lunedì 28 settembre 2015

cake buonissimo con farina di riso, di kamut, di cocco e datteri

Oggi ho voglia parlarvi di un dolce buonissimo.
Così buono che ho rubato una macchina fotografica per postarlo.
Era lunedì scorso e stavo facendo colazione.
Senza macchina fotografica, come vi avevo raccontato, e con un cake risultato di uno dei mie colpi di testa della domenica sera.
Sto infatti facendo cambio di stagione di farine :) e volevo finire quella di riso e portarmi un po' avanti con quella di kamut.
Poi avevo un fastidiosissimo rimasuglio di datteri, di quelli che se non ti viene in mente qualcosa di geniale so' spacciati, e un paio di cucchiai di farina di cocco.
Ah, e una confezione di panna aperta, residuo di una messa a punto di dolce al cucchiaio per un altro lavoro di cui spero presto vi parlerò.
Insomma, cose che dovevano diventare cosa? Un cake, ovviamente, ovvero qualcosa di facile da inventare e comodo da fare (e immediato da mangiare! :)).
Ho mescolato le farine e tritato grossolanamente i datteri, e poi ho pensato che dato che per fare il burro si frulla la panna e si ottiene burro più latticello, forse potevo evitare di usare burro e latte e mettere direttamente la prima... Insomma sì, un vero cake, come dire, "residuale".
Faccio, inforno e sforno.
E l'odore era buono.
Ma la mattina dopo, a colazione (appunto, lunedì scorso) è il sapore che mi ha conquistata.
Morbido ma compatto, dalla consistenza sablé quanto basta e dolce di una dolcezza non "aggiunta", non saprei come dire meglio, ma propria del cake stesso.
Insomma per i miei gusti perfetto.
Anzi, perfetto con un ottimo burro spalmato su, e inzuppato nel caffellatte, la mattina.
Quella che vedete infatti è esattamente la mia colazione.
Sì perché per me era così buono (e forse io così tanto in "astinenza da scatto") che io mi sono presentata da Monsieur Patou, e gli ho soffiato la sua Canon, e a questa ho attaccato l'unico obiettivo che mi era rimasto in casa, e quindi ho fatto qualcosa che i professionisti mi caccerebbero, immagino, da tutte le scuole di fotografia del reame, ovvero ho attaccato un 100mm 2,8L Macro (questo qui tanto per capirci, ovvero qualcosa che sta molto molto largo anche alla mia piccolina ora dal medico delle canon) alla più tenera delle canon esistenti (anzi forse manco più tanto esistenti, dato che la 1000d è stata sostituita da un pezzo da non so quale altra entry level, come d'altronde anche la mia 60d dalla 70d, etc...).
Ho pensato che insomma la 1000d "rubata" mi aveva servita fedelmente per anni, prima di acquistrne una mia, che è con lei che ho imparato a fotografare, che è lei che mi ha fatto capire quando dovevo andare avanti, e con lei ho fatto foto per me bellissime, e quindi ecco, meritava il peso e l'ebbrezza, anche solo per una volta, di un obiettivo serie L, e che quindi queste foto "sacrileghe" le avrei proprio dovute fare, tantopiù che 'sto dolce da colazione era buonissimo ed io volevo a tutti i costi fotografarlo.
La sensazione è stata strana. Come tornare indietro nel tempo, come ripercorrere i propri passi.
Strana e bellissima, come per me questa foto che viene dal passato, di questo dolce del presente fatto per svuotare la dispensa ma così buono che ora mi toccherà ricomprare la farina di riso, quella di cocco e e i datteri, mannaggia a te, Vani' ... ;-) !

Ad ogni modo il dolce è facile-facile. E fa così:

Cake ai datteri, con farina di riso, di cocco e di kamut
ingredienti
130 g di farina di riso
20 g di farina di cocco (cocco in scaglie disidratato)
70 g di farina di kamut
80 g di zucchero
140 g di datteri tritati grossolanamente
16 g di lievito (una bustina)
240 g di panna
2 uova

Scaldare il forno a 160 °C.
Setacciare le farine con il lievito, poi unirvi lo zucchero e i datteri e mescolare bene.
Unire la panna mescolando, poi aggiungere le uova.
Amalgamare bene e poi trasferire il composto in uno stampo da cake da 20 o 24 cm di lunghezza imburrato e infarinato, oppure rivestito di carta da forno.
Cuocere per un'oretta abbondante (tra un'ora e un'ora e 15 minuti), verificando la cottura con uno stecchino.
Sfornare e lasciar intiepidire 5 minuti prima di sformare.

lunedì 21 settembre 2015

Lunedì mattina: muffin con i mirtilli

Questa storia della macchina fotografica in assistenza comincia a dare i suoi frutti sapete?
Nel senso che il riposo forzato (ehm, certo quando non capita tra capo e collo o a ridosso di una consegna) non è poi così tanto una brutta storia...

