venerdì 30 novembre 2012

Soft cheesecake per Emiko

Quando Giulietta mi ha contattata qualche tempo fa per propormi un baby shower per Emiko, mi è sembrata un'idea bellissima!

Ora, io non avevo minimamente idea di cosa fosse, però avevo assolutamente idea della persona a cui questa festa è dedicata: Emiko, una persona piena di atmosfera (ecco, non mi viene una parola migliore per descriverla) che ho conosciuto l'anno scorso ad un workshop di fotografia, giusto in tempo prima che, dopo molto temo vissuto in Italia, tornasse nella sua Australia.
O meglio, la festa è per Emiko e la sia bambina, che sta per nascere.
Ed è qui che entra in gioco il baby shower, ovvero un festeggiamento con cui si accoglie una futura nascita.


Quello che Giulia e Regula hanno organizzato (e al quale io sono così contenta di essere stata invitata! ;)) è un virtul baby shower, ovvero una festa virtuale alla quale ognuna di noi, sparse per il mondo ma con il cuore vicine a Emiko, porta una pietanza a sua scelta.

Portiamo, infatti, come menu ;)

♥  Giulia: Birthday spongecake
 Regula: Cobnut brandy
 Jasmine: Cookies
 Zita: Vegan pumpkin chocolate cookies
 Sarka: Savory minitartlets

La sottoscritta, per un evento così speciale e "soffice", ha pensato di provare a fare finalmente la soft cheesecake, conosciuta anche come "Tokyo Cheesecake".
Ovviamente non potevo farla "normale", cioè secondo il classico procedimento di mettere gli ingredienti tutti in un determinato ordine, ma ho provato a "sistemare" la suddetta ricetta secondo una delle categorie culinarie che io amo di più, quelle delle ricette antispreco.
Insomma, anche con la pasticceria si può fare eh?
Io per esempio io personalmente ho un problema: a volte, quando "tratto" grandi quantitativi di torte, o dolcetti golosi dotati di frosting al formaggio fresco, mi capita di preparare un quantitativo di topping che non riesco poi ad usare tutto (che ne so, per una festa, per esempio)... E allora che fare? Buttare? Mai!

Se la cheesecake è fatta con il formaggio e con lo zucchero, dico io, perchè questi due, già mescolati, non possono essere inseriti direttamente nella torta in questione?
Magari la consistenza viene leggermente diversa*, ma a me questa prima prova è piaciuta così tanto che quasi la adotto come mia versione "principale"... ;)




ingredienti
3 uova
50 gr latte 
30 gr farina 
25 gr burro 
20 gr amido di mais 
1 cucchiaino di succo di limone 
scorzetta di limone bio
1 punta di cucchiaino di lievito per dolci 
un pizzico di sale

Mescolare il frosting con il burro fuso, il succo di limone e il latte in modo da ottenere una crema omogenea. Incorporare poi la farina mescolata con l’amido di mais, la scorzetta di limone e il sale, e i tuorli, mescolando bene. 
Montare gli albumi a neve ben ferma insieme al lievito e al sale. 
Incorporare poi, delicatamente, mescolando dal basso verso l’alto, gli albumi al composto a base di formaggio fresco, e poi versare tutto quanto l’impasto in uno stampo foderato con carta da forno (nel mio caso rettangolare, 20 x 30 cm). 
Mettere lo stampo nella leccarda del forno contenente due dita di acqua e infornare a 160°C per un ora circa. Lasciar raffreddare e spolverare con zucchero a velo.

*la versione per me originale è quella di Sigrid: qui infatti potete vedere come preparare la ricetta, in modo un po' meno "matto", ovvero sostituendo il composto al formaggio con 125 gr di formaggio fresco e 70 gr di zucchero (le dosi di Sigrid sono il doppio delle mie): nel caso "regular" lo zucchero va "montato", e poi incorporato, insieme agli albumi invece che messo già mescolato al formaggio! ;)


Emiko: tanti tanti auguri per la splendida avventura di mamma che ti attende!!!! ;)


giovedì 29 novembre 2012

lasagne alle radici

Pseudo-vegane, con carote e sedano rapa!

Giuro che non lo faccio apposta.
Anzi diciamo fin da ora che la recente concomitanza di "ricette strane" sul blog non è frutto di un'attenta programmazione quanto piuttosto dell'esatto contrario.
Magari avrei dovuto "diluirvele" nel tempo, e certo è che la signorina Vaniglia è proprio una tipa lunatica.
Queste lasagne, per esempio, fanno parte di quello che io definisco "il ricettario scamuffo di casa" da taaanto tempo. Da molto prima che nascesse il blog per intenderci.
Il ricettario scamuffo è quella partizione di ricettario che contiene ricette che tu adori ma che il resto del mondo, ingrato, non capisce. Quelle che fai al tuo Patù ma che, te ne rendi conto anche tu stessa, non prepareresti mai a cena agli amici (sì, alle tue sorelle sì, ma loro sono ormai abituate alle tue stramberie, e ti guardano con l'occhio benevolo di chi ti vuole bene comunque).


Io per fare queste lasagne, per esempio, comincio a sbirciare il banco dell'ortofrutta del negozio bio vicino casa fin da fine settembre, e poi, appena (quando è un po' più freddo, ovviamente ;-P) arrivano i primi sedani-rapa, la stagione di questo tubero si apre così, con le lasagne "croccanti".
E le adoro! Ma non le cucinerei a mio papà manco a cannonate.
E vorrei dirvi magari di evitare di farle anche voi, solo che l'ultima volta che ho provato a sconsigliarvi una ricetta momenti vi mettete in fila per provarla, quindi questa volta cercherò di attenermi ai fatti, e sarò chiara nel messaggio: volete fa' le lasagne bianche?
Provate quelle ai carciofi, oppure quelle agli asparagi, entrambe ricette di mia mamma, quindi entrambe "a botta sicura", e queste se e solo se siete in vena molto sperimentale e molto "vegan". O meglio. Pseudo-vegan. Perchè se toglievo pure il mio amato parmigiano...
Diciamo che si tratta di una versione mooolto vegetariana di lasagne alle radici (sedano rapa e carota), realizzate con una besciamella fatta non con latte e burro, ma con brodo e olio d'oliva ('mmazza da giovane come ero sperimentale, nel complesso), e che gli esperti in tema vegan potranno rendere veramente prive di alimenti di derivazione animale sostituendo il parmigiano con qualche sostitutivo (io manco a cannonate, ve l'ho detto).
A me piacciono da matti, hanno un sapore sano e croccante.
Magari voi se proprio vi volete cimentare, le fate pre-cuocendo la pasta, eh? (o bagnandola in acqua calda prima di usarla) Non come me che le cucino così, dritte per dritte, come se dice a Roma.

Allora la ricetta ve la metto, ok?
I link a quelle "sicure" stanno sopra però... ;)

Lasagne con carote e sedano rapa
ingredienti
1 confezione di pasta per lasagne
1 sedano rapa
mezzo chilo di carote
1 cipolla o 1-2 spicchi di aglio
500 ml brodo vegetale
40 gr d'olio d'oliva
40 gr di farina
200 gr di parmigiano
sale, olio, noce moscata qb

Preparare la salsa besciamella facendo tostare la farina nell'olio d'oliva, poi aggiungere il brodo caldo e mescolare affinché non si formino grumi finché la salsa non diventa densa.
Spegnere, salare e insaporire con la noce moscata grattugiata.
A parte mondare il sedano rapa (io l'ho "sbucciato" col pelapatate), poi tagliarlo in quarti ed ogni quarto a fettine sottilissime, poi cuocerlo in un padella con poco olio finché non si è ammorbidito e leggermente dorato. Mettere da parte. Fare lo stesso con le carote e mettere a parte.
Rivestire di pasta una teglia leggermente unta d'olio, e cominciare ad alternare strati di pasta, besciamella, sedano rapa e carote, parmigiano. Terminare con uno strato di pasta, di sedano rapa e d parmigiano.
cuocere in forno a 180-200°C per 45 minuti o finchè e lasagne non sono dorate.
Servire calde con una spolverata di parmigiano e di noce moscata, più un filo di olio d'oliva a crudo.



martedì 27 novembre 2012

oggi ospiti...

