giovedì 23 febbraio 2017

Il fascino di Venezia, le frittelle di carnevale, e quel certo non so che di rosa "antico"...

Quasi un anno fa ho fatto uno di quei "viaggetti alla me" in due delle città che più amo al mondo, infilandone di fatto tre, ovvero in assoluto le mie tre preferite: tutto treno, Roma - Venezia - Parigi - Roma.

Sono una tipa piuttosto vintage e l'aereo mi fa tanto viaggio di lavoro più che di piacere (a meno che non sia alle Bahamas, in quel caso credo potrei anche chiudere un occhio e sopportare i pavimenti specchianti, le sale di attesa, i gate e le grandi vetrate ;-)), quindi ecco, valigia, treno veloce per raggiungere Venezia, e poi dopo qualche giorno lì, treno lento che ti addormenti in Italia e ti svegli in Francia.

Nonostante alcuni vostri incoraggiamenti (tipo quando ho pubblicato qui le foto della città in cui abito, nei bei tempi in cui ancora nessuno si sognava di insozzare la dimensione magica e sovrannaturale "di soglia" che si varca entrando al Pantheon, con un biglietto), devo ammettere che per me fotografare luoghi che amo con tanto ardore è davvero difficilissimo.

Così, dei 1.500 e rotti scatti realizzati a Venezia quasi un anno fa, ogni volta mi ripropongo di condividerli con voi qui, e ogni volta mi freno, aspetto (chissà cosa?), pospongo..

Oggi no.
O meglio, oggi avevo in programma di parlarvi solo di superveloci (in linea con la tendenza settimanale ;)), e buonissime, frittelle veneziane per festeggiare insieme il giovedì grasso, e stavo per andare semplicemente così, se non mi fosse venuto in mente che mi stava mancando qualcosa.

E' stato il colore del piatto utilizzato per questo scatto, a dirmi cosa mancava, mancava Venezia!

Io lo so cosa amo di Venezia.
Sì, il chiaroscuro, il camminare orientandosi in modo assoluto al di là delle calle, come navigando per mare, con riferimenti che, nel mio caso, non sono "Rialto", o "Piazzale Roma", ma una sorta di rosa dei venti tutta mia. Io, che mi oriento malissimo ovunque, non mi perdo mai a Venezia.

Quindi dicevamo il chiaroscuro che è fatto di ombre e luci ma anche di volumi, lo stretto versus un'apertura, una calle e poi all'improvviso un campo. E i passaggi. Il "passare sotto", "lo storto", quelle linee che a fotografarle non tornano mai, e sono bellissime, la parola strada che perde qualsiasi significato, anche sulla terraferma.

E poi c'è l'acqua. L'acqua e i suoi riflessi.

Ma quello che mi manda proprio via di testa, a Venezia, sono i colori. Non i colori in sè (chi mi conosce poco-poco in relazione alle mie foto sa che io sono tutt'altro che coloratissima), ma cosa succede ai colori con l'acqua.

Venezia è un enorme gradiente, è la pietra colorata che succhia acqua  e luce,  anzi, non solo, sono tutte le pietre (e il legno, le palificazioni in legno!!!) di cui è fatta la città, che diventano per la natura della città stessa come un dipinto: Venezia è acquarellata "di suo", è già dipinta, è dipinta prima ancora di esserlo ed esserlo stata!

Ed è meraviglioso quel punto (ancora una soglia? come il Pantheon? ;)) in cui sulle facciate si incontrano l'acqua sia come riflesso sulle stesse che come umidità di risalita che "satura" e contrasta la base degli edifici e la luce che arriva da sopra, a volte quasi solo in verticale, tanto sono stretti gli spazi e ravvicinati i muri...

Questo, dopo tanto tempo, l'ho capito solo fotografando.
Perchè quei 1.500 e rotti scatti di cui vi parlavo qualche riga sopra, non son mica 1.500 soggetti diversi, ma sono frutto del mio stupore misto ad incaponimento.

Io, incantata con la macchina fotografica attaccata alla faccia, a cercare di ca(r)pire il segreto di quella luce, anche se lo so, lo sappiamo tutti, che quel segreto e quella magia, per quanto ci si possa avvicinare, non sarà mai del tutto comprensibile...


In compenso quello che noi poveri mortali "cucinatori" possiamo capire, è il segreto di una buona frittella veneziana.

Io, per non sbagliare, sono andata a rivolgermi ad uno dei mie personali numi tutelari in ambito di cucina veneziana, ovvero dalla mia amica Valeria del blog Life Love Food (vi ricordate? Vi avevo parlato di lei anche qui...), e ho voluto provare a cucinare le sue frittelle veneziane ("favette").

Hanno tutti i pregi, perchè oltre ad essere veloci e realizzabili con ingredienti semplici, al contrario di quanto dice Valeria (unica cosa su cui mi permetto di dissentire ;)), queste frittelle sono ancora buonissime, se non addirittura ancor più buone! ;-P anche il giorno successivo!