Nel senso che ti metti a fare una vita "normale": ufficio, corsa al parco, spesa, pagare bollette, pulita casa (o almeno provarci, considerando gli arretrati... ;-P), andare all'Ikea a vedere se ci sono piattini nuovi, pagare l'Inarcassa (iepossino), provare a svuotare la dispensa, il frigo e il freezer prima della prossima chiusa culinario-fotografica.
E in tutto questo lavoro di manutenzione ordinaria di vita c'è anche che uno cucina "normale".

Per merende "normali" tra una "pesca" nella dispensa e un'altra al supermercato, uno finisce anche che pesca nel proprio archivio.
Dovrei prendermi un anno sabbatico e cucinarmi tutte le mie ricette preferite del blog, che sono tante e che a volte in qualche modo trascuro, o dimentico addirittura, se non accorre (come accade <3) in aiuto qualcuno di voi che le cucina, e qui sul blog o su altri canali social mi fa qualche domanda e mi ricorda che esistono e che sono pure buone! (Manuuuuu!!!!! :))).

E insomma leggi che ti rileggi, commenta e rispondi alle tue amiche lettrici avvedute che se ne vanno in giro per il blog a navigare, finisce anche che nel tuo blog trovi ricette semplici e così... così.. confortevoli ecco, che andrebbero di diritto messe nella top ten delle cose che vanno fatte ogni qual volta siamo costrette a riposare, o finalmente a cucinare (e fotografare, come si vede ;-)) senza pensare troppo... :D.

Poi certo, uno man mano che li rifà, li aggiusta: togli de qua, metti de là, e alla fine arriva ad una soluzione che se la prima non era affatto male, adesso è proprio super! :)

Ecco qua.
La mia versione definitiva di un dolcetto che di lunedì mattina (scuola, casa, ufficio che sia) ci sta proprio bene!

Muffin vaniglia e mirtilli
per 12 muffin
ingredienti secchi
320 g di farina
16 g lievito in polvere
150 g di zucchero
ingredienti liquidi
200 g di panna
70 g di olio di girasole
3 uova
i semini estratti da un baccello di vaniglia inciso longitudunalmente
250 g di mirtilli

Mescolare gli ingredienti secchi e a parte quelli liquidi.
Unire i due composti lavorandoli grossolanamente (senza indugiare molto nel mescolamento).
Cuocere nel forno già caldo a 220°C per 15'.


Telegrafica e infallibile ;-)

giovedì 17 settembre 2015

Smoothie - gelato al latte di cocco, mango e banana

Certo, mi rendo conto che ultimamente oscillo beata tra ricette estive e ricette autunnali. Un po’ come il tempo in questi giorni, un po’ come me.
Non mi piace mollare l’estate, e quindi ancora giù di toppetti e sandali e colori chiari, e poi appena posso mi infagotto in una felpa o in una coperta leggera.
Che poi, pensavo, non è proprio questa l’essenza stessa dell’autunno?

La ricetta di oggi ad ogni modo non ha nulla di questo “senso di soglia” che si respira a volte tra le pagine del blog a settembre, la ricetta di oggi di estivo non ha solo i colori e i sapori e la temperatura ottimale, ma ha anche e soprattutto l’estemporaneità.

Così estemporanea che è stata fotografata in fretta e furia con il risultato della cucina velocemente “scaravoltato” nei bicchieri (senza troppa grazia come potete vedere B-)), e poi pappata prima che la sorprendente consistenza cambiasse.

