scherzetto, è quanto di meglio la cucina-Vaniglia abbia prodotto ultimamente in tema di tortine + zucca (se esludiamo i paninetti di cui sopra che in fondo non è nemmeno giusto paragonare dato che trattasi di due categorie così distinte: lievitati e dolci in sé).

Ma procediamo con ordine: da un anno-uno volevo fare le zucchette ripiene con il cous-cous.
Mi ero messa in testa di fare un salto al mercato di Campo dei Fiori (romanticona io!), in sostanza dal capo opposto della città, un venerdì, di buon ora, e poi di mettermi a cucinarle, prima o poi.
Solo che poi la scorsa settimana le ho viste al supermercato vicino al lavoro (reparto frutta e verdura), e quindi non ho potuto resistere. Perfetto, si cucinano subito.
Svuotandole ho avuto la certezza del fatto che, sì esistono zucche da cucinare e zucche decorative.
Questo perchè vedevo che le classiche butternut, o le tipiche "zucca da cenerentola" avevano molta polpa, mentre altre più "particolari" o decorate erano quasi vuote o semplicemente piene di semi.




Una volta farcite e cotte, però, usando in sostanza quelle che apparivano "decorative" unicamente come contenitore, mangiandole, ci siamo resi conto che il cous-cous a contatto con la polpa di queste rimaneva un pochino amaro. Ragione per cui, ci siamo limitati a non ripulire ben-bene le zucche verdognole striate, cosa che invece abbiamo fatto con le classiche "zucche di cenerentola... ;)

Se nel frattempo volete con l'occasione farvi una cultura su questo tipo di meraviglioso cucurbitaceo, potete vedere qui. Si tratta di alcune superinteressanti schede sull'argomento che si trovano nel sito dell'Associazione Nazionale per la Salvaguardia della Biodiversità: Civiltà Contadina.
E' uno dei miei siti preferiti, interessante, fatto bene e che fa bene :D

Ok, vado con la ricetta, superfacile e superperfetta per una seratina a tema Halloween tra amici!


ingredienti x 8
8 (molto) piccole zucche tipo butternut o "di cenerentola" (o quelle che riuscite a trovare, delle classiche da cucina, nella versione "mini")
180 gr di cous cous integrale
12 gr di porcini secchi
50 gr di prosciutto crudo a fette
sale, olio, pepe
2 scalogni

Mettere i porcini a bagno in una bacinella d'acqua.
Tagliare la parte superiore della zucca in modo da poterla "aprire" da sopra come avesse un coperchio. Svuotare le zucche con l'aiuto di un levatorsoli e di un cucchiaio, in modo da preservare la forma della zucca intera, tenendone da parte anche la polpa.
Tritare lo scalogno e farlo imbiondire con poco olio in una padella antiaderente, poi aggiungere la polpa di zucca tagliata a cubetti (o a rondelle, se avete usato il lavatorsoli per svuotarla).
Far rosolare bene la zucca per una decina di minuti, aggiustare di sale, poi aggiungere i porcini ben strizzati, e tagliati a pezzettini. Lasciar insaporire un paio di minuti, poi spegnere il fuoco.
Nel frattempo in un padellino antiaderente far rosolare senza condimento il prosciutto precedentemente tagliato a listarelle di 1 x 4 cm, mettere da parte.
Cuocere il couscous come indicato nella confezione, poi mescolarlo in una ciotola il con la zucca, i fungi e il lo scalogno, poi usare questo composto per farcire le zucche precedentemente svuotate.
Guarnire con il prosciutto ed infornare per 15-20' in forno caldo a 200°C.

Adesso il riassuntino delle puntate precedenti, ovvero le varie ricette di zucca sparpagliate per il blog anni (e anni ;)) addietro:


primi piatti:
vellutata di zucca, cannellini e pancetta croccante
pasta-risotto alla zucca
risotto alla zucca
zucchette ripiene
secondi piatti e piatti unici:
crumble di zucca con farina di segale
torta salata di kamut e zucca
cake salato di Halloween
colazione e merenda:
muffin alla zucca
panini dolci alla zucca (con pasta madre)
panini dolci alla zucca (con lievito di birra)
scones alla zucca











giovedì 25 ottobre 2012

sfoglia salata con cipolle caramellate e pancetta croccante

o della "fabriopariginità"..



Lasciate che vi parli un attimo della "fabriopariginità".
Si tratta di uno di quei termini che fa parte del nostro lessico familiare e che è stato coniato da Monsieur Patou appositamente per designare alcuni aspetti caratteristici della mia cucina, e che poi ha preso piede nell'ambito del discorrere casalingo un po' in tutti i campi, rimanendo però saldamente incollato ad alcuni piatti che girano in casa, o, anzi meglio, alla genesi di questi.

Forse molti di voi conoscono la mia predilezione per la cultura (culinaria? letteraria? cinematografica? del loisir? linguistica? paesaggistica? un pezzetto di tutto, direi) francese.

Questa affezione traspare nel blog da alcune ricette, dai riferimenti ad alcuni chefs, o semplicemente dalla scelta di alcuni ingredienti.

In più ci sono le mie origini, quelle di parte marchigiana, intendo, in questo caso.

Nelle Marche vengono infatti prodotti alcuni insaccati estremamente pregiati, oltre che famosi in tutta Italia, come il Prosciutto DOP di Carpegna, o il Ciauscolo IGP, o, giusto per fa rintoccare ben-bene il campanile di casa mia, il Salame di Fabriano, Presidio Slow Food.

Ora, lo confesso, non è che io sia un'esperta di insaccati, però quello che è buono è buono, e quello che ti scorre nelle vene fin dalle merende della più tenera età, non si cancella con un paio di vellutate agli spinaci, e nonostante io non abusi di insaccati in cucina e nell'alimentazione quotidiana, ci sono dei casi in cui questi ultimi trovano il loro giusto spazio nelle preparazioni di casa.

Con mamma (e una delle mie sorelle) è un altro discorso.
Per farla breve, una zuppa non è zuppa senza un buon soffritto arricchito con della pancetta, o una pasta "in bianco" non è tale senza un po' di prosciuttino... O il condimento ai carciofi: due parti di carciofi per una parte di pancetta, piùomeno.... ;)

Ovviamente questa cosa colpisce molto Monsieur Patou, per il quale (argentino) l'animale da cucina per eccellenza è la mucca, e vedere tutta quella profusione di porco nella cucina marchigiana è sempre stato qualcosa di esotico... Per non parlare del quasi colpo che gli ho quasi procurato quando, a cena insieme qualche anno fa, non dico appena conosciuti ma quasi, mi ha visto addentare una delle fette di pane in cui era stata spalmata della salsiccia di maiale, cruda, che era in attesa, con le altre, di essere cotta in forno...

Insomma, lui ritiene che io raccolga nella mia persona cucinante sostanzialmente due istanze: la franzosità, e la marchigianità. Questa franzo-marchigianità una scala di maggior dettaglio, appunto alla scala della nostra cucina, è stata da lui definita fabrio-pariginità.

Esempio:
ricetta parigina: vichyssoise
ricetta fabrioparigina: velouté de potiron con cubetti di pancetta ;)

Quella che sta per arrivare è, per esempio, una ricetta ad alto tasso di fabriopariginità (secondo me).

Si tratta di una sfoglia (abbastanza francia), con cipolle caramellate al burro (mooolto francia) che avevo provato tempo fa avendola scovata in uno dei miei adorati libri della Guido Tommasi sulle Torte dolci e salate.
Lì si caramellavano le cipolle con un po' di zucchero e miele, e per i miei gusti (e badate che non sono una che disdegna tali esperimenti!) il risultato finale era un po' troppo dolce, oserei dire pesante (cosa forse dovuta all'uso della panna nella farcia...).

Però a me l'idea della sfoglia alle cipolle andava, e andava tanto, e un modo per renderla a mia immagine e somiglianza sapevo che prima o poi lo avrei trovato.