I mitologici biscottini al cioccolato e caffè e una colazione con 
The Breakfast Review !!! :D

Mi capitata raramente di "ripostare un post" di sana pianta.
Cioè pressoché identico.
Anzi credo che l'unica volta si stato in relazione alla ricetta più cliccata del blog, che nientepopodimeno è quella delle semplicissime mele al forno (con miele burro e cannella), pubblicate tanto tempo fa e ripostate (in un certo senso..) qui, in occasione del cambio di foto. Sì perché la (prima) foto, scattata con la mia compattina nei giorni immediatamente successivi al mio trasloco nella "casa senza luce", ovvero quando ancora non sapevo minimamente che pesci prendere in merito a come estrarre a forza la luce dallo spazio circostante per poi stillarla nelle foto, era ad un passo dalla definizione di "indegno"...
Così ho pensato bene di rifotografarle, in un giorno di buona volontà, e riproporle, un po' più costumate, diciamo, ovvero giusto quello che serve a non far voltare dall'altra parte le più di 4 mila persone che solo da questo post nel corso degli ultimi 4 anni sono entrate nel mio blog (e di cui immagino, in effetti 3 mila buone, ovvero quelle del "prima della cura", ormai perse per sempre.... ;))
Quindi a dirla tutta oggi nemmeno avevo previsto di postare, anche se sapevo che Vaniglia sarebbe stata, con grande onore da parte mia, ospite di The Breakfast Review, con una ricetta di qualche tempo fa e che occupa un posto importante nel mio cuore in fatto di colazione.
The Breakfast Review, infatti, recensisce colazioni e brunch nelle principali città italiane e nasce per rivendicare il diritto a una colazione degna dei più esigenti foodies metropolitani. Oltre a questo sta dando spazio anche a ricette golose adatte a viziarsi fin da mattino anche a casa.
Da qui nasce la loro iniziativa "Guest Foodblogger", che ospita un sacco di ricette (e blogger!) interessanti in merito al tema colazione, uno, come si sa, tra i più amati dalla sottoscritta!

La ricetta che ho scelto è quella dei biscottini al caffè e al cioccolato, amati da subito a casa nostra e che io ritengo magici per un motivo.
Avete presente colui (perchè nel mio caso è un "colui", ma ciò non toglie che possa essere una "colei"...) che vi scappa davanti come un fulmine la mattina con la sua tazza (non tazzina eh? il mio colui il caffè lo consuma solo in tazze) di caffè bollente e accampa scuse tipo "non ho tempo" per non fare una colazione come si deve?
Beh, questi biscottini (complice il formato "mini", appunto) possono fare breccia sul soggetto in questione, anche quando non ha voglia di fare colazione!
Sono un trucco per rifilargli una coccola anche in velocità! ;)
E sono buoni, buoni da matti.
E per chi invece ha più di 2 minuti netti per fare colazione, cautela! Uno tira l'altro, come tante ciliegine golose e croccanti fin dall'inizio della giornata....




Vi mando da loro, se vi va, a vedere quanto ci stanno bene le righine della tazza con il loro elegante impaginato ( ;- ), e sbirciare tutte le altre interessanti ricette a tema, e qui di seguito, se ve lo siete perso, il mio post, come dicevasi, paro-paro...

Grazie, amici di TBR!!!!

Ora, io lo so che a questo punto della settimana "della colazione" avrei dovuto postare qualcosa come un plum cake o una crostata. Oppure che so, un bel ciambellone di quelli perfetti da inzuppo.
Solo che qualche giorno fa nel mio negozio biologico di fiducia, alla cassa, mi è caduto l'occhio su un cartoncino "equo e solidale" con stampata sopra una ricetta collegata alla manifestazione "equopertutti", quest'anno dedicata alla colazione. La manifestazione si è conclusa il 23 ottobre (sì, sono arrivata un po' tardi!), ed in effetti quello che io ho preso doveva essere l'ultimo di una serie di cartoncini.
Non so se anche a voi accade, se anche voi siete oggetto di quel sortilegio per cui nonostante abbiate a casa un numero infinito di libri di cucina (e tra questi anche la summa dei biscotti di Martha Stewart, e di cui abbiamo già parlato qualche altra volta), se per caso dal medico, parlando con amiche, su un volantino o dove volete voi, purchè effimero, fugace e veloce, trovate una ricettina di biscotti che vi ispira, avete subito la necessità di provarla. E dico subito. XD
Bene a me è successo così.
Da quegli ingredienti è venuta l'idea. Io poi li ho un po' variati nelle reciproche proporzioni, e questa è la ricetta che ne è uscita...

ingredienti
100gr cioccolato fondente a pezzetti
150gr burro a temperatura ambiente
100gr zucchero di canna grezzo
1/2 tazzina di caffè espresso
200gr farina
50gr fecola di patate

Mescolare in una terrina burro e zucchero fino ad ottenere una crema, poi, sempre mescolando, aggiungere le farine e il cioccolato tagliato a scagliette. Infine il caffè.
Con un cucchiaino mettere palline del composto (1,5-2 cm di diametro) del composto, distanziate l'una dall'altra almeno 4 cm, su un foglio di carta da forno e questo su una teglia.
Cuocere in forno già caldo a 180°C, per 8-10'.

Pare che siano buoni. Dicono! ;-P

lunedì 26 novembre 2012

io cucino le bucce: pane di arancia e olio d'oliva


C'è questa ricetta che l'anno scorso ho cucinato un sacco di volte, ma mai postata...
E' una dei miei cavalli di battaglia, di quelle "associate al cassettone di frutta e verdura bio", che ne so, tipo la minestra al cavolo nero, la zuppa di patate e porri (che quando voglio essere chic la chiamo "Vichyssoise" (che è il suo nome eh?), la zuppa di cipolle in crosta, o quella di orzo e rape rosse.
Insomma, una di quelle che se hai una vagonata di frutta e verdura buona della quale non puoi (non vuoi) sprecare neanche un grammo, allora oltre alle ricettine sfiziose e sperimentali, devi avere anche una buona dose di ricette pronte all'uso per processare (parallelamente) tutto quel bendidio in tempo utile prima che si avvii autonomamente sulla strada del compost (che magari si potesse cucinare con calma tutti i giorni della settimana... mentre il più delle volte il grosso del lavoro in cucina si fa il week end, quindi ben venga cassettone e tutte le trasformazioni,  il forno acceso, i fumi e i profumi di cucina che ne risultano...)