Tutto in verità è nato davvero quest’estate, quando è arrivato da Alpro un pacco assolutamente gradito oltre che non troppo concordato e assolutamente senza impegno.
Insomma un regalo.
E vabè, fin qui ci può stare. Capita a volte a noi blogger ed è bello perché ti fa scoprire (e a volte studiare) ingredienti nuovi. Però stavolta è stato particolarmente bello. E inaspettato.
O forse ero io particolarmente “sotto a un treno” da perdere come al solito il contatto con la realtà al di fuori della cucina e del lavoro, che ne sono rimasta piacevolmente soprtesa e colpita.
E ho sorriso. Perché questo pacco conteneva in qualche modo le mie passioni, e i miei desideri dello scorso luglio.
C’erano latte di soia e latte di cocco, quello che poi ho usato per la ricetta di oggi, e poi panna di soia (io bevo latte vaccino fresco, e ne sono golosissima, ma in alcuni periodi dell’anno lo sostituisco con latte vegetale, per un po’, perché sento che in quel momento va bene così e perché mi piace variare i sapori: riso, soia, avena…).
Poi 4 scatoline trasparenti ognuna delle quali contenente frutta secca e semi oleaginosi (vi ho già detto, no, di quanto io sia in fissa coi semi? Nooo? ;-) E delle mandorle (tanto per fare un esempio)? Non mi dite che non ne abbiamo mai parlato??? :D).
Infine, e questo mi ha proprio rubato il cuore, due cose di stoffa: da un lato un grembiule da cucina, la mia passione, e dall’altro un telo da mare, altra mia passione ma soprattutto qualcosa di cui a luglio, pur non avendone tempo, avevo un enorme bisogno.
Allora ho sorriso, e ho pensato che era un segno, e che dovevo solo mettere le cose in ordine e usarli uno per volta, e che quando avrei finito con il grembiule, allora sarebbe stata la volta del telo da mare.
Beh, è andata così.

E mi va proprio di ringraziare Alpro qui sul blog oggi, perché davvero loro non mi hanno chiesto nulla in cambio (tantomeno un post o simili), e sono stati carinissimi, e perché mi hanno fatto un dono che in un momento di iperlavoro e di ipercaldo mi ha fatto stare bene per un bel un po’.
E poi conoscendomi capace che dimenticherò pure di scrivere la mail di grazie (o forse no… ;-))

Vabè come al solito dovevo essere breve e invece l’ho fatta tanto lunga per raccontarvi una ricetta lampo!



Sono partita dal mio magia e bevi alla banana di qualche tempo fa (qualcuno forse se lo ricorda… era addirittura finito su Cosmopolitan di Settembre 2013!!), ma ho sostituito la panna con il latte di cocco e aggiunto alla banana anche un mango, entrambi rigorosamente tagliati a pezzetti e congelati fin dalla sera prima (davvero utile prima che le banane inizino a “passare”, dopo quella fase vi possono salvare solo gli intramontabili, da queste parti, banana bread! J).

Poi niente, nel frullatore schiaffate banane e mango ancora surgelate, latte di cocco e frullate, senza aggiungere zucchero che il latte di cocco (in quello Alpro se non sbaglio c’è anche una percentuale di latte di riso) è perfetto così.

Se servite all’istante otterrete una sorta di sorbetto molto cremoso, quasi un gelato da mangiare al cucchiaio.
Basta attendere un po’ invece per avere uno smhootie perfetto, come da ricetta originale senza latte vaccino e senza zucchero aggiunti!

Ora riscrivo la ricetta con du’ misure va’…

Smootie banana mango e cocco
Ingredienti per 2
1 banana (sbucciata, tagliata a rondelle e congelata la sera prima)
1 mango (mondato, tagliato a cubetti e congelato la sera prima)
250 ml di latte di cocco

Nel frullatore frullate, finché non si saranno ben amalgamati, la banana e il mango a pezzetti ancora congelati con il latte di cocco.

Se non avete una fretta matta di fotografare potete “decorare” con qualche ingrediente preferito: cocco disidratato a scaglie, banana essiccata, mandorle a lamelle tostate…

Buon finesettimana, e fatemi sapere se vi è piaciuto, che è ancora caldo ed è giusto che ci “spariamo” anche questi ultimi cibi da spiaggia o da piscina, va’… ;-)
(e lunedì forno, giusto per alternare, come si diceva all’inizio, solo 4862 battute fa, spazi inclusi però! J)



lunedì 14 settembre 2015

Io, la macchina fotografica, Holly e Benji e i cantucci alle mandorle...