Ed è questo

sfoglia salata alle cipolle caramellate, uvetta e pancetta croccante
ingredienti
un rotolo di pasta sfoglia pronta della migliore qualità o fatta in casa
40 g di formaggio fresco (tipo Robiolino)
500 g di cipolle dorate
20 gr burro
sale (poco) e timo
100 g di pancetta tagliata sottile
50 g di uvetta

Mettere l'uvetta a bagno in una ciotola d'acqua tiepida.
Far dorare le cipolle in una padella con il burro per una ventina di minuti: io ho tenuto coperto per i primi dieci, poi ho scoperchiato e aggiunto l'uvetta i secondi 10 minuti.
Salare (e pepare, a piacere, io il pepe non l'ho messo) e aggiungere il timo, poi lasciar cuocere ancora un due-tre minuti.
Stendere la pasta nella teglia del forno rivestita di carta da forno, praticarvi poi sopra con la lama del coltello un'incisione (come un bordo interno) alla distanza di un centimetro dal bordo, e all'interno bucherellare con una forchetta.
All'interno del solco aggiungere il formaggio fresco a pezzetti, poi adagiare la farcitura alle cipolle.
Infornare per circa 20-25 minuti a 180°C, o finché la torta salata non è ben dorata.
Nel frattempo in un padellino antiaderente far rosolare senza condimento la pancetta tagliata sottile e ridotta a listarelle, finche non si arriccia un po'.
A fine cottura, aggiungere la pancetta* e servire con un'inslatina di rucola fresca.


*credo si possa aggiungere direttamente in cottura al forno, senza cuocere separatamente nel padellino (io ho proceduto come descritto temendo che le cipolle inumidissero il prezioso elemento suino... ;))

lunedì 22 ottobre 2012

la torte di mele delle meraviglie

Un albero di mele e una torta: la mia ricetta della felicità  ;-)



Ho scattato queste foto in giardino, mentre il sole tramontava lentamente. La torta in verità era ancora calda, si vede da quella piccola crepa al centro della fetta.
Avevo una neonata da badare e due gattine di pochi mesi, pestifere e golose, da tenere a bada.
Mia sorella, mio cognato e Monsieur Patou stavano scaricando cataste di legna per preparare l'inverno in arrivo. Io, la zia blogger e con particolare predisposizione agli svenimenti, sono stata incaricata dei cuccioli del branco.
Dunque le foto sono state scattate a spot, a pezzi, a rate: regolare il bilanciamento del bianco, correre a muovere la carrozzina facendole fare un giretto fino all'avviamento della modalità nanna, ringhiare alla gatta che sta tentando di mangiare la torta ('ste gattine di campagna non sono come il mio gatato di città, che non ama il dolce (almeno quello, a meno che non sia succo di banana o yogurt biologico ai mirtilli)), correre di nuovo al "set", minacciare la gattina, minacciare anche la sorella (non la mia, quella della gattina), aprire un po' il diaframma che il sole adesso sembra un po' diverso, riguardare l'ultima foto per ricordare l'inquadratura di poco prima, scattare, muovere la mela, muovere la fetta, correre alla carrozzina, mia nipote piangiucchia, ah, no, tornare indietro e coprire la torta con un canovaccio, correre da mia nipote e muovere un po' la carrozzina, posare la macchina fotografica e prendere in braccio la bimba, monitorare la gatte, andare a fare un giretto con la bimba piangente, cullare la piccola, addormentare la piccola, gongolare pensando di essere la zia più efficace del mondo, appoggiare lievemente la guancia sulla nipote, appoggiare lievemente la nipote nella carrozzina, prendere la macchina fotografica con sorriso ebete, urlare sottovoce alla gatta: è IN PIEDI sulla torta, ovvero sul canovaccio sulla torta.
Togliere la gatta (che non pesa nulla, è cucciola pure lei), togliere il canovaccio, osservare 4 meravigliose fossette pari-pari le 4 zampe nella torta, sgridare la gatta, riprendere la macchina, scattare.
Le mele le avevamo raccolte 3 ore prima direttamente dall'albero.
Io, la ragazzina nata e cresciuta in città, poi trasferitami nella Capitale, perdo letteralmente la testa quando sono a tu per tu con un albero da frutto (ma quante volte ve l'avrò detto???).
E comunque, mai come nella mia persona credo che l'umore trapeli sfacciatamente nelle immagini di quello che ho cucinato.



La ricetta è una versione un po' francese della classica torta di mele, morbida e con uno strato superiore di zucchero e uova, e le foto sono state fatte con quello che era in casa, il piatto di una vicina, un barattolo di confettura di pere, un cucchiaino, facendo in generale come un esercizio di semplicità, un tema di cui poi mi è capitato di parlare insieme ad un'amica giusto in occasione della gita a Londra...

Si tratta di un "prestito" dal solito numero di Saveur di settembre, che avevo con me in valigia, in quei giorni di inizio autunno, nella bella luminosa Toscana....

ingredienti
200 g di farina
50 g di mandorle tritate finemente
2 uova
120 g di zucchero di canna
10 g di latte
4 cucchiai di olio
1 pizzico di sale
1/2 sacchetto di lievito in polvere
2-3 melette
per il croustillant
50 g di burro
50 g di zucchero
1 uovo

Mescolare con la frusta o con una forchetta l'uovo con lo zucchero.
Aggiungere l'olio il latte ed il sale, poi la farina di mandorle e la farina, sempre mescolando.
Aggiungere le mele sbucciate e tagliate a dadini.
Versare il composto in una teglia da cake lunga 30 cm, precedentemente imburrato ed infarinato.
Cuocere in forno caldo a 180°C per 25 minuti.

Nel frattempo preparare il croustillant: far fondere il burro in una casseruola, aggiungere lo zucchero. Lasciar intiepidire leggermente prima di aggiungere, mescolando, l'uovo.
Sbattere con una frusta o con una forchetta e mettere da parte.

Alla fine dei 25 minuti di cottura, estrarre il dolce dal forno, aumentare la temperatura del termostato a 240°C e versare il composto di uovo e zucchero sulla torta.
Infornare nella parte alta del forno per altri 8 minuti, o finchè non si è formata una crosticina scura superiore.

Ora osservate bene le due gattine. Chi è quella teppistella che mi è montata sulla torta secondo voi????? ;)








sabato 20 ottobre 2012

autumn clothing

La settimana lavorativa è stata intensa.
Un filino stancante. No, anche più di un filino.
Allora direi che dato che oggi è sabato si parla di cose frivole, pacevoli, calde e colorate.
Anzi a proposito di colori, visto che la settimana blogghistica, invece, su queste pagine, se l'è giocata sui toni del marrone e del caramello, direi proprio che questo coprispalle di lana e queste foto ci stanno proprio bene.
Certo, adesso ci stanno bene, perchè noi le abbiamo fatte in piena estate. Era metà agosto (tanto per dare un'idea (non so, ricordate le temperatura?).
Così come queste erano del giorno di Pasqua (un freddo boia, più mi guardo con quel vestitino leggerino più sento freddo).
Per non parlare di queste altre: era il giorno di Natale, e speriamo che mia mamma non veda mai questo post che se si accorge che ho fatto stare mia sorella « piccola » in felpa con quel freddo siberiamo mi rinchiude in camera, la prossima volta che torno a casa...
Ma che volete fare, si torna per le feste comandate, soprattutto (ma non solo, per fortuna!), quindi i set alla « Diavolo veste Prada » ;-P io e sorellina ce li dobbiamo accucchiare con i giorni in cui abbiamo la fortuna di stare insieme.
E poi abbiamo bisogno di una bionda (nel kit « Vaniglia-modelle »). 
Qualche volontaria? 
No perchè così magari io finalmente mi metto solo dal lato giusto dell'obiettivo, che sono sicuramente più portata per cucinare, allestire, fotografare, lavorare a maglia e cucire (toh, guarda, pure progettare, a volerla dire tutta), ma l'indossatrice no, coi miei 158 cm e con tutta la buona volontà del mondo proprio no, non si può fare.
Però, per oggi, oggi vi tocca la solita gnappa (cioè io), come modella.;)


Però il coprispalle è carino, no? ;)
E' lavorato in un unico pezzo e poi cucito in modo da ottenere due buchini per passarci le braccia. Insomma chiuso in sostanza è un rettangolo, una volta indossato è invece un coprispalle con le maniche "scese".