Sono anche molto veloci da fare, quindi le consiglio vivamente a tutte le mamme (nonne sorelle fidanzate mogli, ma anche mariti babbi etc etc) che vogliono far contento qualcuno che amano anche se hanno a disposizione poco poco tempo... ;).

Insomma, ci mettete più a leggere il post e guardare le foto che a friggere 'ste due pallette...

Ecco a voi.
Il colore di oggi è il rosa, "antico", o "umido", come piace a me, come una facciata veneziana.

E chissà che questo escamotage non mi aiuti "di piatto in piatto" a sciorinarvi un po' dei 1.500 famosi scatti... ;)

Piatti TRIBU e ACQUARELLO in vendita da DishesOnly
FAVETTE VENEZIANE PER CARNEVALE
ingredienti
200g di farina
60g di zucchero semolato, + circa 60 gr per spolverare
8g di lievito in polvere
un pizzico di sale marino
la scorza grattugiata di 1 limone non trattato
2 uova medie
40g di burro non salato, a temperatura ambiente
15ml / 1 cucchiaio di grappa o liquore all'anice*
i semi estratti da una bacca di vaniglia
L'olio di girasole, per friggere

*io qui ho fatto "la marchigianata" e ho usato Anisetta 

In una ciotola capiente, mescolare farina, zucchero, lievito, sale e scorza di limone.
Fare un buco al centro e rompervi le uova. Aggiungere il burro morbido a cubetti, il liquore e la vaniglia, e mescolate tutto per unire. Proseguendo con le mani, impastare fino ad ottenere una superficie liscia, elastica e leggermente appiccicosa.
Avvolgere nella pellicola trasparente e lasciare riposare per qualche minuto.

Trascorso questo tempo, dividere l'impasto in cinque pezzi di circa la stessa dimensione. Stenderli in cordoni spessi come il pollice, poi tagliarli in pezzi grandi come una nocciola. Con le mani, formare con ogni pezzo in una palletta.

Mentre la pasta riposa, riempire una padella a bordi molto alti di olio e porla sul fuoco medio-basso. Attendere che l'olio raggiunga la temperatura di 180 °C (io ho usato un termometro, ma Valeria consiglia anche, in mancanza di questo, di inserire nella padella il manico di un cucchiaio di legno: se si formano delle piccole bolle formando intorno al manico del cucchiaio, l'olio è pronto).

Friggere le frittelle ottenute in gruppi di 8-10 fino a che non diventano dorate.
Scolarle con un mestolo forato e trasferirle su un piatto foderato con carta da cucina.
Lasciarle raffreddare leggermente, poi rotolare nello zucchero semolato e mangiare calde o entro lo stesso giorno.










17 commenti:

  1. Devo provare a farle!
    Ma lasciami gioire un po', sono così felice di aver visto un po' della "tua Venezia", finalmente! :)

    Vale/Vintageblabla ;)

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    1. Valentina che bello leggerti qui!!!
      Il post è venuto giù così all'improvviso (dopo averle covate tanto, queste foto), da essere un po' rocambolesco!
      Ma almeno ho rotto il ghiaccio! ;-)
      A presto le prossime...
      Ciaaaaooo!!!!

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  2. Sai che Venezia non è riuscita a conquistarmi? Ci sono stata due volte, la prima ero piccola e la seconda ero in gita scolastica, forse troppo presa dalle dinamiche di classe per apprezzarla come merita... forse forse mi hai fatto cambiare idea e una cosa è certa: devo ritornarci ;-) io aspetto le altre mille e passa foto perché sono di una bellezza unica :-)

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    1. Uhhh Virginia!
      Oddio vabè che sto indietro con le risposte, ma la tua l'avevo messa giù "a caldo" (così a caldo che blogger me l'ha bruciata, mi sa ;))
      Dicevo che le gite no, non si può. Io ho odiato nell'ordine Roma, Venezia e Barcellona.
      Poi recuperate tutte e tre alla grande.
      E ringrazio che nessuno mi abbia portata a Parigi (con la scuola intendo, perchè poi quando mi ci hanno portata a 17 anni è stato amore eterno)...
      La verità è che secondo me i ragazzini dovrebbero portarli nelle fattorie (no aziende agricole, proprio fattorie! ;-)) a mungere le mucche e cogliere le more.. E quando sono più grandi negli impianti di smaltimento rifiuti.. Per curare e accrescere il senso dell'appartenenza al territorio... Poi certo l'educazione al viaggio, anche quella è importante. Ma no vi prego, niente sangrie scialbe e ballerine di flamenco. Niente altari della patria e colosseo visto nel delirio scolastico, o "due ore libere per via del corso"... Oddio, so' reazionaria??? ;-P

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    2. Nono, sono perfettamente d'accordo con te, anche se al tempo mi piaceva scoprire qualche città nuova e in un certo senso sentirmi grande... Però un'esperienza in una fattoria, con gli animali e qualche lavoretto manuale mi sarebbe piaciuto eccome e al giorno d'oggi, guardandomi indietro, lo ritengo molto più istruttivo (nonostante le numerose visite a musei ed edifici storici fatte durante la scuola). Fidati che con le tue foto sto iniziando a recuperare, ma conto di tornarci presto! ;-)