Ho la macchina fotografica in assistenza.
Il giorno che l'ho mollata, corpo macchina e due obiettivi, la signora del desk aveva già preso ed etichettato la macchina con il 24-15mm montato, ed io stringevo stretto il 50mm fra le mani, senza decidermi di lasciarlo andare.
Me ne sono accorta perchè lei, con dolcezza e fermezza, cercava di sfilarmelo dicendo "posso?".
Poi ho farfugliato qualcosa, come per scusarmi.
"Sa, è la prima volta che me ne separo per così tanto tempo..."
Lei sembrava stupita, ed io più di lei.
"Ma come, da quella soglia non passano altri millemila invasati Canonisti? Non vorrà farmi credere che lasciano qui l'aggeggio due settimane senza pensieri!" Queste le parole che ho saggiamente tenute per me, data la mia situazione già in un certo senso compromessa...
Dunque me ne sono stata zittina (cioè selettivamente zittina, se in qualche modo questo termine si può adattare alla mia persona) per non dare l'idea di essere completamente squlibrata (e quindi vanificare tutto il lavoro di convincimento a ridarmela il prima possibile, e soprattutto in salute!), e ho sorriso garbatamente.

Quindi insomma, la macchina è in assistenza e a me è venuta in mente quella puntata di Holly e Benji in cui Holly non fa che dirsi "il pallone è il mio migliore amico, il pallone è il mio migliore amico...", ma al tempo stesso quanto gli pesa sul groppone, quella meravigliosa amicizia! :D

E' vero però che la macchina fotografica è diventata negli anni una mia naturale appendice (Monsieur Patou dice spesso "hai bisogno della macchina per guardare alcune cose", e ha ragione!), e che mi sento come nuda a non averla sempre con me.



Adesso poi, è subentrato una sorta di "riposo forzato", da tutto, anche dal blog!
O meglio, non sono completamente a secco di foto e racconti (figuriamoci, ho robe anche indietro di un anno, poi vi dico.. ;-P), ma sicuramente non posso fotografare (non posso o non devo??? :)) quello che vado cucinando in questi giorni, a casa...
Ecco quindi che, per quanto mi sia detta più volte in questi ultimi anni "ora mi riposo", "ora cucino solo per casa", il guizzo del fotografo era sempre dietro l'angolo, e si "rischiava" di voler acchiappare quella luce o quel sapore anche nei momenti meno aspettati...

Ma adesso no. Adesso non c'è scampo.
Adesso posso solo aspettare trepidante che la scatoletta magica attraverso cui guardo il mondo ritorni a casa..
La scatoletta magica... Il mio migliore amico ;-)

E mentre aspetto vi propino una di quelle ricette, magiche anche loro, come solo sanno fare, a volte, le cucine di una volta: la ricetta dei cantucci.
Viene dritta dritta dall'Accademia Italiana della Cucina.
Per una versione un po' meno friabile e più rustica ci sono poi i meravigliosi cantuccini di Nonna Menna, li trovate da Juls. Perfetti per chi li preferisce senza lievito.

Ho deciso di darmi alla biscotteria tradizionale.
Sarà ora, no, che imparo a fa' du' biscotti? :D




Cantucci
Ingredienti
500 gr di zucchero
500 gr di farina bianca
200 gr di mandorle non pelate
quattro uova sbattute
un cucchiaino di scorza d'arancia grattugiata (facoltativo)
mezzo cucchiaino di vaniglia (facoltativo)
mezzo cucchiaino di lievito da dolci (facoltativo)
burro
sale

Preparazione
Riscaldare il forno a medio calore (180°) e tostare le mandorle per qualche minuto; poi tagliarle grossolanamente. Far cadere a fontana la farina sulla spianatoia e unirvi le uova, il lievito, lo zucchero e un pizzico di sale. Impastare bene fino ad ottenere una pasta liscia, poi unire le mandorle. Dividere l'impasto in 6 e arrotolare ciascuna parte a forma di lunghi cilindri un po' schiacciati, metterli su una piastra da forno imburrata ed infarinata e cuocere per circa 15 minuti.
Togliere dal forno e tagliare a fette diagonali dello spessore di 1 cm.
Rimettere in forno ancora per 15-20 minuti circa per farli biscottare bene.



venerdì 11 settembre 2015

"Una certa idea di piada", per curare la nostalgia dell'estate: piadina alla quinoa, con stracchino, rucola e semi di lino