Buonfinesettimana di autunno a tutti allora, col cielo chiaro e dai colori caldi. 


giovedì 18 ottobre 2012

dulce de membrillo | paté de coing | cotognata

Lo scorso fine settimana ho cucinato come una disgraziata.
No, non credete, niente foto. Ho cucinato come sognavo di fare da tempo. Come una massaia (vera).
E come una massaia non ho fotografato, ma ho organizzato le porzioni, a volte surgelato, a volte impacchettato, a volte (come in questo caso) addirittura inscatolato. Beh, sì, e qualcosa abbiamo pure mangiato!
Pizza, omelettes varie, verdura, composte di pere, zucche e mele cotogne.
Ero tutta intenta ad organizzare "la stagione fredda in arrivo" (o forse i pranzi in ufficio a venire ;)). Sembravo un po' mamma quando si occupa "già  in anticipo" di noi.
E' bello poi dimenticarsi, a volte, della parte "compositiva-fotografica", salvo poi accorgersi che quella foglietta di basilico messa solo alla fine in cima al piatto di pasta ha molto a che vedere con alcuni "ragionamenti" che ormai alcuni di noi sono portati a fare davanti ad un piatto.
Solo che è più bello stavolta, più speciale, perchè in questo caso lo state facendo per voi e per i vostri cari, e basta. Ed è bello anche constatare come questa "vita da blogger" abbia un ritorno positivo (uno dei tanti, per conto mio ;)) nella vita privata, come favorisca, o valorizzi, alcune predisposizioni, fino alla quotidianità più quotidiana.
Poi, certo, un conto è una volta ogni tanto, e ovviamente una sogna di fare la massaia quando in casa non c'è mai, e quando arriva stanca la sera dopo metro autobus e città addosso, e non ha la più pallida idea di cosa mettere in tavola per la cena, mentre a chi "tocca" prepare tre pasti al giorno tutti i giorni (sì, anche io li preparo, ma dato che sono sempre in giro come una trottola, magari mi si perdona facilmente se alcuni di questi so o un po' "scamuffi") magari l'idea di passare il finesettimana cucinando e basta non piace di certo un granchè!


L'unico cibo che è stato immortalato, l'unica eccezione, in mezzo a cotanta cucina normale (ma così tanto speciale... :)), è questa cotognata, che a casa mia si chiama "dulce de membrillo" (ovvero dolce di mela cotogna, in Argentina), che avete trovato su queste pagine almeno già una volta (anzi se non le avete mai provate, forse è arrivato il momento di assaggiare questa meravigliosa frolla leggermente salata... ;))..
Io la conosco grazie a Monsieur Patou, come molti altri dolci di origine argentina che transitano in casa mia, e che, se "va male", vengono acquistati in negozi di "cibo dal mondo", come lo storico Castroni a Roma, se va bene invece vengono dalla sottoscritta cucinati con le proprie manine...

Ad ogni modo, proprio come il dulce de leche appena citato, che in Normandia (e in tutta la Francia, in realtà), è conosciuto come "confiture de lait" (ed è un po' più pallido, perchè senza bicarbonato, secondo le mie fonti - incrociate - francesi e argentine), anche questo dulce de membrillo ha il suo bel fratello francese.

Io infatti per realizzare tale meraviglioso dolcetto al cucchiaio sono partita da una ricetta presa dal numero di settembre di Saveurs, cambiando un po', perchè ho come l'impressione che questa rivista che amo tanto sia piuttosto "sintetica", a volte.
Non che questo mi scomponga più di tanto, io le ricette sono abituata a prenderle al volo per telefono, a scriverle in un attino su un foglietto sdrucito, a carpirle al volo da chi è così abituato a cucinare da non pensare di dove essere dettagliato o preciso. Anzi a dirla tutta davanti ad una ricetta "composta e precisa" quasi ormai mi viene da cambiarla per abitudine. Il risultato "sicuro" ormai mi turba... ;)

Quindi, brevemente, alla ricetta originale ho tolto un po' (un bel po') di zucchero e aggiunto poca acqua (che mi veniva l'ansia all'idea di 700gr di mele cotogne a fette completamente innevate di zucchero, il tutto messo "a secco" sul fuoco...

Voi ditemi che ne pensate e se avete ricette simili o differenti.

La prova palato, che dire, è andata benone.
Un po' dolce per me, ma a mettere meno zucchero avevo paura che non "tirasse" abbastanza.
E comunque, come dice mia cognata argentina (sì, siamo filo-argentini su vari fronti, in casa... ;)) "Ross non ti devi sconvolgere della dolcezza dei nostri dolci... Siamo così! ;-)"


ingredienti
1200gr di mele cotogne (700gr sbucciate e pulite)
700gr di zucchero
2 baccelli di vaniglia (i semini)
un bicchiere scarso di acqua

Lavare le mele e tagliarle in 4 parti, poi metterle in una casseruola piena d'acqua e portare a bollore.
Lasciar cuocere per 15 minuti (nel mio caso abbondanti).
Poi scolarle, farle intiepidire (Patou, che è stato schiavizzato per sbucciarle, da me memore dell'ultima mia avventura con le mele cotogne, dice che che è meglio che non siano fredde, e che più sono tiepide più sono facili da pulire), pulirle e sbucciarle.
A questo punto le mele vanno pesate, e rimesse nella casseruola con lo stesso peso in zucchero, i semini di vaniglia, e un bicchiere d'acqua scarso di acqua (Saveurs per questa ricetta usa 1 chilo di mele prima non pulite per un chilo di zucchero)
Portare a bollore a far cuocere mescolando continuamente per 30-35' (nel mio caso 45 minuti abbondanti).
Poi frullare con il frullatore ad immersione e rimettere sul fuoco un 5 minutini (deve risultare una composta piuttosto densa).
Versare il tutto in una teglia del forno rivestita di carta da forno, e far riposare almeno 24 ore prima di tagliare a cubetti.
Io ho usato delle scatole di latta per fare delle porzioni singole, e abbiamo consumato la cotognata al cucchiaio, già dal primo giorno... :)
Ad oggi non riesco a tagliarla perfettamente a cubetti (dev'essere per l'acqua che, fifona, ho aggiunto), ma vi assicuro che è buonissima, e anzi, se non avete cliccato nell'ultimo link, vi consiglio vivamente di provarla con una folla speziata alla cannella, o con la frolla ruvida e leggermente salata di cui sopra-sopra... ;))

Non so dirvi esattamente quanto si mantenga, non essendo stata invasata e sterilizzata. Io la sto tenendo in frigo.

Diciamo che punterò a finirla presto, a casa mia non c'è rischio che si sprechi.

Se voi avete qualche info in più sulla questione acqua e su quella conservazione, noi, qui, siam tutti orecchi... :)

martedì 16 ottobre 2012

brioche al cacao per il world bread day 2012!!! ;-)



Oggi è il World Bread Day 2012, e Vaniglia, non si sa per quale grazia divina, si è ricordata e riesce a partecipare.
Ogni anno non si sa come, mi ricordo di questa iniziativa o il giorno stesso oppure il giorno dopo: si tratta di una ricorrenza che i food blogger di tutto il mondo festeggiano preparando il pane, e postandolo, in questa giornata, dal 2006.
Io ho partecipato nel 2009 con dei paninetti al latte e zuccherini multicolori.
Prometto, per i fautori delle versioni salate, che in futuro desisterò dal postare per questa occasione lievitati dolci (ma come si può resistere al cacao, in questi primi giorni di freschetto e pioggerella?) e mi dedicherò anche a qualche altro tipo di pane.
Nel frattempo codesti fautori possono sbizzarrirsi nel settore pane della cucina di Vaniglia, ed io, qui di seguito, elencherò la ricetta per chi vuole cimentarsi in questa simpatica briociona, che ha la consistenza quasi di un cake, senza essere però così "briciolosa".
Ah, dimenticavo, a proposito di quella deliziosa cremina di nocciole e cacao, nota anche con il nome commerciale di nutella, che vedete spalmata sopra, nonchè addentata dalla sottoscritta che risultava distratta dall'odore di quest'ultima insieme alla fetta di brioche sottostante e appena calda mentre tentava di fotografare (che figurona superprofessionale, eh?), voi vi ricordate, che in questo blog c'è la ricetta per prepararla in casa, veeero?