Poi c'è la questione rifiuti, e la questione bucce. Sì perchè a pensarci bene (roba che negli anni 80 avrebbe fatto rizzare i capelli in testa ad ogni brava massaia) una grandissima parte dei rifiuti "umidi" sono anche rifiuti "commestibili", come i gambi del cavolfiore, o gli scarti del finocchio.
Ne avevamo cominciato a parlare l'anno scorso... ;) e dall'anno scorso infatti sono iniziate le sperimentazioni della sottoscritta in tema "buccia di arance bio".
Insomma la procedura seguita nel corso del'inverno 2011 era questa: 
- spazzolare ben bene sotto l'acqua corrente le arance con una spugna di fibra naturale
- spremere le arance per la dose mattutina di vitamina
- tagliare le bucce con un coltello affilato a pezzetti piccoli
- frullare le bucce con il minipimer e riporre in frigo in un contenitore di vetro chiuso con un tappo

La "purea" che risulta da questo trattamento è stata così spesso usata da Vaniglia per varie preparazioni, tutte di grande soddisfazione per la sottoscritta e che se riesco a fotografare pian piano ve le posto tutte.


Una, intanto, è questa qui, quella del mio pane preferito per le colazioni a base di marmellatine di agrumi (mandarino, arancialimone... ;)).

Sì, in effetti siamo in fase di "ricette strane", 'sti giorni.
Ma io non vedevo l'ora che tornassero il freddo e i preziosi agrumi per potervela propinare....



Pane all'olio d'oliva e buccia di arancia
ingredienti
500 gr farina*
200 gr pasta madre a temperatura ambiente
120 gr latte
20 gr olio extravergine d'oliva
240gr di purea di bucce d'arancia (preparata come descritta sopra)
2 cucchiai di zucchero
1 uovo


Sciogliere la pasta madre nel latte appena tiepido, poi mescolare il composto alla farina, impastando, aggiungendo manmano lo zucchero e poi il l'olio.
Mescolare a lungo, aggiungendo manmano la purea di bucce di arancia biologica e l'uovo.
Impastare finchè l'impasto non è amalgamato aggiungendo poca farina in caso il tutto risultasse troppo appiccicoso (viceversa aggiungendo poco latte nel caso l'impasto risultasse troppo "tosto"): mantenere comunque l'impasto leggermente umido e lasciar lievitare in un luogo tiepido per 4 o 5 ore (deve più o meno raddoppiare di volume - io metto l'impasto nel forno spento, al limite accendo la lucina).
Lavorare di nuovo l'impasto e stenderlo in una sfoglia rettangolare 30x50 cm, poi arrotolarla dal lato + corto e porre in uno stampo a cassetta imburrato e infarinato. 
Far lievitare ancora almeno per un paio di ore (anche in questo caso deve più o meno raddoppiare).
Cuocere in forno già caldo a 200°C per una mezz'ora circa.


* io faccio metà farina = e metà farina di forza


venerdì 23 novembre 2012

torta ai fagioli bianchi di Pigna

Sono giorni che cerco di capire che titolo dare a questo post.
Così, per non spaventare.
Il fatto è che ho avuto in dono una meraviglioso sacchetto di fagioli di Pigna, qualche tempo fa, che mi sono covata un po' prima di decidermi in merito a come cucinarlo, centellinarlo, dedicarlo...



Poi mi sono ricordata che a luglio, e precisamente la sera in cui è nata la mia meravigliosa nipote, in un ristorante di Lucca di cui non ricordo il nome (ovviamente le mie facoltà erano in tutto e per tutto annebbiate), avevo ordinato come dessert una torta ai fagioli borlotti e cacao.
In realtà loro avevano detto "cioccolato", e avevano detto anche che era un dolce tipico locale.
Allora io alla fine delle mia bella fetta ho trattenuto un attimino al tavolo la malcapitata ragazza che serviva quella sera, e ho iniziato il mio bell'interrogatorio (sì, meglio dire che le mie facoltà erano quasi in tutto e per tutto annebbiate, ce n'è una che persiste, e non mi dilungherò qui a spiegare quale... :)), che suonò più o meno così:

io "scusa, volevo chiederti come si chiama questo dolce"
lei "non so, lo ha creato il cuoco in occasione di una cena di qualche sera fa"
io "ma se avevi detto che era un piatto tipico!"
lei "ehm, sì, fatto con i prodotti che si producono tipicamente qui..."
io "e il cuoco ci mette dentro il cacao?"
lei "sì! (sollevata dalla facile domanda)"
io "uhm, scusa, il fatto è che prima dicevi al cioccolato, ma io non lo sento, a me pare più cacao, possibile?"
lei "ehm, sì, è possibile"
io "comunque ci sta molto bene... ma come si fa, più o meno?"
lei "passando al setaccio i fagioli borlotti lessati"
io "ah, proprio al setaccio?" (trattenendo a stento l'ennesima puntualizzazione sul fatto che io sentivo distintamente microscopici pezzetti della buccia del borlotto)
lei ""
io "ah, meraviglioso, complimenti!" (inchini varii)

La torta difatti mi era proprio piaciuta, tanto da fantasticare una sua riproduzione il prima possibile, senza mai decidermi.
Questa mia volontà tenuta a bagnomaria nel corso di tutta l'estate (non so se ricordate le temperature, impegnativo pensare di propinarvi più forno acceso di quanto non abbia comunque fatto, figuriamoci con aggiunta di borlotti nell'impasto) non si era minimamente intersecata con il prezioso sacchetto di fagioli di pigna che custodivo gelosamente, fino a qualche giorno fa, in cui i due elementi si sono finalmente manifestati contemporaneamente nella mia testa e finalmente ho deciso, anzi, no, ho immaginato.

Allora zitta zitta ho messo un po'di fagioli ammollo per un 24h, poi li ho bolliti, poi ho interrogato Monsieur Patou:

"Patou, che dici se con questi ci faccio una torta?"
"con queeeelli?"
"sì, come quella che avevo assaggiato a Lucca, ma un po' più fine"
"..."
"magari ci metto dentro un po' di cioccolato bianco"
"immagina l'effetto che farà ai tuoi lettori anche solo leggendo il titolo"
"no, eh?"
"no"
"ma sono fagioli di Pigna. E il limone? secondo me può andare!"
"noooo"
"..."
"falla col cacao che è meglio, come quella che hai già mangiato"


Allora chiamo mia sorella, e chiedo di parlare con mio cognato (quello del limoncello, per intenderci, che ci capisce di cucina e l'ha assaggiata, la versione preudo-tipica-toscana al cacao...)

"ehm, no, forse meglio che la fai col cacao"
"si, ma sono fagioli di Pigna, fagioli di Pigna!"
"Magari ne fai due piccole, dividi l'impasto e ne fai una bianca e una nera! Sarà una prova... Ma non mi sembra una buona idea"
"vabè, ho capito, la faccio col cacao, la prossima volta bianca, un passetto per volta"

A quel punto ho peso la mia bella purea (fatta col minipimer che di quei fagioli non volevo sprecarne manco un milligrammo) e mi sono messa, quadernino delle ricette su pagina bianca alla mano, ad eseguire e poi annotare una fantomatica ricetta di torta ai fagioli, con cacao...

Poi, con già tutti gli ingredienti disordinatamente sparsi sul tavolo e la cena quasi in forno, mi sono messa a preparare questa torta. Io non lo so cosa mi ha preso. A volte non decido io. Avete presente Linguini che cucina con Ratatuolille che gli tira i capelli da sotto la toque?
Beh, l'altra me (che sospetto sia quella pupetta in alto nell'header vicino al nome dl blog ;)) si deve essere impossessata di me, ed è uscita questa torta.
No dovrei dirvelo così sfacciatamente, ma io l'adoro. Consistenza soffice ma compatta, un po' sablée, sapore a mio parere perfetto (devo ancora decidere se voglio provare a togliere 10 o poco più grammi di fagioli per sentire se fa differenza ma al tempo stesso io personalmente non gli cambierei una virgola che sia una): i fagioli si sentono quel pocopoco che se non fosse così quasi ci rimarresti male, ma, per dovizia di cronaca, se avete un cugino tradizionalista preparategli questa, e se avete invece un papà tradizionalista, cucinategli quest'altra.
Se invece avete voglia di provare, e un Patou paziente a tutte le vostre follie culinarie, andate con questa!