Allora,
non è che io dal mare mi sia riportata solo un cesto di fichi e quell'aria dannatamente romantica di inizio autunno che si respirava nello scorso post, eh? ;-P
Io dal mare mi sono riportata anche una certa idea di piada.
La piada, la piada...
Sono secoli che voglio prepararmela da me, tanto che mi ero già selezionata la mia ricetta di riferimento a botta sicura (eheheh), e avevo già fatto quelle mie solite due-tremila annunciazioni a Marina de La Tarte Maison, cominciando a chiedere consigli etc etc.
Quello che mi inibiva, oltre ad una sostanziale e cronica mancanza di tempo (non che ce ne voglia molto per "fa' du' piade", ma quando sai che vorresti metterla a tutti i costi nel blog cominci a fare calcoli di luce, di tempo, di ripieno, di foto, insomma cose così che se sei già bella carica di altri ti allontanano forse anche ingiustificatamente dalla semplice esecutività domestica...) era la questione testo.
Provare un testo romagnolo, prima ancora di accattarlo per non incorrere in errori, mi pareva una discriminante importante (certo che è proprio vero che l'ottimo è nemico del buono, quante ne volevo per provare a fare una piadina???), quindi insomma, tra una cosa e l'altra, passava il tempo e ancora niente...
Poi, la casa al mare e il set di pentole che ho avuto la fortuna di trovarvi a corredo.
Arrivo e guardo tutta innamorata la cucina, e aprendo sportelli e stipetti, trovo un testo. Un teeeeestooo!
Automatica scatta l'operazione piada, i due-trecento messaggini alla paziente Marina, e faccio le mie prime prova utilizzando la sua ricetta dei cassoni con le rosole .
Ovviamente questo è stato il giusto coronamento del mio "accelerato corso di cucina romagnola" di cui avevamo già chiacchierato in occasione dell'uscita del libro di Maria Pia Timo lo scorso giugno, e tra me e le piadine è scattato una sorta di amore a prima vista.
Risultato?
Appena rientrata a Roma, fatta di nuovo in una versione alternativa (della serie avevo una preziosissima farina bio di quinoa che non volevo far "passare"), e adattandomi con la mia padella Lodge in ghisa .
Ahò, buonissima!!!



piadina alla quinoa
ingredienti per 6-8 piccole piade
300 g di farina 0
150 g di farina di quinoa
125 g di strutto
un cucchiaino raso di bicarbonato
una presa di sale
120 +40 g di acqua tiepida
Rucola
Stracchino
Semi di lino

Preparare la fontana con la farina, sale e il bicarbonato.
Mettere al centro i pezzetti di strutto con l’acqua tiepida (io inizio con 120 grammi e aumento pian piano, a seconda della capacità di assorbimento della farina che sto utilizzando, in questo caso sono arrivata a 160 gr in totale: il risultato finale deve essere sodo) e cominciare a sciogliere lo strutto nell’acqua incorporando poco a poco la farina.
L’impasto deve avere una consistenza simile a quella della pasta.
Procedere impastando per 5/10 minuti dopodiché lasciare riposare per un’ora cira a temperatura ambiente coperta da un piatto.
Trascorso il tempo dividere l’impasto in sei-otto parti parti.

Stendere delle piadine piuttosto sottili e cuocerle sul testo in ferro o in ghisa ben caldo (dalla mia piccola esperienza vedo che è importante che la padella abbia una buona inerzia termica), farcire con la rucola, lo stracchino e i semi di lino e servire subito.


Questa piadina è molto molto buona: il sapore croccante, deciso e leggermente tostato che le conferisce la quinoa me ne ha fatto innamorare: ora la usiamo anche spezzettata a spicchi dentro le insalate... e siccome la farina di quinoa cosa come la polvere di plutonio... sono nella fase dell'autoprodizione tritando finemente i chicchi (che costano "solo" come la polvere di uranio ;-))... Alla prima prova che faccio con questa farina un po' più grezza vi aggiungo una notina qui in coda sul post, per chi fosse interessato!

baci baci e buon finesettimana di ancore estate... tra l'altro una piadina non ci starebbe un gran bene??? :)


lunedì 7 settembre 2015

Schiacciata dolce ricotta e fichi. Benvenuto settembre...

Eravamo in spiaggia e ha iniziato a piovere.