Ora sarà meglio mettere la ricetta, che sto facendo gli esercizietti per essere breve!

brioche al cacao con pasta madre
ingredienti
240 g di pasta madre a temperatura ambiente
40 g di latte
400 g di farina
40 g di cacao
120 g di zucchero
1 punta di cucchiaino di sale
4 uova
220 g di burro fuso

Sciogliere la pasta madre mescolandola al latte tiepido.
Aggiungere, mescolando (io ho usato l'impastatrice e credo che per questo tipo di impasto sia veramnete molto comoda), farina, zucchero, cacao, uova e burro fuso.
Mescolare, impastando, fino ad ottenere un buon amalgama di tutti gli ingredienti.
Aggiumgere eventualmente poco latte o poca farina per "aggiustare"l'impasto: deve risultare morbido ed elastico.
Formare una palla, inciderla a croce e lasciarla riposare per 4 ore (o finchè l'impasto non è raddoppiato) in un luogo tiepido.
Trascorso questo tempo trasferire l'impasto, dopo averlo ripreso ed allungato a forma di "salametto" in uno stampo da cake rivestito di carta da forno.
Lasciar lievitare ancora circa 3 ore o finchè l'impasto non è raddoppiato.
Spennellare con poco latte e e cuocere in forno caldo a 200°C per 20' circa.



Per info, QUI trovate la pagina facebook del World Bread Day.
E QUI, il contatto twitter.
QUI trovate invece la board di Pinterest dedicata!



venerdì 12 ottobre 2012

il "the winner is"

Ora posso confessarvelo.
Io non è che proprio impazzisca per i giveaway (magguardaqquesta, starete pensando adesso ;-P).
No, anzi, sono i contest che non mi "prendono" tanto, o le raccolte. Non so. E' solo che ce ne sono (o forse ce ne erano, un po' di tempo fa) tanti in giro, e che io cucino sempre un po' come mi dice il cervello il nanosecondo prima di prendere il tagliere o la ciotola o la pasta madre in mano, o comunque, mi sento sempre un po' a disagio, quando devo "partecipare a qualcosa", sia che si debba cucinare, che fotografare, che semplicemente scrivere.
Eppure, questo blog è nato proprio grazie ad un contest (ma effettivamente stava lì che trepidava, e aspettava una scusa per fare capolino!).

Vi prego quindi, non pensate che io sia una schifosa snob quando mi inviate i premi, o mi inviatate a delle raccolte o a delle sempre molto interessanti iniziative di raccolta ricette.
Diciamo si tratta di una specie di web-timidezza!

Ad ogni modo, nonostante la mia non vocazione a queste attività pubblico-relazionali tipiche dell'ambiente food-blogger, indire questo "post a premio" per il compleanno di Vaniglia, mi ha divertita tanto, e pure emozionata.
Ad ogni vostro commento avrei voluto avere un premio dedicato. Ognuno mi sembrava infatti sentito, scritto da persone che leggono il blog, che lo conoscono, che MI conoscono attraverso questa finestra di storie-fotografico-culinarie.
Ad un certo punto, invece di sperare che i commenti aumentassero, ho cominciato a dirmi che meno ce ne erano meno persone avrebbero "non-vinto" (cervellino bacato ;-P), ed infine, al momento dell'estrazione, ho fatto il mio respirone ed ho messo i numeri nel "contatore".

Ora, con una certa emozione, posso dirvi che IL nostro THE WINNER IS (e perdonatemi le licenze poetico-letterarie) è .............






il commento numero 69................ Kristel!!!!

segue mail, cara Kristel,  epure un mio parziale tentativo, adesso che posso farlo senza incasinare il contatore, di rispondere ad un po' dei vostri commenti!!!! :D

Grazie a tutti per aver partecipato al "post a premio", ma anche e soprattutto di partecipare ogni giorno a questo blog.
un bacio grande, e buonissimo finesettimana!


mercoledì 10 ottobre 2012

Polpettone all'uso zingaro come Pellegrino Artusi




Ricordate il mio post di quest'estate sui libri "da leggere più che da cucinare"?
E vi pareva che nonostante si trattasse di libretti agili (da valigia appunto), non illustrati  e soprattutto narrati, Vaniglia non ci scovasse dentro una ricettina da provare il prima possibile?
Alla pagina 27 del libro di Malvaldi, il giallo-culinario ispirato alla figura di Pellegrino Artusi (quante cose, no, in un libretto così piccolo?), fa la sua comparsa questo polpettone, poi alla pagina 35 raccontato sapientemente attraverso la voce della brava cuoca, di quelle di una volta, a servizio di nobili,  che "trasmettono" la ricetta in fretta e furia, magari tralasciando un pezzetto, perchè non vogliono mica veramente mollartela, la ricetta.
Questa breve narrazione ha scatenato in casa mia il pandemonio.
Era notte e tutti dormivano, quando da dentro il lettino la sottoscritta si è precipitata verso la libreria dell'ingresso per vedere se "nell'Artusi", quello vero, 'sto polpettone ci fosse o no.
Niente.
Eppure, anche se apocrifa, io questa ricetta la volevo.
Allora controlla e ricontrolla, e cerca sotto altri nomi. Niente.
Il fatto è che a noi ci hanno educato a non saltare al finale (se è un giallo, poi, guai!), e che Pennac in fondo lo abbiamo letto troppo tardi, per essere salvati da tutta 'sta "costumazione" letteraria, e quindi il rovello di arrangiarmi la ricetta a occhio (ma alla fine lo avrei fatto lo stesso, n'è?;-)) me lo sono tenuto fino alla fine, quando, in fondo al libro, ho trovato questa meravigliosa sorpresa qua sotto (o qua sopra! :)).

Io adoro i polpettoni.
Mi sanno di cibo di casa. Cibo da famiglia.
Non a caso l'ho preparato quando è venuta mia sorellina a Roma! Di quelle ricette che coprono quasi l'intero pasto. Che si fanno con ciò che hai in casa...

Ve la riporto para-para, con i miei commenti tra parentesi.
Una cosa importante. L'autore consiglia le olive taggiasche. Io ve le impongo. Date retta. Fidatevi di Vaniglia. Se avete il palato fino (ed io lo so che lo avete), non siate grossolani come la sottoscritta che pensando che in fondo è un polpettone la prima volta che lo ha cucinato ci ha messo un'oliva a caso.
Perchè poi me ne sono dette di tutti i colori. Dato che il risultato è buono, buonissimo, ma si sente quanto sarebbe stato perfetto solo se.... ;)

ingredienti (per 4-6 persone)
500 g di tonno
2 peperoni
300 g di pane raffermo
100 g di olive nere (taggiasche, tassativo ;))
2 uova
2 dl di latte
3 cucchiai di olio
20 g di burro
40 g di pangrattato
3 cucchiai di panna della più fine
3 costole di sedano lunghe un palmo
Alcune foglioline di prezzemolo

Avendo a disposizione olive taggiasche il piatto ne guadagnerebbe (io non ne avevo a disposizione, e non solo confermo quanto scritto nel romanzo, ma aggiungo che per chi ha un palato sensibile, l’uso delle taggiasche è tassativo, se non si vuole che il gusto ne risulti un po’ troppo saporoso nel complesso, oserei dire un filino.. “’gnorante”)

Passare i peperoni sulla fiamma onde spellarli con facilità, soffregandoli nella carta gialla; mondarli, privarli dei semi e tagliarli a pezzetti (io li ho messi in forno sotto al grill per qualche minuto, finchè non si sono un po’ abbrustoliti, poi li ho tolti dal forno e messi in un piatto coperti con un altro piatto  (in modo da farli “sudare” un po’: a quel punto si sono spellati molto facilmente).

In una ampia padella, fare soffriggere il sedano a sottili fettine, e quando avrà preso il colore aggiungere il peperone e far cuocere il tempo di un saluto ad una bella dama.

Mettere nel frattempo il pane ad ammollare nel latte dopo avergli fatto alzare il bollore.

Aggiungere indi il tonno, dopo averlo sbriciolato con una forchetta, e lasciare che si ritiri. In successione, sempre girando, aggiungere olive snocciolate, il pane ammollato e strizzato, prezzemolo, sale e pepe. Lasciar quindi raffreddare.