Che poi paziente... Mentre mescolavo diceva "nooo, guarda come rimane attaccata alle pareti della ciotola... non lieviterà mai!". Ed io "Colloidale, si dice, colloidale, sgrunf!".

Ci siamo seduti a cena che lei stava in forno, in uno stampo pure striminzito perché anche la sottoscritta gli aveva dato possibilità zero. 
Insomma di quelle torte che mentre le cucinate pensate "stavolta hai esagerato, stavolta è veramente troppo, tu scherzi col fuoco, ragazza!" e così via...

E invece dopo 6 minuti netti lei stava lì che cresceva a bomba tutta piena di baldanza in forno...

Io, sorrisone da qui a lì... perchè è buona, e di una consistenza nuova che mi piace un sacco!
Poi ho improvvisato un frosting al cointreau che ci sta dadio, e l'ho provata con quello, come dolce della domenica (ovviamente servita con un goccino di questo liquore che io amo molto e Patou definisce una enorme bottiglia di profumo), con marmellata di limoni, a colazione, e anche semplice così, per l'ora del tè.

E si mantiene benissimo!

Vabè, oggi ho esagerato. Direi un po' troppo entusiasmo... Magari poi a voi non piace... ;))

torta ai fagioli bianchi di Pigna
ingredienti
150 gr di fagioli bianchi di Pigna
1 vasetto di yogurt bianco
250 gr di farina
120 gr di zucchero
2 uova
100 gr di burro
100 gr di cioccolato bianco
il succo e la scorza grattugiata di un limone bio
1 bustina di lievito per dolci
per il frosting
160 gr di philadelphia
100gr zucchero a velo
1 cucchiao di cointreau

Lessare i fagioli, dopo averli tenuti a bagno per 24 ore.
Frullarli con un frullatore ad immersione, lasciar intiepidire, o meglio freddare (io li ho tenuti a riposo una notte, perchè mi faceva comodo però!), poi aggiungere il vasetto di yogurt e mescolare.
A parte battere le uova con lo zucchero, poi aggiungere la farina, poi il burro sciolto a bagnomaria con il cioccolato bianco, poi la purea con lo yogurt, e infine il succo di limone, il limone e il lievito.
Io ho infornato in uno stampo a ciambella da 22 ma voi non fatelo, o mi maledirete a vita.
Dai 24 in su, come minimo... Oppure magari ci fate uscire un paio di cupcakes... B-)

In forno a 190°C per 20-25'.

Nel frattempo preparare il frosting sbattendo con le fruste elettriche il formaggio con lo zucchero a velo e il liquore, poi far riposare coperto in frigo fino al momento dell'uso








mercoledì 21 novembre 2012

torta salata di riso, verdure e sesamo

... per chi, come me, vuole sempre fare troppe cose!

Allora, oggi ricetta fast per un post fast per una foto (quasi) fast, di quelle scattate nei finesettimana uggiosi che si ha bisogno (tanto) della luce (che è poca) e allora la si cerca nel piatto, e che comunque, poi, un paio di giorni dopo (stesso cielo bigio e stesso spropositato bisogno di colori vivaci), apri la cartella immagini, sbirci dentro pensando "marò, che troverò oggi per il mio blog?" e la prima cosa che ti domandi immediatamente dopo è se, contro ogni tua quotidiana abitudine forse sì, forse quello è proprio il giorno in cui dovrai chiedere al tuo programma di post produzione fotografica di fare i miracoli...

Alla fine fai solo le solite quattro cose in croce (tipo ritagliare il bordo della finestra e darti un, due, tre colpi di fard ;-)) a qualche foto, e poi chiami Monsieur Patù per porre la solita, fatidica domanda, che nel migliore dei casi è "questa o questa?", mentre nel peggiore può arrivare a "questa, o questa, oppure questa, oppure questa? Sennò c'è questa, ma troppo poca profondità di campo, però bella la luce, o questa, ma non mi piace perchè qui 'sti due sono troppo sovrapposti, e qui, invece, ho toppato a mettere la forchetta girata... ah, no, aspetta, dove vai, poi ci sono quelle orizzontali...".



Beh, le nuvole dello scorso finesettimana almeno hanno graziato il mio Patù dal totofoto (cosa che a volte si estende via web fino al confine ovest dell'Impero), ed hanno fatto sì che la domanda fosse solo di tipo 1.
Mentre la facevo, però mi è scappato un "ma sono uguali?", e Patù è partito con una risata, e un "mi pare che ti stai rispondendo da sola... vanno bene entrambe (sono identiche)"..

Questo per dire che nonostante i test psico-fotografici che alla sottoscritta dovrebbero servire come autoanalisi, lei (la sottoscritta,mica io eh? ;-P), anche con tre foto in croce causa mancanza di luce, starebbe le ore a lambiccarsi il cervello per capire se, come, cosa e quando, ogni volta!

Alcune ricette vengono in aiuto. Tipo questa.
Perchè se hai una famiglia, un lavoro, un blog, addirittura uno shop etsy in cui ti diletti a caricare articoletti da te confezionati con e tue manine (una casa da pulire, vogliamo mettercela o far capire a tutti quanto sia un po' troppo al di fuori delle tue priorità?), in linea di principio non dovresti poterti permettere il lusso di cincischiare sulle foto una volta scattate.

Ed è qui che interviene la ricetta salvavita, salvatempo, salvacena e salvadispensa (per i casi estremi in cui si manifestano in maniera acuta tutte queste necessità vedere qui), e che, se ne rimane un pochino, ve la portate pure al lavoro il giorno dopo ed è buona anche fredda.

Trattasi di una torta salata di riso (io vado pazza per le "cose di riso") e verdure miste, cotto quasi tutto insieme, e con l'aggiunta dei pomodori secchi che gli danno quel tantinello di carattere, e con l'aggiunta dei semi di sesamo che la fanno un po' ricercatina....

Viene da un numero de La Cucina del Corriere della Sera di un paio di anni fa, no che dico, tre, esattamente novembre 2009, ed io ve la ripropongo (foto compresa), con adeguati arrotondamenti, fatti per testare la flessibilità della cosa.
Perchè se una ricetta la inquadrate nella categoria "salvacena", o "salvadispensa", o entrambe, poi deve potersi fare con quello che vi serve di finire, tipo quella zucchinetta lì, che è rimasta sola in frigo e propro non riuscite ad immaginarne un uso, così, su due piedi, o le due uova che vanno usate prima della data di scadenza impressa sul guscio, o il rimasuglio di riso...
Quello che secondo me è imprescindibile, come accennavo sopra, sono i pomodori secchi, e il sesamo, poi, per il resto, melanzane al posto delle zucchine, e bieta al posto degli spinaci, per me va tutto bene! (adesso che dico melanzane i viene in mente che forse una versione che associa le melanzane ai pomodori secchi e che sostituisce il grana con il formaggio feta, male-male non dovrebbe essere.... insomma spazio alla fantasia e viva le ripuliture di frigo! ;-))