Le persone correvano a ripararsi ma io non volevo andarmene. Sembrava qualcosa di passeggero, o almeno era ciò di cui cercavo di convincermi, e allora mi sono rivestita con cura, quasi con lentezza, e ho aspettato qualche minuto seduta a leggere sotto l'ombrellone.

La pioggia non aumentava ma nemmeno smetteva, e dopo un po' abbiamo desistito, preso la macchina e siamo tornati a casa.
Cinque minuti.
Cinque minuti di strada salendo dal mare verso la collina, e il tempo sembrava già migliorare.
E a casa, quella sensazione leggermente malinconica di aver abbandonato il mare inutilmente, o troppo presto, che forse si poteva stare un po' di più, e che il tramonto sarebbe stato ancora una volta buono, sulla spiaggia.

Poi, sulla porta, un cesto di fichi, regalo della nostra amica e vicina Giulia.

Avete presente quelle piccole cose piene di cura capaci di riempire un intero pomeriggio?
Bene, io quel cestino di fichi me lo sono guardato e rimirato, me lo sono letteralmente coccolato, accarezzando con la mente quante cose ci avrei potuto fare, con i fichi "veri", quelli arrivati freschi freschi dall'albero.
L'imbeccata è arrivata via Francesca, che aveva visto la foto del cesto su Instagram, e quindi, detto fatto, ho cucinato la prima "schiaccia" dolce della mia vita.
O meglio, di focacce dolci su questi schermi ne avevamo già viste (ricordate la fugasse à l'eau de fleur d'oranger??), ma la schiacciata è la tipica focaccia toscana, che nella sua versione dolce viene arricchita in genere con l'uva (meno comuni ma comunque usati, credo, i fichi), ed è tipica del mese di settembre.





Ecco la mia versione ai fichi, con un po' di ricotta ad ammorbidire l'impasto. E' venuta bella alta perché ho messo doppio strato di pasta (e di fichi ;-)), sempre su consiglio di Francesca.
Appena sfornata ho avuto poi l'illuminazione di spennellarla con uno sciroppo di miele di acacia, succo di limone e semini di vaniglia.
Vi ricordate questi crostini di ricotta e fichi qui???
Ero già da allora rimasta folgorata dall'accostamento di sapori buonissimo, e usare questo "dressing" sulla focaccia appena sfornata e ancora calda è stata una vera genialata.
Sono così contenta del risultato finale...
Ti fa fare pace anche con qualche pioggia di fine estate
Grazie, papà, per avermi portata al mare.
Quest'anno non avevo il tempo nemmeno di pensarci, alle vacanze, e quindi, di conseguenza, ne avevo il doppio del bisogno.
Questo post è dedicato a te. <3

SCHIACCIATA RICOTTA FICHI e PINOLI
ingredienti
400 g di farina (200 manitoba bio + 200 farina 0 bio)
400 g di fichi
250 g di lievito madre a temperatura ambiente
180 acqua tiepida
80 grammi di ricotta
2 cucchiai di miele di acacia
2 cucchiai di olio extravergine di oliva
sale
per la finitura
4 cucchiai di miele di acacia
i semini estratti da un baccello di vaniglia
succo di un limone
20 g di pinoli

In una ciotola, sciogliere il lievito madre con l'acqua tiepida e la ricotta, poi aggiungere le farine, l'olio e il miele e mescolare fino ad amalgamare bene e impastare fino ad ottenere un composto sodo ed elastico.
Aggiungere uno o due cucchiai di farina di manitoba se sembra essere troppo umido o poca acqua se troppo umido.
Far lievitare al caldo per 3-4 ore o fino al raddoppio del volume, poi riprendere l'impasto e dividerlo in due parti.
Stendere la prima con le mani in una teglia unta di olio, e disporvi la metà dei fichi tagliati a fette o (se sono piccoli), in due o tre parti.
Stendere anche la seconda metà della pasta, e usarla per formare un secondo strato della focaccia, schiacciarla un po' con le mani e cospargerla con i restanti fichi tagliati e i pinoli.
Lasciar lievitare ancora un'oretta, poi infornare a forno caldo a 180 °C per 30 minuti circa o finché la focaccia non è ben dorata.

Nel frattempo sciogliere il miele con il succo del limone e aggiungere i semini ottenuti raschiando il baccello di vaniglia inciso longitudinalmente.

Appena sfornata, spennellare la focaccia con lo sciroppo di limone e miele alla vaniglia.


Quanto è buono settembre visto da qui ;-)










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