In una ciotola riprendere il composto, intrìdendolo con le uova, e lavorandolo bene colle mani, poi legare con la detta panna.

Si unga quindi una teglia di rame stagnato e si spolverizzi con la metà del pangrattato e cuocerlo nel forno o nel forno da campagna. (io ho usato la mia padella in ghisa che amo alla follia, quasi più della cocotte, e di cui vado oltremodo fiera, e ho cotto a 200°C per una mezz’ora, 40 minuti)

Questa dose potrà bastare per quattro persone; ed anche di più, se si accontentano.
(Questa frase mi ha fatto sbellicare dalle risate. Secondo il mio parere (e il mio stomaco) potrebbe bastare anche per 8!!!!!

(dal libro Odore di chiuso, di Marco Malvaldi)

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Altri polpettoni in questo blog:
Polpettone di fagiolini alla ligure
Polpettone di carne
Polpettone di tonno con salsa maionese fatta in casa


lunedì 8 ottobre 2012

crumble cake uva nera e mirabelles


Oh.... una ricetta!
'anvedi...
No, perchè non è che la sottoscritta non si sia accorta che sono undici giorni che su questi schermi non si batte una ricetta che sia una.
In compenso vi siete beccati la bellezza di 24mila e rotte battute generosamente distribuite su tre post...
Che a chiunque abbia avuto il fegato di leggerle, altro che il giveaway...
Oggi quindi, si riprende con la cucina, e anche in merito a questa, vi toccherà avere ancora un po' di pazienza, perchè la frutta sembra aver invaso casa manco fosse estate.




Poi c'è da dire qualcosa anche sulla stagonalità di alcune ricette.
No, non parlo di ingredienti e di calendari. Parlo di tipologia.
Ditemi che capita pure a voi.
Il crumble è autunno nella mia testolina controversa. Sì, diciamo che qualche magistrale esempio alle fragole in tarda primavera può sempre costituire l'eccezione che conferma la regola, ma per il resto, Crumble = autunno.
Solo che veramente ne ho fatti dolci e salati, e nonostante sia ben intenzionata a proseguire, questa volta avevo voglia di provarne la versione "torta". Che è una specie di sorella "cake" di quella invece "panosa" costituita dalla streusel che invece di essere una torta classica come potremmo intenderla noi, ha una base lievitata, come una pizza dolce, diciamo!
Nell'arco di pochi giorni ho visto una versione di questo tipo di cake-crumble sulla rivista "Dolci Tentazioni", ed una sul meraviglioso blog delle mia amica Daniela di Calmetcacao.
Mi sono aggiustata un po' le dosi a immagine e somiglianza del mio frigo, come al solito, e dato che avevo un pugno di mirabelles ed uno di uva nera biologica, ho deciso di usare due tipi di frutta: poi  ho aggiunto all'impasto un po' di cruschello di avena, mia personale garanzia in caso di dolci con frutta nell'impasto.
Lo stesso cruschello l'ho messo nel crumble stesso, cosa che faccio da un paio di anni a questa parte per questo tipo di ricette e che rivendico come mia personale genialata per ottenere le briciole più asciutte e croccanti che ci siano al mondo (e mi sa che lo penso solo io, che 'sta cosa sia geniale, dato che non non mi sembra ancora molto in uso in giro per il mondo :-( ).
Ad ogni modo il cruschello d'avena, fino ad un paio di anni fa sconosciuto sulle nostre tavole, ora sembra essere un grande protagonista delle liste ingredienti à la page.
Pare che sia, inoltre, particolarmente sano e utile al dimagrimento.
Siccome io non sono un'esperta in materia lascio ad altri la parola in merito, aggiungendo solo che a me piace tantissimo e lo metto praticamente ovunque (dallo yogurt all'insalata, ai biscotti ai crumble, appunto, ai dolci in genere, sopratutto quando l'impasto ha bisogno di un'"asciugata"...)
La bibliografia francese di settore si è attrezzata già da un po', ed ora ci sono veramente vagonate di libri disponibili in materia (magari anche in inglese, ma sapete che io su questo fantastico mondo mi affaccio solo ora.. ;-P): io ho il libercolo della marabout , che amo alla follia e di cui vi avevo accennato tempo fa, qui, ma all'epoca, quando lo acquistai, in quel di Parigi, ero stata piantata un bel po' di tempo in libreria per decidere tra quello e invece la versione Larousse... All'epoca vinse il primo, e forse vincerebbe anche ora. Ma io non faccio testo, vedo una foto bella e non ci capisco più nulla! ;)
Ad ogni modo, dicevamo, è uno di quegli ingredienti, che quando ci prendi mano, e "lo capisci", non ne fai più a meno...

Vabbè, oggi mi ero riproposta di essere breve...
Prometto che pianpiano si torna alla normalità narrativa. Nel caso ce ne fosse mai stata una... ;)

CRUMBLE CAKE CON SUSINE E UVA NERA

ingredienti
70 g burro morbido
120 g zucchero di canna
2 uova
200 g farina
40 g cruschello d’avena
1 cucchiaino di zucchero
150 g yogurt 
1 cucchiaino di lievito 
1 punta di bicarbonato

250 g susine mirabelles
250 g uva nera

50 g zucchero di canna
50 g farina
50 g burro freddo
30 g cruschello d’avena

Lavorare il burro con lo zucchero fino ad ottenere una crema, poi aggiumgere, mescolando, le uova, la farina ed il cruschello d’ avena, e infine lo yogurt. 
Mescolare continuamente fino ad ottenere un impasto morbido; aggiungere, solo a alla fine, il lievito ed il bicarbonato e mescolare. 
A parte tagliare la frutta in 2 e disporla con la parte tagliata verso il fondo di una tortiera imburrata ed infarinata (io ho usato una teglia di ceramica 20 x 20 cm, e non l'ho nè imburrata nè infarinata ;-) vanno bene anche formati più ampi, anzi meglio, se volete usare tutta la frutta e mantenerla su un unico strato).
Preparare il crumble lavorando con la punta delle dita i restanti farina, burro, cruschello e zucchero.
Disporre nella tortiera a strati, sopra la frutta, l’impasto ed infine il crumble.
Cuocere a 170-180°C per 40-45’.



E' una torta perfetta per il tè, ma anche per una gustosa merenda o una colazione molto sana, accompagnandola con una macedonia di uva e susine arricchita di yogurt, cruschello d'avena e mandorle a scaglie...

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AHHHH, dimenticavo!!!!
Chi non avesse ancora commentato per il giveaway, corra QUI, e lasci un "segno", se ne ha voglia... ;)


venerdì 5 ottobre 2012

compleanni: me, Vaniglia quattrenne. ;-)

e un "post a premio", anche detto "giveaway"

Leggete bene, non c'è scritto "quarantenne", non fatevi strane idee, che io son bella piantonata al centro dei trenta e fino a giugno prossimo da qui non mi smuovo...
La Vaniglia invece è nel fiore dei suoi quattro anni e molto intenta a cavarsela in mezzo alle mille cose che vorrebbe fare, tra sacchetti di farina, macchine fotografiche e gomitoli di lana...

Ebbene sì, la Vaniglia è una bilancia, segno zodiacale che io adoro, e che tra l'altro non faccio che associare al mio che è gemelli, ed è nata all'inizio di uno dei mesi da me preferiti, perchè caldi e freschi al tempo stesso, e perchè saturi di colori e di sensazioni, e di idee, e di voglia di cominciare qualcosa...



In realtà sarebbe dovuto risalire ad ottobre, in effetti, pure lo shop Etsy di Vanigliacooking, solo che l'anno scorso (lo shop è proprio un pargolo, lui ha un anno appena! ;)), tra una cosa e l'altra, per metterlo su ci ho messo un pochino...

Quindi, per evitare di rintronarvi di chiacchiere pure oggi e per festeggiare l'evento (quasi doppio, direi), oggi mi sono decisa ad indire "un post a premio".

Non vi scaldate che non è che sia chissà quale superfirmato premio...
Però è fato a mano, ed è in qualche modo "firmato" dalla sottoscritta!
Si tratta di un oggetto che il vincitore potrà scegliere tra quelli più "seriali" che la Vaniglia da un po' a questa parte si è messa ad autoprodurre... Ovvero o un'astuccetto, o uno scialletto di quelli che potete trovare qui.