Vi scrivo la mia versione, con quella originale fra parentesi

Torta salata di riso, con verdure e sesamo
ingredienti
160 g di riso tondo (280 g di riso fino)
1 zucchina
4 foglie di bieta (80 g di spinaci)
grana grattugiato in abbondanza (70 g )
( basilico 20 g )
10 pomodori secchi (8)
semi di sesamo q.b. (2 cucchiai)
2 uova
(1 dl di latte)
olio d'oliva
sale

Mondare e tagliare a cubetti e grossolanamente rispettivamente la zucchina e la bieta, poi farli lessare insieme al riso in abbondante acqua salata per il tempo di cottura indicato nella confezione (nel mio caso 12-13', io l'ho tenuto al dente, sui 10'), con i pomodori secchi spezzettati (io non li ho lessati, li ho inseriti direttamente in fase cottura-forno).
Versare riso e verdure in un piatto ampio, poi insaporire con il grana, aggiungere 3 cucchiai di olio, i pomodori, il basilico se lo usate, aggiustare di sale e mescolare stendendo il riso per farlo intiepidire.
(la ricetta prevede a questo punto l'aggiunta del latte ma a me sembrava che il composto fosse abbastanza umido quindi ho tralasciato, credo di aver fatto bene! ;))
In ultimo aggiungere le uova sbattuta a parte e mescolare.
Ungere con un filo d'olio una teglia (nel mio caso da 22 cm), cospargerla con una parte dei semi di sesamo e riempirla con il composto di riso e verdure, livellare e distribuirvi sopra il restante sesamo (la ricetta originale suggerisce di metterli a crudo dopo la cottura, io confesso che non vi avevo badato... ;-P) e cuocere in forno caldo a 180°C per 20-25', o finchè la superficie della torta non rimane dorata (io ho cotto 30 minuti, alzandola nella parte superiore del forno durante gli ultimi 5').
Servire calda con un'insalatina di rucola e pinoli.

Post fast??????? ;-) Ciao!

lunedì 19 novembre 2012

il lunedì delle amiche: il mare d'inverno, la focaccia di Recco e la blogger del mio cuore, Valentina




Avete presente quell'espressione che si usava alle elementari per indicare l'amichetta preferita?
"L'amica del cuore"...
E' un modo di dire che io ho sempre usato poco, anche da piccola, in relazione a me stessa, perché non ne capivo bene il significato, e al tempo stesso l'enfasi di quel modo di indicare l'"amica preferita", la compagna di banco insomma, mi insospettiva un po'.
Eppure ce l'avevo, l'amica dl cuore, quella che ammiravo e che mi voleva bene, quella con cui condividevo i pomeriggi a fare i compiti, a fare merenda e a giocare in cortile, vicino agli orti per i quali una volta ancora si usava lasciare spazio nei retro delle case, anche in città, anche se queste case erano palazzi, e che oggi si chiamano "orti urbani" e che sono spazi rubati all'asfalto, coraggiosi avamposti di permeabilità dei suoli, e che per averne uno bisogna fare qualche bel chilometro (se abiti nella Capitale sì) e pagare in genere un piccolo affitto.
Ma ritorniamo all'amica, e al cuore.
Dicevamo che allora era un modo di dire per indicare la persona a te più vicina, forse in qualche modo simile, sicuramente quella con cui condividevi molto o tutto della tua infanzia.
E dicevamo anche che all'epoca io non usavo tanto questa espressione, perché in qualche modo mi pareva strana, o addirittura fuorviante.
E invece, voi non lo crederete mai, questa parola, "cuore", con la sua brava preposizione articolata messa davanti, negli ultimi tempi mi rimbombano in testa nel tentativo di descrivere a me stessa una persona.

Un' amica blogger, che, vivendo a Roma, ho avuto modo di conoscere e vedere più e più volte.
Ah, sicuramente molti di voi la conosceranno, e se dovessi veramente descrivere Valentina in quattro parole direi che lei è la "blogger del mio cuore".
Nooo, vi avverto, non è così melenso come credete di aver capito. Cioè, forse un po' sì.
Però non si tratta di quell'accezione di cui vi dicevo sopra, quella di quando eravamo piccoli.
Lei ha un'aura. Qualcosa di potente e speciale, su di me (magari anche su altri eh? ma io questo non posso saperlo). Lei è capace di far sciogliere come burro al sole il mio cuore di pietra. ;-)
Capite cosa intendo? Quel potere, quella cosa strana che alcune persone hanno su altre e che fa sì che le prime abbiano le chiavi del nocciolo duro delle seconde. Che le vedi la prima volta e quando vi salutate sai già che gli vuoi bene. Che senza fatica vi hanno soggiogato.
Lei è così, ha uno strano potere su di me. Tipo che se non vedo il suo commento ad ogni mio post divento inquieta (ed io, sfacciata, mica commento tutti i suoi...), e che ogni sua frase scritta mi strappa un sorriso, e quelle dette invece una calma primordiale (e, per chi non mi conosce, badate che è una specie di miracolo).
Quando racconto Valentina a mia madre le dico sempre "una di quelle persone che ti fanno sperare nel mondo".




Quindi oggi, come avete ben capito, il post è dedicato a lei.
Primo, perchè venerdì scorso mi è venuta voglia di cucinare la sua Focaccia di Recco, secondo, perchè il giorno dopo ce ne siamo andate con mia sorellina al mare (per una promessa a lei fatta quest'estate "sì, andiamo al mare anche quest'inverno..." ;-P) ed io, nonostante avessi già fotografato in lungo e in largo la cosa, pensando alla mia amica e il suo grande senso per il mare, non ho potuto fare a meno di infilare nello zainetto qualche fetta di questa torta salata tutta bianca e ripiena di crescenza, e ri-fotografarla, poi, in suo onore, su uno scoglio (artificiale), anche se ormai era buio, e terzo (perchè c'è anche un terzo) perchè Valentina (anche se questo l'ho scoperto solo dopo) proprio in quel finesettimana ha avuto un problema con il suo blog, e, per dirvela brevemente, ha perso tutto il suo archivio di immagini del blog stesso. Ora sta recuperando dove possibile in rete alcune immagini, che, ovviamente, sono miscroscopiche, e mettendo dove può quelle.

A questo punto, a chi è stato così eroico da leggere tutto il post, chiedo un ultimo piccolo sforzo: se vi va fate un salto da lei, la depositaria del mio cuore di blogger, e portatele una vostra parola di conforto, perchè non sono solo immagini, e per chi dedica buona parte del suo tempo libero e gratuitamente ad un diario di ricette e pensieri online, vedere sparire una grossa fetta di tutto questo in un unico clic vi assicuro è proprio un duro colpo.
Sarà che anche io non sono un drago con le questioni web, sarà che lei è così carina e sensibile, sarà che ha le chiavi del mio cuore, ma io finchè non rivedo l'header del blog in piedi, mi sento un po' in pena.