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    3. Ahahh, mi fai troppo ridere!
      Dunque bisogna che mi affretto a postare il resto!
      (È vero! È chi dormiva mai prima della gita??? ;))

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    4. a noi ci hanno portatoooo!!!! seeeee in fattoria e nel bosco in prima elementareeeee!!!!! forse è da li che provengo(no)?
      e pure al fiume... cioè dove si incontrano due fiumi della mia "zona" il fiume "meta" e "auro" per formare il Metauro!
      peppe peppepepe peppe peppe pepe...
      e anche io sono d'accordissimo con te... non le apprezzi le cose in gita scolastica.....ti pesa tutto, perché devi correre correre correre....vedere quello e poi quell'altro e poi a quell'ora li... no, no,. no....
      Manu! ;)

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  3. oddio Rossi .... non ho parole.... non ho parole .. mi dispiace ma sta volta mi hai lasciato a bocca asciutta (che fortuna eh?! sproloquio corto), anzi proprio asciutta no.. perché un pochino di bavetta nel vedere ste frittelle mi è venuta, sai?
    Ma come ti viene di scrivere così... che piango.. che leggo con gli occhi umidi..perché sento quel tuo "non saper spiegare" che tutto d'un fiato scorro le righe veloci e poi mi perdo nelle foto...che detto da una che non ce capisce una cifra, sono bellissime (e dire bellissime è "sminuire" quello che sono realmente) cioè sembrano quadri davvero.. poi mi perdo anche nel seguire le tue peripezie e ti immagino mentre ti addormenti e poi ti svegli sonnacchiosa con una madeleine ...
    ste fritole comunque son bline da matti e me sa che le faccio domenica, perché cercavo giusto giusto qualcosina da fare... (anche madre mi ha detto "Manu, possiam fare due crostini? oppure guarda di qualche ricetta di carnevale!") ecco che mo' arrivi tu... e freghi il posto a tutte le altre e non mi fai arrovellare ehehehee.. ma volevo fare anche le tue frittelle di riso.. :) ora vedo...
    comunque .. ho detto tutto credo.. intanto un bacino.. e grazie perché il rosa "antico" è il MIO COLORE (uno dei miei!)
    Manu polpetta

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    1. Manu, senti. Ultimamente mi commuovo quando ti leggo.
      Bellissimo quello che mi hai scritto, perché io davvero ho scritto tutto d'un fiato, proprio come stessimo parlando, e poi mi sono un po' pentita, per la forma strana che aveva preso il tutto... ;-P
      E poi devo dirti anche un'altra cosa. E' anche il mio (uno dei mie), di colore... <3

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  4. Vado ogni anno a Venezia per lavoro, al festival del cinema che però è al Lido e sai da quanto tempo non faccio foto in città, con calma e solo spendendo tempo per me?! Avevo già deciso di risalire sul treno a breve, questo post mi ha solo messo ancora più voglia di farlo! :-)
    Intanto rubo frittelle, che sono brava a farle sparire in un lampo, la scuola casalinga felina mi ha insegnato bene! :D

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    1. Come conosco quella scuola Francesca... E quella sensazione. La viviamo a Roma tutti i giorni, vero?
      Grazie, a presto.
      E buon viaggio, qualunque e ovunque esso sia..

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  5. bellissime queste foto!!
    Grazie per averle condivise.
    Ti abbraccio

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    1. Manu,e heheh, le ho covate quasi un anno, però presto ne arriveranno altre! :D

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  6. Complimenti per le foto, meravigliose! Venezia è qualcosa di unico e non c'è angolo che non si fotograferebbe, mi hai fatto venire voglia di tornarci, anche in giornata, per vivere i ritmi e i colori veneziani, unici!

    Poi queste frittelle devono essere golosissime! Proverò la tua ricetta appena riesco a farmi passare la gastrite!

    Buona giornata!

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    1. Elisa!
      Spero che tu stia già meglio... Secondo me un viaggetto a Venezia può fare bene in questi casi! ;)
      Le frittelle sono semplicissime e veloci, direi proprio massimo risultato per minimo sforzo!
      Grazie per il complimento, e a presto!

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  7. Ciao Rossella,
    sai che non sono mai stata a Venezia? dai tuoi scatti credo proprio che potrei innamorarmene! Ha dei colori spettacolari! Vorrei tanto visitarla, anzi ho dei cari amici che mi hanno invitato più volte, quindi non mi resta che andare!
    La ricetta delle frittelle sembra davvero semplicissima! Da provare! Mi piacciono tanto anche i colori utilizzati per lo stato! Ottima scelta!
    Un bacio e buon weekend!

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    1. Ciao Angelica, e grazie per tutto!
      Sarei davvero contenta e onorata di sapere che una piccola spinta verso questa meravigliosa città ho contribuito a dartela io... ;)
      Dammi notizie allora se vai! ;-P

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