Sì, con questa astuta mossa potrei giocarmi in un colpo solo tutto il "pubblico-leggente" maschile (che non commenta tantissimo ma io lo so che c'è ;)), però ho pensato che forse, anche se non direttamente voi, o signori, vostra mamma o moglie o sorella o nonna, o cugina o amica, potrebbe apprezzare.
E comunque io non sottovaluterei nemmeno che fra poco è Natale.
Ehm, sì lo so, sembra una frase avventata, ma ieri alla Rinascente stavano già allestendo, e poi, per esempio, volerle fare a mano per Natale, 'ste robine qui, ci si mette mica poco, ci si mette!
Con gli scialletti sono diventata abbastanza veloce, e con una-due settimane di ritagli di tempo + finesettimana ce la si fa.. Ma con gli astuccetti...
Quindi, signori uomini, se vi va di cucinare un paio di biscottini dolci e salati, allora non avete che da fare solo quello, inserirli nella bustina contenuta nell'astuccetto, e regalarli alla donna che avete a cuore! :)

Detto questo, come si fa a vincere il premio?
Eh, bella domanda, come si fa?
Vaniglia avrà pure quattr'anni, ma dato che in genere non è un'esperta di giveaway o robe simili, si è dovuta preliminarmente consultare con un'amica fidata...

E' facile, dovete solo lasciare un commento a questo post, e tra tutti coloro che commenteranno verrà estratto un vincitore tramite il sito Random.org.

ATTENZIONE: I commenti devono essere firmati e dotati di un indirizzo e-mail valido per essere contattati in caso di vittoria. Nessuno che commenterà come "Anonimo" potrà vincere a questo "post a premio".

SCADENZA: si può commentare (quindi partecipare) fino a mercoledì 10 ottobre, ore 23,59. Giovedì ci sarà l'estrazione e venerdì 12 ottobre verrà comunicato il vincitore (che tono solenne, mi sto emozionando quasi!!! :))
Mi raccomando NON COMMENTATE DUE VOLTE sennò mi mettete nei guai col contatore, lì, l'aggeggio...

Ah, e poi, stavo pensando, magari è meglio che i parenti di primo grado si astengano, visto mai uno vincesse, poi parebrutto... (quindi mamma, papà, sorelle no comment, mentre cugini, zie, etc sono assolutamente bene accetti, anzi, se leggete e non partecipate quasi mi offendo!).

Allora, tutto chiaro?
Siete pronti?
.....

VIA!


NOTA BENE: i premi sono, di fatto, gli articoli a disposizione nello shop Etsy di Vanigliacooking. Il tipo di premio ed il colore verrà scelto da venerdì 12, una volta annunciato il vincitore. Purtroppo se da oggi a venerdì prossimo uno degli articoli finora disponibili verrà acquistato, ci toccherà scegliere tra quello che il "paniere" offre.
Questo non toglie che, se il vincitore ha pazienza e se Vaniglia ha la lana a disposizione, non si possa procedere a farne uno ad hoc!!! ;)

Mi raccomando, partecipate numerosi, commentate come volete, basta anche un "ciao!", a me farà piacere comunque! ;-D

Intanto, per poter vedere bene i premi, vi ho lasciato qualche anteprimina, ma per vedere bene tutti i colori, ma proprio tutti-tutti, guardate:

QUI, per TUTTI gli astuccetti
e
QUI, per TUTTI gli scialletti

;)

BUON COMPLEANNO, VANIGLIA!!!

ah! dimenticavo di lincarvi il primo-issimo post, che per me vuol dire tanto, come ricetta, foto - scattata con una microscopica compattina - e come racconto.
Rimane credo il post più significativo del blog, anche perchè oggi, a quattro anni di distanza, riesce ancora a contenerlo tutto:

calzoncelli di melfi (vanigliacooking, 05 ottobre 2008)



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AGGIORNAMENTO SERALE: possono partecipare anche coloro che leggono da "fuori-italia"! (mi ero dimenticata di dirlo, e via Twitter mi sono arrivate domande in merito, giustamente! ;-))

(direi che dato che ne faccio uno ogni quattro anni, di giveaway, quando mi cimento mi tocca farlo per bene! ;))



giovedì 4 ottobre 2012

emozioni londinesi: food-fotografando...

... con Ellen Silverman!



Una cosa ormai è chiara.
All'inizio di ogni workshop di fotografia mi distraggo.
Guardo fuori dalla finestra. O forse no, guardo LA finestra.
Il varco nel muro mi strega, e mi tortura, da sempre.
Delle case ho sempre guardato (e immaginato) non tanto (o non solo) l'ampiezza delle finestre, ma il piano di imposta di queste, la loro altezza, il modo e l'ora in cui queste vengono attraversate dalla luce e quello in cui quest'ultima rimbalza sulle pareti interne circostanti, o anche sul soffitto all'occorrenza.
La posizione di quel varco definisce l'essenza stessa del vano che illumina.

E' per questo che sono in un certo qual modo sempre un po' riluttante a seguire un workshop di fotografia.
Perchè a forza di provare, di pensare, di studiare, manmano ho capito più o meno quello di cui ho bisogno, e  temo sempre che una tale esperienza possa sì, darmi un sacco di elementi utili per progredire, ma al tempo stesso frustrarmi un po', in quanto insieme alle maggiori conoscenze sul tema aumenta anche una maggiore consapevolezza in merito alle "carenze ambientali": se quel tipo di luce o di spazio che ti servono non ce l'hai (anche piccino, eh? ;-)), poi puoi dare le capocciate sul muro, mettere i pannelli riflettenti, i polistiroli, le tendine e i tendoni, ma quello che hai in mente e che vorresti ottenere, o che comunque vorresti studiare, provare, sperimentare, anche facendo i salti mortali, non riuscirai ad ottenerlo. O così credi. B-)

Poi con l'esperienza riesci a fare di necessità virtù (che non ho ancora capito se è una frase che mi piace o no), e magari dal "buio" e poco spazio riesci ad ottenere buone immagini. Anche se la differenza tra una foto di questo genere ed una di questo si percepiscono e tu sai anche quello che non si vede: cioè che per fare la prima ci metti un secolo e rischi l'osso del collo, mentre per fare la seconda ci metti 10' muovendoti liberamente (leggi camminando con i piedi per terra) per la cucina (dei tuoi genitori ;-)!).

C'è una cosa però che la piccola rompiscatole Vaniglia ha capito da questa esperienza londinese.
Ce ne sono molte, e belle, ma una di queste, forse la mano tangibile, è stata veramente folgorante per me.
Come direbbe la mia amica (e mezza conterranea! ;-P) Juls, una che di passione ne ha da vendere e  che a volte penso riesca a leggermi direttamente nell'animo, tutto questo "si può fare".

La fotografia, la cucina, i pensieri condivisi, il blog e tutto il resto: si può fare.

E' vero, ed ogni comunicazione del Food Blogger Connect mi sembrava trasmetterlo.
L'intervento di Sarka Babicka proprio sulla luce in fotografia, il workshop con Ellen Silverman, sembravano dire "prova, ecco come", e con un'apertura mentale nel fare le cose che certi soggetti perfezionisti e precisini come me non hanno, e a volte si impuntano, e fanno il doppio della fatica anche solo per decidere di postarla, un'immagine, dopo una vagonata di scatti.

E' per questo che ieri, conoscendomi (e ricordando la mia ritrosia dopo l'esperienza dell'anno scorso a pubblicare il post - chissà poi perchè se le riguardo adesso quasi mi piacciono, quelle foto!), vi ho lasciato promettendovi un racconto (almeno due foto, no?) di questa esperienza: sapevo che solo così mi sarei autocostretta a pubblicare, e nonostante io veda mille difetti in anche in questi scatti, e abbia in realtà fotografato molto poco (sì, è vero, mi distraggo! e poi mi sento sempre un po' strana, sposterei il cibo mille volte ma mi vergogno di sottoporre persone che non conosco alle mie paranoie fotografiche, e soprattutto farei miliardi di scatti in più!!!), l'esercizio spirituale di oggi è: non farsi trascinare dal perfezionismo, ma osservare le proprie foto immaginando in modo critico come avrei potuto fare per migliorarle... e magari, per una volta, provare a godermele anche un po'! ;)











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Due parole su Ellen Silverman.