Vi lascio intanto come promemoria una ricetta letta da lei, esattamente qui, ovvero la famosa Focaccia di Recco, e che ora io copiaincollerò pedissequamente (con un paio di fraparentesi), aggiungendo solo che, nonostante la ricetta originale sia proprio così, ovvero senza lievito, io e il mio istinto panoso forse un giorno la prova "soffice" la faremo, magari battezzando la suddetta focaccia in modo diverso... ;)


Focaccia di Recco

ingredienti
400 g di farina di forza
250 ml di acqua
40 ml di olio evo + 50 ml per spennellare (io ho messo sui 4 cucchiai, più 1 er spennellare)
10 g di sale (io un pizzico)
400 g di crescenza (o stracchino)

In una ciotola versare l'acqua e l'olio e sciogliervi il sale. Unire, impastando, poco alla volta la farina. Lasciare riposare l'impasto per almeno due ore, avvolto nella pellicola, in un ambiente fresco (io l'ho tenuta al caldo, ma solo perchè non mi ero accorta di questa specifica).
Trascorso il tempo di riposo, stenderne metà su una superficie leggermente infarinata, creando una sfoglia sottile un paio di centimetri (io l'ho stesa sui 4 mm). Ci si può aiutare prendendo l'impasto coi palmi delle mani, lasciandolo scivolare da un palmo all'altro perché si allunghi. Disporre la sfoglia su una leccarda precedentemente oleata. Farcirla con la crescenza, disposta in tanti pezzi a poca distanza gli uni dagli altri (io ho diviso la crescenza in due, e «allungato» la prima metà con qualche cucchiaio di latte, in modo da creare come una cremina che ho spalmato sul primo strato, la seconda metà invece è stata tagliata a pezzetti e distribuita uniformemente sulla cremina stessa).
Stendere l'altra metà dell'impasto, ottenendo una sfoglia, se possibile, ancora più sottile e coprire la base. Tagliare la pasta in eccesso e fare aderire bene i bordi ripiegandoli. Pizzicare con le dita la superficie della focaccia, così da formare una serie buchi che eviteranno alla pasta di gonfiarsi in cottura. Spennellare tutta la superficie con olio e spolverare con qualche presa di sale fino. Cuocere in forno preriscaldato a 250°C (se il vostro forno raggiunge temperature anche più alte, anche di più) per 10/15 minuti.

sabato 17 novembre 2012

Dimmi come (food) fotografi e ti dirò chi sei


Illustrazione di Irene Venezia © tutti i diritti riservati



















Ta-dàààn!!!
Sapete che vi dico ragazzi?
Che oggi è sabato e niente ricette, oggi si chiacchiera, oggi facciamo un test.

Ovviamente, dato che suddetto test è di mia totale invenzione e trae origine da auto considerazioni sul modo folle con cui mi appropinquo alla fotografia, lascia il tempo che trova (leggi: non è attendibile, ma nemmeno un po', però chi lo prova può farmi sapere cosa ne pensa? vistomai...;-)), però mi pareva un modo carino per condividere con voi pensieri sul tema (food)foto, ma soprattutto tutte quelle piccole grandi paranoie che noi blogger andiamo sviluppando nel tempo, manmano che procediamo nella strepitosa avventura del portare avanti il nostro spazio cucinereccio-fotografico molto più reale che virtuale, a dirla tutta...

Inoltre credo che sia un modo anche per farci capire meglio da chi legge, e “informare” da vicino i lettori in merito a quello che passa nella testa di questi psicofotografi che si arrampicano sui mobili per inquadrare con una luce migliore, che costringono i genitori a piallare un pezzo di legno a loro immagine o somiglianza, che trascinano fidanzati/e, fratelli/sorelle, e parenti vari in tutti i mercatini della città e dintorni, e che alla fine del “trattamento” fanno mangiare a tutti un piatto meravigliosamente cucinato, ma il più delle volte un po’ maltrattato e sicuramente freddo!

Dunque, ora vado con le domande (eheheh). Vado? Vadooo?
(appuntatevi su un foglietto di volta in volta la letterina corrispondente alla risposta, poi in fondo ci sono i conticini da fare, e, udite-udite, i meravigliosi psyco-profili).



Il cibo


1_Quando cucinate una pietanza che verrà da voi fotografata, come scegliete il menù, la maggior parte delle volte?

a. Lasciandovi ispirare dai vostri blog/riviste/libri di cucina preferiti.

b. In base a quello che offre la dispensa.

c. Non cucinate voi ma altri, voi siete "solo" i fotografi.


2_Il rapporto che avete con il piatto

a. Il cibo è sacro, quello che state fotografando è il vostro piatto, esattamente come lo mangereste voi (anzi, come lo state per mangiare), non si manipola.

b. Il cibo è sacro, sì, ma a volte ci si può permettere di aggiungere per esempio dei cartoccetti di carta alimentare sotto ai biscotti nel cestinello per farli "salire" un po' e farli vedere meglio, o si può indugiare un po' spostando la forchetta di qua e di là, si può usare un kleenex per pulire i bordi del piatto: risultato, la foto sarà al meglio, il piatto sarà un po' freddo... ma si può sempre riscaldare! ;)

c. La foto prima di tutto, vi trascina, vi coinvolge, e l'aspetto del piatto deve risultare perfetto: non vi fate problemi ad inserire cartoncini tra una fetta e l'altra di un panino (e tra i vari strati di companatico) per farlo sembrare ancora più "imbottito" e appetitoso, anche se a volte questo può compromettere la pietanza, che alla fine non verrà mangiata da nessuno!



I props


3_Dove reperite gli oggetti che usate come "corredo" nelle vostre foto, nella maggior parte dei casi?

a. Sono i vostri piatti di tutti i giorni, le vostre tovaglie preferite, le vostre posate di sempre


b. Siete "mercatini-dell'usato-addicted", conoscete tutti i rigattieri del posto dove vivete e dintorni, o avete i vostri fornitori preferiti online. Avete tagli di stoffa acquistati ad hoc, e i piatti e le posate tutti "spagliati"in modo da averne tanti e tutti diversi.


c. Sono le vecchie cose della mamma e della nonna, o parti del vostro servizio di nozze



L'attrezzatura


4_Che macchina fotografica usate?

a. Una reflex digitale modello semiprofessionale o professionale

b. Una "compattina" digitale: è agile e versatile e la potete portare sempre con voi*

c. Una reflex digitale


5_Che lenti usate?

a. Un obiettivo comprato a parte, scelto ad hoc per le foto di cibo

b. Un set di obiettivi che cambiate di volta in volta a seconda della foto, del luogo, della situazione

c. L'obiettivo incorporato alla macchina o acquistato insieme al corpo macchina



Il set


6_Dove scattate le vostre foto?

a. In una stanza (o una parte di questa) dedicata (non necessariamente ad uso esclusivo), dove tenete anche il resto dell'attrezzatura, i fondi, i props, etc

b. Dove cucinate o consumate il pasto, in un punto che vi sembra adatto allo scatto, prima di mangiare o appena finito di cucinare

c. Dove capita, all'aperto, a casa di amici, in casa vostra nel vostro posto preferito. L'importante è che la luce sia ben calibrata e adatta ai vostri scopi.


7_Che luce usate per le vostre foto?

a. La luce naturale

b. Luce naturale e, quando occorre, luci artificiali ad uso professionale

c. Luci artificiali, di qualsiasi genere, eventualmente aiutandosi con il bilanciamento del bianco prima o dopo lo scatto



La postproduzione


8_In che formato digitale scattate?

a. In formato raw

b. In formato jpg

c. Che differenza fa?