Questa famosa, piccola (di statura, cosa che la colloca immantinenti nella categoria delle persone simpatiche ;-)) grande fotografa è autrice di meravigliose famose foto, tra le quali, tanto per citare un esempio, quelle dell'ultimo noto libro di Gwyneth Paltrow .
E' una persona estremamente disponibile ed intelligente, che ha dedicato la sua pausa pranzo (e anche di più) della domenica a "fare revisione" alle nostre foto, quelle dei rispettivi blog intendo, dando consigli personalizzati ad ognuno ed analizzando insieme gli scatti di tutti.
Mi ha colpita veramente tanto. Tutta la mia simpatia e la mia stima!
(E il workshop è stato meraviglioso!)





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Studiare, studiare, studiare.

Trai miei tanti difetti, c'è che sono una che ama studiare.
Sì, lo so, è anche un pregio.
Però il mio già citato perfezionismo mi spinge a voler a volte studiare "troppo". Mi pare sempre poco o incompleto insomma. Non mi decido a dire basta.
Certo questo ha anche i suoi risvolti positivi (imparo delle cose!).

Nel caso dei due workshop di food-fotografia finora seguiti, così, ho colto l'occasione per acquistare e leggere  con un po' di anticipo, due libri sul tema, uno per ogni workshop.
Di uno vi avevo già parlato tempo fa (eh, ma adesso che mastico l'inglese, quello scritto direi meglio va', è tutta un'altra cosa!), ed è questo:

Plate to Pixel,
di Hèlene Dujardin (e scusate se è poco!).


Allora si trattava di un workshop in italiano, e quindi ho potuto sobbarcarmi un libro in inglese, mentre stavolta che dovevo affrontare la grande montagna inglese, ho deciso di rilassarmi con un libro a tema, ma nella mia lingua, anche perchè lo puntavo da un po' e quando ho visto disponibile la versione italiana mi sono fiondata a razzo.

Si tratta del libro della Young
Fotografare il cibo: da semplici istantanee a grandi scatti


Volevo solo spendere due parole per fare un miniconfronto tra i due, e magari, se altri di voi ne hanno uno o entrambi, condividere qualche opinione.

Premetto che io ho un approccio estetico.
E che adoro qualsiasi libro sulla fotografia di cibo.
(vi sto forse dicendo che non sono tanto attendibile??? ;-))

Il libro della Dujardin ha foto più belle. E su questo non si scappa.
Ed è un buon libro per iniziare (altro mio difetto "perfezionistico", io mi sento sempre come fossi all'inizio), per chi deve cominciare ad usare la reflex e soprattutto per entrare nel merito dello styling e della composizione (chi, meglio di lei?;)).
Io ne adoro le foto e lo sto consumando a forza di sfogliarlo.
Ho letto commenti poco entusiastici (su amazon) sul livello ritenuto troppo "basale", altri "troppo tecnico". Vacci a capire qualcosa... ;-). Io, che l'ho acquistato quando già usavo la reflex da un po' e comunque non ero una "novellina", lo trovo meraviglioso.
Sarà che ritengo l'osservazione di belle foto la migliore fonte per apprendere...

Il libro della Young invece è ben fatto, meno "scintillante", a livello di immagini, ma molto chiaro e metodico come impostazione e spiegazioni.
Anche questo secondo me molto utile per iniziare, e devo dire, dal mio punto di vista, sempre lì a cercare di capire se e come cominciare a foto anche con luce artificiale (per salvaguardare il mio sistema nervoso), con più spazio per questa modalità di illuminazione

La Dujardin, come molti fotografi di food, predilige la luce naturale, e fa bene (ma avete visto in quali meravigliose condizioni illuminative scatta? ;)), anche se lei stessa dice che per lavoro si trova a dove affrontare diverse situazioni di luce per cui può risultare utile saper fotografare anche con luce artificiale.

La Young dedica, a me sembra, più spazio "tecnico" a questo tema, e quindi trovo il suo libro molto utile per quello che sto cercando di capire adesso.


Ok, dovevo fare un post breve! ;)




mercoledì 3 ottobre 2012

suggestioni londinesi: Caro diario...


Caro Diario,
avrei voluto scriverti giorno per giorno, ma ultimamente sono stata così presa dagli eventi da crollare ogni sera al letto esausta.
Finalmente ho visto Londra. Un po'.
Perchè il Food Blogger Connect è stato così intenso da occupare ogni mia cellulina grigia quotidiana, con ennessi e connessi (è proprio il caso di dirlo!).
Proverò quindi a riassumere (se possibile) quello che è accaduto da giovedì 27 settembre a lunedì 1 ottobre, in generale nella mia testolina, ed in particolare in questo grande evento legato al mondo dei food bloggers, del quale faccio parte a volte un po' inconsapevolmente, credo...



Giovedì 27 settembre 2012

Siamo partiti da Roma ed arrivati a Londra, direttamente dal lavoro e come al solito con mille cose a cui pensare fino all'ultimo.
La città io non la conoscevo. E nemmeno con tutta questa voglia di conoscerla da strapparmi i capelli. Non so perchè. Dev'essere per la questione della lingua, mai studiata, sempre presa di traverso, sempre vista come l'ostacolo scomodamente valicabile. Per me londra era una cosa (peraltro molto elegante) di nebbia, bus rossi a due piani, cabine del telefono (sempre rosse) dall'aspetto retrò, uomini con vestiti di taglio sartoriale, in tutti i toni di grigio possibile ed immaginabile (anche di blu, però), e di tutte le textures che la moda bene sia in grado di fornire.

Quindi già per trovare una casa in cui soggiornare ci è voluto un po'. Per organizzare l'intero viaggio, direi.
Alla fine (di corsa, cercando su internet di notte, unico momento disponibile dalle estenuanti giornate lavorative di settembre) abbiamo scelto una minuscola casetta di cui in foto a me aveva colpito un certo biancore fotografico e a Monsieur Patou un certo buon "disegno di suolo" vedendo il tessuto urbano da google earth...
La casa alla fine si è rievlata essere non solo immedietamente a nord di kensigton Gardens, ma anche a due passi-due da Notting Hill. Insomma, per non capirci nulla entrambi diciamo che ci è andata (oltremodo) bene.




Venerdì 28 settembre 2012

Oggi è una specie di primo giorno di scuola; e sono agitata, lo ammetto.
Di quell'agitazione (e non sbadatezza) che ti fa allacciare i bottoni della maglietta tutti sfalsati di una posizione rispetto al dovuto e te ne accorgi chissà quando.
Di quella che ti fa sbagliare strada, anche con tutta l'attenzione del mondo, quella che insomma sul binario giusto e nella giusta direzione però ti fa prendere il treno sbagliato ;-P
Esco finalmente all'uscita Westminster. Primo impatto con Londra. Meraviglioso.

Mi scappa il primo sorriso del viaggio (all'aeroporto avrò pensato almeno 120 volte "perchè non sto andando a Parigi?"), attraverso il ponte e guardo il fiume. Mi piace. Ogni tanto sorrido e guardo, guardo, quardo, sono tutta occhi.
Un ciclista mi sfreccia accanto; sono sul marciapiede di destra del ponte e penso 'questovolemorì', poi mi ricordo di quell'altra simpatica cosa che ci dicevano alle elementari del 'tutto al contrario' e cerco di concentrarmi su come dovrò attraversare la strada....


Cammino sul lungofiume e vedo l'abbazia. Bella. ha le dimensioni che pensavo avesse. Può stare solo lì, dalla distanza forzata col fiume in mezzo si vede il prospetto. Ancora un sorriso. Ed una foto.
Arrivo a piedi alla Ragged School quasi in orario. E cmq sono arrivata e tutto ciò mi sembra meraviglioso. Vorrei dire a tutto il mondo che non so parlare inglese (e credo di varlo fatto, in un modo o nell'altro, tipo a parole, a fatti, e a occhi sbarrati), che non lo so capire, che forse è meglio se non socializzo molto con nessuno.


Le ragazze dell'organizzazione sono così gentili e comprensive che quasi mi commuovo. Cioè, alla prima frase non capisco nulla, spiego le mie infinite carenze linguistiche e lei ripete la frase, manco avesse una modalità apposita, ed io capisco tutto. Come una magia. Il mio cervello sta facendo enormi sforzi.
Vedo Giulia. Credo di esermi sentita a casa come se avessi visto mia madre, in quel frangente.
Le getto le braccia al collo (cara Juls, che pazienza deve avere con me...). Mi sento meglio, per un po'.
Conosco un po' di gente (cioè, a modo mio, modalità inglese, balbettando qua e là e sorridendo), mi sento già stanchissima.


C'è da bere e da mangiare. non tocco cibo, mi prendo un bicchiere di champagne come fosse un compito, per facilitare il linguaggio, penso (ma magari vale solo per il francese.. la cara amica Edith Piaf non diceva forse che il vino e le sigarette servono a srotolare meglio la erre?).
Seguo la mia prima conferenza e non capisco nulla. NULLA.
Solo un po' le domande degli auditori (che è meglio di un calcio in bocca, ma sempre troppo poco).
La seconda va meglio. Ci sono quelle che io chiamo ancora "le diapositive" (la tecnologia è il mio mestiere, sono nel posto giusto, non c'è che dire!), le cose sembrano andare meglio, ma ho come la sensazione di tenere lo sguardo basso. Breve seduta di autoanalisi: sarà per non essere interpellata?
Giulia nonostante le mille cose da fare ha come le antenne, lei ha sempre la parola giusta al momento giusto (nella lingua giusta!), è il legame tra le cose e le persone, anche quelle che rifiutano il collegamento per estemporanea timidezza (chi, io????). Comincio a conoscere un po' di gente. Riesco a dare un volto ad alcuni blog amici (italiani): arriva Rossella di Ma che ti sei mangiato?, e Giuseppina di Cooking & Art of Living. Chiacchiere con loro. Conosco per la prima volta Alessio Fangano del blog Recipe Taster. E' una di quelle persone di cui senti l'intelligenza, non so come dire. Chiacchiere salutari.
Arriva la mia amica Jasmine di Labna. Comincio a sentirmi un altro pochetto a casa.
C'è solo il piccolo scoglio serale del workshop di fotografia con luce artificiale. Bene, per un po'. Poi solita sintomatologia degli occhi bassi. Sono un po' stanca e un po' confusa quando torno a casa.
Rimugino.



Sabato 28 settembre 2012

Strana allegrezza nell'aria stamane.
Dev'essere il saturday.
Mi rendo finalmente conto che il giorno prima ho comprato una quantità incresciosa di lamponi. Costano veramente troppo poco rispetto all'Italia. Mangiamo lamponi, la colazione del campione all'inizio della giornata "lavorativa".


Decido di anadre a piedi a scuola, attraversare Kensington Garden, Hide Park e un pezzo di Londra, la fermata Westminster ormai la conosco e quindi oggi nuova avventura.
Il parco è meraviglioso, ci sono le oche, gli scoiattoli (buffissimi), i setter che corrono allegramenti sui prati enormi, i signori in pensione (?) che corrono, ed hanno più polmoni di me e Patou messi insieme, ragazzi che giocano a rugby su campi con quinte architettoniche degne della scenografia del miglior Poirot che mi possa venire in mente, ci sono persone a spasso, molte delle quali sopra ad un cavallo (cioè, ognuna di queste aveva il suo, di cavallo...;)).


Arrivo alla Ragged School di ottimo umore, parlo un po' di più, capisco un po' meglio tutto, gli interventi mi sembrano così chiari, intellegibili (sempre in proporzioni limitate per le conoscenze linguistiche della sottoscritta eh?), mi innamoro di Sarka Babicka e del suo modo di parlare e fotografare. Trovo il suo intervento al Food Blogger Connect 2012 meraviglioso, e lei supersensibile e brava.
Sarka ci parla di come gestire la luce nelle foto di food. E' molto interessante. E forse mi è venuta un'idea. Mi serve solo un fabbro, e forse riesco per un po' di tempo ad ovviare ai miei annosi problemi di illuminazione casalinga (grande passo avanti, no? fino a due giorni fa mi serviva un muratore...;-P).
Giulia me la presenta, e poi mi presenta anche Regula Ysewijn di missfoodwise.
Sono così contenta!

Le comunicazioni mi sembrano molto interessanti. Anzi, se lo sono per me che capisco solo un pezzettino, figuriamoci per gli altri!!!
Scopro che dietro ai blog c'è un mondo a me quasi totalmente sconosciuto, di strumenti, di plug-in, di PR, accessi, indicizzazioni, link, URL.
A volte penso che sia anche troppo per me, pure restandone totalmente affascinata. A volte penso che la vera essenza del mio blog sia racchiusa nella soddisfazione di postare una torta alle mele... Però certe cose bisogna conoscerle, eccome se bisogna!
Mi sento bene, mangio addirittura (e non farlo sarebbe un vero peccato, dato che qui ci viziano proprio, ci sono così tante cose buone... ;-))

 
Nel pomeriggio mi sento così in forma che trascino la mia amica Rossella sulla strada della perdizione verso Oxford Circus a comprare le stoffette che ci piacciono (stoffette da foto, eh? sempre materia di studio si tratta... ;-P). Cioè, io avevo un appuntamento con amici, e sono uscita un po' prima, lei abitava in zona, e conosceva il negozio... quindi l'una ha trascinato l'altra...
E' stato bellissimo, e buffissimo, soprattutto perchè guardavamo le cose con la stessa finalità. Io in genere in una merceria o cartoleria mi guardo bene dal dire al mio accompagnatore il motivo per cui voglio la tale o la talaltra cosa... :).
La sera a cena con amici, mio commento trionfante con Monsieur Patou mentre ci raccontavamo le rispettive giornate: ho dato un biglietto da visita ad una persona non italiana! :D



Domenica 30 settembre 2012

Ci siamo addormentati tutte le sere distrutti, con la tivù accesa su qualche programma inglese (tipo chessò, la storia sociele e le genealogie delle servitù nobiliari inglesi (questisòppazzi)), e la mattina della domenica io ho aperto gli occhi dicendo a Monisur Patou: "ho capito un'intera frase; una frase intera dall'inizio alla fine: hanno detto "I will..., I will, oddìo non me la ricordo più ma era una frase compiuta e nemmeno tanto corta!!!!"
La giornata è iniziata quindi all'insegna delle grandi evoluzioni, e il meglio, ovvero il workshop di fotografia e foodstyling tenuto da Ellen Silverman, doveva ancora venire!!!
Ho conosciuto finalmente di persona Sandra di Un tocco di Zenzero, e ancora un sacco di blogger nostrane e non.

Caro Diario, sono stanca e lo sarai anche tu.
Domani ti racconterò di questa meravigliosa esperienza.
Per oggi finirò col dirti che la giornata di domenica, l'ultima dell'evento, è stata strepitosa, mi è sembrato di aver conosciuto quasi tutti, di aver appreso un sacco, di aver piantato un semino.
Vorrei già che fosse il prossimo settembre, vorrei tenere i contatti, parlare per la prossima volta fluentemente l'inglese, continuare a studiare e fotografare.
Vorrei sempre, come mio carattere, un po' troppe cose.
Ma volte mi fa bene così!



Lunedì 01 Ottobre 2012

In teoria, dato che è la giornata del rientro, potrebbe sembrare che non ci sia molto da dire, ed invece, caro Diario, c'è qualcosa di veramente speciale, anche per la giornata di oggi.
La mia amica Valeria riesce a raggiungermi praticamente sotto casa, giusto in tempo per evere un'oretta mattutina tutta per noi prima del viaggetto verso l'aeroporto...
Un'ora di chiacchiere e di caffè bollente, con una persona che ho conosciuto un anno fa proprio in un workshop di foodfotografia, e che ho continuato a seguire, ad ammirare e a stimare nel tempo, sempre di più, per una sorta di affinità elettiva, di vicinanza di impalpabili idee, di colori e luci e commenti condivisi.
Bellissimo modo di salutare Londra.

Ed ora saluto te, caro Diario, ma tornerò domani, per un'ultima, speriamo più concisa chiacchiera, su questa meravigliosa esperienza londinese! ;)
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