9_Quanto spazio date alla postproduzione?

a. Cercate di scattare le foto al meglio e fare solo degli aggiustamenti minimali in postproduzione con un programma di fotoritocco

b. Il minimo indispensabile, come aggiustare un po' il contrasto e la luce e ritagliare, se occorre, un po' la foto

c. Vi affidate molto alla postproduzione: conoscete bene i programmi e quello che vi permettono di ottenere a livello di qualità: correggete attraverso questi alcuni difetti o piccole imperfezioni cercate di ottenere il massimo dalla foto anche dopo lo scatto



Voi e la fotografia

10_ Come "studiate"?

a. Avete memoria fotografica e un certo senso estetico: osservate attentamente le foto sul web, nelle riviste, sui libri: è un ottimo esercizio tentare di riprodurre alcuni effetti, e provare, riprovare, riprovare.

b. Seguite se e quando possibile corsi o workshop di food-fotografia. Oppure acquistate dei libri sull'argomento, per imparare da chi fa questo di professione.

c. Non "studiate" nel vero e proprio senso del termine, ma vedete che dai primi vostri scatti avete fatto progressi: è proprio vero che l'esercizio è il modo migliore per migliorare!


11_Come vi sentite quando fotografate?

a. Felici, vi piace, semplicemente. Stareste le ore a fotografare.

b. Impazienti, vi serve per il blog, ma non perdete troppo tempo dietro alle foto, l'importante è la sostanza del piatto, non l'estetica.

c. Concentrati. Avete "rodato" un vostro metodo che seguite di volta in volta. Sapete quello che volete ottenere da una foto, e al tempo stesso vi piace sperimentare, migliorare sempre di più.


12_Come incide la fotografia di un piatto sul vostro umore? ;-P

a. Non incide. In fondo è solo una foto.

b. Molto. Siete foto(grafo)-patici: tanto che una bella foto vi fa scrivere anche un post migliore, mentre una foto diversa da quello che vi aspettavate vi "smonta" un po'.

c. Dipende. Una bella foto vi entusiasma, ma sicuramente una foto così-così non vi butta giù: ogni scatto serve a migliorare quello successivo!


________________________________________________________________
*(la risposta vale anche per chi utilizza un cellulare che scatta buone foto!)



Ora, assegnate, in base alle risposte date, i seguenti punteggi:

DOMANDA 1     a. 3  |  b. 1  |  c. 5
DOMANDA 2     a. 1  |  b. 3  |  c. 5
DOMANDA 3     a. 1  |  b. 5  |  c. 3
DOMANDA 4     a. 5  |  b. 1  |  c. 3
DOMANDA 5     a. 3  |  b. 5  |  c. 1
DOMANDA 6     a. 5  |  b. 1  |  c. 3
DOMANDA 7     a. 3  |  b. 5  |  c. 1
DOMANDA 8     a. 5  |  b. 3  |  c. 1
DOMANDA 9     a. 3  |  b. 1  |  c. 5
DOMANDA 10    a. 3  |  b. 5  |  c. 1
DOMANDA 11    a. 3  |  b. 1  |  c. 5
DOMANDA 12    a. 1  |  b. 3  |  c. 5



Ed ora...... i risultatiiii!!!!!! (ecco, diciamo la parte meno affidabile di tutta la procedura....)


Se avete totalizzato da 12 a 27 punti:

profilo "appassionato-diretto"
Per voi una foto è una foto: un mezzo, insieme ad altri, come la scrittura, per esempio, di trasmettere informazioni. Deve essere esaustiva ed aderente alla realtà. Siete foto-appassionati e la fotografia vi diverte. Usate questa vostra predisposizione al servizio di una buona e gustosa ricetta di cui volete parlare nel blog, e cercate di documentare sempre e al meglio quello che avete fotografato, e che avete intenzione di postare nel blog.



Se avete totalizzato da 28 a 47 punti:

profilo "sensibile-naturalmente portato"
Ah, la fotografia!!!! La amate, vi dedicate a lei, è una parte fondamentale del vostro blog e vorreste sempre migliorarla, perchè questo significa migliorare il blog stesso.
E non amate solo fotografare, ma anche vedere le foto degli altri. Amate la luce, i colori, le sensazioni che esse trasmettono. Alcune di queste vi rimangono inchiodate in testa e per voi la foto è il post stesso, o comunque ha un ruolo chiave nella stesura di questo. Sapete, nel più profondo di voi stessi, che è la foto che fa scattare il meccanismo, che voi siete i primi a scegliere di preparare un piatto in funzione di una bella immagine.
Riuscite a fotografare (e non solo il cibo) ovunque. Avete una predisposizione naturale alla fotografia. Vi appartiene, e più andate avanti più migliorate nella vostra avventura fotografica!!!



Se avete totalizzato da 48 a 60 punti:

profilo "professional-organizzato"
Conoscete la fotografia. Si direbbe che siete nati fotografi. Vi viene naturale. E controllate il mezzo fotografico, e siete portati alla sperimentazione e al miglioramento.
Avete un approccio operativo e molto organizzato, per quanto possibile.
Il cibo, o meglio la ricetta, sono molto importanti per voi, ma soprattutto ai fini fotografici.
Il vostro modo di guardarlo è infatti estremamente professionale, estetico, compositivo. Vi lasciate trascinare e a volte potreste anche "maltrattare" un po' il pasto...
Se non siete già food-fotografi di professione direi che "rischiate" di diventarlo presto!



Poi vi dico cosa sono uscita io... ;)
(ma perchè faccio queste coseeee????)

_________________
microaggiornamento in corso d'opera: se avete un minuto e mezzo vedetevi questo video che un'amica ha suggerito nei commenti, racconta in modo superdivertente i diversi atteggiamenti del fotografare... Io ridevo che si sentiva dall'altra stanza!


mercoledì 14 novembre 2012

crema di limoncello

con la ricetta di mio cognato ;-P



Devo avervi già parlato di mio cognato.
Massì, a proposito della meravigliosa sua marmellata di cipolle di tanto tempo fa.
Solo che rileggendola adesso mi accorgo che forse non vi avevo detto in modo esplicito che era sua, ma avevo citato nel post un generico “amici”... (mammmamia a volte come sono ermetica ;))…

Per presentarvelo in due parole, diciamo che mio cognato, oltre a fare la marmellata di cipolle più buona del mondo, è pure un gran cuoco.
Nonono, aspettate, non è SOLO un gran cuoco, è, par capirci, una sorta di Jamie Oliver de’noantri, con l’unica differenza che lui è più bello (non Jamie, mio cognato, ovviamente, ma non andiamo oltre e soprattutto non commentate l’osservazione sennò mia sorella mi gonfia per tutta questa "pubblicità gratuita"! ;-P).

Adesso voi starete pensando: ah, sì, ci crediamo, tu hai avuto una nonna con delle doti in cucina fuori dal comune, una prozia sarta che tanti tanti anni fa realizzava abiti da sogno per le signore della città in cui sei nata, una pro-prozia che si affaccia nella tua memoria dall'altro secolo con i suoi dolcetti da tè strepitosi, un’altra zia che è un’artista, e un’altra ancora che in cucina sembra esserci nata, oltre ad una mamma le cui ricette sono il nerbo del tuo blog, e adesso vuoi farci credere che hai anche un cognato che assomiglia a Jamie Oliver?
Ebbene sì! E poi lui in Toscana ci vive veramente (ora non mi dite che pure Jamie ha una casa lì sennò mi tocca sperticarmi per correggere il post), e oltre che avere un rapporto privilegiato con la natura, cucina dadio.
Di quelle persone che da un mazzetto di prezzemolo (e basta) ci tirano fuori la pasta più buona del mondo, o che aprono in un punto a caso l’Artusi (versione vecchia, rilegata con copertina telata verde scuro e pagine gialle, sta lì sul caminetto, che solo vederlo appena entro in cucina mi fa star bene ;)), e realizzano una delle sue ricette come nemmeno potresti immaginartela (categoria “superior”, per capirci).
Di quelle persone che la cipolla per il soffritto non è una cosa solo ben tagliata e ben rosolata pronta ad accogliere tutto il piatto che verrà e che vi state appropinquando a cucinare, ma è una cosa che va stufata piano, muovendo in continuazione la padella (ho detto la padella, non come me che do una giratina e via col cucchiaio di legno, poi lo sbatto sul bordo della padella - patpat - per “scaricare” gli ultimi pezzetti di cipolla e poi mi dimentico il tutto per una manciata di secondi, che dedico, intanto, alle altre tre pietanze che sto cucinando contemporaneamente.
Per lui la cucina è un momento della vita. Ed è un momento intero, non spezzettato o spezzettabile, e le fasi della preparazione di un piatto sono intere pure loro, da fare a regola d’arte, tutte con eguale dignità.
Però al tempo stesso non è pedante. Non so come spiegarvelo. Per lui è naturale, come se lo avesse infuso nella testa. E’ come se sapesse esattamente come vanno cucinate le cose. A prescindere. Come fosse nato imparato… ;)
Vabè, avete capito che la ricetta di oggi è speciale, e che è sua.

Si tratta di una crema di limoncello che io adoro, e che berrei a bizzeffe, oltre che usarla per i miei dolci preferiti.



Ecco la ricetta, esattamente come da lui dettata quest’estate, all'aperto, con la campagna lucchese benevola tutt'intorno.
Ha preso il suo quaderno di cucina, piccolo (di quelli che vedi piccoli ma immagini un concentrato di sapere culinario, però magico, ovvero solo per chi lo sa leggere), con dentro tutte le ricette speciali, e tanti foglietti scritti piccoli che io guardavo con tanto d’occhi.
Io ho preso il mio Iphone per scrivere.
Lui ha sgranato gli occhi severo (mo’ me sbrocca, ho pensato, in romano), poi ha preso un foglietto per me e una matita. E ha detto. O così o niente J.

Ed io ho scritto, e adesso la riscrivo per voi! ;)

crema di limoncello
ingredienti
10-12 limoni bio
1 lt alcool
2 lt latte intero
1,6 kg di zucchero
2 baccelli di vaniglia

Mettere sotto alcool le bucce di limone tagliate molto sottili (solo la parte gialla) e lasciar macerare 7/10 giorni
Trascorso questo tempo portare a ebollizione  il latte con lo zucchero e i baccelli di vaniglia incisi longitudinalmente per ricavarne i semi, più i semini stessi. Togliere il baccello dal latte, lasciar freddare.
Nel frattempo filtrare l'alcool, poi mescolarlo al latte.
Imbottigliare e lasciare in frigo per 10/15 giorni, poi passare in freezer.
Si serve ghiacciato (in bicchierini se possibile ghiacciati pure loro! ;)).


lunedì 12 novembre 2012

il lunedì delle amiche: membrillo cake, by Valeria

Ma quanto tempo è che da queste parti non bazzicano i lunedì delle amiche?????

Sarà l'autunno e la voglia di tenersi compagnia, ma questa "rubrica" su Vanigliacooking negli ultimi giorni sta forzatamente facendo capolino da tutte le parti...

E in questo freddo lunedì di novembre gli ospiti della giornata sono una supertorta e una superamica, conosciuta un anno fa ad un corso di foodfotografia, e letteralmente rimasta nel cuore.




Si tratta di una ragazza con la quale sento di avere un sacco di affinità, e che al tempo stesso stimo così tanto che mi pare di farmi i complimenti da sola affermandolo! ;-P
Però lei una volta, commentando un mio post, aveva parlato di "affinità della visione", e allora io mi faccio forza di questa sua affermazione per condividerla, e per confermare che è esattamente così.
Il fatto poi è che, quando si ha affinità della visione con qualcuno, allora significa che di altre compatibilità, a monte, ce ne sono, e pure parecchie.
Non so, cultura (non necessariamente i libri studiati o letti, ma anche sì?), sensibilità, affetti, modo di vedere le piccole cose, modo di assaggiare, di osservare, di cogliere alcuni dettagli?
Non saprei dirvi esattamente quale di questi elementi fa da legante, ma vi assicuro che qualcosa di magico e misterioso c'è, perchè quando un anno dopo ci siamo riviste (di persona, perché i contatti web grazie alle nostre pagine blog che ormai assolvono ad un sacco di belle altre funzioni oltre ad essere ricettari condivisi online), è stato come non essere lontane chilometri e in due paesi diversi, e quelle chiacchiere fra blogger tra i fumi del caffè bollente in una mattina di tardo settembre londinese, che assomigliava un bel po' a quelle novembrine romane, sono state un balsamo per entrambe, tanto da avervene già accennato un paio di volte, qui, ed anche qui...
Insomma lo avete capito, non posso fare a meno di parlarvi in continuazione di Valeria!!!! <3

Quindi, per concludere, vi metto una sua ricettuzza, di quelle (vabè, praticamente tutte) che stanno nel profondo delle mie corde, in quanto realizzata con uno degli ingredienti che a casa mia occupano il palchetto d'onore, e di cui avevo scritto la ricetta giusto qualche giorno fa: il duce de membrillo (o cotognata).

Il membrillo cake di Valeria è strepitoso, per qual gusto dolce-spartano perfettamente bilanciato dalla presenza in contemporanea di membrillo, farine integrali, avena e semi di papavero.

E poi per me farlo è stato come averla lì accanto in cucina, mentre impastavo ed infornavo, a chiacchierare e dissertare di fotografia... :)

Ed ecco infatti la sua ricetta, para-para*:



Membrillo Cake

ingredienti
105 gr di farina integrale
25 gr di farina d'avena
30 gr di cocco essiccato grattugiato
1/2 cucchiaino di bicarbonato
55 gr di zucchero muscovado
30 gr circa di semi di papavero
la punta di un cucchiaino di sale fino
buccia grattugiata di 1 limone bio
1 uovo leggermente sbattuto
1 cucchiaio di burro fuso o olio di cocco fuso
120 ml di latte intero (o latte d'avena)
60 ml di yogurt greco intero  (o crema di cocco)
150 gr di membrillo, tagliato in piccoli cubetti
1 cucchiaio di fiocchi d'avena
1 cucchiaio di zucchero di canna granulato
cocco grattugiato, per guarnire.


Scaldare il forno a 200°C e imburrare una teglia da 22 cm.
In una ciotola, mescolare gli ingredienti secchi, a parte mescolare gli ingredienti liquidi.
Aggiungere i liquidi agli ingredienti secchi ed amalgamare, aggiungete poi il membrillo a cubetti, mescolate di nuovo, quindi trasferite l'impasto nella teglia imburrata, cospargere la superficie con zucchero e fiocchi d'avena, e infornare.
Cuocere per 20-25 minuti (fare la prova stecchino: deve uscire asciutto dall’impasto dopo averlo infilato al centro della torta a fine cottura), quindi sfornare e cospargere la superficie con il cocco.
Lasciar raffreddare la torta prima di tagliarla.



*io, il genio, l'ho preparata di sera (cioè notte, come al solito) e mi sono accorta solo all'ultimo di non avere lo zucchero muscovado.
Siccome non volevo rinunciare ad avere un colorino un po' "brunito" esattamente come quello di Valeria, mi sono arrischiata a sostituirlo con del malto d'orzo, facando qualche microscopico aggiustamento. Risultato perfetto. Magari se trovo il foglietto in cui mi sono scritta le dosi ve le dico!
Voi intanto fate la versione originale! ;-P


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